Asso nella manica

Lubin, la culla di Zielinski

Crescere calcisticamente nella città di Lubin è quasi una benedizione per i giovani polacchi che sognano un futuro nel grande calcio. Il centro abitato fa parte del voivodato della Bassa Slesia, una delle zone più dinamiche dell’intera Polonia: la sua vivacità culturale ed economica deriva tutta dalle importanti risorse di rame e carbone che ogni anno attraggono numerosi investitori, il vero segreto della ricchezza di una regione che spicca come una perla in un territorio dove la situazione non è facile per tutti.

È proprio lì, in quella terra che riesce a far convivere in sé grandi industrie e riserve naturali incontaminate e belle da togliere il fiato, che è iniziato il percorso del giovanissimo Piotr Zielinski, una perla grezza proprio come la sua Polonia portata al massimo splendore dai sapienti dettami di Maurizio Sarri, uno dei pochi uomini che riescono a vedere la bellezza anche laddove sembra non esserci. Le strade dei due si sono incontrate soltanto nel 2014 quando Sarri, allora alla guida della neopromossa Empoli, decise di puntare forte su quel centrocampista appena ventenne proveniente dall’Udinese. Da allora i loro destini sono rimasti indissolubilmente intrecciati: Zielinski fa il suo esordio con la nuova maglia dopo poche giornate, anche se per vedere un suo gol bisognerà attendere la stagione successiva, nel 2-0 del 24 ottobre 2015 contro il Genoa.

Esplosione azzurra

Maurizio Sarri è rapito dal polacco, al punto da decidere di portarlo con sé nella nuova avventura napoletana. Per il tecnico e il suo pupillo essere al Napoli è come un salto nel vuoto: la piazza all’inizio non accoglie bene il cambiamento, anche perché dopo l’addio di Rafa Benitez, uomo dalla grande esperienza in campo europeo, ci si aspettava un sostituto all’altezza, con qualche trofeo in più nel palmares. Niente però riesce a scoraggiare Sarri che, dopo tanta gavetta nelle serie minori, ha ormai le ossa abbastanza forti per affrontare il caloroso pubblico partenopeo, costretto immediatamente a cambiare idea e ad accogliere il nuovo tecnico come hombre del pueblo, l’uomo giusto capitato al momento giusto nel posto giusto.

Tra un caffè fatto rigorosamente con la moka e tante – forse davvero troppe – sigarette, Sarri ha il tempo di mettere in atto una silente rivoluzione in una terra non proprio devota ai cambiamenti, ma ancora fortemente radicata nelle sue pittoresche tradizioni: all’ombra del Vesuvio arrivano tanti giovani, tra cui il nostro Zielinski, incoronato fin dal suo esordio come erede di Marek Hamsik, il capitano trasformato quasi in un monumento dopo i dieci anni trascorsi a Napoli.

Piotr non ha paura, nemmeno di un paragone pesante per un centrocampista classe ’94, ancora troppo giovane per portarsi addosso un’aspettativa così grande mai concessa a nessuno fino a quel momento. La sua prima rete però è come un sigillo: Zielinski decide di scrivere per la prima volta il suo nome nel tabellino dei marcatori aprendo le danze nel 3-0 contro l’Inter nel dicembre del 2016, un segno chiaro segno del destino che ha aperto al polacco le porte dell’Olimpo azzurro.

La consacrazione

Nella sua prima stagione napoletana Zielinski è uno degli uomini più usati dalla panchina insieme a Mertens, passato poi a vestire la maglia da titolare dopo l’infortunio di Milik: il centrocampista però riesce a mettere ugualmente insieme 47 presenze in tutte le competizioni, condite da 6 reti e 7 assist, un rendimento soddisfacente per un giovane che si affaccia per la prima volta al grande calcio e che riesce a sfruttare a dovere ogni occasione concessagli da mister Sarri.

La meritata consacrazione nel campionato italiano arriva proprio all’inizio di questa nuova stagione, la migliore fino a oggi per Zielinski che, nelle prime tre giornate riesce a mettere a segno ben due reti, una delle quali pesante come un macigno che ha dato vita alla bella rimonta del Napoli contro l’Atalanta. A favorire la sua esplosione è anche il contemporaneo calo di Marek Hamsik: se le prestazioni dello storico capitano non sembrano essere delle migliori, ci pensa il polacco dalla panchina a cambiare le sorti delle partite con le sue intelligenti giocate, la grande visione di gioco e il coraggio che da sempre lo accompagna. I paragoni si sprecano, così come le belle parole e le offerte dai grandi club, ma Zielinski – almeno per adesso – non sembra minimamente intenzionato ad abbandonare il caldo sole e il mare azzurro di Napoli, una città che ha saputo accoglierlo e che lo ha aiutato nell’inevitabile processo di crescita, con la stessa vivacità culturale che lo ha accompagnato nei primi passi mossi nella lontanissima città di Lubin.

Futuro da leader

Con un carattere così e un talento che si affina partita dopo partita, per Zielinski il futuro non potrebbe che essere radioso. Al momento nella mente di tutti esiste una sola e chiara idea: quando Hamsik sarà ormai a un passo dall’addio dopo tanti anni di onorata carriera, sarà Piotr a prendere in mano le redini del centrocampo azzurro, con la stessa maestria e la stessa grinta dello slovacco che proprio a Napoli ha scritto una grandiosa pagina nel libro del calcio italiano. Il suo talento però non resterà a lungo ignorato dai grandi tecnici sparsi in tutta l’Europa, che potrebbero decidere di vestire d’oro Zielinski per renderlo il perno centrale di un progetto molto più importante di quello azzurro.

Se a fare da background alla sua carriera sarà il Vesuvio o meno questo non ci è dato saperlo, ma prima o poi la perla polacca diventerà più preziosa, molto probabilmente, di qualsiasi diamante.

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