numerosette

Numerosette è portavoce di una generazione, uno schermo fedele sui giovani d’oggi.
Un’interfaccia complessa e complicata, proprio come i soggetti che la compongono e quelli che la creano.
Una finestra di una gioventù indefinita nel tempo e nello spazio, che fatica a realizzarsi nell’immediatezza ma, allo stesso tempo, è incapace di guardare al futuro con speranza.
Il manifesto di quelli nati a cavallo tra l’era analogica e quella tecnologica e quindi inabili a definirsi pienamente in una delle due.
Una generazione incapace di trovare definizione in qualcosa senza essere definita inferiore o superficiale, perchè lontana da ideologie o sottoculture.
Una gioventù che ha nel calcio uno dei pochi punti di totale definizione, oltre che uno dei pochi momenti di collettività in una società che ci porta sempre più alla polarizzazione e all’individualismo.
Da qui il numero Sette, l’indefinito nel definito, ovvero nel calcio, colui che non è ne un attaccante ne un centrocampista, colui che si estranea sulla fascia, per poi ritornare nel vivo del gioco quando conta. Il Sette, colui che esce dagli schemi, colui che è un misto, colui che spesso si perde, per poi ritrovarsi e riperdersi un’altra volta.
Colui che esplode giovane, longilineo, dribblomane e velocissimo, ma che non si vede da qui a 10 anni, perché “ehi lo scatto oltre i 30 è più lento”.
Colui che non trova riferimenti nel mondo, che si rispecchia nelle parole malinconiche di XXXTentacion ma anche nelle melodie allegre di Jovanotti.
Colui che sta in mezzo, indefinito tra l’euforia e la depressione, tra il baratro e il paradiso, tra un ”era meglio prima” e un ”avete rovinato questo Paese”, tra il tutto e il niente.
Il figlio di una generazione rappresentata benissimo dal numero Sette per eccellenza, George Best, con l’unica differenza che lui l’indefinito l’ha scelto.
Noi ci siamo nati dentro e proveremo a raccontarvelo.