Liverpool, not for faint-hearted

Premessa.

Date un’occhiata alla classifica del Liverpool, e fate lo stesso con l’andamento extra-campionato dei Reds. Vi troverete davanti un settimo posto in Premier League, una finale di Coppa di Lega persa tragicamente ai calci di rigore, e un’altra sfumata invece con anticipo ben più marcato.

Poi, fascio di luce ad illuminare Anfield, la speranza di poter trionfare in Europa dopo una semifinale conquistata con il cuore e, innegabilmente, con quel pizzico di ingrediente segreto traducibile in una via di mezzo tra pazzia e cultura del sacrificio.

Regna un’atmosfera contrastata, frizzante. Unica nel suo genere. Prestazioni altalenanti, che confluiscono in un’identità che oggi sembra finalmente acquisita e della quale domani si è nuovamente alla ricerca. Il Liverpool è tutto questo, e probabilmente anche qualcosa in più. Lo sanno bene ad Anfield, quelli della Kop.

D’altronde sono loro stessi a dirlo: Liverpool is not for faint hearted. In poche parole, che i deboli di cuore vi stiano lontani.

Tempo di trasferta per il Liverpool Fan Club Italia, al grido di You'll Never Walk Alone.
Tempo di trasferta per il Liverpool Fan Club Italia, al grido di You’ll Never Walk Alone.

Testuali parole di un Supporter con la S maiuscola, con il quale abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere. Nunzio Esposito, presidente del fan club italiano del Liverpool, ci ha concesso una veduta ampia e distesa relativa alla situazione generale dei Reds, che ci sentiamo di definire esaustiva e generalmente corretta.

Impossibile non dare precedenza alla tematica clou delle ultime settimane: in vista del prossimo impegno di Europa League, se dovessi descrivere con tre parole il successo del Liverpool sul Borussia Dortmund, quali sceglieresti? 

Emozionante, rabbioso e viscerale. Sono i primi tre aggettivi che mi vengono in mente; emozionante perché credo che chiunque abbia seguito la partita sia rimasto senza parole nel vedere quello di cui sono stati capaci i ragazzi, un qualcosa che raramente capita nel calcio, ma quando succede, beh, si scrivono pagine di storia!

Rabbioso, invece, perché dopo l’ 1-3 solo una forte rabbia può darti le giuste motivazioni per provare a ribaltare una situazione a dir poco compromessa.

Viscerale, infine: un termine forte, legato a Jurgen Klopp, uomo con grandi capacità comunicative che in soli quindici minuti riesce ad infondere ad un gruppo di ragazzi disorientati la giusta carica, la giusta rabbia. Viscerale anche come il rapporto che lega quest’uomo ai suoi tifosi, alla sua gente.

Si è trattato indubbiamente di una gara epocale, che verrà ricordata come una delle più emozionanti degli ultimi tempi. Immediato è il parallelo con la finale di Champions League del 2005: le tre reti rimontate al Milan di Ancelotti nel secondo tempo sono ancora negli occhi di tutti, e stavolta vi siete addirittura superati! Insomma, quattro gol nel giro di 45′ non si vedono tutti i giorni, no?

Diciamo che chi segue il Liverpool da un po’ di anni come me è abituato a vivere forti emozioni, nel bene e nel male. Avevo dieci anni quando assistii al primo match dei Reds, era il 28 aprile del ’76 e si giocava la finale di andata di Coppa Uefa tra Liverpool e Brugge.

La RAI si collego un po’ in ritardo, ed i Reds erano sotto di due reti dopo appena 15 minuti. Nella ripresa, dal 59’ al 65’, tre nostre reti ribaltarono il risultato. Davvero niente male come battesimo, no? Se non hai un cuore forte, beh, meglio cambiare squadra.

D’altronde -è sempre bene ricordarlo- Liverpool is not for faint-hearted.

Fattore tutt’altro che superfluo nella serata di gala di cui sopra, inoltre, è stata la meravigliosa atmosfera che ha accompagnato non soltanto i novanta minuti, quanto anche il pre e il post gara. A tal proposito, emblema di due tifoserie esemplari, si è diffuso a macchia d’olio il video rappresentante i supporters di entrambe le squadre affiancati in strada, cantare a squarciagola “You’ll never walk alone”, coro che ormai vi accomuna. Quanto ciò rappresenta per voi motivo di orgoglio?

Va detto che il nostro inno è stato ripreso ormai da un diverse tifoserie, Italia compresa. Anche il Celtic ne ha fatto il proprio inno ufficiale da qualche anno, così come i gialloneri di Dortmund. Indubbiamente è un canto che trasmette passione ed emozione, quasi religioso oserei dire.

Ad Anfield si canta prima della gara e verso la fine, sempre, qualunque sia il risultato. Anche nelle sconfitte più brucianti, è soprattutto in quel momento che il tifoso fa sentire il suo incitamento alla squadra. Per noi tifosi, poi, oltre che un motto è soprattutto uno stile di vita: YNWA.

Spostiamoci in ottica campionato: chi mastica Liverpool quotidianamente è ormai abituato a vivere i novanta minuti conscio del fatto che nulla è da darsi per scontato. Le vittorie a Stamford Bridge (1-3) e all’Etihad (1-4) sono esempi positivi, al pari del successo in casa del Norwich (5-4). Come dimenticare, poi, il 3-3 casalingo contro l’Arsenal? O ancora, parlando di gare che hanno lasciato l’amaro in bocca, la rimonta subita dal Sunderland (2-2) o il 3-2 di Southampton? A cosa può essere dovuto, secondo lei, un andamento talmente oscillante considerando l’intero corso della stagione?

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Nunzio, con gli altri “Italian Scousers” in “Kop” per Liverpool -Arsenal

Se vogliamo metterci anche la partita di sabato non sarebbe male (Liverpool 2-2 Newcastle, rimonta degli ospiti in condizione di doppio svantaggio, ndr). Ho avuto modo di vedere (eravamo a Liverpool come trasferta Ufficiale del Branch) come una partita apparentemente chiusa possa essere rimessa in discussione per una leggerezza o un calo di concentrazione. È soprattutto su questo che Klopp deve lavorare, oltre che trovare gli uomini giusti per la prossima stagione.

Non possiamo più permetterci incertezze o paure: questi sono punti che a fine stagione pesano come macigni. Sono quei punti che (prendi ad esempio il Leicester) ti permettono di vincere una Premier. È fondamentale giocare sempre con la stessa fame: mai specchiarsi o sentirsi belli! Avere sempre la giusta rabbia e concentrazione, solo così possiamo dare un cambio di mentalità, cosa che in parte Rodgers aveva dato.

Non dimentichiamoci, tuttavia, che avevamo Suarez, Sturridge al 100% e un certo Steven Gerrard.

Daniel Sturridge, Steven Gerrard e Luis Suarez. Sono loro -assieme a Raheem Sterling- i principali artefici della fantastica stagione 2013/14.
Daniel Sturridge, Steven Gerrard e Luis Suarez. Sono loro -assieme a Raheem Sterling- i principali artefici della fantastica stagione 2013/14.

Già, i tempi erano nostalgicamente altri, e nonostante gli anni trascorsi siano appena due appaiono estremamente lontani. Il Liverpool viaggiava a gonfie vele in Premier, e fu soltanto per il disgraziato scivolone del Capitano, nel match point contro il Chelsea, che le speranze di riportare all’ombra di Anfield il titolo nazionale furono vanificate.

– La rosa è generalmente molto giovane (gli unici over 30 sono Kolo Tourè e Skrtel): condividi la politica intrapresa dalla società? Ci sono elementi che, a suo modo di vedere, riusciranno ad esplodere nel corso della prossima stagione?

Effettivamente credo che siamo una delle rose più giovani della Premier League. Abbiamo tanti giovani interessanti, Origi su tutti che è un gran prospetto.

Peccato per l’entrata assassina di Funes Mori (nel derby vinto dai Reds contro l’Everton per 4-0, ndr) che gli ha negato un finale di stagione che poteva essere ricco di soddisfazioni, Europeo compreso. Inoltre abbiamo giovani come Flanagan, Ojo, Ibe, Stewart, Brannagan, Rossiter, Randall, McLaughlin, Smith, Allan, Williams e Teixeira che più volte si sono avvicinati alla prima squadra, con diverse presenze.

Speriamo che la prossima stagione ci riservi una piacevole sorpresa: vedere un giovane dell’Academy riuscire ad imporsi ha sempre un sapore particolare.

L’età media della rosa corrisponde a 25, 4 anni, ed è in assoluto nella Top 3 delle più basse in tutto il campionato, assieme a quelle di Tottenham e Manchester United. Il futuro sorride a Klopp, che dal canto suo ha confermato fin da subito di sapersela cavare egregiamente nella gestione dei giovani.

Dal campo alla panchina: Jurgen Klopp ha dato una netta impronta al suo Liverpool, ponendo le basi per un progetto a medio/lungo termine. L’ambiente è fiducioso nei suoi confronti? Come potrebbe reagire se il cammino europeo della squadra dovesse interrompersi in semifinale, tenendo conto anche di un campionato che ormai ha poco, pochissimo da dire?

Certo, una eventuale vittoria dell’Europa League porterebbe non poco entusiasmo sulle sponde rosse della Mersey. Liverpool a prescindere già normalmente ama i suoi calciatori, vittorie del genere poi, ti fanno entrare nell’olimpo immaginario del tifoso! Ma tutto ciò da un punto di vista prettamente professionale non deve distogliere Klopp da quelli che sono i ruoli da puntellare.

I punti deboli saranno stati sicuramente individuati, bisogna proseguire chirurgicamente lasciando da parte le emozioni di un’eventuale vittoria. Sono curioso di vedere questo mercato estivo del tedesco, da lì si capiranno tante cose.

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Uno scorcio del museo dei reds, all’interno del quale è possibile ammirare anche una delle sette FA Cup vinte dagli scousers.

Considerando il XXI secolo, la storia del Liverpool parla chiaro: l’astinenza da trofei non è mai durata per oltre quattro stagioni. Se anche quella attualmente in corso (la quarta, appunto) dovesse rivelarsi avara di concrete soddisfazioni, ecco che le statistiche giocherebbero a favore del club in vista della prossima. Fin dove, secondo lei, potranno spingersi i Reds nel 2016/17?

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Le maglie indossate da Grobbelaar e Dudek nelle finali di Coppa Campioni e Champions League, vinte rispettivamente contro Roma e Milan.

Posso affermare senza ombra di dubbio che il Liverpool è tra le dieci squadre più amate del pianeta, in patria se
la gioca solo con lo United, mentre a livello mondiale con le spagnole. Ma attenzione, nessuna di tutte queste dieci, o anche prime venti squadre ha vinto così poco come il Liverpool negli ultimi venticinque anni. Un quarto di secolo, è un lasso di tempo enorme! Eppure i Reds sono sempre lì.

Vi lascio immaginare quanto il club sarebbe seguito se vincessimo con una certa regolarità la Premier League e qualche trofeo europeo. Io spero fortemente, per la prossima stagione, di veder vincere per la prima volta la Premier. Sembra assurdo, ma ai Reds questo trofeo ancora manca. Quest’anno, ironia della sorte, è spuntata la favola del Leicester, e tutti a gara ad autoeliminarsi, mentre due anni fa ci trovammo davanti il City e il Chelsea che ci diedero battaglia fino all’ultimo minuto.

Ma qui entriamo in altri discorsi. Parlavamo di obiettivi su cui concentrarsi? Premier, senza dubbio!

 

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In primo piano, la maglia indossata nella finale del 1984 vinta appunto contro la Roma di Bruno Conti e Ciccio Graziani.

Concludiamo con una domanda che ci porta nel passato, un passato tristissimo. Ci sono voluti ben 27 anni, ma alla fine la verità è venuta fuori: fu l’inefficienza delle forze dell’ordine a compromettere le sorti dei 96 tifosi del Liverpool, morti tragicamente nell’89 in quella che è poi stata etichettata come “La strage di Hillsborough”. Che ricordo avete di quella giornata? Da quale sensazione siete stati colti, invece, in seguito alla fatidica sentenza?

E’ stata una dura lotta sostenuta da tutta la comunità Scousers, una lotta che ha unito un intera città, per non dire una intera nazione. Sin dal primo momento si era capito che vi era stata (come a Bruxelles) una grossa inefficienza da parte delle autorità e dell’ente organizzativo (in questo caso la F.A.) che decise di assegnare al Liverpool il settore più piccolo, malgrado si sapesse benissimo il maggior seguito che aveva la nostra squadra. Io lo ricordo come se fosse ieri, ero a Roma e mi trovavo in una libreria in Via del Corso quando la notizia iniziò a passare in TV. Era ancora vivo il ricordo dell’Heysel di pochi anni prima, e già un’altra tragedia aveva come interprete il Liverpool ed i suoi tifosi. Era tutto così inverosimile, ancora il mio Liverpool, ancora sangue, ancora orrore. Si sono dovuti attendere 27 lunghissimi anni per avere un verdetto che finalmente sembra essere definitivo, si sono stabilite le colpe, adesso vediamo come intende procedere la giustizia. Lo si deve a persone come Anne Williams, morta tre anni fa, che hanno condotto un intera vita alla ricerca della verità (suo figlio Kevin aveva solo 15 anni). Lei, insieme a Margaret Aspinall, sono i volti che per anni hanno rappresentato questa lotta, la lotta di un popolo contro le istituzioni, contro gli insabbiamenti, contro i depistaggi, contro i media e l’opinione pubblica. Solo oggi tutto assume la giusta definizione, tutto ritorna chiaro, chi ha sbagliato deve pagare… Lo si deve ai 96 angeli. Noi come Branch siamo stati più volte al negozietto fuori alla Kop a portare il nostro umile contributo, abbiamo conosciuto quelle persone, e nei loro occhi abbiamo sempre visto dignità e gratitudine.

I familiari delle 96 vittime della strage di Hillsborough, riuniti dopo la sentenza la quale ha definitivamente sancito che la colpa di quanto accaduto è da riconoscere nell’ inefficienza delle forze dell’ordine e non in cause accidentali, hanno così intonato un liberatorio “You’ll never walk alone”.

 

L’ambizione sta di casa ad Anfield, e non potrebbe essere altrimenti.

Mi capita, talvolta, di fermarmi a riflettere. Vedo Anfield stracolmo, roboante come pochissimi altri impianti. Vedo che le parole di Nunzio -relative alla costanza del YNWA- vengono sempre onorate, ai limiti della venerazione. Vedo tutto questo, e penso.

Il Liverpool è settimo in campionato, ha perso la finale di Coppa di Lega nel modo più avvilente e non è andato oltre la fase eliminatoria in FA Cup. Può sperare in una Europa League consolatoria, è vero. Ma chissà in cosa potrebbe trasformarsi Anfield se Klopp portasse i Reds nell’Olimpo del calcio nel giro di un paio di anni. Chissà quanto ancora i Supporters potrebbero spingersi oltre, chissà quanto riuscirebbero ad incrementare la tonalità del proprio canto. Utopia.

Penso a tutto questo e scuoto la testa, sorridendo beffardamente.

No, ad Anfield non funziona così. Ad Anfield si tifa Liverpool a prescindere, nel bene e nel male. Si tifa sempre con tutte le forze che si hanno in corpo, si tifa senza parsimonia.

Perché -è sempre bene ricordarlo- Liverpool is not for faint-hearted.

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