Gianni Vasino, invertire i ruoli

Non capita tutti i giorni di poter contare su un saggio.

Non capita spesso ma quando accade bisogna prendere carta, penna e scrivere per non dimenticare nemmeno una parola.

Gianni Vasino, voce e volto storico di 90° Minuto.

“Ritengo ci sia un segretino per riuscire a commentare una partita senza essere tifoso. Qualora tu lo fossi, cerca sempre di metterti nei panni degli avversari, di pensare a come loro potrebbero reagire ad un tuo commento di parte, pensando e ripensando in ogni circostanza a non ingigantire né sminuire, restando semplicemente obiettivo.   Non è difficile, basta saper invertire i ruoli e guardare la partita con gli occhi di tutti, non soltanto con i tuoi.”

– Signor Vasino, qual è il più bel ricordo della sua lunga carriera?

“Sinceramente ne ho tre.

Il primo a Seùl, in Corea, quando Gelindo Bordin vinse la maratona e al traguardo si abbassò baciando per terra. Io mi trovavo lì per strappare qualche parola ma andò a finire che lui mi raccontò tutta la corsa senza che io gli chiedessi nulla, una specie di monologo che fece il giro del mondo. Non capita tutti i giorni di intervistare qualcuno senza nemmeno dovergli fare domande, praticamente come se fossi stato muto. Il mio braccio fece il giro del mondo, l’intervista divenne mondiale.

gelindo bordin

Il secondo è a Perth, in Australia, quando Giorgio Lamberti vinse i 200 e io dovetti avvicinarmi a lui per le solite interviste di rito. Lui scrolla la testa, si toglie la cuffia, mi guarda e mi dice ‘Ancora tu qui?’. Fu anche quella una bella intervista, soprattutto un momento divertente.

La terza è a Como, quando il Milan vinse lo scudetto nel 1988: io mi trovavo a dover intervistare i Campioni d’Italia e dopo aver fatto qualche domanda a Sacchi vidi che stavano facendo un lunghissimo giro di campo. Allora decisi di improvvisare una corsa portandomi dietro il povero cameraman e riuscii ad intervistare Virdis, Baresi. A un certo punto dovetti fermarmi perché non ce la facevo più, avevo il fiatone. Nei video ci sono io che corro dietro ai giocatori sotto il bandierone, ha fatto il giro d’Italia.

Paolo Valenti mi aveva detto ‘fai qualcosa di speciale’, quindi mi sono messo a intervistare i giocatori sotto il bandierone durante la corsa finale dei giocatori. Baresi Franco mi faceva lo sgambetto, lo stesso Valenti mi disse ‘Fermati Gianni, va benissimo così!’

Il Corriere della Sera titolò ‘La bella e spericolata corsa del giornalista Vasino’.”

– Un parere sulla Serie A, da esperto? 

“Il nostro campionato ritengo sia fermo alla tradizione.

Io credo di essere stato uno dei pochi ad aver detto ‘occhio alla portaerei Juventus’, se anche c’è una falla prima che si riempia la stiva riescono a chiuderla bene. Mi ricordo di averla proprio paragonata ad una portaerei, la realtà ha dimostrato che loro sono una spanna sopra a tutti. Le altre squadre iniziano a litigare quando le cose non vanno bene, i loro dirigenti, giocatori ed allenatori non hanno mai creato malumori inutili: Marotta nei momenti di difficoltà ha dato fiducia ad Allegri, non è da tutti.”

– Uno sul Leicester delle meraviglie?

“Ritengo siano un miracolo che fa bene al calcio; il prossimo campionato sarà molto più interessante, ricordo che anche in Serie A dopo alcune vittorie inaspettate l’anno successivo fu molto combattuto. Merito enorme va sicuramente dato a Ranieri.

La sua squadra si è trovata in un sogno ma non si è fermata a sognare.”

– Per finire, un parere su giornalismo sportivo odierno? 

“Oggi i telecronisti interpretano troppo il calcio. Vuoi perché hanno un commentatore tecnico vicino che li porta porta a cercare di imitarlo, vuoi perché cercano di esagerare. Il pubblico però vede già di per sé la partita e non va bene sentenziare sul perché. Il telecronista dovrebbe far sentire il meno possibile la sua presenza, oggi invece bisogna spiegare la tattica. I tempi sono cambiati.”

 

 

In un mondo dove per alcuni gioventù fa spesso rima con presunzione, dove chi ha avuto la fortuna di vivere grandi emozioni cerca di tenersele come un tesoro senza diffonderne la bellezza, dove si fa buon viso e cattivo gioco, le parole di un gentilissimo Gianni Vasino suonano come una voce serena fuori da un coro troppo triste per essere vero. Un coro triste di molti giornalisti – o presunti tali – che si guardano bene dal raccontare, aiutare ed avere fiducia in chi sta provando a fare esperienza nel mondo del giornalismo.

Sarà che io sono di parte, sognando questo mestiere da quando ho visto la mia prima finale di Champions, sarà quel che sarà ma la sua voce riesce a farmi credere davvero nella bellezza immensa nascosta nello sport. Una voce rassicurante e capace di mettere di buonumore dando speranze a chi vorrebbe fare del commento sportivo la propria vita.

La voce di Gianni Vasino. La voce di Novantesimo Minuto.

Gentili ascoltatori, buon pomeriggio.

Gianni Vasino

 

 

 

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