Zazà

“Ti prenderò, Lupin!”

Quante volte abbiamo sentito questa frase? Per chi seguiva su Italia 1 le avvincenti puntate di Lupin, tante volte. E’ il grande ispettore Zenigata che rincorreva il celebre ladro dai capelli neri e le folte basette, che riusciva a sfuggire con mirabile astuzia.
Zazà – soprannome coniato da Lupin – non riuscì mai a realizzare il suo intento, conscio che forse non era il suo obiettivo: l’ispettore aveva un compito, ovvero seguirlo fino allo sfinimento. Dargli la caccia, senza sosta, colorando puntate che altrimenti sarebbero tetre. Un caso analogo lo rintracciamo in Willy il Coyote e Beep Beep: non ci sarebbe gusto se quest’ultimo venisse catturato nell’immediato.
Per Zazà la cattura del ladro è la spinta vitale della sua esistenza, la sua missione, un po’ per combattere la sua solitudine. Rimaniamo in questa concezione “lupiniana”: vi proponiamo una specie di patto letterario. Questa è l’unica realtà che voi vivrete, fino all’ultima lettera di questo pezzo.

Bene: cosa accade se togliamo l’accento all’ultima vocale di Zazà? Zaza. Simone Zaza.

Giocatore tormentato da quel dannato rigore che gravò pesantemente sull’eliminazione dell’Italia agli Europei, mera ombra di colui che decise lo scontro Scudetto contro il Napoli. Zaza, proprio come l’ispettore Zenigata, deve rincorrere le sue certezze, catturarle e possederle per tornare ad incidere: non può permettersi di lasciarle andare per il resto della sua esistenza, della sua giovane e breve carriera.

Carriera tutta ancora da scrivere, partita con i migliori auspici a Sassuolo e a Torino sponda bianconera. A differenza di Berardi, però, Zaza arriva nell’immediato. Zaza è chiamato a catturare il “suo” Lupin, il salto di qualità. Non ha i basettoni, non è scaltro come una volpe, ma è logorante, richiede sudore, continuità e tanto lavoro. Il salto di qualità è una preda difficile anche per un giocatore come Zaza, tutt’altro che arrendevole, ed ecco perché Simone non mollerà mai.

Zaza è al centro del mercato, attirando il grande interesse del Valencia pronto a chiudere l’affare: conviene davvero puntare su di lui? Per descrivere il suo inesorabile flop, dobbiamo fare qualche accenno alle sue ultime stagioni e capire se l’investimento può davvero fruttare.

1. QUALCHE SASSUOLINO NELLA SCARPA – RABBIA 

Partiamo dall’Emilia-Romagna, da Sassuolo. Il tridente Berardi-Zaza-Sansone fa gola a tutte le big e per l’attaccante lucano può solo che giovare un’assistenza del genere: Zaza segna 9 gol al primo anno in A, e inizia a togliersi qualche piccolo sassolino nella scarpa, anzi, sassuolino. Perdonate il gioco di parole: dimentichiamoci di ciò con una bella GIF da far vedere agli operatori del mercato che lo stanno richiedendo.

Niente male, vero? E’ uno dei primi gol di Zaza in Serie A, una bella bordata che non lascia scampo ad un Reina fin troppo stupito: era sul suo palo, ma molto potente. Zaza è alla caccia di gloria, di quel salto di qualità. Vuole ottenerlo e non sarà il Napoli a fermarlo. La rabbia può farlo riemergere da questo abisso realizzativo.

Simone, però, tiene fede al suo “quasi” omonimo Zazà, l’ispettore, personaggio non proprio taciturno ed equilibrato. Sono due figure molto carismastiche, mettiamola così.

Lo dimostrano i fatti: 11 gol, proprio come le ammonizioni a fine campionato, 11. Ogni tanto si lascia sfuggire a qualche impeto di furia agonistica, la tipica “voglia di spaccare il mondo” che si traduce in un contrasto non proprio delicato. Ma soprattutto evidenzia un pressing offensivo innato, fuori dal comune, che abbiamo visto in diverse occasioni(a Genova, Zaza ruba palla e serve Berardi in posizione centrale). Fatto sta che a Sassuolo perfeziona quella che Squawka definisce “shot accuracy“, precisione sotto porta: 58% al secondo anno in A è un bottino da ostentare sui social, come quando prendi 30 all’università e vuoi far leggermente rodere i tuoi compari. Capirete il motivo del richiamo a questa sua precisione di tiro.

2. VECCHIA SIGNORA E NUOVI AMORI – CARPE DIEM 

C’è ancora tanta strada da fare per il salto di qualità, ma l’approdo alla Juventus è un bel traguardo. Zaza non si sente arrivato e deve catturare il suo Lupin: da buon ispettore, cerca di cogliere le occasioni che gli capitano. E quando le ha, le sfrutta. Vedi in Champions.

Una serata da incorniciare per un ragazzo che, fino a qualche anno fa, calcava i campi semideserti di serie B: la sua forza è la semplicità. Sa di avere dei limiti, li accetta e lavora per migliorarli, senza paura. Prenderlo non sarebbe poi un azzardo, se messo nel contesto ideale.
Simone ha i colpi: non si sa quando potrebbe sfoggiarli, ma li ha. Ed è un peccato che quei colpi si siano esauriti: forse tutta colpa di quel rigore a Bordeaux. Sembra che dal dischetto sia già titubante come Zazà quando scopre che Lupin sta meditando un furto.

Un’ossessione lupiniana, quel rigore. Ora Zaza prova empatia nei confronti di quell’ispettore che proprio non riesce ad acciuffare Lupin, cadendo in uno stato di frustrazione e paura di non raggiungere l’obiettivo, a cui subentrerà un senso di impossibilità e consapevolezza che il suo destino è quello di rincorrere eternamente il suo rivale, un destino che riempie una vita altrimenti svuotata di ogni senso compiuto.
Il rigore di Zaza senso non ce l’ha, assolutamente, ma condanna l’Italia(menzione anche per Pellé) e il ragazzo, che passerà al West Ham in estate: altro che sogno shakesperiano di una notte di mezza estate, qui parliamo di autentico incubo.

3. INCUBO LONDINESE 

Un vero incubo. Le certezze acquisite col tempo sembrano smarrite, perdute, lasciate chissà dove, forse a Bordeaux: eppure le premesse erano buone. Si aspettavano tutti un rilancio, la smentita di quell’infausto episodio, la possibilità di lasciare il segno nella cara vecchia Premier League: basta vedere le statistiche per capire la portata del fallimento. Nessun gol, anche se all’Olympic Park ha bucato la rete: si, con la maglia della Juventus in amichevole, proprio al West Ham. Tragicomico. In totale solo due ammonizioni in 571 minuti, dati davvero difficili da digerire, un po’ come la rucola.

zaza dati

La “shot accuracy” si è drasticamente abbassata, dal 57% al 22% in un anno, roba da non credere: un allarme da non scartare per il Valencia, avaro di un attaccante da doppia cifra e in piena crisi. Ecco, avete capito perché abbiamo fatto un excursus sulla carriera: si, serviva per comprendere il netto calo del giocatore in poco tempo.
Zaza versione londinese è il cugino scarso, il decimo uomo chiamato a calcetto quando nessun essere vivente nell’arco di una manciata di chilometri può giocare: anzi, forse quel decimo farebbe meglio. Anche qui non è stato agevolato dal club, partito con floride aspettative e subito smentite sul campo con risultati deludenti: l’abbondanza di prime punte non giova sempre. A parte il redivivo Carroll, Zaza e Calleri hanno deluso, così come Ayew che viene schierato centravanti quando capita: idee poco chiare. Ed ecco cosa combina Zaza.

Sembra lontano chilometri dal suo Lupin, così come la disastrosa avventura al West Ham che rispecchia pienamente la bizzarra e tetra stagione degli Irons. Ora il ragazzo considera vivamente la pista Valencia: la domanda però sorge spontanea.

Zaza potrà fare bene a Valencia? Si o no?

Ve la poniamo anche a voi. Francamente rispondere sì in questo momento è un azzardo, visto il momento degli spagnoli: Zaza ha bisogno di un contesto sereno, che possa aiutarlo a rinascere, non un clima burrascoso in cui emergono contestazioni e incertezze all’ordine del giorno. Non sembra sorgere una disputa tattica, in quanto Zaza fa dell’elasticità una delle sue doti principali: è una punta mobile, abile a trainare il reparto in un attacco a 3 affiancato da due ali(che potrebbero essere Santi Mina e Munir).
Simone ha certamente qualità, ma deve ritrovarsi. Deve rincorrere il suo Lupin, o almeno provarci: dovrà trasformare questa caccia in uno stimolo esistenziale per migliorarsi, non come una fuorviante ossessione che lo manda in tilt, in arresto, giusto per ricordare la sua frase “Lupin, sei in arresto”. 

Zenigata lo dice spesso, ma poi va tutto in fumo. Zaza ha ancora tempo e talento: che non sia lui Lupin che tenta di fuggire dai suoi fantasmi?

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