Wissam Ben Yedder, asfalto e parquet

La citrouille est devenue carrosse.

Fiabesca metafora francese, corrispondente al nostrano rospo che si trasforma in principe. Questa è la reazione dei giornalisti di Clairefontaine, infastiditi per la convocazione in nazionale di un 27enne con un passato nel calcio a 5. Ma poi, quel giocoliere maghrebino ha sdoganato palla al piede la classica presuntuosità transalpina. A Wissam Ben Yedder è bastato un pomeriggio, dove ai pregiudizi hanno risposto i suoi piedi.

Fils d’outre-mer

Ben Yedder fa parte di quei numerosi figli di colonie francesi i quali, trapiantati in Europa, hanno però mantenuto intatte le loro peculiarità ereditarie. Il Nord Africa ha portato alla ribalta del calcio promiscui freestylers da strada convertiti in professionisti, spesso romanticamente discontinui e peccatori di gola. Non fa eccezione Wissam, d’altro canto lui aspirava a proseguire il suo sogno pallonaro senza dover rinunciare alle proprie abitudini, l’isola di Djerba da cui provenivano i genitori gli restava tatuata nel profondo dell’anima. Forse anche il contesto in cui è cresciuto, quello della cittadina di Sarcelles, zona periferica della capitale dove vi è una foltissima enclave araba, ha contribuito al suo distacco dallo stile di vita europeo, come se ascoltasse lo sciabordio delle onde mediterranee nei grigi viali cittadini. Le amicizie hanno influito sul delineamento della personalità di Ben Yedder.

Appena dodici mesi dopo quel 12 agosto del ’90, quando il franco tunisino ha visto la luce, ha incoscientemente iniziato uno dei pochi legami indissolubili della sua vita, quello con Riyad Mahrez. Il ceppo etnico beduino li accomuna, con quello spiccato senso nomade che li trascinava di campetto in campetto, non curanti della propria dimora. Compagni di pallone più che di merende, date le opposte corporature, sebbene fossero e sono simili per l’amore incondizionato verso la sfera, oggetto del desiderio che amano accarezzare, a costo di eccedere nella giocata leziosa. Le loro strade sportive si dividono a 10 anni, quando Ben Yedder decide di praticarla quest’indomabile passione, mantenendo la costante che lo contraddistingue, riuscire a eccellere soltanto nella propria dimensione. Ragion per cui, comincia nel club di futsal del Garges Djibson, dove mostra un tasso tecnico nettamente superiore alla media. I tratti somatici e le caratteristiche gli valgono il paragone con Romario, e quando, alla maggiore età, giunge la chiamata dell’under 21 di calcio a 5 francese, comprende che è il caso di legittimarlo questo lusingante accostamento.

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Ben Yedder in procinto d’ inventare sul parquet.

Allarga il campo

Probabilmente, nell’euforia del momento, non si è reso conto di aver calcato il suo primo campo a undici con la divisa di una società nota come UJA Alfortville, il cui nome completo sarebbe Union de la Jeunesse Armènienne Maccabi Paris. E’la squadra degli ebrei armeni di Parigi, Ben Yedder farà i conti col duro scenario sociale del Vecchio Continente. Eppure, con tutte le difficoltà ambientali del caso, ha semplicemente adattato il suo stile alla serie D locale, in cui l’estro riesce a compensare il poco movimento. 16 assist, 9 gol e tanta voglia di andar via da lì, lo spingono verso la Garonna. Tolosa significa diventare grande, entrare nel vivo del gioco, lo capisce da subito mister Casanova, fra i suoi più grandi estimatori.

Malgrado i soli 170 cm, il tecnico lo dispone al centro dell’attacco, talvolta da unica punta, consapevole che dovrà adattarsi alla concezione di giocatore a tempo pieno. La pazienza è la virtù dei forti, Ben Yedder impiega un biennio per fare conoscenza della Ligue 1, richiamando l’attenzione generale il 30 novembre 2012, quando sconvolge l’intero Stade de Toulouse realizzando una tripletta ai danni del Sochaux. E’partita l’apoteosi di Benyebut. Saranno quindici i sigilli in maglia TFC a fine stagione, l’antipasto della vera e propria consacrazione di Wissam Ben Yedder. Baricentro basso e rapidità d’esecuzione, un cecchino che partecipa attivamente alla manovra offensiva, sempre pronto ad arretrarsi per ricevere il pallone, rievocando i tempi del parquet, del quale non si libera prima di aver leggiadramente deriso un paio di difensori.

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Lo scatto e poi tutto il genio di Wissam Ben Yedder.

 Separato in casa

E’competitivo allo stato puro, soprattutto se l’antagonista è favorito, predilige interpretare il Davide della situazione. Se poi il Golia di turno si chiama Zlatan Ibrahimovic, la posta in palio assume un valore diverso. E’ guerra aperta a suon di reti tra i due, cannonieri della massima serie transalpina in perenne dualismo, vissuto in maniera differente dai soggetti in questione. Ciò è un continuo stimolo per Ben Yedder, il quale allarga il repertorio in dotazione, specializzandosi nei calci piazzati. Curiosamente, la sua avventura da battitore si apre con un assist vincente all’indirizzo del proprio portiere, Ali Ahamada. Il sogno di agguantare lo svedese sfuma dopo poco, causa la superiorità del PSG, ma l’ultima volta in cui fronteggia Ibra, Ben Yedder lascia il segno, annotando una doppietta, benché inutile, nel febbraio 2014.  Nelle due marcature è racchiusa la spavalderia di Wissam, esaltato dal fascino di poter quantomeno sorprendere il mostro sacro dal codino, senza alcuna paura.

Il rendimento prolifico lo aveva convinto di poter staccare il pass verso il mondiale brasiliano, invece l’esclusione dalla lista dei convocati lo colpisce nell’orgoglio, scaturendo in Ben Yedder una sorta di disprezzo nei confronti dell’intero sistema calcistico francese. Se da una parte la diaspora da Tolosa di Aurier, Capoue e altri profili d’interesse gli aveva consegnato la fascia di capitano, dall’altra getta la formazione nelle zone basse della classifica. Il raggiungimento dei 50 gol in violetto, record storico, non è sufficiente per evitare la collisione con la dirigenza.Si rifanno vivi quegli adolescenziali chili di troppo, e non ha una gran volontà di perderli. La piazza si schiera a favore del proprio numero dieci, ma è ormai evidente l’intenzione di cambiare aria. Resta sino al termine dell’annata, salvando la compagine dalla retrocessione e godendosi l’ovazione di una tifoseria che lo eleggerà leggenda del club.

“Sevilla tiene un color especial…”

Alcune sirene spagnole si erano già fatte sentire in precedenza dalla Catalogna, Ben Yedder vuole però essere certo di avere un ruolo di spicco nella sua prossima meta, e sceglie Siviglia. Monchi se lo assicura alla cifra di 9 milioni di euro, trasferimento effettuato in rimpiazzo al connazionale Gameiro, passato proprio nell’estate 2016 all’Atletico. L’esperienza andalusa non si apre nel migliore dei modi, Ben Yedder difatti esordisce nella Supercoppa persa contro il Barcelona. Al contrario, l’incontro con la Liga si rivela positivo, iscrivendosi a bruciapelo all’elenco dei marcatori di un roboante 6-4 con l’Espanyol. Entra alla perfezione negli offensivi schemi di Sampaoli, fornendo prova anche di equilibrio nel sostenere un notevole profitto realizzativo sia in Champions sia in campionato, potendo tra l’altro vantarsi di aver superato Messi come Pichichi della Copa del Rey.

Impiega poco a entrare nel cuore dell’intero Sanchez Pizjuan, al punto da ricevere un curioso soprannome dalla aficiòn; El Miarma. Tal espressione costituisce un emblema del dialetto sevillano, poiché i locali tendono a sostituire la pronuncia della L con quella della R, lasciando così intendere ai forestieri propositi violenti al posto di romantiche dediche (Mi alma=anima mia). In Spagna impara a sacrificarsi sul campo per la squadra, lanciandosi in qualche sorprendere recupero difensivo, ma è nelle notti stellate che Wissam Ben Yedder s’illumina di fantasia. Una cornice quale l’Old Trafford, è lui a diventare il sogno realistico di un’incredula curva biancorossa, e del manco a dirlo, sorridente Vincenzo Montella in panchina. Si è appena laureato miglior marcatore del Siviglia in Champions League e unico giocatore ad aver realizzato una tripletta nella competizione; il 13 marzo 2018 un moro tarchiato fa il suo ingresso a Manchester, e in due minuti, con due gol, spedisce i suoi ai quarti di finale della Champions, a sessant’anni dall’ultima volta.

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L’abbraccio di Montella al suo trascinatore in terra britannica, Wissam Ben Yedder.

Non è riuscito ad andare oltre il già impensabile traguardo raggiunto, ha però finalmente debuttato con i bleus in primavera, dicendo eternamente addio ai progetti speranzosi della Federazione tunisina.  Quest’anno, il tandem d’attacco composto da lui e Andre Silva sta facendo la fortuna di Pablo Machìn, il quale può puntare su una coppia da 20 gol attuali. Ha cominciato come sa fare meglio, risaltando contro i peggiori nemici, è il caso del sigillo posto al Real, per poi continuare un’escalation di bottini decisivi, come quello della giornata scorsa, fondamentale ai fini della rocambolesca rimonta contro l’Eibar.

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Il nuovo e funzionale duetto di casa Siviglia.

Se la matematica non è un’opinione, Ben Yedder segna circa un gol ogni due gare, 50 in 101 disputate per la precisione. Nel suo mirino adesso ci sono la Lazio e una tradizione da proseguire, quella dell’Europa League targata Nerviòn.

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