Wayne Rooney, lost in the wind

Wayne Rooney is lost.

Wayne Rooney non è più titolare né al Manchester United né in nazionale.

La stella che per più di dieci anni è stata la più luminosa in tutta la Premier League si sta lentamente spegnendo, complice anche una collocazione tattica non più chiara come un tempo. Il teenager che incantò il mondo è oramai un ricordo lontano, sembra aver pian piano perso la fame che inizialmente lo contraddistingueva. Cosa è successo, Wazza?

Fame, esplosività, sfrontatezza. Si presenta così l’astro nascente del calcio inglese alla stagione del debutto, nel lontano 2002. Il ragazzino proviene da Croxteth, quartiere difficile della periferia di Liverpool. La famiglia non è delle più agiate e Wayne è cresciuto con la consapevolezza che nulla è dovuto, che bisogna lottare con le unghie ed i denti per raggiungere i propri obiettivi.

Nonostante l’esordio avvenga ad agosto, la vera carriera del Wonder Boy comincia il 19 ottobre 2002. L’Everton ospita in casa l’Arsenal degli Invincibili; il punteggio è bloccato sull’ 1-1 quando Moyes decide di mandare in campo l’attaccante delle giovanili. Pochi minuti più tardi succede l’impensabile: il sedicenne debuttante riceve palla sulla trequarti e fa partire un siluro all’incrocio che porta i suoi alla vittoria. Fortuna da principiante o piccolo fenomeno? Forse la seconda.

Lo stadio esplode ed il telecronista urla “Wayne Rooney: remember the name!”. È l’inizio della carriera del Wazza.

Il ragazzino di Liverpool scende sempre in campo con gli occhi della tigre, guarda tutti in faccia e non ha nessun timore reverenziale. Con la sua fisicità ed il suo agonismo mette in continua apprensione le difese avversarie. Il suo stile è grezzo, ma lui lotta su ogni pallone e non ha paura di fare, come si dice in gergo calcistico, a sportellate: stile operaio ed essenziale, tecnico e romantico al tempo stesso. Come si fa a non amarlo?

Dopo alcuni alti e bassi, la consacrazione definitiva ad Euro 2004. Wayne è la vera sorpresa della competizione, il diciottenne segna 4 gol in 4 partite. L’intera nazione è ai piedi del ragazzo prodigio, dalle parti di Old Trafford diventa famoso un bambino che gira col messaggio “Please buy Rooney”.

Sir Alex decide di accontentarlo, e lo United sborsa quasi 30 milioni di sterline per averlo.

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Il ragazzo è dotato di una grande forza fisica, ottimo scatto ed un tiro esplosivo che può cambiare le partite in qualunque momento. Può giocare in qualunque ruolo offensivo grazie alla sua ottima tecnica, ma è solito dare un contributo anche in fase difensiva grazie alla sua propensione al sacrificio. È la summa dell’attaccante perfetto.

Anche il debutto con i Red Devils è da favola: tripletta in Champions contro il Fenerbahce per il teenager lentigginoso con le stimmate del campione. Dopo i primi due anni privi di successi, lo United fa scorpacciata di titoli fra il 2006 ed il 2009, trascinata dalle stelle di Ronaldo e dello stesso Rooney. Gli uomini di Ferguson conquistano ben 9 titoli, fra i quali 3 Premier ed un Champions League.

Dopo la partenza del portoghese, Rooney diventa il simbolo della città e si carica la squadra sulle spalle, portando ulteriori successi sempre sotto la guida del mentore Sir Alex. Indimenticabile la sua rete nel derby del 2011 contro i rivali del Manchester City. L’allenatore scozzese lo utilizza in sempre più ruoli, a seconda delle necessità della squadra, ma a lui non rinuncia mai, sa bene che in qualunque momento una sua giocata può sbloccare anche la partita più difficile.

L’unico neo di una esaltante carriera rimane la nazionale, come ogni inglese che si riletti: nonostante sia oggi il miglior cannoniere della storia in nazionale, con i Three Lions Wayne si è tolto ben poche soddisfazioni. La Nazionale non è mai andata oltre i quarti di finale di una competizione continentale, nonostante campioni del calibro di Lampard, Gerrard, oltre che lo stesso Rooney. E’ proprio vero che il calcio ha le sue misteriose ragioni che la ragione non conosce.

Dal 2012 però, comincia il lento ma inesorabile declino del Wazza, complice anche l’addio l’anno successivo del decennale manager scozzese. Non è più lui: perché? Beh, il fisico perde l’esplosività che lo aveva caratterizzato nei primi anni della carriera e anche la sua resistenza comincia a calare.

Inizialmente con Moyes, ma poi soprattutto con Van Gaal, il ragazzo di Liverpool ha visto arretrare la sua posizione fino a quella di mezzala, diventando un ibrido incompleto. In questa posizione ha giocato anche negli ultimi europei in Francia, ma non ha mai convinto. Il numero 10 è sia in grado di distruggere che di costruire il gioco, ma non ai livelli di un centrocampista puro. Questa sua duttilità negli ultimi anni sta diventando più un limite che un pregio: lo si può schierare ovunque ma non eccelle più in nessun ruolo. Nei panni di centrocampista poi, spesso si limita al compitino, facendo perdere dinamismo alla manovra offensiva, senza assicurare la copertura di un vero mediano. L’inglese non è più né un attaccante né un centrocampista: è un senza ruolo.

Anche con l’arrivo di Josè Mourinho, le cose non sono cambiate: lo Special One non ha in pugno lo spogliatoio e la gestione di Rooney ne è l’esempio lampante. Wayne è spesso relegato in panchina, sulla mediana gli viene preferito Herrera, che garantisce più copertura.

Come si può notare, i duelli vinti e le azioni difensive dello spagnolo(statistiche sulla destra), sono nettamente maggiori rispetto all’inglese.

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Sulla trequarti invece, Mata è oramai insostituibile. L’ex Chelsea dà più fantasia alla manovra, crea più occasioni e segna maggiormente.

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Nelle ultime settimane, dato il poco impiego e le negative prestazioni, si era parlato anche di un eventuale ritorno del Wonder Boy all’Everton, ma le parti hanno smentito, per ora.

Chissà se il numero 10 continuerà nel suo lento declino, oppure ritroverà la grinta iniziale; sulla sponda rossa dell’Irwer tutti si augurano che il capitano possa caricarsi nuovamente la squadra sulle spalle, soprattutto in questi momenti in cui la squadra non brilla.

Perché Rooney non è un semplice giocatore. E’ un esempio di vita, una vita iniziata in periferia e continuata nel Teatro dei Sogni, laddove ogni bambino desidera arrivare: Wayne ci ha insegnato a credere nei nostri sogni, adattarsi quando il momento lo richiede, non mollare nonostante il fisico dica il contrario. Il calcio(e lo United) ha bisogno di Rooney come l’uomo necessita di amore.

Just because I’m losing
Doesn’t mean I’m lost

Coldplay, Lost!

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