Warriors-Spurs: la resa dei conti

Riflessioni

Agli occhi dei più attenti, questi Playoff NBA si stanno dimostrando un po’ controversi. Le due strisce vincenti di 8-0 di Cavs e Warriors contro le rispettive avversarie portano a far maturare, nella testa di appassionati e non, leciti pensieri: la Lega sta diventando troppo elitaria verso quelle realtà che non riescono a contrastare e arrivare al top? Differenze enormi che si sono manifestate contro le finaliste del 2016. Le vittime sacrificali di questo giro, che sono state costrette a dover subire la potenza di James, Curry e compagni, sono stati gli Indiana Pacers di Paul George e i Portland Blazers di Damian Lillard e, proprio quest’ultimi due, sono tra i tanti fenomeni presenti ma costretti a lottare “da soli sull’isola“(o quasi) per la mancanza di un roster che segua le loro tracce e stia al loro passo.

Le due bandiere in questione, a colloquio.

Quest’ estate sarà caldissima, perché le possibilità di vederli lontani dalle proprie squadre sono alte, soprattutto per l’ala di Indiana. I Lakers stanno monitorando la situazione per poter ripartire da un giocatore di spessore e che possa permettere il ritorno ai fasti passati, strada che i gialloviola non riescono a intraprendere più da molto tempo. Un altro aspetto fondamentale che si aggrega alle varie cause di eventuale trasferimento, è la bruciatura di un talento che esprime grandi doti tecniche e di leadership. E’ il momento giusto per cambiare aria? Si dovrebbe riflettere a lungo per poter prendere una decisione che svolterebbe la carriera di George, sebbene vi sia il rischio che la cura si potrebbe rivelare poi peggio del male. Una questione da prendere con le pinze. La meta futura si presenterebbe come il punto di ripartenza ed esplosione totale di un grande atleta, fermato dai troppi infortuni che ne hanno condizionato le prestazioni.

Contesti che sono presenti in tante altre squadre della Lega statunitense, e prendono la forma o il nome di Joel Embiid, Anthony Davis e tanti altri. Questa introduzione, ci serve per giungere al tema centrale di questa analisi: come arrivano alle Finals di Conference, le quattro pretendenti al titolo? La prima finale da prendere in esame, che sembra essere quella più interessante, è quella che già presenta le due forze dell’Ovest: Golden State Warriors vs San Antonio Spurs.

Warriors
Il ‘King’ con il Larry O’Brien Trophy

Blocco, scatto, scambio e tiro

Partiamo dai Golden State Warriors, ancora amareggiati per la cocente e clamorosa sconfitta dello scorso giugno. Gli allievi di coach Kerr (lontano dalla panchina per tutti i Playoff per i soliti problemi alla schiena), arrivano da un momento di forma straordinario e Gara 4 contro Utah ne è stata una dimostrazione più che chiara: sono pronti a ritornare sul tetto del mondo. I Jazz sono stati una vera e propria formalità, con un 4-0 secco e prestazioni a livello tecnico e tattico, sopra ogni riga; la vera forza della franchigia di Oakland sta nell’ avere una rosa perfettamente equilibrata tra fase offensiva e fase difensiva.

La difesa fisica di Green, Pachulia e Durant su tutti, è la base del gioco Warriors: limitazione di tiri, stoppate e il continuo apporto anche sotto canestro, sono i fulcri che permettono di concludere con risultati ampiamente larghi sugli avversari. E limitare Kawhi Leonard, su tutti, sarà una vera impresa che potrebbe essere determinante per capire chi prenderà il controllo della serie.  Un Kevin Durant straripante, protagonista del matchpoint contro Utah, sta prendendo pieno controllo dei suoi compagni, con la maestria che lo ha contraddistinto in questi anni. 18 punti, 5 assist e 6 rimbalzi di qualità. L’affiatamento è sempre più presente, soprattutto nelle seconde metà di partite, dove spaccare il risultato e prendere il largo con più di 30 punti, sta diventando abitudine.

Il gioco Warriors, ha dato prova di essere il migliore della Lega senza alcun dubbio: la velocità del giro palla e la costruzione di una gabbia tattica, sono le armi letali che hanno condotto a queste straordinarie strisce di vittorie. Le continue penetrazioni distruttive di Curry,  Thompson e gli altri protagonisti di questa grande realtà, stanno architettando una delle tante fortune della franchigia californiana. Blocco, scatto di Curry, scambio e tiro.

“The Baby-Face Killer”, in azione.

Manovre da manuale che possono sembrare di facile lettura fino a quando non ci si rende conto di avere contro questo signore qui sopra, con i suoi seguaci. I ball handling di Curry, sono ciò che fa mettere le mani nei capelli: follia pura. Piena libertà di dribbling e difensore fuori gioco già in partenza. Da tenere sempre sotto osservazione i triangoli dei Fab 5 di Golden State e crossover con cambi di direzione micidiali. Ovviamente da non dimenticare il record di canestri messi a segno nel primo quarto in Gara 4 contro i Blazers di 45 punti. 45. A volte si creano momenti di distrazione che possono essere fatali, con la sofferenza con i centri di grande struttura fisica come Gobert (235 cm), che ha dato dei problemi in difesa per la superficialità con cui accerchiano l’unico avversario in area, lasciando campo libero al resto dei nemici. Attenzione, perché anche i migliori possono scoprire il loro tallone d’Achille. E gli Spurs, sono ossi durissimi da mandare fuori.

Houston vs Golden State ai playoff nba
I momenti finali, dove giocare sotto pressione, fanno emergere le qualità dei grandi campioni.

 

Quando il gioco si fa duro, Ginobili inizia a stoppare

Bisogna spendere anche tante parole per i ragazzi di Gregg Popovich. La serie contro i cugini Rockets è stata un vero piacere per la mente di ogni sfegatato della palla a spicchi; il nemico numero uno, James “The Beard” Harden, si è messo in prima linea per cercare di far fuori gli eterni rivali. Gara 3 ha dato chiara dimostrazione del suo talento, con 43 punti, 3 palle rubate e 5 assist; ovviamente, spettava a lui il compito più grande di trascinare i suoi compagni verso la vetta della montagna, ma il Pop non era d’accordo. Il suo straordinario controllo di ogni situazione, lo ha consacrato come uno dei mentori principali a cui affidarsi e quello di Kawhi Leonard ne è appunto l’esempio per eccellenza. Dopo l’addio di Tim Duncan, restava un vuoto incolmabile, ma la macchina perfetta che Leonard è sta dimostrando di essere un degno sostituto.

Mai una parola fuori posto, solo lavoro, impegno e fatica. Il silenzio, le risposte sul campo, e il premio di difensore dell’anno per due stagioni consecutive (2014-2015, 2015-2016). E gli incontri contro Houston, hanno solo confermato ciò che Popovich ha affermato con estrema convinzione dopo Gara 4 contro Memphis: “Leonard, secondo la mia opinione, è il giocatore più forte della Lega”.
I San Antonio Spurs sono una squadra che può tranquillamente puntare al titolo, con un roster variegato di giocatori che danno il loro contributo fondamentale, anche a 40 anni. Chiedere a Manu Ginobili.

 

Sempre pronto a rispondere ad ogni necessità. Niente paura, ci pensa lui, mandando tutti a casa.
El Contusion” è l’Arcangelo Gabriele disceso in terra per comunicarci il futuro. Ma a modo suo. L’età è solo un numero quando il corpo risponde perfettamente (e meglio) di tanti ragazzi con 15 anni in meno. La stoppata su Harden è un’ immagine che rimarrà nel tempo e sarà di ispirazione per le generazioni future, che avranno solo da imparare dal poliedrico italo-argentino.

Gli Spurs si sono sempre contraddistinti con una difesa ad alti livelli e ben organizzata: Gara 6 contro Houston ha messo in evidenza tutte le qualità nella fase di limitazione degli avversari, come la transizione difensiva,  il punto caratteristico dei ragazzi di Popovich. Raddoppi costanti sulle penetrazioni in area e percentuali di tiro basse per i rivali; Harden completamente annullato e incapace di creare seri problemi, da una squadra perfettamente in grado di arrivare a traguardi importanti senza i loro fulcri, Leonard e Parker.

I Playoff sto ormai nel vivo, e questo è solo l’inizio. Lo spettacolo è appena iniziato.

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