Uno schiaffo dopo l’altro

Esiste una sottile differenza che separa il moto continuo della Terra dal moto continuo del mondo del pallone, ed è riconducibile al periodo più caldo dell’anno che, casualmente, è il più caldo a tutti gli effetti. Quello in cui, nonostante il calcio in sé continui a progredire, si ha la consapevolezza di aver staccato la spina a tempo determinato. È il periodo in cui le società possono permettersi di sedersi dietro un tavolo per gettare (e sviluppare) le basi di una programmazione, e allo stesso tempo quello in cui si lascia che i giocatori si godano un paio di settimane di relax in qualche arcipelago sperduto lungo il globo.

Fondamentalmente, però, è il periodo in cui vengono prese le decisioni più importanti. Quella del Manchester United di scegliere Mourinho come condottiero della rinascita del club, e quella di Mourinho di scegliere Manchester come base del proprio riscatto, non sono altro che due nitidissimi esempi di quanto appena detto. Vietato ignorare, per forza di cose, come l’importanza rivestita dalla scelta non possa essere secondaria rispetto all’importanza rivestita dal risultato: se quest’ultimo non soddisfa, ecco che la scelta si rivela naturalmente sbagliata per la semplice messa in moto del principio causa-effetto.

Appare abbastanza improbabile che, nel mentre in cui stava firmando il triennale plurimilionario con il Manchester United, José Mourinho stesse anche lontanamente ipotizzando un avvio di stagione tanto traballante. E invece, beh, è successo esattamente questo, e a fine ottobre nessuna delle due scelte – che sembrano adesso così lontane! – sta minimamente pagando. Il Manchester United sta errando nell’anonimato della Premier League come accade da praticamente tre anni, non ha un’identità di gioco né tantomeno dà l’impressione di essere squadra affiatata, mentre Mou sta sperperando passo dopo passo l’enorme credito accumulato con gli inglesi grazie alla prima esperienza al Chelsea di quasi dieci anni fa.

E, lasciatecelo dire, è di gran lunga il secondo l’aspetto più triste dell’intera vicenda. Uno schiaffone dopo l’altro, lo Special One è stato trasformato dalla pungente critica britannica in Humiliated One.

A BRACCIA APERTE
Manchester United 1-2 Manchester City, 10/09

Quarta giornata di campionato: Mou e Pep sono a braccetto in testa alla classifica e a punteggio pieno, motivo per cui il derby ad Old Trafford assume contorni ancora più epici. A favore dello Special One giocano diversi fattori, su tutti l’ambiente e un’esperienza in Premier League nettamente maggiore rispetto a quella del rivale, che dal canto suo può contare sull’entusiasmo di una squadra cui ha già dato un’impronta ben precisa e che, pur in fase di rodaggio, ha vinto tutte le gare ufficiali in stagione fino a quel momento.

La GIF qua sopra ritrae lo 0-1 firmato De Bruyne, Kevin per gli amici e riserva di lusso per Mou ai tempi del Chelsea. Già, perché il trequartista belga, rinato sotto la gestione Hecking al Wolsfburg e definitivamente esploso alla guida di Pellegrini durante la scorsa stagione, aveva vissuto proprio con (e a causa di) Mourinho il periodo più difficile della propria carriera.

A metà settembre di un anno fa, nel corso della presentazione della terza maglia dei Citizens, De Bruyne dichiarò come il proprio trascorso al Chelsea non fosse stato fortunato proprio a causa del rapporto con Mourinho. Che – testuali parole – “Non mi ha mai spiegato il motivo per cui non giocassi, anche perché ci ho parlato in tutto appena due volte”. Sono invece di appena due giorni fa le parole che seguono, tratte da un’intervista rilasciata al Daily Mail: “Lui (Mourinho, ndc) aveva detto che non sono in grado di lottare per un posto da titolare in un top club. Gli ho dimostrato che si sbagliava”.

La rivincita di KDB, orgogliosamente passato in Germania per farsi scivolare di dosso l’ingiusta nomea di primadonna, è il primo, violentissimo schiaffo subito da Mou in questo inizio di stagione. Un destro secco, preciso, che non lascia scampo a De Gea. Il messaggio è poi amplificato dall’apertura alare del belga: qualcosa, effettivamente, ha dimostrato di saper fare.

CHI NON MUORE SI RIVEDE
Watford 3-1 Manchester United, 18/09

Otto giorni dopo lo smacco nel Derby dell’Old Trafford, il Man United fa visita al Watford. La partenza degli Hornets non è stata certo delle migliori, ma visto e considerato che sulla panchina siede un allenatore – Walter Mazzarri – che fa della tattica un principio vitale, i quattro punti conquistati nelle prime quattro gare non sono poi da vedersi in maniera così negativa.

Mou lascia invariata la formazione che aveva affrontato il City, eccezion fatta per Mkhitaryan (che da lì in poi non vedrà più il campo) e Lingard, sostituito da Rashford. La parola d’ordine, quel vincere dall’eco lontanamente fascista, si fa più rumorosa che mai: è fondamentale mandare un segnale ai piani alti, e allo stesso tempo dimostrare che il Derby è stato un incidente di percorso e niente di più.

Peccato che non succeda niente di tutto ciò: prima i Red Devils subiscono lo svantaggio a firma di Capoue (autore di quattro reti nelle prime cinque gare di Premier), poi acciuffano in qualche modo il pari grazie ad un gol fortunoso di Rashford, dopodiché intervengono – rispettivamente al minuto 83 e 95 – Zuniga e Deeney, portavoce del calcio rapido e aggressivo di Mazzarri.

La seconda sberla consiste nel destro a girare verso l’esterno del colombiano, un concentrato letale di forza e casualità. La guancia di Mou è già dolorante, ma il bello non è ancora arrivato.

THE HUMILIATED ONE
Chelsea 4-0 Manchester United, 23/10

D’accordo, qui c’è veramente ben poco da dire. La vicenda, arcinota da chiunque sia minimamente attivo sui social, è rappresentata nella GIF nella sua parte clou: il tentativo di Mourinho di destabilizzare l’ambiente creatosi nel post partita (e contemporaneamente di servirsi di Conte come calamita attira-microfoni) è quanto di più classico possa esistere nel vasto repertorio delle sue armi mediatiche, oltreché costituire il terzo e ultimo – per ora – schiaffone preso in pieno volto.

La copertina del Daily Telegraph all’indomani del bruciante 4-0 subito a Stamford Bridge la dice lunga su quanto la stampa britannica abbia giudicato negativamente la mossa di Mou. Una mossa in parte concepibile, sì, ma che si sarebbe potuto risparmiare. E che, soprattutto, lo ha messo alla gogna in uno dei periodi più complicati in assoluto della propria carriera.

humiliated-mourinho

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