Una stella per splendere

La divisa da calcio è uno dei tre oggetti fondamentali per giocare una partita, insieme ad un pallone e due porte. La maglia e i pantaloncini infatti hanno come scopo principale quello di dividere e far risaltare i componenti delle due squadre, per differenziarli a prima vista. Una maglietta da calcio però è sempre stata qualcosa di più di un semplice oggetto per non confondersi: è un vestito da festa, è un qualcosa che possa dimostrare a tutti da che parte ti schieri.

I colori, il numero e lo stemma, accompagnati dal nome del giocatore e dallo sponsor, sono le caratteristiche principali che differenziano una maglia da un’altra. Nel corso degli anni si è deciso di aggiungere, sopra lo stemma della squadra, una stella che indica ciò che è stato vinto dai giocatori che nel passato hanno indossato quei colori. La stella però è sempre stato argomento di discussione e di differenza tra nazioni e squadre, che hanno deciso di indossarla o no a seconda del successo e della motivazione.

In Italia la svolta avvenne nel 1958 quando la Juventus divenne la prima squadra italiana ad aver vinto per dieci volte la massima competizione nazionale. L’idea fu partorita proprio dall’allora presidente della Juventus, Umberto Agnelli, che propose di aggiungere un simbolo celebrativo. Venne dunque coniata la stella dorata a cinque punte come particolare distintivo per i 10 trionfi in campionato italiano e la squadra bianconera fu la prima a cucirla sulla propria maglia. Otto anni dopo arrivò il momento dell’Inter e nel 1979 toccó al Milan. Queste tre squadre sono le uniche italiane a poter permettersi di indossare, sulla propria maglietta, la stella.

Ma non in tutti i campionati vige la stessa regola. In Germania, per esempio, la stella è permessa dopo i tre titoli. Con cinque titoli si hanno due stelle e all’arrivo delle dieci vittorie in campionato i simboli dorati aumentano a tre. Il Bayern Monaco per esempio di stelle ne ha quattro, poiché ha vinto in totale più di venti campionati tedeschi.
In un campionato dalla storia travagliata come quello tedesco, dove in certi anni è stato diviso tra est e ovest, ci sono state squadre che hanno vinto tanto e ora sono relegate in terza o quarta divisione. Una speciale regola del 2005 permette alle squadre che non possono partecipare alle prime due divisioni, di poter indossare una stella con il numero dei titoli vinti. È il caso della Dinamo Berlino, che dopo aver interrotto l’egemonia della Dinamo Dresda nel campionato tedesco orientale, vincendo dieci scudetti di fila dal 1978 al 1988, oggi può indossare una speciale stella con il numero 10 inciso dentro.

In molti paesi europei come la Finlandia, i Paesi Bassi, il Belgio, la Repubblica Ceca e la Grecia si segue la norma italiana, aspettando i 10 scudetti vinti prima di applicare lo speciale simbolo, mentre i casi più interessanti e particolari appartengono ad altri paesi.

Non essendovi dunque una regola scritta da seguire, in Portogallo solo il Benfica sfoggia le tre stelle per i 34 campionati vinti. Il Porto e lo Sporting Lisbona potrebbero tranquillamente indossarne rispettivamente due e una, ma le società hanno deciso di non farlo.
Un caso simile è accaduto in Italia dopo che la Juventus ha vinto il campionato italiano del 2011-2012. I bianconeri avrebbero potuto mettere le tre stelle contando anche gli scudetti revocati per lo scandalo Calciopoli. Dopo la volontà espressa dalla società della squadra torinese, in Italia è nata un’enorme polemica che si è conclusa con la temporanea esclusione delle stelle dalla vestaglia della Vecchia Signora per scelta stessa della società. Lo sciopero delle stelle si è concluso nel 2015-2016: ci siamo.

In Francia, dove il campionato è nato nel 1932, troviamo soltanto una squadra che ha vinto il campionato per 10 volte, ed è il Saint-Étienne, che nel 1981 acquisì la stella. Uno scandalo finanziario distrusse quella magnifica squadra che aveva sfiorato anche la vittoria di una Coppa Campioni, dando vantaggio alle altre squadre francesi. Infatti se il Monaco, il Lione e il Paris Saint-Germain si sono livellate sui sei/sette campionati vinti, mancherebbe un solo campionato al Marsiglia per entrare nell’Olimpo delle dieci vittorie, ma è fermo a nove ormai dal 2010. Il problema della stella marsigliese però non si pone, poiché nel 1993 la società decise di fregiarsi del distintivo dopo la vittoria della Champions League. Viva la libertà, insomma.

Il caso del Marsiglia però non è unico nel suo genere, poiché anche due squadre scozzesi usano la stella per rappresentare le loro vittorie internazionali: sono il Celtic e l’Aberdeen. La prima indossa una stella per commemorare la vittoria della Coppa dei Campioni del 1967 conquistata contro l’Inter, mentre la seconda ne indossa addirittura due grazie alla Coppa delle Coppe e la Supercoppa UEFA del 1983, quando in panchina c’era un certo Alex Ferguson.

 

Polemiche e curiosità non mancano nemmeno sul fronte nazionali.

Nel 1998 infatti la FIFA decise che ogni selezione potesse apportare sullo stemma una stella ad ogni mondiale vinto. Se l’è presa decisamente larga l’Uruguay, che non diede retta a questa regola e che possiede ancora oggi quattro stelle sulla propria maglia: nella terra di Cavani e Suarez si contano infatti insieme due mondiali e due olimpiadi.

Il Brasile ha invece regolarmente cucito sul petto cinque stelle, mentre Italia e Germania seguono con quattro.

Emblemi, riconoscimenti, simboli, lodi, premi, ricompense, awards, chiamateli come vi pare.

A noi piace parlare di stelle, stelle che costellano il cielo azzurro dell’universo del calcio.

Nella Via Lattea del calcio c’è davvero spazio per tutti: basta soltanto provarci.

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