Storie: Sébastien Frey

“Mi sono stancato di questo mondo, mi appartiene sempre di meno. Prima c’era rispetto, la parola di una persona contava più di una firma, adesso non conta più nemmeno la firma. I ragazzi pensano di essere Messi o Cristiano Ronaldo, vogliono la macchina grossa, le scarpe col nome sopra… Non so cosa darei per tornare all’età in cui pensi soltanto a portare il pallone e ad andare a giocare con gli amici”.

Pochi mesi fa (esattamente il 5 dicembre) parlava così Sébastien Frey, annunciando il ritiro dal calcio giocato dopo aver rescisso a luglio il suo contratto con i turchi del Bursaspor. Parliamo di un passato molto recente, che tutti abbiamo ancora negli occhi, parliamo di uno dei migliori portieri che abbiamo visto in Serie A nell’ultimo ventennio e del 3° giocatore straniero per numero di presenze nella massima serie italiana – dietro soltanto a mostri sacri come Zanetti e Altafini – collezionate con le maglie di Inter, Verona, Parma, Fiorentina e Genoa.

Nato a Thonon-les-Bains 36 anni fa, esordisce nella prima divisione francese con la maglia del Cannes a soli 17 anni per uno scherzo del destino: il primo portiere si infortuna giocando a bocce, e il giovane Séba si ritrova titolare in una squadra di Serie A. Walter Zenga rimase abbagliato dalle potenzialità di questo ragazzo e segnalandolo all’Inter lo riesce a portare in Italia nella Milano nerazzurra, e dopo un anno di apprendistato alle spalle di Pagliuca“sono grato a Gianluca per gli insegnamenti che mi ha dato” – viene ceduto in prestito per fare il titolare al Verona per poi tornare con i gradi di primo portiere all’Inter.

Frey giovanissimo ai tempi dell'Inter
Frey giovanissimo ai tempi dell’Inter

Nel 2001-02 arriva il Parma, che per 10 miliardi più il cartellino di Sergio Conceiçao lo strappa ai nerazzurri per farlo diventare il sostituto di Buffon, appena ceduto alla Juventus. In Emilia esplode definitivamente diventando uno dei portieri migliori del campionato italiano, conquistando anche le prime attenzioni della nazionale transalpina. Prandelli è talmente convinto delle qualità del suo numero uno che decide di portarselo anche a Firenze, dove diventerà idolo dei tifosi e tifoso della sua stessa squadra, la Fiorentina. Proprio sulle rive dell’Arno raggiunge la sua acme calcistica, e grazie alle sue immense qualità nell’uno contro uno e alla reattività tra i pali si conquista finalmente anche la tanto agognata convocazione in nazionale francese: con i Bleus saranno solo due le presenze a causa del pessimo rapporto con il CT Raymond Domenech che per qualche motivo a tutti sconosciuto gli preferiva portieri nettamente inferiori.

Una delle solite rabbiose e sentite esultanze in maglia viola
Una delle solite rabbiose e sentite esultanze in maglia viola

In maglia viola tante soddisfazioni (le cavalcate europee in Coppa Uefa e Champions League, le tante battaglie per il quarto posto che ancora valeva la Champions e la super rimonta dopo il -15 post Calciopoli) ma anche due gravi infortuni al ginocchio: proprio nei mesi successivi alla prima operazione Frey si avvicinò al Buddhismo grazie al grandissimo Roberto Baggio, e ne portò anche i simboli in campo tramite la sua fascia di capitano blu gialla e rossa, cioè i colori della bandiera buddhista. Gli infortuni misero purtroppo in mostra un’altra passione del portierone francese: il cibo; più volte fu rimproverato da Prandelli e Corvino per l’essersi presentato ad inizio ritiro con una forma fisica ai limiti dell’accettabile per un professionista, ma Frey riusciva sempre a zittire tutti con il lavoro quotidiano e con le prestazioni in campo.

Nel 2011 lasciò Firenze – dove sarebbe tornato l’anno scorso anche come terzo portiere, ma “i miei segnali non sono stati captati da nessuno”  – per occupare la porta della Genova rossoblu, e dopo le due salvezze ottenute con il Genoa scelse il Bursaspor in Turchia per giocare gli ultimi due anni di carriera, dove pian piano la voglia ha cominciato a scemare fino a sparire del tutto a tal punto che ha deciso di interrompere il contratto con un anno di anticipo.

L'ultima avventura di Sébastien Frey in Turchia, col Bursaspor
L’ultima avventura di Sébastien Frey in Turchia, col Bursaspor

Carisma visibile soltanto nello sguardo, sorriso stampato sul volto, capelli con un taglio ed un colore sempre diverso – motivo per il quale i tifosi viola gli tributarono un coro che parafrasato recita “quante donne c’avrei coi capelli di Frey” – e tanta tanta qualità abbinata ad una passione e ad un sentimento che era trascinante per squadra e ambiente circostante. Per un periodo si è avvicinato a mostri sacri come Dida e Buffon per i miracoli compiuti tra i pali, ma non li ha mai raggiunti per qualche difficoltà palesata nelle uscite. Ma a Firenze ed in tutte le altre città in cui ha giocato viene comunque ricordato con grande affetto sia per la sua professionalità che per la sua lealtà e schiettezza.

Joyeux anniversaire Séba !

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