Storie: il puma

Se un giorno vi si presentasse qualcuno pronto a raccontarvi le gesta di un centrocampista brasiliano tutto tecnica, estetica e samba, sicuramente penserete che vi stia per raccontare la carriera di Rivaldo, di Juninho Pernambucano, di Kakà o al limite quella di Kléberson. Se un giorno vi si presentasse qualcuno pronto a raccontarvi le gesta di un brasiliano leone del centrocampo, lottatore su ogni pallone e mai domo, forse vi salterebbe in mente il grande Dunga, mastino verdeoro degli anni ’90. Ecco, oggi vi presentiamo quello che in Brasile è stato il prodotto calcistico che ha riassunto alla perfezione i due prototipi di centrocampista ideale: stiamo parlando di Emerson Ferreira da Rosa, il puma.

Nato a Pelota, nell’estremo sud del Brasile, il 4 Aprile del 1976, Emerson compie i suoi primi passi nel calcio professionistico con la maglia del Gremio, in uno dei migliori momenti della storica società brasiliana: dal 1994 al 1997 vince due volte la coppa nazionale (1994 e 1997), due volte il campionato (nel 1995 e nel 1996), una volta il campionato Gaucho (il torneo riservato alle squadre appartenenti allo stato brasiliano del Rio Grande do Sul) e una Copa Libertadores nel 1995 contro i colombiani dell’Atletico Nàcional con un complessivo 4-2 dopo andata e ritorno. Un percorso nazionale di successo e da protagonista è stato il biglietto con cui si è presentato all’Europa, più precisamente al Bayer Leverkusen, che nell’estate del 1997 lo ha strappato alla forte concorrenza, pagandolo circa sette miliardi di marchi tedeschi. In Germania con le aspirine conquista un terzo posto e due consecutivi secondi posti, che gli permettono di fare i primi passi anche nelle competizioni europee di alto livello: il 23 Novembre 1999 conosce per la prima volta anche l’Italia. Quel giorno, in occasione dei sedicesimi di finale di Coppa Uefa, il suo Bayer vince a Udine contro l’Udinese di Francesco Guidolin (0-1) grazie a un gol di Ballack, nonostante venga poi eliminato al ritorno, da una doppietta del grande italo-venezuelano Margiotta. In generale possiamo dire che i tre anni di Emerson al Bayer Leverkusen hanno rappresentato il primo periodo di importante crescita per le aspirine che di lì a pochi anni avrebbero sfiorato l’impresa in Champions, battuti nel Maggio del 2002 solo in finale dai galacticos di Madrid (2-1).

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Nell’estate del 2000 Emerson compie un altro fondamentale salto di qualità, trasferendosi nella grande Roma di Sensi presidente e di Capello allenatore, per la cifra di 34 miliardi di Lire. In un altro dream team trova spazio solo sei mesi dopo il suo trasferimento, a causa di un brutto infortunio verificatosi ai legamenti del ginocchio sinistro. Esordisce solo il 28 Gennaio 2001, in un Roma-Napoli 3-0 (Delvecchio, Totti, Batistuta), acclamato dal pubblico dell’Olimpico al momento del suo ingresso in campo. A Giugno dello stesso anno conquista il terzo scudetto della storia della squadra della capitale. Il connubio tra la presenza di Emerson e la riuscita della squadra di appartenenza inizia a intravedersi come costante nella carriera del brasiliano. Una costante fu anche il suo ottimo rapporto con il mister Fabio Capello, che nel 2004 lo convinse a trasferirsi alla Juventus. Dopo una lunghissima trattativa, la Juve si aggiudicò le sue prestazioni con un assegno da 28 milioni di Euro, scatenando l’ira dei caldissimi tifosi romanisti. Come per magia, in due anni arrivano due scudetti consecutivi, poi revocati dopo il processo Calciopoli. Processo al quale è seguito un massiccio esodo dei campionissimi della vecchia signora, che non disposti a scendere nella serie cadetta, nell’estate del 2006 sono stati tutti grandi oggetti di mercato. Emerson, al centro delle trattative, decide di seguire quello che per la sua carriera calcistica era diventato come un maestro, quasi un secondo padre, decide di seguire i passi di Fabio Capello, nuovo allenatore del Real Madrid.

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Dopo un ambientamento difficile, il Puma si afferma come valore aggiunto del Real che, guarda caso, si laurea campione di Spagna dopo una lunga lotta all’ultimo respiro col Barcellona. Dove andava Emerson, si vinceva subito lo scudetto. Forse anche per questo motivo il Milan di Ancelotti lo mette nel mirino nell’estate successiva: il 21 Agosto 2007 Adriano Galliani torna a Milano Malpensa col brasiliano in valigia pagato, pensate, solo 5 milioni di Euro. Ma contrariamente a quanto avvenuto in precedenza, l’esperienza in rossonero si rivelerà fallimentare: Emerson farà molta fatica a conquistare uno spazio da titolare nella squadra di Carlo Ancelotti. Il 21 Aprile del 2009 chiede e ottiene la rescissione consensuale del contratto. Il puma voleva ripartire dal suo Brasile, e il 26 Luglio del 2009 si accasa ufficialmente con il Santos. Esperienza che dura poco: i continui problemi fisici e l’età che comincia a farsi sentire lo convincono a rescindere il nuovo contratto dopo appena tre mesi, annunciando il ritiro definitivo dal calcio professionistico.

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Va ammesso che vedere correre Emerson Ferreira da Rosa con la palla al piede non è mai stato proprio il massimo dal punto di vista dell’estetica, ma se chiedete a un tifoso del Bayer Leverkusen, della Roma e della Juventus di parlarvi di quel brasiliano, a metà tra tecnica e grinta, di quel brasiliano forse un po’ sgraziato ma incredibilmente efficiente, di quel brasiliano indispensabile per gli equilibri del centrocampo, sicuramente vi capiterà di imbattervi in belle parole.

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