Un brutto spot

Se avessimo chiesto a dieci appassionati di calcio quale partita seguire durante il weekend di campionato appena trascorso, il 90% avrebbe indicato Napoli-Juventus – giusto perché la perfezione non esiste, e una voce fuori dal coro ci deve sempre essere. In realtà, l’incontro più bello degli ultimi tre giorni in Serie A è sicuramente stato quello tra Atalanta e Fiorentina, pieno di ribaltoni, contropiedi, grandi giocate tecniche, situazioni tattiche stuzzicanti. Aspetti che, ahimè, sono un po’ mancati al big match della domenica sera. Dal quale, comunque, possiamo trarre una serie di indicazioni riguardo alle due squadre scese in campo.

In campo

Da un certo punto di vista, c’era da aspettarselo. La Juventus dell’ultimo periodo non è sicuramente uno spettacolo di brillantezza, come dimostrato nell’andata di Champions League contro l’Atletico e in diverse prestazioni sciatte negli ultimi mesi di campionato. Per dare più verve alla squadra, per Napoli-Juventus di ieri sera, Allegri ha preferito la pericolosità di Cancelo alla maggiore attenzione difensiva garantita da De Sciglio (comunque entrato a partita in corso), sostituzione che in molti avevano caldamente suggerito dopo la disfatta di Madrid.

L’espulsione di Meret al 26′ e il seguente vantaggio dei bianconeri con il gol di Pjanic su punizione, però, hanno fatto rapidamente ricredere Allegri, che non ha premuto sull’acceleratore per difendere il doppio vantaggio firmato da Emre Can sul finire del primo tempo. Un’idea, quella di difendersi piuttosto che cercare di colpire una squadra indebolita dall’inferiorità  numerica, che da subito è sembrata inadeguata.

 

Il Napoli ha infastidito la retroguardia avversaria già dopo la doppia mazzata espulsione-svantaggio, centrando il palo con Zielinski in ripartenza e riversandosi nella metà campo opposta, anche grazie a una prestazione gigantesca di Koulibaly in fase di possesso. Il tutto con la Juventus trincerata in difesa, ma incapace di essere ferocemente cinica quando si trattava di ripartire. Una condizione da squadra di seconda fascia, non certo da capolista e dominatrice della Serie A, ben esemplificata da certe espressioni di Ronaldo – incredule e infastidite – che le telecamere hanno pescato durante i momenti più complicati della partita per i bianconeri.L'espulsione di Meret in Napoli-Juventus | Numerosette Magazine

Dopo l’espulsione di Pjanic, poi, il Napoli si è preso il resto del palcoscenico, relegando la Juve al ruolo di sparring-partner. Come se la squadra di Ancelotti si fosse incarnata in Roger Federer – forse un paragone un po’ eccessivo, che lo svizzero possa perdonarmi – e gli ospiti avessero preso le sembianze del ragazzetto che deve semplicemente tirare di là le palline dell’ottimo avversario.

Sarebbe però sbagliato decantare le gesta dei partenopei senza sottolinearne le mancanze. Perchè, in fondo, la punizione del Bosniaco – e, di fatto, il risultato finale di Napoli-Juventus – deriva da tre errori macroscopici dei padroni di casa: il retropassaggio di Allan, che permette alla Juve di alzare il baricentro; quello di Malcuit, di una superficialità disarmante; infine lo sbaglio di Meret, forse il meno colpevole, che però non azzecca il tempo giusto d’uscita su Ronaldo e lascia i compagni con un uomo in meno. E poi c’è il palo di Insigne dal dischetto. Si dice che i rigori non li sbaglia solo chi non li tira, ed è sicuramente vero. È altrettanto difficilmente confutabile, però, che il nucleo dei giocatori più importanti tra le fila del Napoli – nelle ultime stagioni – abbiano faticato quando si trattava di essere decisivi. Soprattutto nei vari Napoli-Juventus. Il tiro dagli undici metri del capitano, in questo senso, è una triste e malinconica polaroid di un dato visivo piuttosto evidente per chi ha seguito il nostro caro campionato da qualche anno a questa parte.

Insigne dopo l'errore in Napoli-Juventus | Numerosette Magazine

Big deal

Guardiamo al lato positivo: abbiamo saputo soffrire.

L’ha detto Allegri nel post-partita. Come dargli torto: la Juve è una squadra che si esalta nelle difficoltà e quando c’è da creare densità nella propria metà campo, ed effettivamente anche ieri sera ha tenuto testa a un Napoli a tratti arrembante. La mentalità della squadra e del tecnico, insomma, è questa. Vincere è l’unica cosa che conta è il motto bianconero, che collima perfettamente con il credo calcistico di chi siede in panchina.

Il rischio, però, è che queste parole si ritorcano contro la Juventus. In Europa, principalmente. Se quello che “conta” è proteggersi, conservare, mantenere, quando ci si ritrova ad affrontare squadre dal talento sconfinato che riescono a superare queste barriere, allora è facile che questa filosofia si sciolga come cioccolata in uno zaino in spiaggia, sotto il sole di giugno. Anche una squadra come l’Atletico – che, sulla carta, può sembrare meno attrezzata di altre dal punto di vista tecnico – è in grado di far venire a galla tutta la limitatezza di un contesto tattico prettamente protezionistico, come quello disegnato da Allegri al Wanda Metropolitano una decina di giorni fa.

La condizione fisica di certo non aiuta. Alcuni giocatori, tra cui lo stesso Ronaldo, sono visibilmente appesantiti proprio nel periodo in cui sarebbe necessaria più energia. Ma, con tutta la qualità tecnica di cui la Juve gode, questo aspetto non può rappresentare una scusante. È una questione di mentalità: la squadra di Allegri sembra volersi accontentare. Ha il potenziale di una Ferrari, ma a tratti sembra voler usare quel mezzo come fosse una Fiat Panda. Che – per carità – chi va piano va sano e lontano, ma ogni tanto un po’ d’aria tra i capelli non sarebbe una brutta sensazione.

Anche perché, in caso di disfatta europea, la tesi difensiva sarebbe già pronta sul tavolo. La Juve ha vinto il settimo scudetto di fila, ce l’ha in tasca già da mesi, non ha mai perso in Serie A… Tutto corretto, ma il mercato della scorsa estate dice un’altra cosa: questa formazione è stata costruita per arrivare più vicino possibile al big deal. Altrimenti non sarebbe stato necessario investire così tanto e causare una separazione con il proprio dirigente più rappresentativo. Uscire agli ottavi, insomma, non sarebbe un risultato accettabile e ci costringerebbe a guardare con tutt’altro occhio alla stagione dei bianconeri.

Dopo Napoli-Juventus i bianconeri sono ancora più certi di rialzare questa coppa | Numerosette Magazine
Quest’anno potrebbe non bastare alzare questa coppa.

E il Napoli?

Ancelotti è riuscito ad evitare, almeno per ora, paragoni troppo ingombranti con la gestione precedente di Sarri. Sarà che l’ex-allenatore del Milan ha una carriera talmente gloriosa da essere immune a queste polemiche, ma in ogni caso nessuno se l’è sentita di condannare Carletto per l’abisso che separa il Napoli dai bianconeri. Napoli-Juventus, però, ci ha detto che gli Azzurri non sono ancora riusciti a colmare il gap con la Juve – soprattutto quello mentale.

Se dal punto di vista tecnico per investimenti e lunghezza della rosa è impossibile confrontare le due squadre, poteva essere lecito aspettarsi uno step psicologico da parte degli Azzurri, che però ancora una volta è stato rimandato. La superiorità dimostrata in campo – soprattutto nel secondo tempo – non si è tradotta in una rimonta che non avrebbe significato tanto per la lotta al titolo, ma sarebbe stata utile per fornire ulteriore spinta propulsiva al Napoli nell’ultimo obiettivo stagionale rimasto: l’Europa League.

Eh già, perché anche il fulcro della stagione partenopea – come di quella juventina – si trova nel vecchio continente. A meno di cataclismi il secondo posto in campionato sembra al sicuro, mentre le pistole di Piatek hanno interrotto il percorso in Coppa Italia di Insigne e compagni. Il Napoli ha ancora un’occasione per dimostrare di avere una mentalità vincente finora celata, un imprinting che però è nelle corde di Ancelotti e fa quindi propendere per un cammino positivo degli Azzurri nella seconda competizione europea, dove la squadra dovrà affrontare il Salisburgo agli ottavi.Ancelotti scuro in volto dopo Napoli-Juventus | Numerosette Magazine

Che cos’è stata Napoli-Juventus, quindi? Doveva essere uno spot per il nostro calcio, la migliore dimostrazione del buon stato di forma del nostro campionato. In realtà, forse, ha rappresentato più che altro una fedele e deludente fotografia di quello che è la Serie A oggi: una competizione fatta di attese sfibranti, gol fortunati, ritmi sonniferi. Sarebbe bello ci fossero più Atalanta-Fiorentina, ma dobbiamo accontentarci di tante Napoli-Juventus.

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