In NBA le cose si fanno serie

Dopo il pezzo di qualche giorno fa su Warriors e Cavaliers, parliamo delle altre serie che hanno decretato le prime sentenze della postseason NBA. Celtics, Raptors, Wizards, Spurs, Rockets e Jazz raggiungono le già citate finaliste della ultime due edizioni delle Finals alle semifinali delle rispettive Conference. Aprite Notes e appuntatevi le cose più interessanti del primo turno di Playoff, già proiettatti alle semifinali.

Washington Wizards-Atlanta Hawks (4-2)

E’ stata la serie più equilibrata del primo turno dei Playoffs insieme alla criptica sfida tra Clippers e Jazz, tanto che entrambe le squadre avevano mantenuto il fattore campo fino a gara-6, quando Wall ha deciso di dominare tutti a furia di penetrazioni, tiri dalla mid-range e trash talking.

I ragazzi sembrano essersela presa parecchio

Bad & Boujee-mood per J Wow, che ha segnato 42 punti con ben 19 nel solo ultimo quarto. In generale, la combo Wall-Beal ha fatto saltare gli equilibri della serie: 29,5 punti di media per il primo (massimo in carriera) e 25,8 per il secondo, con percentuali di usage aumentate per entrambi: quando la palla scotta, non hanno paura di prendersi responsabilità. I due rappresentano ormai chiaramente uno dei migliori backcourt della lega, anche perchè completano l’uno i difetti dell’altro: Beal è una sicurezza anche in difesa (99 di Defensive Rating), metà campo in cui Wall fatica di più, mentre il play ha invece più capacità di coinvolgere nel modo giusto i compagni con gli assist. Le squadre di Brooks e Budenholzer sono simili: forti a rimbalzo e veloci in transizione, ma in questa coppia i Wizards hanno trovato qualcosa che agli Hawks manca, e che li proietta in una semifinale di Conference, quella contro i Celtics, il cui andamento non è così scontato, dato che la squadra di Stevens ha mostrato comunque una serie di problemi, soprattutto nelle prime due gare della serie con Chicago.

Toronto Raptors-Milwaukee Bucks (4-2)

L’uomo copertina della serie è stato senza dubbio Antetokoumpo, e questa forse non è proprio una buona notizia per Toronto. La realtà è che ci si aspettava partite più sbilanciate da parte dei canadesi, non solo in termini di risultati, ma di gioco. I Raptors, con l’aggiunta di Ibaka e Tucker a un roster che un anno fa si era arreso solo alla supremazia di King James nella finale della Eastern Conference, avevano fatto un passo importante in avanti a livello di competitività, esperienza e presenza in difesa. La realtà è che la squadra di coach Casey si è trovata davanti The Greak Freak in una super versione, con 24.8 punti a partita e il 53% dal campo, ma che più in generale ha dato la sensazione di poter mettere in difficoltà le difese solo con la sua presenza. Devastante in post e in transizione, se riuscirà a migliorare le sue percentuali e la sua pericolosità al tiro diventerà veramente immarcabile, dato che ad oggi, dopo il pick ‘n roll, l’unica soluzione per evitare che salti dalla lunetta concludendo il gesto atletico con una schiacciata è passare dietro ai blocchi e lasciare metri di spazio per tirare a Giannis, che però si fida ancora poco del suo movimento di tiro.

Non provate a fermarlo

I Raptors si sono dimostrati troppo dipendenti da Lowry e DeRozan, con il primo nettamente sottotono (solo 14.3 punti a partita) e Deebo che nelle due gare perse ha tirato col 24% dal campo. Problemi in attacco che sono confermati dall’Offensive Rating, sceso dal 109.8 di Regular Season al 101.5 (14^ posizione su 16) nei PO. Mentre Drake, il Global Ambassador della squadra, ha guardato gara-6 da casa in compagnia di Karl Malone, il team di Toronto si appresta a sfidare i Cavaliers in semifinale: con il play e la guardia al meglio, si può forse pensare di mettere in difficoltà un roster come quello di coach Lue che ha messo in luce diversi problemi dal punto di vista difensivo.

San Antonio Spurs-Memphis Grizzlies (4-2)

Probabilmente non erano necessarie conferme, ma Kawhi Leonard ha definitivamente spazzato via ogni dubbio sul suo status di top2 nella lega sui due lati del campo. Dico top2 perchè sul titolo di numero uno potrebbe arrivare una richiesta di copyright dall’Alieno di casa a Cleveland, Ohio: LeBron, quando decide di difendere (cioè quando conta) è il più forte della lega. Kawhi ha disputato una gara-4 da fenomeno, segnando 43 punti (massimo in carriera) e diventando il primo giocatore nella storia dei playoff a concludere una gara con più di 40 punti e più di 5 palle recuperate: le statistiche parlano da sole. Inoltre il numero 2 ha risposto colpo su colpo nei momenti decisivi della partita, segnando 24 punti tra ultimo quarto e overtime dello stesso match poi perso dal team di Popovich. La vittoria di San Antonio nella serie è arrivata in particolare grazie alle mani del ragazzo con le treccine, ma in gara-6 ha dato un importante contributo anche Tony Parker, che pure era stato annullato da Conley nelle precedenti cinque sfide.

Un incubo superato con lieto fine dal francese. Fonte: ESPN

Memphis ha reagito d’orgoglio all’idea di subire un altro 4-0 dagli Spurs come un anno fa, e ha vinto grazie a Gasol, Conley e Randolph gara-3 e gara-4, per poi soccombere nelle successive due sfide. Menzione d’onore a Mike Conley: una delle guardie più sottovalutate dell’NBA, che non smette mai di ribadire quanto sia decisivo su entrambe le metà campo, provando a dimostrare di meritarsi il contrattone riguardo a cui aveva ricevuto molte critiche quest’estate. Gli Spurs ora si apprestano a sfidare i dinamici Houston Rockets, che potrebbero mettere in difficoltà i lunghi di Pop, tanto che Pau Gasol potrebbe cedere parecchi minuti a Dedmon, più adatto a muoversi lontano dal ferro.

Houston Rockets-Oklahoma City Thunder 4-1

Era forse la sfida più attesa: the Beard vs Russ. Una sfida epica a suon di triple doppie, che si sarebbe conclusa con un’esplosione nucleare dal cui fumo sarebbe uscito Westbrook con una corona d’oro e un outfit avvenieristico, ballando sulle note di un brano di Future. La realtà è stata leggermente meno immaginifica, con Westbrook che è comunque per tre volte andato in doppia cifra nel numero di punti, assist e rimbalzi messi a referto, ma che non ha potuto portare avanti più di così il miracolo costruito in Regular Season ad Oklahoma City.

Un dato che fa riflettere: Russ è riuscito meno ad essere decisivo. Fonte: ESPN

Ma d’altronde, come già detto e ridetto, Westbrook ha il deserto attorno: nei minuti in cui si è seduto in panchina durante la serie, il Net Rating ha toccato quota -51,3, mentre con lui in campo OKC registra un più confortante +4,9. Questo giusto per sottolineare una volta di più la surreale stagione che si è inventato Brodie quest’anno. Dall’altra parte i Rockets hanno vinto senza dipendere troppo dal loro leader (Harden ha tirato con il 41% dal campo, 24% da tre punti, 1,8 di +/-: percentuali nettamente inferiori a quelle tenute in Regular Season) valorizzando lungo la strada vari giocatori (in particolare viene in mente Nenè, 12/12 FG e 28 punti in gara-4) e dando quindi un’ulteriore dimostrazione di forza. All’orizzonte si prospetta per D’Antoni la sfida agli Spurs, che rappresenterà una serie interessantissima e che ci permetterà di capire qualcosa di importante: se i Rockets, col loro gioco estremo, dovessero fare lo scalpo alla banda di Pop e arrivare in finale a Ovest, sfido tutti a trovare qualcuno che non rimarrebbe sorpreso.

Boston Celtics-Chicago Bulls (4-2)

Forse qualcuno si era dimenticato che Rajon Rondo, pur con tutti i suoi difetti, caratteriali e difensivi, che si porta dietro da anni, rimane un campione NBA e quattro volte All-Star. Il play dei Bulls infatti era finito in panchina a fine dicembre proprio a causa dei suoi limiti di atteggiamento nella metà campo difensiva, e aveva vissuto un inverno decisamente negativo. Da marzo aveva riniziato a giocare un buon numero di minuti, ma era effettivamente difficile aspettarsi un suo ruolo incisivo nella serie di primo turno dei Playoff contro il suo vecchio team. Il numero 9 dei Bulls è stato invece decisivo nelle prime due gare disputate al TD Garden, nelle quali ha messo a referto un Net Rating di +8,5, clamorosamente superiore al -0,9 di Regular Season, segnando 11,5 punti e distribuendo 10 assist di media nei due match vinti dalla squadra di Chicago. La frattura al pollice subita dopo il secondo match ha impedito a Rondo di disputare le successive partite, perse tutte e quattro dai suoi compagni, e questo infortunio è stato un duro colpo per i Bulls. Avrebbero avuto chance di vincere la serie con lui in campo? Forse sì, non possiamo saperlo. Sicuramente però RR9 era in condizioni psicofisiche super.

Rondo recupera palla, guida la transizione, gestisce il ritmo, e poi aggiunge un assist alla sua collezione

Ma come? Proprio gli stessi Celtics che hanno superato i Cavaliers, qualificandosi per primi nella Eastern Conference, rischiano di perdere contro una squadra che si è qualificata per la postseason solo nell’ultima partita della stagione regolare? Proprio così. Sicuramente la tristissima notizia della morte della sorella di Isaiah Thomas, arrivata alla vigilia di gara-1, ha inciso psicologicamente sulla squadra allenata da Stevens. Isaiah si è dimostrato un grande professionista e un uomo coraggioso, scendendo in campo in tutte le gare, ma diminuendo il suo contributo di punti e tirando con solo il 20% da tre, anche grazie al trattamento riservatogli dai Bulls, che non lo lasciavano mai solo in campo. In questo scenario è emerso prepotentemente Al Horford, il giocatore che era stato preso proprio per portare leadership e aumentare la qualità del roster soprattutto in postseason. Big Al ha migliorato le sue stats in termini di punti, assist, rimbalzi e ha fatto segnare un 6,5 nel rapporto tra assist e palle perse, rispetto al 2,9 della Regular Season. Ora Boston affronterà Wall e Beal, in una serie non impossibile per la squadra di Stevens che si prospetta essere uno spartiacque per questo gruppo, soprattutto per capire se è possibile competere ad alti livelli con questi giocatori.

Los Angeles Clippers-Utah Jazz (3-4)

Una serie ermetica di cui non si è riuscito ad interpretare l’andamento. Un’accozzaglia di mistero e di simboli messi sul parquet: di rinascita (Joe Johnson che torna ad essere Iso Joe, soprattutto in the clutch), di fallimento (Blake Griffin che s’infortunia e termina la stagione in anticipo, ancora una volta), di dominio (Chris Paul che si conferma la vera colonna portante che ancora sorregge le deboli certezze dei Clippers). Per quattro volte il fattore campo non è stato rispettato e i Clips dopo il problema all’alluce che ha messo ko Griffin dopo gara-3 erano dati per morti. Gara-4 e gara-5 poi sembravano davvero indirizzare la serie verso un 4-2 di Utah, ma CP3 con 29 punti e 10 assist in gara-6 ha regalato un’ultima possibilità alla squadra di Doc Rivers. Ma alla fine i Jazz hanno spento il sogno di Pierce di chiudere la carriera lontano da Utah, dove invece si è dovuto arrendere a Hayward e compagnia. Eppure la serie non era partita benissimo per i Jazz: l’infortunio di Rudy Gobert dopo dieci secondi in gara-1 è stato probabilmente da record. Il francese ha quindi saltato quattro partite, due delle quali perse dai suoi compagni, che hanno sofferto in particolare la sua assenza a rimbalzo: i Clippers hanno preso 9,3 rimbalzi in più degli avversari in questi quattro match, mentre i Jazz ne hanno presi 4,7 in più quando Gobert è sceso in campo nelle ultime tre sfide.

Non solo rimbalzi, ma anche presenza difensiva: qui sembra non avere punti di riferimento correndo con spalle alla palla, poi in un attimo si gira e annulla il lob di Paul

Gara-7 è stato il match più atteso di questo primo turno, e ancora una volta la maledizione che da qualche anno colpisce Los Angeles continua a presentare il suo conto nei playoff, e anche se la squadra di Doc Rivers avesse superato il turno, difficilmente senza uno dei suoi Big Three avrebbe potuto mettere in seria difficoltà Golden State. I Jazz invece sono un team in continua crescita, guidati da un altro giocatore molto sottovalutato come Gordon Hayward, e una combinazione ottima tra giovani ed esperienza, con una guida di livello come quella di coach Snyder. In ogni caso i ragazzi con la nota sulle spalle non avranno vita facile: i Warriors sono il peggior avversario da affrontare in questo momento.

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