Statuine

Quando penso alla parola “presepe” la prima cosa che mi passa per la testa è “ ‘o presepe” ovvero la sua traduzione napoletana.

Ma, come accade in ogni lingua, la sola accezione idiomatica/dialettale si porta dietro – peso della tradizione – dei significati e dei significanti che aggiungono altro da sé.

Nella fattispecie, a Napoli, per Napoli e i napoletani, ‘o presepe è un momento intimo, intorno al quale una famiglia si riunisce, nonché inventivo, sebbene la sua struttura si sia ben delineata nel corso dei tempi. E dobbiamo risalire all’epoca medievale…

Tutti partecipano alla costruzione, ma di solito la si lascia “governare” a chi ha più manualità, appunto fantasia, e capacità di arrangiarsi, che poi, molto probabilmente, è il valore più radicato, nella sua spregiudicata antinomia dinamicità/indolenza, della cultura partenopea che diventa arte.

Dialogo tra Luca Cupiello “Lucariello” (Eduardo De Filippo) e suo figlio Tommasino “Nennillo” (Luca De Filippo) tratto da Natale in Casa Cupiello (trasposizione televisiva del 1977)

 

Può capitare, però, che possano mancare delle statuine. E tutto deve essere perfetto. Gli attimi che seguono la presa coscienza della mancanza sono tanto tragici quanto comici. E allora vedi una famiglia quasi disunirsi. Il marito litiga con la moglie, il figlio maggiore non vuole più fare ‘o presepe, la sorella lo cazzia, e il fratellino accumenc’ a chiagnere. Intervengono, di buona pacienza, i nonni paterni per placare gli allucchi ro’ ninnill’, mentre un’altra figlia disperata entra in casa urlando perché s’è scucciat di stare tutti i giorni a casa con il suo marito torinese trapiantato a Napoli, a guardare partite calcio. Fortunatamente la fede del marito è granata. Così, mentre la madre si coccola ‘o ninnill’, e i nonni cercano di calmare l’altra figlia disperata, il figlio maggiore, convinto dalla sorella, insieme a lei e a suo padre, esce di casa e si butta per la strada per cercare una soluzione.

La via più semplice è quella che porta a San Gregorio Armeno, nel cuore di Napoli e dei suoi quartieri spagnoli. La stradina è nota al mondo per essere la via dei presepi. Se ti giri in quello scorcio di spazio, tra le case addossate, il tuo sguardo non può che posarsi meravigliato su quelle creazioni, il cui apice centrale è la mangiatoia (mangiatoia che è il termine minimo, cioè più profondo, del presepe dal latino praesaepe)

Entrare in un negozietto e comprare le statuine mancanti è il gesto, forse, più semplice che i tre potessero compiere.

 

Si imbattono, tuttavia, in numerose botteghe in cui le statuine diciamo non sono propriamente della tradizione cristiana (e cattolica). C’è quella di Diego Armando Maradona, e tutto sommato, a Napoli, non entriamo ancora nel paganesimo, e poi ci sono quelle di Papa Wojtyla, Silvio Berlusconi, Barack Obama, oggi Papa Francesco, Matteo Renzi e Donald Trump. Via via discorrendo, tutti i personaggi del momento che hanno segnato, e stanno segnando la storia contemporanea.

Le statuine, però, che non possono mai mancare sono quelle dei calciatori – al di là della loro influenza – meglio se hanno la maglia azzurra del Napoli. Perché il calcio, comunque, è una parte fondamentale della cultura napoletana e italiana. E lo ha capito bene l’altra figlia disperata che credeva di aver risolto la questione partite sposandosi uno di Torino.

I tre decidono, allora, di arricchire ‘o presepe aggiungendo delle statuine con i calciatori. Non essendosi portati molti denari aret devono optare per quelle più economiche, e quindi, tra le molte, acquistano anche quella del Pocho. Quando tornano a casa e mostrano i loro affari, i nonni tradizionalisti un po’ ci rimangono male, tuttavia ‘o ninnill’ tra le braccia della madre nun chiagne ‘cchiù, l’altra figlia disperata mo’ rir’, e l’amore famigliare che viene prima di tutto (no chell’ è ‘a salut’) trova la sua pace prima dell’arrivo del Natale.

Questa mattina alcune di quelle statuine hanno incominciato a spostarsi autonomamente, e lo sconquasso è ritornato all’interno della famiglia non meno dello stupore. E sono ricominciati i martiri e le appiccicate.

Ecco cosa sta cambiando all’interno della costruzione.

LA STELLA COMETA: non brilla più ma sussurra di rumors e, all’insaputa della famiglia, continuerà il suo brusio fino alle 23.00 del 31 Gennaio.

I RE MAGI: sono arrivati con anticipo alla grotta e sono Petrachi che ha portato esplosività, Giuntoli che ha regalato altezza, e Marotta che ha consegnato equilibrio.

 DS Style

 

IL PESCATORE DI ANIME: proviene da una città di porto come Livorno, e si è spostato da una città di mare come Genova a un’altra di mare come Napoli. Chiude un triangolo che, per attitudine e alchimia tra gli abitanti, unisce i tre luoghi nella stessa concezione di nostalgia provenienti dalle acque salate. É Leonardo Pavoletti. A Napoli ha il compito di pescare quelle palle alte a cui gli uomini di Sarri raramente si affidano, ma ogni tanto hanno un bisogno vitale di buttare, per variazione di esecuzione. Sulle anime, poi, ci sono pochi dubbi. Pavoletti sa attizzare i propri tifosi e si è integrato tra le statuine della nuova famiglia.

 Meglio averla in squadra la statuina Kalidou

 

BENINO: è il simbolo della rinascita, è colui che sogna il presepe, e nessuno osa svegliarlo altrimenti sparisce. La famiglia lo aveva lasciato con lo sguardo rivolto verso Roma, mentre adesso pare guardare Torino. É Juan Manuel Iturbe. Beh se continua il suo sogno, gli spazi giusti per risorgere ci sono e potrà starne ben contento Mihajlovic…e il marito dell’altra figlia disperata.

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Immagine tratta dal Corriere dello Sport

IL VENDITORE: qui si raggiunge un livello nel concepire il presepe che lo eleva veramente ad arte. Ogni mese il venditore cambia mestiere. Nel mese di gennaio è il salumiere o il macellaio. Prima di questa mattina lo avevano lasciato con ‘o cammise rosso e blu. Ora è inspiegabilmente bianco e nero. É Thomas Rincon che va a riempire uno spazio lasciato vuoto da Pirlo e, occupato differentemente, con dedizione e qualità, da Marchisio fino all’infortunio (e qualcosa ne risente ancora). Il capitano del Venezuela, entrando progressivamente nel giro delle rotazioni perfette di Massimiliano Allegri, dovrà interpretare con la sua classe, la sua muscolarità, e il suo ordine mentale un ruolo in cui Allegri ha dimostrato di gradire giocatori come Mark Van Bommel. L’olandese e il venezuelano non sono poi così distanti calcisticamente scrivendo. El General è il salumiere – un etto di palloni a destra, due etti a sinistra, ogni tanto una bistecca sotto il sette – e il macellaio – qualche calcio duro, ma onesto e utile per la squadra, lo rifilerà senza pressioni.

 Già in clima derby

 

I DUE COMPARI: zi’ Vicienzo e zi’ Pascale sono un romano di origine napoletana e un napoletano che hanno girato l’Italia e stanno per approdare, per la prima volta insieme, a Pescara. Sono Cesare Bovo e Guglielmo Stendardo. Dovranno portare in Abruzzo la loro cultura del Carnevale in grado di ribaltare una Morte annunciata. I due, poi, dovranno fare da chioccia a un pastore dal fisico statuario da osteria parmigiana. É Alberto Cerri, un nuovo ingresso nel presepe che porta con sé tante speranze, pochi gol all’attivo, ma tanta gioia e vino.

LA ZINGARA: è giovane, e indossa panni tanto stracciati quanto appariscenti. Se la ricordavano così un po’ di tempo fa. Ma ora che gli anni sono passati e i fili della maglia si sono scuciti sempre di più tra Liverpool, Torino, Milano, Firenze, Lisbona e Pescara, ha deciso di ritirarsi nella piccola Modena, e nell’ancor più piccola Sassuolo. Dicono che è in grado di predire il futuro, ma il suo avvenire lo conoscono soltanto i suoi piedi. Se trova un filo di continuità è in grado di indirizzare geometrie ancora per qualche anno. É Alberto Aquilani.

LA MERITRICE: è il simbolo dell’ erotismo. Proviene dal lontano Chile e vaga di sponda in sponda perché nessuno può resistere alla sua chilena.

 

E la “nostra” famiglia troverà pace per stanotte?

 

I due spezzoni tratti da Natale in Casa Cupiello (1977) potete trovarli in questo video che spiega molto meglio delle mie parole iniziali il valore de o’ presepe.

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