Squadre d’annata: Pescara 2011/12

Affidare il proprio club a Zdeněk Zeman è spesso stato come lanciare in aria una moneta. Usciva croce e la squadra cadeva in un pantano fatto di sconfitte e di molti gol subiti, usciva testa e avresti avuto bisogno di 2 stadi per accogliere tutta la gente che voleva venire a vedervi. Ecco, a Pescara uscì testa, probabilmente per più volte consecutive.

Eppure a storcere il naso erano in diversi, il boemo in Italia faticava da molti anni e, dopo un decennio di flop, era addirittura dovuto ripartire dal Foggia, nell’allora Lega Pro Prima Divisione.
Un ritorno alle origini che aveva un po’ il sapore del fallimento, anche se Zeman era riuscito a farsi valere, disputando una discreta stagione, terminata al sesto posto con il miglior attacco della categoria.

In Abruzzo decisero dunque di puntare su di lui, anche per dare continuità alla visione portata da Eusebio Di Francesco, in quello che probabilmente è l’unico caso nella storia di passaggio calcistico dall’allievo al maestro.

Il Pescara dei giovani e degli underdog

Sul mercato, i pescaresi si mossero in modo strano.
Pur essendo in mezzo alle difficoltà, Zeman non aveva infatti mai rinunciato alle sue idee, tra cui, ovviamente, il puntare deciso sui giovani.
Il d.s. Delli Carri assecondò questa predilizione, infarcendo la squadra di giovani del vivaio e di prestiti da grandi club.
Il problema – se così possiamo chiamarlo – è che questa tattica funzionò troppo bene, tant’è che i due calciatori italiani attualmente più costosi sul mercato fecero entrambi parte della rosa del Pescara in quella stagione. Stiamo parlando di Verratti e Insigne, rispettivamente promosso in pianta stabile dal vivaio e arrivato in prestito dal Napoli.
A loro due si aggiunsero altri tre buoni prospetti dalle big di Serie A: Simone Romagnoli dal Milan, Moussa Koné dall’Atalanta e, soprattutto, Ciro Immobile dalla Juventus.

Per completare il quadro della rosa vennero poi presi diversi underdog, ovvero giocatori poco conosciuti e dal potenziale inespresso. È il caso, per esempio, di Antonio Balzano, 25enne arrivato dal fallito Atletico Roma e che fu il terzo giocatore di movimento più impiegato dopo Cascione e Insigne. O ancora di Romulo Togni, 28enne con un passato – e poi anche un futuro -solo nelle serie inferiori e che fu una buona alternativa a Verratti.

Infine ci fu anche chi arrivò sia giovane che underdog, ovvero Riccardo Brosco, 20enne arrivato da una Triestina che si avviava al fallimento. Scontato dire che Zeman lo mise subito al centro della sua difesa.

L’inizio più alla Zeman possibile

Qualora in un futuro prossimo dovessero creare un dizionario calcistico, alla voce “squadra di Zeman” troverebbero come descrizione le prime sette giornate del Pescara 2011/12.
È talmente paradossale come inizio, che sembra la concretizzazione di tutti gli stereotipi diffusisi sul boemo nel corso degli anni.

Complice la pesante preparazione zemaniana, il Pescara uscì subito dalla Coppa Italia, sconfitto dalla Triestina ai calci di rigore, mentre in campionato l’inizio fu altalenante.
L’allenatore ceco schierava un mix dei giovani e degli underdog sopracitati, a cui univa l’esperienza di Sansovini, Cascione, Gessa e Zanon. Questa bizzarra miscela era modellata intorno al classico 4-3-3, con il nucleo più grande costituito dagli under 21. Tre di questi ultimi – Romagnoli, Verratti e Immobile – erano anche la spina dorsale attorno al quale ruotava tutta la macchina.

Ad ogni modo, dopo sette giornate, il Pescara si trovava a ridosso della zona play off, con uno score barbaro: 4 vittorie e 3 sconfitte, d’altronde a Zeman i pareggi sono mai piaciuti.
Vedendo la classifica però, quello che colpisce di più è un altro dato: la differenza reti era di +2, frutto di 18 gol segnati, miglior attacco, e di 16 subiti, seconda peggior difesa. Tutto il calcio del tecnico ceco riassunto in una frase.

Emblematica di questo periodo fu proprio la settima gara di campionato, giocata in casa contro l’AlbinoLeffe. Il Pescara, giocando a ritmi altissimi, era riuscito a portarsi avanti sul 5-0, salvo poi incassare 3 gol a gara già chiusa, con notevoli rischi e diverse parate di Anania.

Il Pescara sulle montagne russe

A dire il vero, non è che il resto del girone d’andata del Pescara sia stato poi molto regolare e diverso. Dopo quel rocambolesco 5-3 sui bergamaschi, i biancazzurri incapparono in un grigio 1-1 contro il Sassuolo, salvo poi inanellare una serie di 5 vittorie consecutive, subendo solo 2 gol. È il momento dell’esplosione di Insigne e Immobile che, coadiuvati da un ottimo Sansovini, mettono a ferro e fuoco le difese della serie cadetta, arrivando a quota 24 gol in 3 dopo sole 13 partite. Il trio trascina gli abruzzesi fino alla zona promozione diretta, che tuttavia assomiglia moltissimo ad un miraggio temporaneo, difficile da raggiungere per una formazione troppo spesso sul filo del rasoio.

La doppietta di Insigne contro il Bari porta il Pescara in zona promozione per la prima volta.

Le difficoltà non tardano infatti ad arrivare, e nelle successive 6 partite all’approdo tra le prime due della classe, i ragazzi terribili di Zeman ottengono appena una vittoria. Dopo un 4-2 subito contro il Torino, ogni velleità sembra spegnersi, i biancazzurri scivolano addirittura al quinto posto, superati da Verona e Sassuolo, club sulla carta più forti e quotati.

Quella del Pescara non è però destinata ad essere un’annata normale.
Nelle difficoltà, la squadra ricomincia ad ingranare e a segnare a valanga, inanellando 6 vittorie consecutive.
Il concetto è semplice: quando riescono a mettere in condizione il reparto offensivo di far gol, allora potrebbe finire in goleada, altrimenti diventa difficile. Non a caso, nelle sei gare vinte consecutivamente a cavallo tra i due gironi, ben 13 dei 15 gol sono stati messi a segno dagli attaccanti.
Questo filotto comunque riesce a far salire gli abruzzesi fino alla vetta solitaria e, soprattutto, a far tornare in auge il termine “zemanlandia, a circa quindici anni dalla prima volta.

La sfida che ha consegnato la vetta al Pescara.

La vetta, la caduta e il dramma

Complici gli arrivi di Nielsen e Caprari a gennaio, il Pescara riesce a mantenere la vetta per qualche altra giornata, ma i tempi non sono ancora maturi.
Infatti, dopo essere stati scavalcati dal Torino, gli abruzzesi iniziano un periodo altalenante, culminato con 3 sconfitte consecutive tra metà marzo e inizio aprile. In questo periodo, ai gol segnati, se ne affiancano molti subiti, ben 11 in 5 giornate, tra la 29esima e la 34esima di campionato. Questi numeri permettono a Sassuolo e Verona di risuperare i biancazzurri, in una sfida a quattro con il Torino per la Serie A.

Per gli appassionati potrebbe sembrare il preludio per la fine di un campionato meraviglioso, ma sappiamo tutti che non è così. Il finale della stagione 2011/12 verrà per sempre segnato infatti da quanto successo a Piermario Morosini quel maledetto 14 aprile allo stadio Adriatico, proprio contro il Pescara. Un dramma che sconvolse tutto il mondo calcistico, un dolore che nessuno ha mai dimenticato.

La cavalcata trionfale

Tornando al campo, dopo quanto successo, il Pescara ricominciò incredibilmente a correre verso il sogno promozione.
Nel giro di 3 gare vinse per due volte 6-0, contro Padova e Vicenza, nel mezzo ci mise un 2-0 al Gubbio e, subito dopo un 4-2 a Grosseto, che portò i biancazzurri ad un primo match point promozione il 20 maggio 2012, in casa della Sampdoria.

Alla vigilia sembrava difficile poter chiudere tutto a Marassi, e invece dopo un’ora di gioco il Pescara era già in vantaggio di 3 gol, grazie alla doppietta di Caprari e al gol di Immobile.

È Serie A

Un’inattesa conclusione per la cavalcata dei ragazzi di Zeman, che completarono la loro impresa nel più fragoroso dei modi.
E se a posteriori può sembrare esagerato chiamarla “impresa“, visti tutti quei campioni in campo, è sicuramente sbagliato sminuirla.
Del resto, una promozione in Serie A con un gruppo di giovanissimi non è mai stata semplice. La maggior parte di loro aveva meno di 22 anni e se Verratti, Insigne e Immobile ora sono tra i giocatori italiani più forti, parte del merito è anche di quell’anno a Pescara.

Un trionfo che venne ancor più avvalorato all’ultima giornata, quando, complice il pareggio del Torino contro l’AlbinoLeffe, il Pescara riuscì a vincere anche il campionato. Ah, ovviamente conquistarono anche il miglior attacco del torneo con 90 reti, uno dei numeri più alti di sempre. Per Immobile furono 28 reti, per Insigne 18, mentre Verratti sfiorò addirittura la convocazione agli europei.

Da allora è cambiato quasi tutto. I tre fenomeni della promozione sono delle stelle, mentre l’eroe di quel giorno di maggio, Caprari, gioca proprio in quella squadra che aveva punito.
E per quanto riguarda Zeman, beh, la Roma lanciò in aria la moneta, ma stavolta uscì croce.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *