Squadre d’annata: Ghana 2010

La storia del calcio africano ai Mondiali è costellata di occasioni sfuggite in maniera incredibile e sfortunata.
Come nel 1990, quando il Camerun di Roger Milla andò a 7 minuti da una storica semifinale, con l’Inghilterra che agguantò i supplementari solo grazie ad un rigore di Gary Lineker. O nel 1994, con la Nigeria – forse l’africana più forte di sempre ai mondiali – che aveva praticamente eliminato l’Italia, se non fosse che Roberto Baggio aveva ancora qualcosa da dire. O ancora nel 2002, con la favola Senegal interrotta dalla tremenda tortura del Golden Gol, segnato, in quel caso, da İlhan Mansız. Nome che abbiamo citato solo perché ci siamo domandati per giorni cosa possa esistere di più brutto che uscire dal miglior Mondiale della tua storia per mano di uno che, appesi gli scarpini al chiodo, si è dedicato al pattinaggio artistico.
Tornando al rapporto tra africane e coppa del mondo, nonostante siano accomunate dalla sfortuna e dall’uscita ai supplementari, nessuna delle storie di queste formazioni appena citate può essere paragonata a quella del Ghana in Sudafrica. Una vicendaa che sembrava troppo bella per essere vera, ed infatti finì malissimo.
Ma andiamo con ordine.

Hype Ghana

Il Ghana che si presenta ai Mondiali del 2010 è discretamente in salute, non solo dal punto di vista calcistico.
Il paese presentava infatti caratteristiche uniche nel caotico contesto dell’Africa occidentale. Innanzitutto era stato toccato marginalmente dalle sanguinose e tragiche lotte settarie che flagellano da sempre quella turbolenta parte del mondo. E poi nel 2009 la nazione aveva ottenuto lo status di democrazia stabile, in quanto il potere era passato per due volte da un partito all’altro dopo regolari elezioni.
In questo contesto sembrava stesse crescendo una generazione dorata di calciatori, tesi avvalorata dalla conquista del titolo iridato under 20 in Egitto nel 2009.
Di quella squadra saranno in 6 a partire anche per la spedizione sudafricana. Tra loro, il più forte è l’attaccante Dominic Adiyiah, neo giocatore del Milan e pallone d’oro del mondialino in Egitto.
Si aggiungono ad un gruppo già abbastanza forte, che comprende giocatori già affermati o in rampa di lancio, come lo storico portiere Kingson, il neo campione d’Europa Sulley Muntari, Asamoah Gyan e Kevin-Prince Boateng, che sta per approdare al Milan.
Guida la combriccola Milovan Rajevac, il classico tecnico slavo giramondo, che avrà vissuto almeno tre vite delle nostre e ha il santino di Bora Milutinović nel borsello.
Non hanno in campo fenomeni come Camerun o Costa d’Avorio, ma sono probabilmente la formazione più quadrata e solida, con un gruppo migliore, anche senza la loro stella, Michael Essien.
Escluso il paese ospitante, sono stati anche i primi africani a qualificarsi e sanno che giocano praticamente in casa, visto che, col passare dei turni, si ha la netta sensazione che tutta l’Africa tifi per loro. Anche perché dagli ottavi di finale resteranno gli unici rappresentati del continente nero ancora in gara.

Girone passato ai rigori

Il girone D si preannuncia piuttosto incerto. Perché se il primo posto della Germania è scritto, la bagarre tra Serbia, Australia e Ghana risulta tutt’altro che facilmente decifrabile.
L’esordio tra le Black Stars e la Serbia ha già l’aria di uno spareggio. Infatti la gara è bloccata, durante i 90 minuti i tiri in porta si contano sulle dita di una mano.
Lo 0-0 sembra già deciso, se non fosse che, a 5 minuti dalla fine, Zdravko Kuzmanović, nel tentativo di anticipare Boateng, su un cross abbastanza innocuo salta nel modo più goffo che possa esistere, con il pallone che manca la sua testa, finendogli sul braccio alto. Rigore solare, Asamoah Gyan spiazza Stojković e improvvisa un balletto dal dubbio gusto sotto la tribuna. Le vuvuzela suonano a festa. Sarà l’unica gara vinta dalla squadra sui 90 minuti in tutta la competizione.

Free Zdravko

Il copione della partita successiva contro l’Australia è simile, se non per il piccolo dettaglio che i giocatori di Rajevac vanno in svantaggio. Poi però succede esattamente la stessa cosa, fallo di mano in area australiana, Asamoah dal dischetto, portiere da una parte e palla dall’altra. Un altro balletto con i tifosi e un altro punto in cascina.

Prima dell’ultima sfida con la Germania, la situazione nel girone è piuttosto incredibile. Il Ghana è primo con 4 punti, seguono Germania e Serbia con 3 e l’Australia è ultima a 1. Un po’ tutti iniziamo ad accorgerci che questa squadra di giovani potrebbe fare qualcosa di importante.
A Muntari e compagni basta un punto per il matematico passaggio del turno, mentre i tedeschi devono per forza vincere, in una sfida che passerà comunque alla storia, essendo la prima in cui due fratelli si affrontano con la maglia di due Nazionali diverse.
Come prevedibile, è un assedio dai primi minuti, con la difesa degli africani costretta agli straordinari.
L’agognato, unico gol tedesco arriverà solo al 60′, con un meraviglioso sinistro all’incrocio di Mesut Özil, il cui racconto poco centra con la nostra storia, ma che abbiamo voluto lo stesso citare per mostrarvi il video perfetto per descrivere il talento turco-tedesco. Highlights montato al contrario di un gol magnifico, con una canzone malinconica, Hey there Delilah dei Plain White T’s, che parte, in ritardo, in sottofondo.

Mesut Özil, olio su tela.

Intanto però il Ghana, senza aver segnato ancora un gol su azione, passa il turno grazie al suicido della Serbia contro l’Australia, restando l’unica africana in gara dopo la fase a gironi.

Successo storico

L’ostacolo negli ottavi di finale sono gli Stati Uniti. Sulla carta, è sicuramente un match alla portata, tuttavia sarebbe un errore sottovalutare gli americani che l’anno prima sono arrivati fino alla finale della Confederations Cup, eliminando la Spagna e creando enormi problemi al Brasile.
Infatti la sfida è combattutissima, Rajevac suona la carica nel pre partita, mentre Donovan su rigore risponde a Boateng e si va ai supplementari. Qui deciderà un gol del solito Asamoah Gyan, che verrà ricordato soprattutto per i meravigliosi highlights della FIFA, che ha pensato bene di mettere la parte sul gol di Gyan, subito dopo aver inquadrato il faccione sorridente di Bill Clinton.

Save Bill.

I restanti minuti sono paesaggio e, al triplice fischio di Kassai, le Black Stars si inginocchiano tutte a pregare, mentre lo stadio festante inneggia ai ragazzi di Rajevac. È la migliore prestazione nella storia del calcio ghanese.

A una mano dal paradiso

Per fare ancora un passo in avanti servirebbe però anche un pizzico di fortuna. Che inizialmente arriva, perché i deludenti gironi di Francia e Inghilterra hanno aperto una voragine nella parte alta del tabellone, dalla quale sono emersi Uruguay e, appunto, Ghana.
Così il 2 luglio sono in 80mila al Soccer City Stadium di Johannesburg per sostenere i ragazzi in maglia giallorossa.
Di fronte hanno una squadra battibile, di sicuro più alla portata di tutte le altre qualificate ai quarti, escluso il Paraguay.
La gara è aperta e con occasioni da entrambe le parti. Il risultato si assesta sull’1-1, con i gol di Muntari e Forlán arrivati grazie ad un contributo decisivo dei due portieri, Muslera e Kingson.

In realtà poi tutto quello che abbiamo appena detto è abbastanza inutile, almeno rispetto a quello che succede nell’ultimo minuto dei tempi supplementari.
Sì, perché non è solo una pagina drammatica di sport, è una metafora su campo della storia dell’Africa: la prevaricazione da parte di uno straniero che viene a conquistare a casa tua con metodi non ortodossi.
In quel maledetto ultimo giro di lancette, la formazione di Rajevac si conquista una punizione nei pressi dell’area avversaria, Paintsil scodella la palla in mezzo, e dopo un paio di rimpalli, questa capita sulla testa di Dominic Adiyiah, la stellina del Mondiale U20 di cui vi parlavamo prima.
È il pallone più importante della storia del calcio africano, ma il giovane attaccante è molto forte e lo incorna perfettamente, Muslera non ci può arrivare, nessun altro ci può arrivare con una parte del corpo utilizzabile. Il problema dei ghanesi è che davanti hanno Luis Suárez, uno dei calciatori più impulsivi di sempre. Ha giocato due campionati del mondo e li ha chiusi entrambi con una squalifica, quello del 2014 per aver dato un morso a Chiellini e quello del 2010 perché quel pallone lo para e lo spedisce fuori dalla porta, venendo espulso ma tenendo in vita i suoi.
Come nel migliore dei film drammatici, Asamoah Gyan stampa sulla traversa il calcio di rigore scaturito dalla parata del Pistolero e tutto viene rimandato alla lotteria dei penalty.
Qui sapete già tutti come va a finire, in un clima surreale Mensah e Adiyiah si fanno ipnotizzare da Muslera, mentre el loco Abreu giustifica il suo soprannome, tirando col cucchiaio l’ultimo rigore e spendendo la Celeste alla semifinale contro i Paesi Bassi.

Nel caso in cui servisse un supporto visivo a quanto raccontato. Attenzione, immagini forti.

Strascichi

Di fatto, il movimento calcistico ghanese fatica ancora a riprendersi da quella sconfitta.
A distanza di anni, dei giocatori presenti quella sera, soltanto Boateng, Muntari, Ayew e Kwadwo Asamoah si sono mantenuti a livelli importanti.
La carriera in rampa di lancio di Adiyiah è sostanzialmente finita con quel colpo di testa. Il Milan, dopo la classica serie di prestiti, lo ha ceduto all’Arsenal Kiev nel 2012. Oggi, dopo una fugace apparizione anche nel campionato kazako, gioca in Thailandia, nel Nakhon Ratchasima.
Asamoah Gyan, dopo aver accusato Suárez di essere l’uomo più odiato in Ghana, ha giocato ancora una stagione in Europa nel Sunderland, prima di trasferirsi nel campionato degli Emirato all’Al Ain, dove, in mezzo alle accuse di aver praticato dei sacrifici umani , è stato ricoperto di milioni e ha segnato caterve di gol per la squadra. Quest’anno, dopo essere passato anche dalla Cina, è tornato in Europa, in Turchia, dove ha conquistato una tranquilla salvezza con il Kayserispor.
Dei ragazzi che vinsero il Mondiale U20 nel 2009, solo il già citato Ayew è arrivato a buoni livelli, tutti gli altri sono finiti alla periferia del calcio.

E Rajevac? Ve lo abbiamo detto, ha girato il mondo, passando da panchine in medio oriente a quella dell’Algeria, prima di prendere il ruolo di selezionatore della Nazionale thailandese nel 2017.
E lì, lontano da tutto e tutti, mentre tenta di metabolizzare quella nefasta partita, ci piace pensare che passi le serate con Adiyiah, ricordando quando stavano per scrivere la storia del calcio africano e tutto il mondo si accorse di loro.

 

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