Squadre d’annata: Chievo 2001/02

A chi si è appassionato alla Serie A questa constatazione potrà sembrare assurda, ma ci fu un tempo in cui il Chievo non era la squadra più odiata tra le piccole del campionato italiano.
Un tempo in cui esprimeva un buon calcio, non imbrigliandosi nel difensivismo puro che da tempo lo contraddistingue, e in cui schierava una formazione giovane, senza una difesa con l’età media incredibilmente alta, come successo negli ultimi anni.
Anni molto lontani, se consideriamo che i nati a ridosso dell’esordio dei clivensi in serie A stanno per diventare maggiorenni, ma che non hanno fatto perdere il ricordo di una formazione dai tratti mitologici, che visse una stagione meravigliosa e tragica, che probabilmente non ripeterà mai più.

Il Chievo dei miracoli venne soprannominato, e mai termine – benché spesso abusato – fu più azzeccato.

L’inizio è già un record

Il primo record venne scritto già il giorno della promozione. Il ChievoVerona fu infatti la prima formazione italiana a farsi tutta la trafila delle categorie calcistiche nostrane, dalla terza categoria alla Serie A. Una vera e propria impresa, pensando che il quartiere in cui è nata la squadra ha circa 4500 abitanti, circa 1/9 del numero di spettatori che può contenere lo stadio Bentegodi.
L’artefice di questo traguardo è un ragazzo di quasi 33 anni che, a dispetto dell’età, ha una visione molto più lucida di tanti patron, padri e padroni, che popolavano il calcio italiano tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000.
In un periodo in cui il termine plusvalenza era ben lontano dall’entrare nel gergo calcistico, Luca Campedelli era considerato l’astro nascente dell’imprenditoria sportiva italiana. Meno appariscente e vulcanico rispetto a molti presidenti di quel tempo, il proprietario del Chievo aveva ereditato la squadra dal defunto padre appena 23enne, portandola in 8 anni dalla C1 alla serie A.
Un percorso tortuoso ma inarrestabile, condotto con sapienza e competenza, senza spese folli ma con una sapiente gestione delle risorse a disposizione, anche grazie al lavoro del d.s. Giovanni Sartori.

La storica promozione dei Clivensi in serie A, arrivata dopo un 2-0 contro la Salernitana.

Anche dopo aver raggiunto il massimo livello del campionato italiano però, la musica non cambia.
Consci del potenziale dei giocatori autori della promozione, in sede di mercato i dirigenti gialloblu confermano sia Gigi Delneri in panchina, sia buona parte della rosa del campionato di B 2000/01 in campo, aggiungendo solo qualche fondamentale tassello.
Così dal Bari arriva, per l’inizio della sua ascesa in serie A conclusa poi nella Roma, un giovane Simone Perrotta, in modo da garantire corsa e inserimenti al fianco del genio di Eugenio Corini nel duo di centrocampo del tecnico friulano. dalla Reggina torna inoltre Massimo Marazzina per affiancare Bernardo Corradi al centro dell’attacco.
Puntellano la rosa il povero Jason Mayélé, un giovane Nicola Legrottaglie e Cristiano Lupatelli, che passerà alla storia per aver indossato, da portiere, la maglia numero 10. Una delle cose più romantiche che si siano mai viste su un campo da calcio, anche se c’è chi parla di sacrilegio.

Il Chievo si appresta dunque a disputare la sua prima annata di serie A con un gruppo poco rinnovato e perfettamente modellato sul 4-4-2 del suo allenatore. Sembrano tutte note positive, eppure quella dei Mussi Volanti pare essere una di quelle favole destinate a finire in fretta, tant’è che Delneri si trova in dovere di chiarire che non giocheranno solo per onorare il campionato.

A rendere il tutto ancora più magico, come testimonial per le nuove maglie targate Joma non viene scelto un giocatore clivense, ma Fernando Morientes. Il tutto per una campagna che, vista con gli occhi di oggi, non sembra avere granché senso, oltre ad essere introvabile su qualunque motore di ricerca.

Inizio sfolgorante

Nonostante questa scelta discutibile, il rendimento sul campo del Chievo è da subito ben oltre le aspettative.
All’esordio in serie A a Firenze, i veronesi regolano senza affanni per 2 a 0 l’ultima, derelitta, Fiorentina di Cecchi Gori, presentandosi al mondo così: solidi, veloci e ostici da scardinare.
Decidono due tap in di Perrotta e Marazzina, esaltati da una squadra che nell’undici titolare schierava ben 8/11 della formazione che aveva ottenuto la promozione pochi mesi prima.

Lo storico esordio del Chievo in Serie A.

Un unicum, quello delle conferme tra la B e la A, che si appaia ad un’altra unicità abbastanza particolare per una neopromossa, ovvero quella di aver trovato subito la quadratura del cerchio, con i titolari di questa prima giornata che saranno tali per tutta la stagione.
Delneri costruisce infatti la sua squadra dei miracoli attorno al già citato 4-4-2 dinamico e votato all’attacco, un modulo capace di imporre il suo gioco sia tra le mura amiche che fuori casa.
A difendere la porta, come detto, c’è Lupatelli con la 10, mentre, davanti a lui, c’è la filastrocca veronese: Moro, D’Anna, D’Angelo e Lanna.
A supportare il genio di Corini e gli inserimenti di Perrotta, sulle fasce, in pieno stile primi 2000, agiscono due giocatori rapidi come Manfredini e Luciano, anche se quest’ultimo all’epoca si faceva chiamare Eriberto e si dava 4 anni in meno.
Davanti, Corradi e Marazzina hanno il compito – ben svolto – di buttarla dentro.

Nella giornata successiva, il Chievo ottiene anche la sua prima vittoria casalinga, con un 2-0 sul Bologna deciso dai gol di Corradi e dell’eterno dodicesimo uomo Cossato.
I ragazzi di Delneri, insieme con la Juve, guardano tutti dall’alto in basso e vengono definiti “la fabbrica dei sogni“, anche se il Bengodi fa registrare quello che potrebbe essere il peggior esordio di pubblico, in relazione al numero di posti dello stadio, nella storia della Serie A. Insomma, meno di 10 mila spettatori sono veramente pochi.

La cavalcata del Chievo

Paradossalmente però, la vera scalata dei Mussi Volanti comincia con una sconfitta. Nella sfida di vetta contro la Juve alla terza giornata, i veronesi perdono infatti per 3-2 dopo essere stati in vantaggio grazie a due gol di Marazzina, rimontati da un super gol di Tacchinardi, da un colpo di testa di Tudor e dal rigore di Salas.

Il pirotecnico 3-2 del Delle Alpi.

Eppure, pare a tutti evidente che ci troviamo di fronte a dei giocatori veri.
Nelle giornate seguite a quella bruciante sconfitta infatti, non solo riescono a superare e lasciarsi alle spalle i bianconeri, ma trovano anche 3 vittorie consecutive contro Piacenza, Udinese e Lazio.
Con la squadra ad un punto dalla vetta occupata dall’Inter, sembra solo questione di tempo prima che il Chievo riesca a diventare incredibilmente capolista in solitaria.
Il sorpasso sui nerazzurri si fa attendere fino al 21 ottobre, quando il gol di Bernardo Corradi contro il Parma – e la contemporanea vittoria del Milan nel derby – mandano i clivensi in paradiso.
Proprio la vittoria contro gli emiliani sembra segnare l’inizio di una nuova era: via i nebulosi e ricchissimi patriarcati degli anni ’90, dentro le gestioni ragionate e senza follie, meno appariscenti ma più solide nel tempo.

Per quattro giornate Corini e compagni mantengono il primato in serie A, con un percorso che sembra conoscere solo successi e sporadici tonfi abbastanza clamorosi. O almeno strani, dato che riescono a perdere un’altra partita dopo essere andati in vantaggio 2-0. E stavolta, se possibile, si tratta di una sfida ancora più importante rispetto a quella contro la Juventus, perché è il primo derby di Verona nella storia della Serie A.
Un incontro che è già negli annali senza il nostro racconto, ma che diventerà immortale anche per il primo grande sfogo di Alberto Malesani davanti alle telecamere.

Se vinco vado sotto la curva.

Assurdità ancora più grande, poche settimane dopo quel rocambolesco derby, gli uomini di Delneri perdono la vetta per colpa di un’altra sconfitta per 3-2 dopo essere stati in vantaggio, stavolta contro il Milan, che permette all’Inter di tornare nuovamente in testa.

L’Olimpo lo vedranno però ancora per una settimana, qualche tempo più tardi, quando in una notte milanese pre natalizia, il Chievo troverà un’incredibile vittoria per 2-1 contro la capolista. Decidono ancora Corradi e Marazzina, e sembra che un miracolo possa accadere.

Assestamento

Al termine della gara con l’Inter, lo score del Chievo in campionato era abbastanza assurdo. Ne aveva vinte 10, pareggiate 2 e perse 3, queste ultime erano arrivate tutte per 3 a 2, e in ognuna di esse la squadra di Delneri era in vantaggio.
Tuttavia, già prima di Natale la vetta ritorna occupata dall’Inter, perché il Chievo viene nettamente sconfitto in casa dalla Roma per 3 a 0.
La favola, in senso assoluto, di fatto finisce qui.
Il Chievo non tornerà più a guardare tutti dall’alto, anche se resterà in zone della classifica spesso sconosciute.
Un mercato di gennaio senza acuti e una pessima serie tra fine dicembre e metà marzo, con una sola vittoria in 11 partite (contro l’Atalanta), conducono i gialloblu fuori dalla zona Champions per la prima volta nel campionato.

Sembra la parte più difficile di un’annata comunque di gioia, ma il peggio doveva ancora arrivare.
Il 2 marzo 2002 infatti, intorno alle 8 del mattino, il giocatore gialloblu Jason Mayélé rimane ucciso in un tragico incidente stradale mentre percorreva la Verona-lago all’altezza di Bussolengo.
L’impatto sul gruppo è ovviamente devastante, la partita col Parma viene rinviata, e la squadra tornerà in campo il 10 marzo, in un commovente tributo nella pareggio 2-2 col Torino, con Corradi che segna una doppietta ed esulta come faceva il compagno appena scomparso.

Per la prima vittoria del girone di ritorno bisogna attendere fino al 24 marzo, giornata in cui una doppietta di Cossato permette ai clivensi di vincere il derby contro un Verona in caduta libera e destinato alla retrocessione.
Da qui alla fine, il Chievo vincerà appena due partite contro Lecce e Atalanta, chiudendo la sua prima annata in Serie A con un impensabile quinto posto, con conseguente qualificazione in Coppa UEFA.

A onor del vero, a questo punto, qualora qualcuno potesse non capire come una squadra con sole 3 vittorie nel girone di ritorno abbia lottato fino all’ultimo per la Champions League, c’è da dire che il campionato del 2001/02 fu davvero stranissimo.
Oltre al 5 maggio, e ai tre club in lotta per lo scudetto all’ultima giornata (chissà quando lo rivedremo), ci fu una strana lotta per la Champions League tra Chievo, Milan e Bologna. A centrare l’obiettivo fu il Milan con appena 55 punti, il punteggio più basso per la qualificazione nel nuovo millennio.

Tornando all’argomento principale comunque, l’epopea del Chievo dei miracoli finì così, con un girone di ritorno negativo e tragico, che però molti anni dopo continua a farci scappare un sorriso, pensando al tempo in cui tutti tifavamo per il loro scudetto e non per la loro retrocessione.

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