Squadre d’annata: Messina 2004/2005

Sono trascorsi 14 anni, ma a Messina il ricordo è rimasto impregnato negli angoli della città, nei suoi muri, fra i palazzi, nelle piazze. Le fotoricordo, le magliette commemorative, lo sponsor Miscela d’Oro, i cori della Curva Sud: le storie di vita di chi ha vissuto la realtà di quel momento, adesso, negli occhi sempre lucidi di una città che piange l’ennesima sconfitta del calcio peloritano, causata dalla mancata iscrizione alla prossima Lega Pro, comportano che solo la memoria possa mantenere la condizione di una sofferente residualità.

Parliamo della stagione 2004-2005 dell’FC Messina guidato da Bortolo Mutti, di cui ricorderemo le imprese che permisero alla squadra biancoscudata di conquistare uno storico settimo posto da neopromossa, nel sogno, fin troppo effimero, di un’intera città.

La Favola del Messina

7 capitoli della stagione 2004/2005

L'11 tipo del Messina 2004/2005 di Mutti | Numerosette Magazine
da sinistra a destra: Giampà, Di Napoli, Conte, Zampagna, Donati, Zoro, Sullo, Parisi, Rezaei, Storari, Coppola

1. BentornatA

 

Era da 39 anni che il Messina non raggiungeva le soglie della massima divisione italiana. Un digiuno vissuto spesso con evidente insofferenza, specie in quel periodo di fine anni ’80 in cui a vestire la casacca giallorossa erano nomi come Salvatore Schillaci e Giuseppe Catalano, sotto la guida di importanti tecnici come Franco Scoglio e Zdenek Zeman. La stagione 2003-2004 del Messina è emblematica: dal profondo abisso delle prime giornate di campionato, in cui la squadra peloritana si ritrova ultima in classifica, riuscirà a emergere soltanto con l’arrivo del taumaturgico Bortolo Mutti. Con l’allenatore bergamasco i giallorossi riprendono in mano la situazione e, non contenti di una tranquilla salvezza, comprendono l’unicità del momento giungendo fino in zona promozione.

L’acme dell’impresa avverrà il 5 giugno 2004, data indelebile negli archivi della storia di Messina, quando al Celeste la squadra di Mutti riuscirà a imporsi per 3 a 0 sul già retrocesso Como, conquistando la promozione in Serie A. La città è inebriata dalla conquista di un sogno ormai inaspettato, ma fin troppo atteso. Le strade, e persino i muri delle case, vengono dipinte di giallorosso, dai balconi sventolano bandiere e ogni riferimento calcistico era filtrato dall’argomento Messina, come a voler esclamare: adesso fra i grandi ci siamo anche noi!

2. Il tappezziere, il Re e il mancino

Alessandro Parisi al Messina | Numerosette Magazine
Alessandro Parisi

Il Messina della promozione in A non era certamente solo una favola. Da quella squadra emersero infatti potenziali talenti come Di Napoli, Parisi, Storari, Aronica, che, uniti ai nuovi acquisti per la stagione in A, componevano una validissima rosa. Fra i nuovi arrivi di quella gloriosa estate post-promozione basti ricordare gli acquisti di Riccardo Zampagna, del serbo Iliev o dell’esperienza di Nicola Amoruso; venne persino adibita una presentazione in pompa magna per il giapponese Yanagisawa al Grand Hotel Timeo di Taormina, di proprietà di Pietro Franza, allora presidente del Messina, che non nascose i suoi progetti di espansione del marketing in Asia. Pensate, il momento a Messina era così idilliaco che, proprio durante la presentazione del giapponese ex Sampdoria, Franza ammise di voler programmare una tournée della squadra siciliana in Giappone.

Furono tanti i protagonisti di quella squadra, in generale, e sarebbe ingiusto non citare i due campani adottati dalla città peloritana, Sasà Sullo e Carmine Coppola. Ma in tanti ricordano ancora con assoluto stupore le gesta dei tre grandi beniamini, in termini di prestazioni e spettacolarità: Riccardo Zampagna, ex tappezziere dal sentimento proletario che, con i suoi gol, regalò le imprese più memorabili della stagione, Re Artù Di Napoli, talentuoso attaccante, già acclamato per le sue 19 realizzazioni nella stagione precedente che hanno garantito l’accesso in Serie A e Alessandro Parisi, detto anche il Roberto Carlos dello Stretto, terzino sinistro di netta impostazione offensiva e dal mancino pregiato, capace di far ammaliare, con le sue realizzazioni su calcio piazzato, lo stesso Marcello Lippi, che lo convocherà in Nazionale per un’amichevole, diventando così il primo calciatore del Messina a vestire la maglia azzurra.

3. Il cucchiaio

La prima del ritorno in A è un pari a reti bianche in casa del Parma. Il meglio ancora doveva chiaramente arrivare, sebbene, calendario alla mano, non sarebbe stato facile far punti con Roma, Milan e Juventus nelle prime 5 giornate. Il 19 settembre 2004 va in scena, presso il nuovo stadio San Filippo, Messina-Roma. Inaugura la gara il rigore realizzato da Alessandro Parisi al 21′ minuto, mentre per la squadra di Voeller risponde Montella al minuto 35. Il secondo tempo vede il Messina subito all’attacco: lancio per Zampagna che colpisce in girata il pallone, Pelizzoli devia sul palo, tap-in vincente di Sullo per il 2 a 1 della squadra siciliana. La Curva Sud esplode in un tripudio di emozioni: ha segnato il capitano. Ad allentare l’entusiasmo dei peloritani sarà uno strepitoso Vincenzo Montella che riuscirà a siglare altre due reti, ribaltando dunque il risultato del match. La squadra di Mutti però non demorde affatto: al 28′ minuto della ripresa su una punizione di Parisi deviata dalla barriera va a segno Domenico Giampà. Il Messina pareggia, ma spinge ancora in avanti per la vittoria.

Pochi minuti dopo il gol del pari, infatti, Iliev apre magistralmente per Riccardo Zampagna, che taglia la difesa romanista e pone i punti esclamativi con un sublime pallonetto: 4-3, prima vittoria al San Filippo. Inutile rammentare quanto il cucchiaio del numero 9 sia rimasta un’immagine cult per la tifoseria messinese.

4. Non svegliateci

Una settimana dopo il successo contro la Roma, a Messina l’entusiasmo aveva ormai inebriato anche gli angoli più remoti della città. Nessuno, però, poteva davvero aspettarsi che dall’euforia della vittoria si potesse andare oltre, verso un sogno a occhi aperti. Il 22 settembre il Milan di Ancelotti a San Siro ospita il Messina di Mutti. Dalla Sicilia partono in tanti per assistere alla gara della propria squadra alla Scala del Calcio e nessuno osa prevedere risultati, specie se a favore – così, per scaramanzia. Bortolo Mutti allestisce una squadra operaia con tanta sostanza in difesa e sulla mediana, mentre per l’attacco il peso cade sempre su Zampagna e le incursioni di Giampà. Durante tutto il primo tempo sono i campioni d’Italia a pressare la corposa difesa giallorossa: ci prova prima Kakà e Inzaghi dopo, ma Storari, a oggi proprio secondo portiere al Milan, riesce a farsi trovare pronto; i biancoscudati, certamente soffrono la corazzata di Carletto Ancelotti. Nella ripresa i rossoneri imbucano nell’area di rigore avversaria prima con Inzaghi, poi con Pancaro su calcio d’angolo, che porta il risultato sull’1 a 0 per i padroni di casa. Ecco, dunque, che il Messina riscopre l’unicità del momento e la sensazionale forza del gruppo.

Così, dopo nemmeno 2 minuti dal vantaggio dei rossoneri, Sullo lancia Mimmo Giampà che, infilatosi nella disattenta difesa milanista, riesce a superare anche Dida in uscita: 1 a 1, il Messina pareggia a San Siro. La capacità di cogliere l’attimo era tutto per quella squadra, ogni minuto aveva un significato a sé stante, ogni manovra d’attacco presentava infinite possibilità, ovviamente diremmo. Per quel Messina i minuti che vanno dal 55′ al 60′ in quella sera a San Siro hanno avuto una valenza mistica: la folle pretesa di incidere non una semplice pagina di storia, ma LA storia, indelebilmente. Così, dopo il pari di Giampà al 56′ minuto, giunge, soltanto tre minuti dopo, il gol di testa in tuffo di Zampagna, su un ben calibrato cross dalla sinistra di Parisi. Milan 1 – Messina 2, giunge un monito: non svegliateli, non disturbate la città da questo sogno.

5. Il derby dello stretto

La rivalità con la Reggina ha radici profonde e che talvolta sorvola il semplice confronto calcistico. Quando il Messina è tornato dopo circa 40 anni in Serie A, prima di sapere che avrebbe superato persino Roma e Milan, l’obiettivo d’orgoglio restava innanzitutto uno: salvarsi, certo, e vincere il derby dello stretto.

Andata

Il primo round viene disputato al San Filippo. Per l’occasione la Curva Sud alza una muraglia giallorossa e allo stadio accorrono in tantissimi. La gara si gioca il 31 ottobre alle 15:00 e il Messina adesso è reduce da tre sconfitte consecutive che hanno leggermente appianato i grandi sogni d’anarchia, dopo le prime giornate; i calabresi dell’allora tecnico Walter Mazzarri puntano, invece, sull’esperienza di chi conosce già la massima divisione e sulle maggiori individualità, quali Nakamura, Mesto, Mozart. Infatti, è proprio la squadra granata a portarsi in vantaggio al 32′ con la rete di Emiliano Bonazzoli e, con il risultato a favore della Reggina, termina il primo tempo.
Nella seconda frazione di gioco, torna però l’elemento magico dei giallorossi: la capacità di saper cogliere il momento. Così, anche stavolta, ecco che tutta la partita del Messina si concentra in pochi minuti, e precisamente in un arco temporale che va dal 65′ minuto al 69′.

Incredibile a dirsi, ma a cambiare i ritmi della gara per i peloritani sarà proprio il tanto atteso Yanagisawa, grazie alle sue veloci incursioni verso l’area granata. Prima va Iliev vicinissimo alla rete, poi al 65′ Zampagna calcia una punizione forte e tesa che Pavarini non riesce a bloccare: 1 a 1, il San Filippo esplode di gioia. Soltanto 4 minuti dopo il carpe diem messinese continua ad aleggiare imperterrito fra gli 11 in campo: Yanagisawa avanza sulla sinistra e crossa al centro trovando l’incornata di Arturo Di Napoli, che sancisce il 2 a 1 dei messinesi nel derby.

Curva Sud coreorgrafia Messina-Reggina | Numerosette Magazine
La coreografia prima di Messina-Reggina

Ritorno

Anche la gara di ritorno è vinta dal Messina, per 2 a 0. La squadra di Mutti arriva al Granillo a -3 punti dai padroni di casa, si gioca il 13 marzo alle 15:00. La tensione è alta in quanto ogni gara adesso può decidere in classifica, specialmente quell’anno in cui in molte erano appollaiate a pochissimi punti di distanza l’una con l’altra. I biancoscudati prendono subito il controllo del gioco, stavolta non ci sarà più bisogno di attimi da sfruttare: il Messina non è più soltanto una neopromossa. Al 13′ minuto è Cristante a portare in vantaggio i messinesi con un’incursione in area di rigore su calcio piazzato di Parisi, per quello che è ormai un must della stagione.

Raddoppia l’estasi giallorossa Gaetano D’Agostino con il suo primo gol in Serie A, siglato al minuto 40. Il Messina si aggiudica anche il secondo round del derby dello stretto e viene acclamato da una folla di tifosi, orgogliosi e commossi, pronti ad attendere i propri beniamini al ritorno da Reggio Calabria. Ecco un’altra notte indimenticabile per tutta la città.

6. Mai distrarsi

Il Messina della stagione 2004-05 non è stato chiaramente solo vittorie e imprese storiche. La squadra di Mutti ha mostrato in certe gare un’involuzione insolita sia nell’atteggiamento, sia dal punto di vista del gioco. In tal caso, esemplare è la partita di ritorno contro la Roma all’Olimpico. Durante tutto il primo tempo è soltanto la formazione ospite a imporre il proprio gioco contro una Roma disastrosa che subisce 2 gol: il primo di Iliev, mentre il secondo, per via di un erroraccio di posizione di Zotti, viene realizzato da Parisi. Nella ripresa, però, la squadra di casa riprende in mano le redini della gara sfruttando il tridente con Cassano-Totti-Montella più l’inserimento di Mancini, subentrato proprio dopo l’intervallo.

La squadra di Mutti non riesce più a reagire, probabilmente anche sorniona da quella che poteva essere l’ennesima impresa della stagione, e si fa rimontare clamorosamente. Vince la Roma per 3 a 2, ma il Messina torna in Sicilia consapevole di aver compreso la lezione: mai distrarsi.

7. Fino al 90′

33° giornata di campionato, 24 aprile 2005: alle ore 15:00 un San Filippo gremito di tifosi accoglie l’Inter di Mancini. La squadra di Mutti è in ottima forma per i match in casa, riuscendo a subire gol soltanto dal Milan nelle ultime 8 gare antecedenti a questa. L’Inter, da parte sua, sa come far male ai giallorossi, conscia del superbo 5 a 0 conquistato all’andata. È proprio il club nerazzurro, infatti, a pretendere subito il controllo del gioco con alcune verticalizzazioni su Cruz e con i tentativi di Emre e Stankovic. Mutti soffre il tentativo di aver posto vicino le due punte Di Napoli e Zampagna, tanto da chiedere al numero 11 di arretrare sull’esterno, così da ritornare al modulo con un solo attaccante. Anche subito dopo l’intervallo è l’Inter ad aggredire l’area peloritana fino all’inevitabile gol dell’1 a 0, ad opera di Julio Cruz al minuto 46.

La gara cambia però in un solo gesto: un cross di D’Agostino posto ad hoc per il colpo di testa di Arturo Di Napoli, che segna la rete del pari. Il San Filippo vive nuovamente l’idea di poter stoppare un’altra grande della Serie A mentre gli 11 in campo, forse anche più degli stessi tifosi, non vogliono accontentarsi di un pari. Il Messina continua comunque a soffrire: Veron con una mirabile conclusione da circa 30 metri colpisce il palo, poi ci provano Martins e Cruz sfruttando le incursioni in velocità. Messina-Inter, però, è una di quelle gare in cui solo la Τύχη (che noi riadattiamo al concetto di Fortuna) è in grado di decidere chi prevarrà definitivamente. D’Alterio chiede il cambio per crampi, permettendo a Rafael di subentrare al suo posto all’84’ sintomo di una squadra logorata nel tempo che costringe Mutti a effettuare altri due cambi negli ultimi 5 minuti di partita. Accade che sia proprio Rafael con il suo silenzioso ingresso, e un pareggio che sembrava ormai appurato, a stravolgere la storia: Donati avanza sulla trequarti e scova l’inserimento del brasiliano alle spalle della difesa nerazzurra. È il 90′ minuto e Rafael ha appena segnato il gol del 2 a 1 contro l’Inter, il Messina è virtualmente salvo.

Dolori e rinascite

La storia del Messina è stata sempre segnata da attimi di gloria, per lo più effimeri, seguiti a tempi bui e di dolore. Quel che però è sempre viva in una città come Messina è la possibilità di cambiare e rinascere dalle ceneri, come una fenice. È una concezione permanente della città, più volte soggiogata o lasciata a sé stessa, spesso letteralmente distrutta, come avvenne con il drammatico terremoto del 9 dicembre 1908. È proprio dalle macerie passate che prevale  però la speranza, l’ottimismo che prima o poi possa tornare il vento a proprio favore.

Christian Riganò al Messina | Numerosette Magazine
Christian Riganò, al Messina nella stagione 2006-07 

Gli anni dopo quella meravigliosa stagione saranno una continua parabola discendente dei giallorossi. Nel 2006 arrivano terz’ultimi ma si salvano a causa dello scandalo Calciopoli, consegnando il posto in B alla Juventus. Le ingenti difficoltà economiche della cordata Franza, sempre più piegato dai debiti, costringono la squadra a vivere una situazione di caotica incertezza, che fa precipitare nella stagione 2006-07 i biancoscudati all’ultimo posto e dunque in Serie B. Dopo una sola stagione nella serie cadetta, il 14 luglio del 2008 la società siciliana non può più permettersi l’iscrizione in B per l’enorme mole di debiti accumulata. I giallorossi decadono in Serie D, l’FC Messina Peloro verrà dichiarato fallito pochi mesi dopo. Da questo momento in poi a Messina passeranno tanti investitori, per lo più locali, che tenteranno di riprendere in mano le sorti della squadra, la maggior parte delle volte invano. Uno dei pochi momenti di reale speranza per i tifosi sarà l’avvento di Pietro Lo Monaco. Presentatosi come il risanatore del calcio a Messina, dopo aver conquistato al primo anno la promozione in Lega Pro Seconda Divisione (o Serie C2) e poi quella in Prima Divisione, decide di abbandonare la piazza nel momento più critico, in quella che è stata probabilmente una delle pagine più oscure della storia del club giallorosso, ovvero dopo la sconfitta nei play-out di Lega Pro proprio contro la Reggina, che spedisce i peloritani nuovamente in Serie D. Dopo la gestione Lo Monaco, la cordata rappresentata dall’imprenditore messinese Natale Stracuzzi, tenterà prima di salvare il Messina, permettendo che venisse ripescato in Serie C, e poi di rilanciare un progetto valido, ma, anche in tal caso, dopo un anno di assestamento in Lega Pro, la situazione precipita nel baratro, giungendo addirittura a uno sciopero dagli allenamenti mosso proprio dal tecnico Cristiano Lucarelli, in carica nella stagione da poco terminata. Stracuzzi consegna dunque la società al catanese Franco Proto, ex vice-presidente di Lega Pro, con la speranza di ampliare il progetto ai facoltosi imprenditori locali, che però non danno pressoché alcuna risposta d’interesse.

Oggi

Il 14 luglio del 2017, ben nove anni dopo esatti dalla prima mancata iscrizione in B, la società giallorossa non presenta la fideiussione per il prossimo campionato di Lega Pro: stamattina è arrivata l’ufficialità che il Messina ripartirà dalla Serie D, condannando i suoi tifosi all’ennesimo sogno infranto di fronte a una città cinica a cui ormai non restano che i ricordi.

Ma che ricordi…

 

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