Solskjaer is on fire

Il 18 dicembre si apre una voragine senza fine in casa Manchester United. José Mourinho, a causa della peggiore partenza di sempre nella storia dei Reds, viene esonerato nonostante la pesantissima clausola di rescissione fissata a 23 milioni di sterline. Lo United, sesto a 26 punti in classifica, mai in corsa per i primi quattro posti e in difficoltà in Champions League, sembra una squadra senza vita. Pogba non riesce a ripetere le prestazioni del mondiale in Russia, dove aveva avuto un impatto devastante nel 4-3-3 creativo di Deschamps; Sanchez diventa un desaparecido e in generale la squadra appare piatta e priva di idee.

Pochi giorni dopo, una vecchia bandiera del club, Ole Gunnar Solskjaer, viene nominato nuovo manager ad interim. Il suo obiettivo era quello di limitare i danni: a due mesi di distanza, il “suo” United è ancora imbattuto in campionato, ed è momentaneamente al quarto posto in campionato.

Mourinho esonerato dallo United | Numerosette Magazine
Nonostante alcune buone prestazioni (soprattutto in Europa, la sua specialità) Mourinho non è mai apparso in controllo della sua squadra.

La caduta senza fine

Lo United soffre di sindrome d’abbandono. Da quando sir Alex Ferguson ha lasciato la panchina nel 2013 il club non è più stato capace di ripetersi ad alti livelli, nonostante le incredibili spese per migliorare la rosa e lo staff tecnico. Se si esclude l’Europa League vinta da Mourinho, i risultati sono impietosi: una spesa complessiva di oltre un miliardo di sterline nel calciomercato non è bastata a invertire la tendenza di un declino che sembra inesorabile.

Come se non bastasse, i tifosi dei Reds si sono visti sorpassare e surclassare dal lato blu della città, che per decenni aveva militato tra la prima e la seconda divisione, e ora è guidato da uno degli allenatori più vincenti della storia.

La partita simbolo della rottura tra Mourinho e i suoi giocatori. La squadra di Guardiola passeggia sui rivali cittadini imponendosi per 3-1.

Vicenda triste, quella dello United: una divinità del calcio europeo che sembra impelagata in una caduta senza fine, amplificata sicuramente dalle altissime aspettative del pubblico dei Reds, abituati a dominare in casa e in Europa e ora costretti al ruolo di comparsa da quasi otto anni.

L’abbandono di Mourinho sembrava il punto di non ritorno. Nessun grande svincolato (si pensi a Conte, tanto per fare un nome) ha voluto prendersi la briga di sedersi su una panchina così scottante; persino Carrick, anima del centrocampo e della mentalità dello United, ha gentilmente rifiutato l’offerta. Allora la scelta è ricaduta su una vecchia conoscenza di Manchester.

L’uomo giusto al momento giusto?

Ole Gunnar Solskjaer stava allenando il Molde, squadra in cui è cresciuto come calciatore, quando ha mollato tutto per tornare dove ha sempre lasciato il suo cuore calcistico.

Questa non è la prima esperienza come allenatore in casa United: sotto l’egida di sir Alex, Ole ha guidato la squadra riserve dello United per due stagioni, dal 2008 al 2010, dove ha vinto un paio di coppe di Lega contro il Liverpool prima e l’Everton poi.

Ole allena lo United Riserve | Numerosette Magazine
Alcuni di questi giocatori sono arrivati in prima squadra. Riuscite a riconoscerli?

In pochi avrebbero scommesso su un suo ritorno in un momento così delicato per il Manchester. La carriera da allenatore di Solskjaer non vanta un palmares di grandissimo livello e si correva il rischio di peggiorare ulteriormente l’avvio terribilmente negativo dello United. Col senno di poi, dobbiamo ricrederci: Ole ha portato una vitalità che sembrava ormai perduta, e lo spirito d’attaccamento della class of 1992 sembra improvvisamente ricomparso negli spogliatoi dei Reds.

La scelta della dirigenza è stata incredibilmente efficace. Invece di investire ulteriore denaro dopo la dipartita di Mourinho (manager costosissimo, che ha fatto spendere allo United 446 milioni in due anni e mezzo, senza contare la buonuscita finale), i dirigenti hanno preferito puntare sulla tradizione.

Assieme a Solskjaer sono tornati Kasper Schmeichel, Ryan Giggs e Gary Neville, pilastri morali dei successi di sir Alex: grazie a loro, il vecchio spirito dello United di Ferguson si è impadronito di giocatori tecnicamente forti, ma fragili mentalmente.

L’allenatore tifoso

Il segreto sta proprio qui: Solskjaer ha colmato l’unico difetto strutturale che nessun allenatore prima di lui avrebbe mai potuto sistemare: la mancanza di attaccamento alla maglia. Nel dopo-Ferguson quasi tutti i giocatori hanno percepito in maniera negativa la pressione dell’Old Trafford, lasciandosi paralizzare dall’ansia da prestazione. Era un difetto rilevato anche da Mourinho, che non a caso è riuscito a trionfare in Europa League approfittando della totale estraneità dello United a una simile competizione.

Pogba e Ole allo United | Numerosette Magazine
Paul Pogba è stato coinvolto direttamente nel 55% dei 25 goal segnati sotto la gestione di Solskjaer (6 goal, 5 assist)

Il problema era di carattere mentale. Non era un mistero che Mourinho avesse ormai rotto i rapporti coi suoi giocatori, in primis Pogba; alcuni tabloid inglesi avevano poi riportato una scommessa tra Sanchez e Rojo circa la data di esonero del loro manager. Un comportamento non proprio professionale, un insieme di ripicche personali che avevano fatto precipitare la squadra e la fiducia dei tifosi.

L’arrivo di Solskjaer ha ribaltato radicalmente le priorità dello United. Il suo entusiasmo – un entusiasmo da tifoso – ha fatto capire meglio ai giocatori quale sia il privilegio di giocare per la squadra più vincente d’Inghilterra: uomini simbolo come Pogba hanno imparato a canalizzare la propria voglia di riscatto per il bene del team.

Internet è un posto meraviglioso: se si cerca “Mourinho and Pogba” su Youtube, il video in evidenza è proprio questo qui. 

Ole con tutti

Non fatevi ingannare dalla faccia d’angelo di Ole. In Inghilterra lo chiamano ancora baby face, diminutivo di baby faced asssassin, vero e proprio ossimoro linguistico. Gli occhioni azzurri e la faccia sorridente nascondono una visione estremamente cinica del calcio, che lo ha portato – come calciatore – a sfruttare ogni singola occasione per segnare.

Ole segna in finale di Champions con la maglia dello United | Numerosette Magazine
Solskjaer ha segnato uno dei goal più iconici del calcio europeo durante la finale tra Manchester United e Bayern Monaco nel maggio 1999. Subentrato al minuto 81, ha siglato la rete del 2-1 al 93′.

Questo passato da attaccante opportunista è evidente anche nello United di oggi, che si è sistemato con un 4-3-3 molto più dinamico rispetto alle formazioni di Mourinho, che privilegia le penetrazioni centrali di Pogba e le invenzioni di giocatori pienamente recuperati come Rashford, Lingard e Martial. Lo United ha aumentato notevolmente il proprio score senza concedere troppi goal: un successo che dimostra come Ole, nonostante la sua aria da bravo ragazzo e l’aria da sprovveduto, sa fare bene il suo mestiere.

Un rapido sguardo alla tattica

Ora lo United gioca molto più sereno. Allenatore, staff, dirigenza e calciatori vanno d’amore e d’accordo perché non hanno nulla da perdere. Solskjaer sta mostrando un calcio propositivo, rapido, che finalmente sfrutta i giocatori nelle zone in cui rendono di più: in questo senso, ha migliorato i rigorismi tattici di Mourinho, che appiattiva in mediana Pogba (annullandone il potenziale offensivo, esploso adesso sotto Ole) e sterilizzava le qualità offensive dei suoi esterni costringendoli a lunghissimi ripiegamenti difensivi.

Solskjaer ha ammesso candidamente che buona parte della sua formazione da allenatore l’ha avuta da Football Manager, celebre videogioco di gestione calcistica. Per quanto possa sembrare assurdo, il coraggio con cui Ole ha dato del minutaggio a tutti, rispolverando anche giocatori fossilizzati da Mourinho (Mata e Sanchez su tutti), sembra un retaggio della sua esperienza da videogamer. Si sa, nella realtà virtuale si ha un coraggio che spesso ci manca nel mondo vero. Forse, Ole ha rotto la quarta parete e il risultato è l’imbattibilità del suo United.

Solskjaer alla guida dello United | Numerosette Magazine
Il legame con la sua gente è rimasto invariato: Solskjaer è stato uno di quei giocatori ai quali è impossibile non voler bene. Questo lo ha aiutato sicuramente a inserirsi in un ambiente completamente sfiduciato qualche mese fa.

Parentesi Pepito

Ole sembra davvero il fratello maggiore che tutti quanti vorremmo essere. Di recente si è guadagnato la prima pagina dei nostri quotidiani sportivi perché ha compiuto un gesto d’altri tempi: ha invitato Giuseppe Rossi, ancora svincolato, a unirsi allo United per poter tornare al massimo della forma.

La storia di Pepito, purtroppo, la conosciamo tutti. A 31 anni, dopo cinque brutti infortuni ai legamenti, la sua carriera sembra davvero appesa a un filo e dopo la rescissione del contratto col Genoa pare che non ci siano più squadre di massimo livello disposte a concedergli un’ultima chance. Ed è per questo che la chiamata di Solskjaer sembra ancora più generosa.

I due sono stati compagni di squadra quando Ole era ormai al tramonto della carriera e Pepito un prodotto di punta dell’Academy dello United. Avevano una special connection in campo, che si è evoluta anche a un decennio di distanza. Tutti noi speriamo, segretamente, che lo United metta sotto contratto Rossi entro la fine di febbraio; sarebbe la degna conclusione per una carriera fin troppo sfortunata.

Nel gioco “due tocchi” Pepito ha la fama di essere imbattibile

Leciti obiettivi dello United

Resta ovviamente da chiedersi che cosa ci si possa aspettare dalla squadra. Lo United si trova al quinto posto nella classifica del valore delle rose in Premier League, ed è quindi attrezzato per aspirare a uno spot della Champions, da dividere verosimilmente con Chelsea e Arsenal.

Non possiamo dimenticare che lo United è attualmente in corsa per la Coppa di Lega e per la FA Cup, trofeo dal valore sentimentale fortissimo in Inghilterra. Mentre in Europa, il PSG ha dato la prima lezione a Ole sotto i colpi dell’ex Di Maria, in serata di grazia, e i Reds sono con un piede e mezzo fuori dalla competizione.

Quel che è certo è che, qualora i risultati di Ole Gunnar Solskjaer dovessero mantenersi su questa folle media, la dirigenza dello United dovrà rapidamente ripensare i piani per il futuro. A oggi, The baby-faced manager ha tutte le carte in regola per trasformarsi da interim a fisso, soprattutto fino a quando avrà con sé lo spirito della class of 1992 e la fiducia dei suoi giocatori.

Ole allo United, ieri e oggi | Numerosette Magazine

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