Sogno di una notte di mezza estate

Lisandro è tornato dalla sua Ermia.
Tredici anni sono passati da quando il magico succo viola del folletto Puck si posò sui suoi occhi, facendolo innamorare perdutamente della bellissima Elena.
L’effetto ormai è svanito, il sortilegio sciolto e tutto può tornare com’era.
Che vengano allora celebrate le nozze tra i due innamorati e che sia un matrimonio lungo e felice, come doveva essere, come sembrava essere, come in fondo entrambi speravano fosse, nonostante tredici lunghi anni che potevano spegnere per sempre la magia.
Una magia riaffiorata improvvisamente in una notte di mezza estate, una di quelle che si ricordano, con le stelle e il mare, il fuoco e gli amici, la chitarra e la musica.

Once a Blue, always a Blue

Wayne Rooney che torna all’Everton sembra effettivamente un storia raccontata sotto le stelle di una calda serata di luglio.
Una scelta semplice nella sua essenza, l’uomo del resto ha da sempre un’innata tendenza a tornare a casa, eppure così straordinaria da dover essere celebrata.
Se n’era andato da giovane promessa, al grido di “Once a Blue, always a Blue”, torna da leggenda, dopo aver vinto tutto e da capitano della nazionale inglese. Uno di quegli affari che riconciliano con il mondo del calcio.
Mai, come in questa sessione estiva di calciomercato, abbiamo visto quanto potere possono avere procuratori e altri strateghi che c’entrano più col mondo della finanza che con quello dello sport e, se prima si sapeva, con qualche dubbio, che erano i veri architetti dei movimenti dei calciatori, ora è sbandierato alla luce del sole.
Invece nella vicenda Rooney non c’è stato nessuno dei topos delle trattative del mercato di oggi, solo la voglia concreta di tornare a casa, dove tutto è iniziato.
Niente miliardi cinesi o americani, niente svernate in qualche campionato esotico, non è ancora tempo e nessun posto al mondo è come casa.

E com’è tornato…

Liverpool del resto non è, come direbbe Buffa, una semplice città, ma uno stato d’animo.
Avercelo dentro è come essere il protettore di un modo di stare al mondo, quello operaio e marinaio della città dei Beatles.
E per Wazza probabilmente il richiamo della sua città era troppo forte per essere ignorato, soprattutto se a farlo è la parte blu della Mersey, quella a cui ha sempre riservato una parte del suo cuore, anche mentre era occupato a dominare il mondo con il Manchester United.
Terminate le campagne di conquista, è stato il cuore a prevalere e ora, finalmente, quella storia d’amore interrotta, ma mai abbandonata, si potrà compiere.

Remember The Name

Quella tra l’Everton e Rooney è stata una di quelle storielle estive veloci e fortissime, piene di sentimenti ma troppo estemporanee per durare.
L’allora squadra di Moyes non aveva la possibilità di trattenere quel campioncino in ascesa e lo United offriva la gloria e, come sempre succede in questi casi, la scelta più ragionevole, fatta con la testa, ha prevalso.

Quel nome ora lo conoscono tutti

Non che Wayne e Manchester non si siano amati, anzi, è stato un amore intenso, vissuto a pieno ma, dopo l’idillio con Ferguson, la poesia si è via via diradata con Van Gaal e Mourinho.
Allora ecco che quella fugace avventura di tanti anni prima, così strana per durare ma così bella per essere dimenticata, torna più infuocata di prima, viva come non mai, come se in cuor loro ci avessero sempre sperato, anche perché almeno uno dei due ha sempre aspettato l’altro.

Le braccia dei Toffees sono sempre state aperte per Rooney e la volontà di rivederlo a Goodison Park non è mai mancata anche se, fino a pochissimi anni fa, sembrava puro fantacalcio. Un po’ come Lavezzi all’Inter.
Lui stesso, dopo le ultime burrascose stagioni, non vedeva l’ora di tornare dove è stato felice, dove è cresciuto, dove è stato una mascotte, un allievo, un potenziale giocatore e una sicura promessa.

Diciamo però che nel frattempo si è dato da fare.

 

Dio (denaro) è morto?

Febbraio 2014, Rooney rinnova con il Manchester United. Il nostro caposervizio di Premier ne rimane abbastanza colpito – direi un po’ tutti – e immortala il momento. Sembrava il fratello gemello e coi piedi buoni di Paperon de Paperoni, e forse quei soldi gli sono bastati: all’Everton guadagnerà 150.000 mila sterline a settimana, decisamente meno rispetto alle cifre percepite all’Old Trafford. Tutte situazioni che hanno in comune il sogno, lo stesso che in una sera d’estate ci ha fatto rivivere Rooney tornando all’Everton.
Si perché, per quanto amiamo alla follia questa strana faccenda che molti si ostinano ancora a chiamare “gioco”, quando vediamo 18enni rifiutare contratti milionari e quando vediamo campioni ricchissimi sacrificare ambizioni e carriera per qualche milione in più, beh, anche a noi, nati e cresciuti con lui nel sangue, inizia a piacere un po’ di meno.
Invece l’estemporaneità della scelta di Rooney ci dimostra come un altro calcio, quello che ci permettiamo di definire il nostro, è ancora possibile.
Un football dove il romanticismo è al centro di tutto, dove la riconoscenza non è solo di facciata e dove i trionfi vengono prima dei soldi, o almeno dove i secondi sono una diretta conseguenza dei primi.

A giudicare da questo video nemmeno l’Everton se l’era dimenticato.

E allora, finito di leggere questo pezzo, fate una cosa: prendete un paio di cuffiette e sdraiatevi.
Mettete i Linkin Park e chiudete gli occhi.
Pensate che Federer ha vinto Wimbledon e che Rooney gioca nell’Everton.
Pensate che sia di nuovo il 2004.
Pensate che niente sia cambiato e che gli ultimi 13 anni siano stati solo un sogno.
Un sogno di una notte di mezza estate, dovuto al caldo e all’umidità.
Un sogno dove tutto era questione di numeri e conti, dove si viveva solo per guadagnare di più, dove il romanticismo era solo per dei vecchietti nostalgici.
Ora riapriteli e sognate, come Rooney, di indossare la divisa della squadra della vostra vita.
Poi prendete la maglia di quella squadra e un pallone, uscite e giocate fino a quando non fa buio, che tanto è mezza estate, il sole tramonta tardi e domani non c’è scuola.

 

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