Slimani sapeva far gol

A Chéraga, sobborgo di Algeri, c’è un campo da calcio fatto di erba secca e polvere.
È simile a tutti quelli che ci sono in questa parte del mondo, dove il sole splende, alto e caldo, per quasi tutto l’anno.
Su questo campo stanno giocando dei bambini, il calcio è realmente la loro vita, il loro sogno, c’è poco altro e questo poco è l’essenziale per vivere.

Tra la polvere che si alza durante il gioco si percepisce distintamente una parola, che i piccoli continuano a ripetere ossessivamente, quasi fosse una preghiera, una formula magica o chissà cosa.
Slimani, Slimani, Slimani, ripetuto fino allo stremo, 10, 100, 1000 e più volte.
Slimani in realtà è un nome, anzi, è il cognome di un calciatore del Leicester che nella squadra di Chéraga ci è cresciuto e quel campo polveroso l’ha calcato migliaia di volte.
Qua non si idolatrano Messi e Cristiano Ronaldo, o meglio, li amano anche qui, ma non come Islam Slimani.

La sua storia è diversa da quasi tutte quelle dei calciatori africani: non se ne è andato in Europa da adolescente in cerca di fortuna nel vivaio di qualche club importante, è rimasto qui, nel campo di polvere di Chéraga, a lottare e sgomitare nella terza divisione algerina. Non il Wembley di turno, per intenderci.
A 20 anni, nel 2008, era ancora a lottare nei bassifondi: chiunque avrebbe mollato, avrebbe cercato un lavoro e il calcio sarebbe rimasto un hobby da coltivare la sera con gli amici o al bar, bevendo un tè e guardando una partita di Champions League, pensando che magari, in un’altra vita, chissà…
Guardando il mediterraneo da Aïn Benian – il quartiere dove abitava – pensava a cosa c’era in Europa, i grandi stadi, i palcoscenici più importanti, la fama, i soldi, le luci della ribalta, osservava quella distesa d’acqua con quel pizzico di malinconia di chi si chiede come sarebbe stato nascere dall’altra parte.

Islam però in cuor suo ci credeva ancora, per davvero: in quella stagione a Chéraga la rete la gonfiò più e più volte, perché, in effetti, una cosa ‘sto ragazzotto di vent’anni la sapeva fare veramente bene: segnare.
Tutto questo gli vale la chiamata di un club di prima divisione, il CR Belouizdad.
Non è una squadra di primo piano come il Setif, ma non si poteva certo dire di no, così per 8mila euro arriva il trasferimento.
Sarebbero normali i classici problemi di ambientamento e invece continua a segnare gol a ripetizione e, appena 3 anni dopo il suo passaggio al Belouizdad, nel 2012, Vahid Halilhodzic, di professione giramondo e per diletto allenatore, in quel momento sulla panchina dell’Algeria, lo chiama in nazionale.

Paura? Tensione?
Nemmeno per idea, 4 gol nelle prime 4 partite.
Slimani inizia a pensare che realizzare il suo sogno non sia poi così impossibile.
E infatti, a poco più di un anno da quell’esordio, sulla scrivania del Belouizdad arriva un offerta di 300mila euro firmata Sporting Clube de Portugal.
Fatte le valigie in fretta e furia e con quel cuore che batteva a mille, il 25enne Islam attraversa quel mare così corto, ma per certi versi così lungo, e vola dritto a Lisbona per la firma sul contratto.
Anche qui l’adattamento è rapido: 8 gol alla prima stagione da riserva di Montero e Sporting che ritorna in Champions League. Mica male il ragazzo.

A fine anno arriverà anche la chiamata per il Mondiale in Brasile e così, il ragazzo che, appena 6 anni, prima guardava il mare dalla sua casa in Algeria, sognando un futuro in Europa, attraversa direttamente l’oceano atlantico per andare a giocare la kermesse calcistica più importante.

Al ritorno dal Brasile lo aspetta il tecnico che perfezionerà la sua carriera: Jorge Jesus. Si, proprio l’allenatore che passò dal Benfica allo Sporting, trainando con sé un numero indecifrabile di minacce.
Sotto la vigile guida del tecnico lusitano, Slimani scardina ogni gerarchia e padroneggia l’area di rigore: bastano 27 gol in 33 partite nell’annata 2015/16 per convincervi che sia un buon attaccante?
Una stagione prima aveva esordito anche in Champions League, chissà se avrà ripensato a quel mare, a quel te, a quel bar, a tutto quello che ha passato, ai suoi amici che lo stavano guardando da casa, in Algeria, a quel campo di polvere.

Anzi no, ne sono sicuro, non avrà pensato a niente di tutto ciò. Solo una cosa aveva in testa in quel momento: il gol, la sua unica passione, la sua unica ossessione.

In tanti si sono innamorati di lui, ma spuntarla nella corsa per accaparrarselo è stato, un po’ a sorpresa, ma neanche tanto, il Leicester di Claudio Ranieri che con gli underdog che vengono dal basso ci ha costruito il miracolo sportivo più bello e assurdo degli ultimi anni.

 30 milioni la cifra stanziata per il suo acquisto, 100 volte quella che lo Sporting   pagò appena 3 anni fa, 3.750 quella sborsata dal Belouizdad.

A questa cifra hanno fatto eco le parole del suo ormai ex allenatore che ha dichiarato che Slimani segnerà il doppio dei gol di Vardy.

È partito con il piede giusto, nella prima partita in Premier League ha messo a segno subito una doppietta, dimostrando ancora una volta il suo grandissimo spirito di adattamento.

Un altro grande battagliero alla corte di Ranieri, chissà che proprio lui non sarà il nuovo condottiero del Leicester in una nuova favola, magari in Champions League, la competizione che sognava guardando il mare e che ora si ritrova a vivere da giocatore affermato.

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