La stessa, vecchia, sliding door

Mai dire mai. Nella vita nulla si può dare per certo, tutto è lasciato alla mercé del caso, con le decisioni degli uomini a cercare di fornire un filo logico alle trame della sorte. Nella carriera poi, ogni scelta ha il suo contraccolpo, nel bene e nel male. Rimpianti e soddisfazioni sono compagne inevitabili, e nel bilancio generale ogni momento è prezioso a modo suo. Ma nelle sliding doors che i nostri percorsi ci propongono, non è detto che non si capiti più di una volta davanti alla stessa porta, senza sorprendersi. È una prerogativa delle favole come dei cattivi finali, ma anche di quelle storie che in fondo, sono solo all’inizio.

E allora siamo qui a parlarvi di una favola che è appena agli inizi ma che promette forti emozioni. È la storia di Jesè Rodriguez, nuovo colpo dell’UD de Las Palmas.

La storia di Jesè nasce proprio a Las Palmas, piccolo comune che fa da punto di riferimento nelle isole Canarie. Qui nasce quasi 24 anni fa. I primi passi calcistici li muove nell’El Pilar e nell’AD Huracan, squadre che non smuovono nella mente ricordi di trionfi o record negli appassionati. Ma per un ragazzo che ama giocare a calcio, ogni opportunità conferisce entusiasmo e consapevolezza. Anche perché, se hai la stoffa giusta, il mondo se ne accorge presto.

Detto fatto, a 14 anni arriva la chiamata importante per Jesè, quella della vita. A bussare a casa Rodriguez è il Real Madrid, un sogno per qualsiasi ragazzino che abbia calciato almeno una volta un pallone. Alla prima sliding door della sua vita Jesè non ha il minimo dubbio: il suo presente si tinge di blanco.

I settori giovanili madrileni hanno portato alla ribalta assi calcistici capaci di lasciare la propria impronta nella storia, e Jesè ha tutte le carte in regola per essere l’ultimo nome di questa lista eccellente. Dopo 4 anni nella primavera, finalmente è tempo di fare sul serio.  Nel calcio dei grandi però, anche in Spagna, i giovani devono entrarci dalla finestra. Jesè approda infatti al RM Castilla, nella serie B spagnola, per la necessaria ed immancabile gavetta. Qui affina le sue doti, migliorando tecnica, aumentando il suo cinismo sotto porta. Un viaggio decisivo per la sua crescita, quello in Segunda, iniziato il 16 gennaio 2011: Rodriguez subentra al minuto 69 ad un compagno nella partita tra Real Madrid Castilla e Las Palmas.

Proprio contro i canari, i suoi progenitori, perché il destino calcola ogni mossa.

Il percorso di Jesè si sviluppa su binari ricchi di aspettative ed entusiasmo. Da una parte vi è la convinzione di essere di fronte ad un giocatore con tutti i numeri per entrare nella storia del Real e più in generale del calcio spagnolo; dall’altra, tuttavia, arriva perentorio l’imperativo categorico di non bruciare un ragazzo patrimonio calcistico nazionale e non solo. Il tempo però è galantuomo, perché uguale per tutti e (almeno per lui) meritocratico.

L’occasione per Jesè arriva il 13 dicembre 2011, quando subentra a CR7. Un testimone che il giovane ragazzo originario di Las Palmas spera di prendere in campo come in carriera. Un augurio che nella società blanca sono in molti a farsi.

Si, Jesè è solo un CR7 meno cinico sotto porta, e meno fantasioso palla al piede. Forse ricorda più un altro esterno d’attacco merengue poi giunto a indossare l’azzurro, Josè Maria Callejon.

Capita però, che nella scelta di quale via intraprendere, di quale porta aprire, si commettano degli errori, o peggio, si rimanga vittima delle scelte degli altri. Nella stagione 2012-13 Jesè non vede praticamente mai il campo per scelta dell’allenatore, quel Josè Mourinho tanto bravo a motivare quanto a scoraggiare: in compenso, però, 22 reti in Segunda non sono niente male. All’alba dei 20 anni, d’altronde, puoi perdere tutto tranne l’entusiasmo.

In estate arriva il Mondiale under-20, in cui Jesè fa la voce grossa, mostrandosi semplicemente di un’altra categoria. È l’ennesima sliding door di questa storia, quella che lo porta finalmente ad essere protagonista. Nella stagione seguente arrivano infatti l’esordio in Champions League e la prima rete in gare ufficiali con la camiseta blanca, contro i rivali storici del Barcelona, tanto per non essere mai banali. Sembra il preludio all’anno del salto di qualità per Jesè, alla realizzazione di tutte quelle aspettative di cui è stato investito fin dall’adolescenza. La sorte, però, spesso sa come metterti i bastoni tra le ruote. Rodriguez se ne accorge il 18 aprile 2014. Ritorno degli ottavi di finale di Champions: Jesè subisce un infortunio al legamento crociato del ginocchio destro, uscendo prima dal campo e soprattutto, terminando anzitempo la stagione.

La sliding door che nessun atleta dovrebbe mai varcare.

Fato vuole però che in quel finale di stagione, senza Jesè, il Real si prenda tutto, lasciando agli avversari solo le briciole (e la Liga). Gestire la delusione in questi casi è difficile, soprattutto per un giovane. Proprio l’età però è il punto di forza di Jesè, che una volta smaltito l’infortunio può ripartite all’inseguimento dei propri sogni. Nel trionfo europeo di due anni più tardi è presente, ma sempre come co-protagonista. D’altronde, in un top club trovare un posto è arduo, e nel Real gli assi non mancano di certo, e a volte per emergere la buona volontà non basta. Non resta che cambiare aria, prendere decisioni importanti, intraprendere nuove strade.

Aprire nuove porte, e magari bucarle a suon di reti.

Nell’estate del 2016 è il PSG a farsi avanti per il giovane Jesè, e a portarselo a casa con una cifra che sfiora i 25 milioni. Numeri che caricano di responsabilità il ragazzo, in una città importante, in una squadra che ti compra, ti osserva e se non se all’altezza, ti saluta.

Ed è la fine che purtroppo fa Jesè, passato in poco più di 6 mesi da top a flop, da possibile uomo di punta dei parigini nel post-Ibra a pezzo pregiato del mercato. Una scelta sbagliata dunque, quella di seguire l’istinto e volare lontano da casa, per approdare a Parigi. Ma non è mai troppo tardi per rimediare.

 

I parigini sono disposti a cedere Rodriguez in prestito. Tante le offerte, per un ragazzo che a 24 anni ha già dimostrato qualcosa e ha tanto altro da dare. Roma, Milan e non solo si fanno avanti, ma questa volta Jesè decide di seguire il cuore, forse non il migliore consulente per le scelte giuste, ma l’unico consigliere da ascoltare per perseguire il benessere interiore. E allora scartata la serie A, il giocatore vuole tornare in Liga a tutti i costi.

E la società che si fa avanti è quella a cui Jesè non può proprio dire di no. Qualcuno potrebbe dire che è già tutto scritto, che le nostre decisioni non influiscono su un disegno che ci ritroviamo pronto, fatto apposta per noi. Ma tutto questo non intacca minimamente il romanticismo che lega Jesè Rodriguez alla sua Las Palmas, dove ora è ritornato.

Perché nella vita “si viene e si va”, ma in alcuni luoghi semplicemente si lascia il cuore. E non si può far altro che spalancare quella benedetta sliding door.

 

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