Sognando Klose

Per Simone Palombi, con simpatia: Miro Klose.

La Lazio nelle vene, una passione irrefrenabile per il calcio e quel sogno all’apparenza irrealizzabile di poter giocare al fianco di quei grandi campioni che fin da bambini impersonavamo durante improbabili partite e interminabili sgroppate sulla fascia. Sembra l’inevitabilità di tutti gli aficionados del mondo del pallone. La medesima regia, i medesimi desideri e, quasi sempre, l’impossibilità di vederli realizzati. Eppure, ogni tanto, la magia del calcio concede, a pochi eletti, scelti secondo criteri che non mi è dato sapere, un qualcosa in più rispetto ai propri coetanei.

Questa è la storia Simone Palombi. La storia di un ragazzo della provincia di Roma che, abbracciando con tutte le forze il talento che gli è stato concesso, ha deciso di indossare i celebri scarpini con i sei tacchetti in ferro per dare sfoggio, sul verde manto, a tutto il suo talento.

Il biancoceleste come seconda pelle

Palombi con la maglia della Lazio | Numerosette Magazine
L’esordio di Palombi in Coppa Uefa contro il Vitesse.

Analizzando dati, statistiche e modo di giocare di Simone Palombi, classe 1996, in previsione dell’articolo che state leggendo, ho provato, di primo acchito, invidia. Sentimento che, senza margine di errore, presenta un connotato unanimemente negativo. Non essendo chi scrive quasi mai geloso delle fortune altrui, mi sono voluto interrogare del perché una tale sensazione avesse fatto breccia tra i miei pensieri. Concedendomi una pausa dallo scrivere e con lo sguardo vitreo perso alla ricerca di un’idea geniale, mi sono accorto di stare fissando il gagliardetto dell’Inter. E tutto mi è apparso immediatamente più nitido.

Cosa c’entra l’Inter con Palombi? vi starete chiedendo. In teoria nulla, in pratica tutto. Palombi non è solo un ragazzo che è riuscito a entrare nella porta principale del calcio. Palombi ha coronato il sogno più intimo e segreto di tutti gli appassionati di questo incredibile sport: giocare a calcio per la propria squadra del cuore. Ecco spiegata la mia invidia. What else? citava una pubblicità progresso di qualche anno fa.

Non mi sentirei, però, di declinarla all’accezione più negativa del termine. Anche se questo, in effetti, spetta a voi lettori stabilirlo. Tuttavia, sono abbastanza sicuro che sia un sentimento ascrivibile anche a voi, ma, dopotutto, non credo sia una giustificazione accettabile. Chiudo qui la riflessione, mi perdonerete ma non son riuscito a trattenermi.

Laziale della prima ora, raccattapalle all’Olimpico sempre in prima fila a sostenere i suoi beniamini, quando militava negli Allievi e nella Primavera della Lazio, il suo camminò incrociò quello di Simone Inzaghi, suo allenatore e mentore. Chissà che i due non possano rincontrarsi in Serie A, nello stesso spogliatoio della squadra da entrambi tanto amata.Con Klose e Signori come idoli, il giovane Palombi ha sempre dimostrato un innato feeling con il goal, diventando nelle categorie con i pari età un vero talento dell’area di rigore. La trafila giovanile biancoceleste lo vede, infatti, mettere a referto 55 goal e 8 assist in 92 incontri disputati. Giocando da prima o seconda punta, da esterno nel 4-3-3 o ala nel 4-4-2, non riesco a non pensare a un celebre adagio scolastico impossibile da dimenticare: cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. 

Il primo salto con i big avviene nell’estate del 2015. Pioli, all’epoca tecnico degli aquilotti, decise di portare ad Auronzo di Cadore l’attaccante di Tivoli. Il diciannovenne innamorato della Lazio ha in un solo colpo coronato un sogno, e immediatamente messo il classico cappellino nel long drink per dirla alla Nicolò Roggero. Vestire la maglia della Lazio non è cosa da tutti i giorni. Se riesci a fare anche due settimane di ritiro estivo al fianco del tuo idolo Miro Klose, ecco che il tutto entra di diritto nella scatola dei ricordi indimenticabili.

Una questione familiare

Il calcio nel sangue lo ha ereditato da Palombi senior. Grandissimo appassionato di pallone è riuscito a trasmettere la malattia anche alla figlia, Claudia Palombi che, senza che ci fosse il bisogno di sottolinearlo, di ruolo gioca attaccante. E provate a indovinare in che squadra gioca. Distanziati da un solo anno di età (la sorella è classe 1997), ma uniti nella passione per il calcio (e per la Lazio) hanno speso ore infinite a giocare presso i più polverosi campetti di Tivoli. Mi affido alle parole di Simone per darvi un’idea della situazione in casa.

Non avessi fatto questo lavoro, forse avrei provato a diventare tennista. Mio padre era malato di calcio, io e mia sorella rompevamo di tutto in casa perché giocavamo di continuo.

Con buona pace della mamma aggiungo io.

Verso il professionismo

Tutti abbiamo un episodio, un momento particolare, nel corso della vita che ci permettiamo di definire come una “svolta”. Il mio è stato quando, l’anno scorso, l’Inter ha ceduto contemporaneamente Santon e Nagatomo. Ero quasi commosso, lo giuro. Per Palombi, il momento della verità giunge quasi inaspettatamente, quando la Ternana richiede le sue prestazioni per la stagione 2016-2017. A Terni, fondamentale nel suo processo di crescita, è allenato da un altro grande laziale: Fabio Liverani. Sarà ancora lui, diventato allenatore del Lecce, a fare pressione sul presidente Saverio Sticchi Damiani per portarlo al Via del Mare quest’anno.

L’esordio del bomber di Tivoli, tra i professionisti, coincide con il primo goal di Palombi con la maglia verde rossa. Si gioca al Liberati, Ternana-Pordenone di Coppa Italia. Al 104’ del primo tempo supplementare Palombi sigla il goal dell’1-0 per la Ternana. Segnerà anche all’esordio in campionato contro la Salernitana. Il tabellino marcatori vedrà segnato il nome di Palombi per altre 8 volte, contribuendo, in maniera determinante all’insperata salvezza della Ternana.

Terminato il prestito a Terni, Simone Inzaghi decide di dargli una chance con la sua Lazio. Gioca però pochissimo senza riuscire mai a segnare. Nonostante tutto riesce a esordire sia in Campionato contro la Spal sia in Europa League contro il Vitesse. A gennaio del 2018 viene, quindi, ceduto in prestito alla Salernitana, squadra di proprietà di Lotito che milita in Serie B. L’impatto sarà quasi totalmente negativo, ma riesce comunque a segnare 1 goal e fornire 2 assist ai suoi compagni.

Ternana-Brescia 1-0 goal di Palombi | Numerosette Magazine
Palombi in progressione.

L’anno della consacrazione in Serie B

Come scritto in precedenza, lo sbarco di Palombi in Salento è merito di Fabio Liverani. Il connubio creatosi a Terni così risorge il 6 Luglio del 2018, data in cui Palombi diventa ufficialmente un giocatore del Lecce. Suo il goal dell’1-0 con il quale il Lecce bagna l’esordio stagionale in Coppa Italia, contro la Feralpi Salò del re dei bomber cadetti Andrea Caracciolo. Palombi ci ha preso gusto a segnare all’esordio, e nel post partita dichiara.

È l’anno del mio rilancio, sono carico e voglioso di dare tutto me stesso alla squadra. Quest’anno ne vedremo delle belle.

Mai parole furono più profetiche. Titolare inamovibile nello scacchiere giallorosso può vantare, dopo 19 partite giocate, ben 8 goal segnati. Ne manca uno per eguagliare il suo record, in Serie B, con la maglia della Ternana.

La sensazione è quella di trovarsi davanti a un giocatore che sembra possedere tutte le carte in regola per risultare un attaccante dominante e decisivo in un campionato difficile e imprevedibile come la Serie B. Una delle peculiarità del giovane attaccante è senza ombra di dubbio la duttilità. Abituato fin da giovanissimo a svariare su tutto il fronte offensivo, dimostra notevoli capacità di adattamento che gli consentono di ricoprire egregiamente tutti i ruoli dell’attacco. Un ibrido, quindi, che da quando è arrivato al Lecce, sembra tuttavia aver scelto la definitiva posizione di centravanti, a sua detta dove riesce a esprimersi meglio.

Simone Palombi sta dimostrando di essere un attaccante eclettico che ama giocare all’interno dell’area di rigore sbucando, come un rapace, alle spalle dei difensori con una velocità sorprendente. Una giocata spesso ricorrente è il taglio sul primo palo ad anticipare i due difensori centrali grazie ai cross dalle fasce. Una delle caratteristiche migliori di Palombi è il colpo di testa. Se da un lato non presenta uno stacco imperioso, dall’altro lato si fa sempre trovare nel posto giusto al momento giusto, grazie a un senso della posizione notevole con cui riesce spesso a trovarsi nella posizione ottimale per impattare il pallone di testa, imprimendogli sempre la forza necessaria.

Nonostante prediliga giocare negli ultimi 16 metri, grazie a una discreta accelerazione e una buonissima tecnica di base è in grado di agire centralmente con frequenti progressioni palla al piede; ama, inoltre, attaccare la profondità lanciato a rete dai compagni. Destro naturale, vi interesserà sapere che i primi quattro goal messi a segno, in questa stagione, li ha marcati tutti di sinistro. Un’ulteriore prova della completezza di questa giovane promessa.

È, inoltre, un giocatore estremamente generoso. Gioca molto per la squadra e presenta una garra notevole, come direbbe Lele Adani, che lo vedono spessissimo fare a sportellate coi difensori avversari ben più piazzati, nonostante il fisico non sia quello di Drogba (1.82 cm per 75 kg). Difetta, invece, nel tiro dalla distanza e nell’ultimo passaggio, prediligendo appunto la finalizzazione di un’azione piuttosto che il suo avvio.

Non solo il calcio

Simone è sempre stato un ragazzo eccezionale fuori dal campo mai una parola fuori posto o altro. Guarda al di là del calcio, ha anche altri interessi, una maturità mentale non indifferente: è giusto concentrarsi su altro, ti aiuta anche a livello tattico per stare insieme agli altri. Sei più intelligente.

Andrea Manfredonia, agente di Simone Palombi

Presa la maturità scientifica con votazione 90, si è iscritto all’Università nella facoltà di Scienze Motorie dell’Aquila.

Se c’è una cosa che ho sempre ritenuto indispensabile per far si che un talento diventi un campione è proprio l’approccio mentale. Il rispetto prima di tutto, e il sacrificio, sono caratteristiche fondamentali nel calcio come nella vita. Studiare, nonostante il calcio sia un lavoro altamente remunerativo, non può che essere un bel segnale nell’ottica della cultura del lavoro e dell’umiltà.

Caro Palombi, l’augurio che possiamo farti è di non smettere mai di dimenticarti la fortuna che hai avuto nel poter fare il lavoro più bello del mondo. Con la speranza di riuscire a trasformare il numero più alto possibile di sogni in dolci realtà.

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