Siena, la più bella delle città

Nella Piazza del Campo, ci nasce la verbena, viva la nostra Siena, la più bella delle città

Canto della Verbena

I senesi sono così, conservatori, campanilisti, eternamente e ciecamente innamorati della loro Siena, tanto da definirla la più bella delle città. Anche se nella bellissima Piazza ci nasce la verbena, pianta poco estetica ma dalle proprietà quasi magiche.

Siena è un universo a sé stante, una città che vive delle proprie tradizioni, del proprio passato, della propria ineffabile bellezza. Camminare per i vicoli umidi ed ombreggiati riporta indietro nel tempo tra mura, tufo, porte e quel pizzico di medievalità che ha segnato la nascita della città. C’è l’imponenza delicata del Duomo che spunta dietro ai palazzi che danno sulla Piazza del Campo; la Torre del Mangia col suo orologio che scandisce la vita dei senesi, popolo che sembra non soffrire lo scorrere inesorabile del tempo, difeso da un qualche esoterismo – forse dalla mano del patrono, Sant’Ansano – che lo protegge dalle insidie dell’esterno. Tutto a Siena rimane, nulla svanisce per sempre.

Come il Palio, vero simbolo di una città eterna, tanto che chiamarlo “manifestazione” è forse un’offesa: meglio non farci sentire dai senesi. Il Palio è un po’ come la verbena, una pianta come se ne possono trovare tante altre, anche di più belle. Però il Palio è magico, è un momento unico e infinito. Siena, nei periodi del Palio, è una città semplicemente stupenda. Tutto si tinge dei colori delle Contrade tra rivalità, cavalli, cibo e buon vino, una boccata d’ossigeno nei giorni tetri che il nostro mondo sta vivendo. Sin da piccoli, a Siena, si cresce e ci si educa in Contrada e ci si innamora della propria città prima ancora che di una ragazzina: ecco perché Siena è e rimarrà immortale.

Come immortale è il ricordo di quella squadra di calcio, quell’A.C. Siena che negli anni duemila ha reso la città ancora più bella, ancora più amata da tutto il mondo.

Quel Siena che nella sua storia va accostato prima di tutto al neroazzurro: l’Inter ha festeggiato al Franchi due campionati, il primo nella stagione dei record 2006/2007 con la doppietta di Materazzi, il secondo nel 2010 sotto il segno di Diego Milito, prodromi di un Triplete storico. Il Siena ha fatto male ai milanesi alla “Scala del calcio”  due volte, la prima con un 2-2 che costrinse Mancini a festeggiare un soffertissimo scudetto a Parma, poi con uno 0-2 impressionante nella sua ultima apparizione in Serie A. Un’altra volta ci andò vicino, quando al 93′ Samuel mise dentro un rocambolesco e contestatissimo 4-3.

Siena ha visto dal vivo il gol numero 300 di Inzaghi con il Milan; contro i rossoneri il Siena giocò una partita memorabile a San Siro salvo poi essere beffato da un appena diciottenne Alberto Paloschi dopo 20 secondi dal suo ingresso.

A proposito di 300, il Siena ha visto anche il 300esimo di Alex Del Piero in una partita epica per il popolo bianconero-senese: rimonta incredibile da 3-0 a 3-3 al Comunale di Torino, sotto il segno di Maccarone e Ghezzal.

Poi le sfide con la Roma che a Siena non ha mai dormito sonni tranquilli, vedi il clamoroso 3-0 del campionato 2007/2008. Il Siena è stata una provinciale che ha fatto tremare le grandi, come quando nella stagione post-Conte arrivò addirittura a giocarsela in semifinale di Coppa Italia contro il Napoli. Il calcio, mai così amato a Siena, è riuscito a far tremare i polsi del popolo che viveva di solo Palio e di solo basket. Poi i vari fallimenti, si sa, ma il ricordo rimarrà eterno anche grazie ai giocatori che son passati per questa squadra.

Venite, vi porto a fare un giro tra le Contrade, alla scoperta degli 11 giocatori che hanno fatto la storia della Siena calcistica.

 

Alexander Manninger – il Nicchio

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Il Nicchio è una conchiglia che protegge gli animali al suo interno. Così Manninger, uno dei migliori portieri che abbia mai calpestato l’erba il Franchi, ha difeso con forza e amore la porta dei bianconeri. Come dimenticare il rigore parato a Materazzi a San Siro che gelò il sangue di 80000 spettatori e di una squadra quasi imbattibile?

manninger

 Dai Matrix non te la prendere, non l’ho fatto apposta!

 

Daniele Portanova – la Torre

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La Torre protegge la città dagli attacchi dei nemici, così come il monumentale Daniele Portanova ha fatto per il suo Siena. Pilastro indimenticabile dal 2004 al 2009, Portanova ha militato in diverse squadre per poi tornare nel suo Siena dove attualmente continua a spadroneggiare in area di rigore, seppur in Lega Pro.

 Quanto corre questo? Meglio stenderlo

 

Houssine Kharja – la Chiocciola

chiocciola

Lento come una lumaca, più poeticamente chiamata Chiocciola. Il marocchino, numero 10 per eccellenza dei toscani, aveva dalla sua però un piede educatissimo che lo ha reso un trequartista bello da vedere, che disegnava traiettorie perfette come il suo guscio a spirale. Meritò anche di indossare la maglia dell’Inter, non prima di averla purgata con quel doloroso destro a giro del 2-2.

A Balotelli risponde Kharja che esulta ma non troppo. Forse aveva già il cuore neroazzurro
A Balotelli risponde Kharja che esulta ma non troppo. Forse aveva già il cuore neroazzurro

Simone Vergassola – la Tartuca

tartuca

Non perché Vergassola sia lento come una tartaruga, casomai perché la Tartuca è la Contrada più vecchia di Siena e per questo ne rappresenta un po’ il simbolo. Vergassola è lo storico capitano dei bianconeri, il numero 8 da cui non si può prescindere, prima per il carisma, poi per la buona tecnica e la grinta da leader. Simone Vergassola, la bandiera dello storico Siena: 350 presenze, secondo nella storia del club.

 Vergassola imposta, Morrone si chiede dove abbia imparato a fare passaggi così precisi

 

Tore Andre Flo – la Giraffa

giraffa

Cosa ci fa un norvegese in toscana? L’imponente biondone nordico è stato un attaccante di primo livello ed ha giocato nel Siena dopo 112 presenze nel Chelsea e 29 nel Sunderland. Un onore avere una Giraffa del genere al centro dell’attacco, alto 193 cm ma più forte con il suo destro che con la testa. Flo è stato l’idolo della Robur, protagonista del celebre “Ce l’abbiamo solo noi Tore Andre Flo” dopo ogni suo gol. Giocatore d’altri tempi.

Flo allunga il collo, come una giraffa, e segna: Darwin docet
Flo allunga il collo, come una Giraffa, e segna: Darwin docet

Erjon Bogdani – l’Aquila

aquila

Perché l’Aquila? Presto detto, Bogdani è albanese e la bandiera della sua nazione presenta un aquila a due teste, proprio come la Contrada. Erjon Bogdani è un Flo est-europeo che abbina ad una tecnica nella norma un gran colpo di testa e una velocità degna di Thiago Motta con due zavorre alle caviglie. Con il Siena segnò anche la sua prima tripletta della carriera, rifilata al Palermo nel Gennaio 2006. Un giocatore sempre attaccato ai colori bianconeri ed alla terra toscana (soprattutto per il cibo, dicono), tanto da tornare lì per terminare la carriera.

 A-Erjon Bogdani decolla sotto la Robur

Mario Frick – il Leocorno 

leocorno

Conoscerete tutti la filastrocca sugli animali dell’arca di Noè, imparata a memoria alla tenera età di 1 anno. Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo chiesti come fosse fatto il Leocorno, esemplare rarissimo entrato di diritto nella leggenda dal momento che nessuno lo ha mai visto – solo non si vedono i due leocorni –. La storia di Mario Frick è pressoché identica: chiunque si sarà domandato come ha fatto ad arrivare a Siena un uomo proveniente dal Lichtenstein. Coincidenza unica, come i leocorni. Frick, che nella sua nazionale giocava difensore centrale col numero 10 alla Gallas, nel Siena ha fatto l’attaccante, con le sue esultanze che mimavano un giocatore di golf. Frick è un po’ come trovare un biondo naturale africano o Borriello senza fidanzata al mare. Sorprendente.

 Frick si sta difendendo da Samuel, reduce da un 4 in geografia per non aver saputo dove si trovava il Lichtenstein

 

Mattia Destro – l’Onda

onda

Mattia Destro è esploso a Siena, come un’Onda che si infrange su uno scoglio. Presenze 32, reti 13, semifinale di Coppa Italia conquistata. Impressa nei tifosi senesi la doppietta del giovane attaccante nel clamoroso 4-0 contro la Lazio, oltre che tante altre gioie, prestazioni da gran giocatore e una costola rotta a Sannino durante un’esultanza. Già, la sua esultanza alla bandierina: decisamente molto “ondeggiante”.

destro
La grande onda – Mattia Destro feat. Gaetano D’Agostino

Emanuele Calaiò – la Lupa

lupa

La Lupa è un animale famelico, assetato di sangue e pronto a proteggere il proprio branco a costo della vita. Calaiò ha mostrato sotto porta la stessa cattiveria di un lupo a digiuno, scoccando in rete 50 frecce che lo hanno consacrato come miglior cannoniere della storia recente del Siena, davanti a mostri sacri come Maccarone e Chiesa. L’Arciere è il simbolo di quel Siena che ha saputo rialzarsi dalla Serie B con prepotenza: se la Contrada avesse preso lui come fantino, sicuramente la Lupa non avrebbe aspettato 27 anni prima di riconquistare il Palio.

 L’Arciere sta mirando e non ha buone intenzioni

Massimo Maccarone – il Drago

drago

Maccarone è il simbolo dell’ultimo Siena, quello che a fatica riusciva sempre a rimanere a galla grazie soprattutto ai suoi gol, 49 in tre stagioni dal 2007 al 2010. Big Mac, che adesso all’Empoli sta vivendo una seconda giovinezza, è stato uno dei giocatori più amati dal popolo senese, quello per cui valeva la pena andare allo stadio. Con le Nike Vapor dorate come il Drago ha saputo inventare tanti capolavori, dalla doppietta all’Inter nel rocambolesco 4-3 alla punizione vincente nel derby contro la Fiorentina. In quella circostanza Maccarone, già ammonito, si tolse la maglietta per esultare e fu espulso. Nessuno si azzardò a puntargli il dito contro, tanto era il rispetto nei suoi confronti; anzi, gli venne intonato il “Massimo, Massimo, Massimo!” del film Il Gladiatore, perché in effetti ricordava molto Massimo Decimo Meridio per ciò che dava in campo.

maccarone
Massimo, Massimo, Massimo!

Enrico Chiesa – l’Istrice

istrice

E infine chi se non Enrico Chiesa, il più forte attaccante passato per la città eterna, l’uomo dal destro fatato, un pieno di genialità e classe. Se fosse un libro Chiesa sarebbe L’eleganza del riccio, ma visto che siamo in Contrada lo riadatteremo a “L’eleganza dell’Istrice”, animale molto simile al primo: silenzioso, sportivo esemplare, ma allo stesso tempo enorme e pericolosissimo, pungente col suo destro sia quando c’era da far gol sia quando c’era da pennellare assist per Flo prima e Bogdani poi. Quanta fantasia con lui e Thomas Locatelli in campo: il periodo più florido a livello tecnico Siena l’ha vissuto con lui. Stropicciarsi gli occhi dopo le sue giocate ormai era diventata un’abitudine domenicale.

 Puma contro Total90 è stato un duello epico, ma mai quanto lo scontro tra la classe di Chiesa e quella di Figo

Servirebbe un’altro Enrico Chiesa, e con lui tutti gli altri (senza dimenticare Rodrigo Taddei, Paul Codrea, Galloppa e co.), per far rivivere a Siena il sogno di una città eterna. Oltre che per l’arte e la cultura, oltre che per il Palio, anche per il calcio.

Per risvegliarsi dal brutto sogno del fallimento e della retrocessione, per stropicciarsi gli occhi e vedere di nuovo una Robur gremita e 11 leoni vestiti di bianconero che lottano all’ombra della Torre. Che, nei tramonti autunnali, sovrasta il Franchi, e rende ancora più suggestiva l’atmosfera che solo una città eterna come Siena può offrire.

 

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