Serse, basta il nome

Il 7 marzo 2017 incontrai Serse Cosmi a Brescia, al Palazzo della Loggia, alla presentazione del libro di Vittorio Feltri, Dar peso alle cose quotidiane. La mia vita oltre il calcio, da una conversazione con Gino Corioni, il presidentissimo del Brescia scomparso l’8 marzo 2016. Mi sembrava uno chef colto ed elegante, ci scambiai qualche battuta e mi trattò come se fossi uno con cui parla di calcio tutti i giorni. Seppur esonerato, era ancora sotto contratto con il Trapani, e non poteva rilasciarmi interviste ufficiali, l’avevano già multato. Condì il tutto con qualche parolaccia, in romanesco ovviamente. Sorridendo.

Ecco perché, ora, leggerete tutto questo.

Dai dilettanti della sua Pontevecchio alla promozione con il suo Arezzo in C1, dal suo Perugia di Gaucci, con Zé Maria, Materazzi, Grosso, Liverani, Miccoli, Dellas, Vryzas, Bothroyd, Saadi Gheddafi (figlio di Mu’ammar ) e Ahn (il coreano) alla vittoria con il Perugia dell’Intertoto, dal passaggio in Coppa Uefa alla retrocessione, dalla delusione sulla panchina del Genoa – promozione revocata in Serie A e retrocessione in tribunale in C1 – fino alla Champions League con l’Udinese di De Sanctis, Bertotto, Pinzi, Iaquinta, e un giovane, ancora non goleador, Di Natale, oltre che di Zapata, Felipe e Muntari.

Poi un passaggio così e così proprio a Brescia, tante parentesi ed esoneri, manifestazioni d’affetto dalla piazza di Lecce nonostante la retrocessione, e quindi la doppia faccia del pallone, a Trapani. L’amore di un’intera città che lo ha ringraziato per avergli regalato fino all’ultimo secondo un sogno chiamato Serie A, infranto solo dal Pescara di Oddo; e poi l’odio degli stessi tifosi che lo avevano osannato, con la macchina bruciata davanti casa e minacce di morte, per una stagione partita male e finita peggio con l’esonero dopo 16 giornate.

Sette momenti di Serse

Per raccontarlo, come spesso mi piace fare, userò dei video e qualche mia parola, di contorno, per non rompere la fruizione di quello che Serse Cosmi è, o per lo meno appare, perché in fondo è come se si volesse spiegare a tutti i costi un quadro, una poesia, una canzone, un gioco. A volte non serve.

1. Serse e Maurizio

Nel 2000 Gaucci lo porta in Serie A facendogli compiere un triplo salto di categoria. L’allenatore, stimatissimo dagli addetti ai lavori, ha già vinto la panchina d’argento, ma è un autentico sconosciuto al grande pubblico. E come tale attira gli sguardi più curiosi. Come è successo nella storia recente di Sarri, per scrivere. Il suo atteggiamento a bordo campo è a dir poco peculiare. Cappellino stretto in testa – poi diventerà coppola, in una declinazione più matura – a volte in tuta, spesso in abito creando un ossimoro perfetto, e tante urla, pugni al cielo, e incazzature di stampo mazzoniano.

Nel 2000 viene premiato miglior sportivo umbro dell’anno, ricevendo il riconoscimento dalle mani di Giovanni Trapattoni, allora CT della nazionale italiana; nel 2002 Enzo Bucchioni scrive la biografia di Serse – a 44 anni, non a 23 – dal titolo L’uomo del fiume come il film di Pierre Schoendoerffer, vincitore del premio César nel 1978; come era soprannominato Serse negli anni della sua giovinezza – lui nativo di Ponte San Giovanni, frazione di Perugia che appoggia sul fiume, appunto.

Col tempo dichiarerà che tutta questa notorietà intorno alla sua figura – a quel determinato tipo di figura – si è rivelata un’arma a doppio taglio: di fatto l’immagine di Cosmi oggi, è quella del quadriennio irripetibile al Perugia dal 2000 al 2004 che, oltre agli sguardi degli appassionati, ha inevitabilmente sedotto quelli della Gialappa’s Band e di Mai dire gol. E di un Crozza alle prime esperienze importanti televisive, che lo trasformerà in uno dei suoi cavalli di battaglia. Serse si presterà ai giochi, da alcuni allenatori verrà criticato, forse l’invidia del momento, chissà. Intanto tra Maurizio e Serse nascerà un’amicizia vera, ancora oggi coltivata.

2. Serse aveva i capelli

I primi a poter ammirare Cosmi, però, sono stati i tifosi della sua Pontevecchio. Cinque stagioni, dal 1990 al 1995, dalla Prima Categoria alla Serie D, e una promozione sfiorata (3° posto) nei professionisti, che rappresenta il risultato più alto nella storia del Pontevecchio.

Qui, a termine di una partita persa 2-0 in casa della Maceratese, possiamo vedere (dal minuto 7.16) che anche Serse ha avuto i capelli.

Al di là dei capelli che lo rendono irriconoscibile (e forse più brutto, scusa Serse) sembra un’altra persona anche nell’approccio alle domande del telecronista: l’accento perugino è abbastanza marcato, col tempo diventerà più sicuro e deciso nelle sue disamine, e l’accento ai microfoni sarà, a volte, più simil romanesco.

3. La stima dell’ambiente

Tra i professionisti ci approda con l’Arezzo, instaurando un legame con la tifoseria aretina indissolubile. Con gli amaranto trascorre altre cinque stagioni, passando dalla D alla C1, e vincendo nel 2000 la panchina d’argento, premio che nella storia recente è stato vinto da Allegri, Stellone e Semplici.

Qui potete ammirarlo (dal minuto 2.12) nei festeggiamenti in seguito alla promozione dalla C2 alla C1 nel 1998.

Ad Arezzo, se dite Serse brillano ancora gli occhi

4. Questione di cuore

Stagione 2003/2004. Il Perugia vince l’Intertoto contro il Wolfsburg, compie un bel cammino in Coppa Uefa, eliminato ai Sedicesimi solo dal fortissimo PSV di Hiddink, Robben, Van Bommel, Park Ji Sung e Kezman, ma in campionato le cose non funzionano, e il Perugia retrocede malamente, pur lottando fino alla fine (perde lo spareggio salvezza contro la Fiorentina che era in B). In quell’annata strappa una vittoria contro la Juventus alla trentaduesima giornata con gol di Ravanelli d’antologia. Ultimo ad arrendersi, come al solito, Serse Cosmi, a volte sopra persino le sue righe. Come il 23 Novembre del 2003 quando viene espulso durante Lazio 3- 1 Perugia per proteste. All’uscita dal campo – lui, tifoso romanista – porta le mani alla bocca, a forma di largo imbuto e si lascia andare a uno spontaneo, e sincero: Forza Roma.

In un gesto, la romanità

5. Quel Perugia

Beh, però un po’ di quel Perugia è giusto ricordarlo. Perché in quel quadriennio Serse ha battuto tre volte il Milan, una volta l’Inter, una volta la Roma, una volta la Juventus, eliminandola una volta dalla Coppa Italia.

I due uomini simboli di quel Grifone, anche se in annate diverse, sono stati Liverani e Miccoli, e non me ne vogliano i vari Dellas, Vryzas (goleador di tutti i tempi in Serie A con la maglia del Perugia) Zé Maria, Gatti con il 44, e i futuri campioni del Mondo, ovvero Materazzi e Grosso.

Liverani abbiamo avuto modo di intervistarlo tempo fa e ricorda Serse come un mentore: guidò il Perugia solo nel 2000/2001 prima di passare alla Lazio.

Miccoli, invece, fu il trascinatore del Perugia nella stagione 2002/2003 con 34 presenze su 34 in campionato, 9 gol in campionato, 16 in stagione dove il Perugia si è fermato in Semifinale di Coppa Italia, dopo aver battuto la Juventus con i suoi gol, eliminato dal Milan futuro campione d’Europa e della Coppa Italia. In quella stagione, Miccoli realizza il gol più bello proprio contro il Milan, ma in campionato. Perugia 1-0 Milan.

Illegale

6. Dj Serse

Nell’estate del 2014 Serse si è reso protagonista di un video dei compaesani 7Cervelli, per il brano Lassa Gi’ che, in dialetto perugino, significa…beh ascoltate la canzone.

Qualche settimana fa, a Barcellona, ho conosciuto per la prima volta un perugino. E l’ho scambiato per toscano…

7. Vero

Scrivevamo prima dell’immagine di Serse, quella inscalfibile, di uomo duro e verace come testimonia anche la scelta di questo video che lo vede nei panni di Tiger Man – Genio! direbbe René Ferretti.

Ma, come per ogni uomo, arriva una fase della vita in cui si è soggetti a rivalutazioni. E se accanto al nome di Serse si è sempre stati soliti associare la perifrasi uomo vero nell’accezione più virile, ora quell’aggettivo vero lo dipinge nella sua declinazione meno maschilista, più sensibile. E, forse, più veritiera.

Massimo Oddo consola Serse Cosmi: una delle immagini più belle del nostro calcio moderno.

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