Sergi Enrich, volere è potere

Isole Canarie, un paradiso per chi le sogna, una splendida realtà per chi ci vive. Di questo angolo celeste in terra fa parte il piccolo ma affascinante comune di Ciutadela. Qui, si può camminare per Que no passa, o Ses Voltes, per giungere alla splendida Plaça des Born, oppure godere di resti archeologici di prima qualità, tra cui spicca Naveta d’Es Tudons, attorno a cui aleggia anche una intrigante leggenda, che non fa che aumentare l’appeal di una città che non ha nulla da invidiare, ma molto da farsi invidiare. Tra queste mirabilie, il 26 febbraio di ormai 27 anni fa è nato un giocatore che, come ogni professionista del mondo del pallone, vorrebbe legare la propria immagine in primo luogo alla storia del calcio, ma anche e soprattutto alla propria terra. Eppure, la leggenda di Sergi Enrich rischia(va) di essere legata a quella di qualche giornale hard, piuttosto che a settimanali sportivi e calcistici.

Chi nasce nella realtà di una piccola isola, conosce fortuna e sfortuna in egual misura, almeno parlando di carriera, soprattutto trattando di quella calcistica. Quando la comunità che ti sostiene e che ti ospita è calorosa ma relativamente piccola, di sicuro in confronto ai sogni che hai e ai traguardi che ti poni, la scalata al vertice è stimolante e forse alla portata, ma allo stesso tempo rischia di specchiarti nel tuo riflesso. Come se ti rifletti in un obiettivo, ed esso comincia mano a mano ad andarti stretto. Sentimento che puoi provare solo quando hai voglia quanto talento. 

I primi passi calcistici di Sergi avvengono con la maglia di Maiorca, ovvero il miglior club che il luogo natio possa offrirgli, il primo che per contingenza geografica possa notare i numeri di un ragazzo che ha cuciti addosso i panni del centrocampista fin dai primi calci al pallone. Le giovanili sono un buon banco di prova per diamanti grezzi, a cui Enrich non può sottrarsi, cominciando fin da subito a lasciare intravedere qualche buon colpo, ma evidenziando anche qualche limite, cui il tempo e la voglia possono mettere una pezza ma non porre del tutto rimedio. Perché alla fine, in un mondo in cui è tutti vogliono ergersi protagonisti, vogliono essere il fenomeno che risolve le partite, un buon gregario può fare, se non la differenza, almeno la sua onestà figura. “Una vita da mediano”, come intitolerebbe un Luciano da Correggio.

L’inizio da professionista per Sergi Enrich è tutt’altro che facile, diverso da quelli che sogni da bambino, non proprio quelli da incorniciare.  La prima stagione da professionista la chiude con 1 presenza all’attivo, che comunque è da registrare a tutti gli effetti come esordio nel calcio dei grandi, in quella Liga da sempre rincorsa. La stagione successiva il trend è migliore, ma il bottino finale è di 5 presenze, ed ancora nessuna rete nel massimo torneo spagnolo. Score che suona da campanello d’allarme, soprattutto quando sei giovane, e il ‘tutto e subito’ è il tuo mantra quotidiano.

È il caso allora di tornare indietro, di fare ancora un po’ di gavetta, perché quando non trovi sfoghi forse la soluzione migliore è fermarsi, e ripartire da dove tutto era semplice. Al Maiorca B, in Segunda Division, Sergi si riscopre, o meglio, scopre le sue carte, quelle di finalizzatore. Trova la sua dimensione, quella di chi sa quanto può essere importante farsi da parte, e per questo il più lo lascia fare agli altri. Vuole essere ciò che può essere: 17 presenze e 4 gol sono una iniezione di fiducia mica male, per un giocatore niente male.

La tappa successiva dovrebbe assumere i contorni della consacrazione, assume quelli della conferma. Nel prestito al Recreativo Huelva Enrich ha la pressione di chi gioca senza un domani, e rende dolce l’aspra Andalucia. 7 gol in 27 presenze, ancora nella serie B spagnola, sempre impegnativa, soprattutto se di anni ne hai ancora 22. Ancora prestito, ancora Segunda Division, questa volta all’Alcoron. Periodo importante tanto quanto il precedente, perché è qui che Sergi affina le proprie qualità tecniche, lasciando da parte la quantità e la freddezza sotto porta, pur segnando 3 gol. Il piccolo bruco sembra essersi trasformato in farfalla. È ora, quindi, di spiccare il volo. Ma…

Ma non sempre si aprono le ali nel punto più alto possibile. Siamo nella stagione 2013-14, e Enrich riparte dal Numancia, club della città castigliana di Soria, dove vige la prerogativa, semplice ma efficace, che se qualcosa la vuoi, devi prendertela. E Sergi Enrich si prende tutta la scena, ed in 2 stagioni opache per il suo team di appartenenza, si evidenzia come pronto per palcoscenici, che sogna da una vita, dall’infanzia a Ciutadela.

E il 2015 è per lui un anno dolcissimo. È l’anno in cui l’Eibar, piccolo club ma ambizioso, scommette su di lui, portandolo all’interno di un progetto con più di un punto da perfezionare, e con molti sfizi da togliersi. È la chiamata della vita per Enrich. Non ci sono alternative: o rispondi presente all’occasione che attendi da sempre, o lasci vivere il tuo sogno a qualcun altro.

Sergi Enrich risponde con i fatti. Il primo anno fatica, ma poi esce alla distanza, proprio come l’Eibar, che soffre, ma si salva, in una stagione in cui 14° posto vuol dire bene, ma di certo non benissimo.

La stagione seguente, la tavola è imbandita per una cena da re. È un’annata che parte con una nuova regina alla guida, Amaia Gorostiza, prima esponente del gentil sesso a prendere le redini della società basca. E sarà un caso, ma l’Eibar 2016-17 piace, eccome se piace. E Sergi Enrich 2016-17 convince, accidenti se convince!

Gol e prestazioni da urlo si sprecano, così come i complimenti, per un calciatore che fa parlare di sé nei ristretti confini calcistici spagnoli. E con selezionatore per la nazionale come Lopetegui , così attento al mondo del pallone del proprio paese, dire ‘Furie Rosse’ non è utopia, ma un dovere. Eppure la vita, quando va a gonfie vele, incappa sempre in un vento sfavorevole.

Ottobre. Enrich e un suo compagno di squadra, Luna, finiscono al centro di uno scandalo per un video hard, che li porta al centro del ciclone mediatico spagnolo, e per un periodo, fuori rosa. Una brutta macchia nella carriera e nell’animo di un professionista. Ma ogni colpo subito è un’occasione per rinascere. Sergi non è arrivato ad un passo dal suo obiettivo per vedersi privare di tutto proprio sul più bello.

L’Eibar se la gioca con tutte, raggiunge traguardi storici (quarti di finale di Coppa del Re per la prima volta in 76 anni), diverte e diamine, si diverte.

Enrich ne era la prova, e anche lo scandalo non lo cambia. Anzi, gli dà quella cattiveria indispensabili se si vuole pensare in grande. E allora via, lavoro su lavoro, lavoro a Natale, lavoro a Capodanno, e parte un 2017 tutto da raccontare. Come il premio di miglior giocatore della Liga nel mese di Febbraio, apice di una carriera in cui sforzi e risultati non possono essere paragonati. Eppure arriva per tutti il momento di raccogliere quanto seminato. L’Eibar è 8°, e battaglia per un piazzamento europeo con squadre, come Villareal e Bilbao, decisamente più blasonate e temibili. Ma che non hanno un Sergi Enrich, da 10 gol in stagione, e al centro di uno scandalo, si. Quello di avere aspettato troppo per trovare la propria dimensione. Ora sarà il caso che faccia vedere a tutti di che pasta è fatto.

D’altronde può bastare, a un giocatore come lui, essere il miglior marcatore di Primera Division della storia dell’Eibar?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *