L’anno di Sergej

Gemelli diversi

Sergej Milinković-Savić e Nikola Jokić

Chiamatele, se volete, coincidenze. Sergej Milinković-Savić e Nikola Jokić sono due atleti serbi in rapida ascesa, anche se in discipline completamente diverse come calcio (per il primo) e basket (per il secondo). Entrambi sono nati nel febbraio del 1995, a distanza di otto giorni, anche se i luoghi di nascita sono molto distanti fra loro: Sergej è nato a Lleida, in Catalogna, dove suo padre Nikola, anch’egli calciatore professionista, militava all’epoca, mentre il paese natale di Jokić è Sombor, in Serbia. I tratti comuni tra i due ragazzi non si limitano però allo stato di appartenenza e al mese di nascita. Le sensazioni che suscitano guardando il loro modo di giocare infatti sono molto simili, a cominciare da un corpo decisamente sovradimensionato rapportato alle loro caratteristiche tecniche. In fondo, Sergej sembrava destinato a giocare con la palla a spicchi prima di decidere di seguire le orme del padre.

In questo episodio crossover (come se Walter White si sedesse improvvisamente sul Trono di Spade) vogliamo provare a paragonare le “seconde stagioni” di Sergej e Nikola. Annate che potrebbero averli resi definitivamente grandi, soprattutto alla luce del potenziale messo in mostra.

Riscatto

L’esordio di Sergej Milinković-Savić e Nikola Jokić nei grandi palcoscenici sostanzialmente coincide. Nell’estate del 2015, infatti, la Lazio riuscì a portare il centrocampista nella Capitale battendo in extremis la concorrenza della Fiorentina, mentre il centro serbo arrivò a Denver dopo essere stato draftato un anno prima (scelta #41). Il primo anno può essere sostanzialmente definito di adattamento. Venticinque presenze per un totale di 1642 minuti giocati per il trequartista biancoceleste, considerato come primo cambio nelle rotazioni di centrocampo. Jokić, allo stesso tempo, vede il suo impiego limitato a circa 21 minuti di media, dovendo sgomitare per riuscire a trovare spazio in un reparto lunghi affollato in casa Denver e con un centro dalle caratteristiche simili come Jusuf Nurkic.

In questa stagione, però, l’arrivo di Simone Inzaghi ha cambiato le carte in tavola in casa biancoceleste. Il tecnico italiano ha messo sin da subito Milinković-Savić al centro del progetto, nonostante il suo utilizzo nelle sue prime sette partite alla guida della Lazio (nella scorsa stagione) potesse lasciar presagire il contrario. Cambiano i moduli ma Sergej è sempre lì, nella posizione ibrida di mezz’ala/trequartista. Un investimento che ha decisamente pagato i suoi frutti, visto il rendimento finale: quattro reti e nove assist in 34 presenze.  Nel 4-2-3-1 la sua presenza alle spalle di Immobile è stata fondamentale per sfruttare i movimenti in profondità dell’attaccante italiano e colmare dunque le distanze tra i reparti. Anche se molto spesso Inzaghi ha scelto proprio di affidarsi al fisico del numero 21 per risalire velocemente il campo. I suoi 191 cm di altezza gli permettono infatti di essere dominante nel gioco aereo: 8,3 i duelli aerei in media nei 90 minuti con una percentuale di successo del 65%. Un dominio che ricorda quello di Paul Pogba: non solo pensando all’abilità nel colpo di testa e nel far salire la squadra, ma soprattutto guardando alla qualità delle giocate e alla tecnica a disposizione. Quel corpo, che all’inizio poteva sembrare quasi un ostacolo, adesso permette a Sergej di rientrare a pieno titolo nell’elenco dei migliori centrocampisti della Serie A.

Minaccia aerea

Anche il rapporto di Jokić con i suoi 210 cm di altezza non è sempre stato facile. Il centro dei Denver Nuggets non è infatti dotato di un atletismo pari a quello dei suoi colleghi. Lacuna però sopperita dalla sua capacità di essere sostanzialmente un playmaker nel corpo di un centro: i 4,9 assist di media, con un minutaggio ancora inferiore ai 30 minuti (27,9 per l’esattezza) lo pongono al secondo posto tra i centri in questa speciale classifica, preceduto solo da Al Horford. Il coach dei Denver Nuggets, Mike Malone, lo ha ormai reso il fulcro del suo sistema, facendo passare l’attacco dalle sue mani e, soprattutto, dalle sue letture, impressionanti in relazione alla giovane età.

Quanti centri guidano la transizione offrendo assist no look?

Se c’è un aspetto dove il numero 21 biancoceleste potrebbe imparare dal suo collega cestista è proprio il passaggio. Nonostante i nove assist serviti ai compagni, il centrocampista serbo (dati raccolti da whoscored.com) serve in media 1,2 passaggi chiave a partita. Numeri sensibilmente inferiori rispetto ai suoi colleghi: limitando la comparazione ai centrocampisti (ed escludendo dunque gli esterni d’attacco) Banega, Hamsik, Pjanic e Borja Valero hanno fatto meglio di Sergej, fornendo circa 2 passaggi chiave di media nei 90 minuti. Anche la precisione nei passaggi è migliorabile (73,4%) ma spesso gli viene affidato il compito di verticalizzare la manovra servendo i tagli di Immobile (4 assist sono infatti stati per l’attaccante italiano) prendendosi dunque qualche rischio in più.

Il punto più basso

Difficile trovare un vero e proprio momento di crisi nella stagione dell’esplosione di Sergej Milinković-Savić. Il suo rendimento è infatti stato costante lungo tutto il campionato, in continua ascesa.

Forse questo duello perso con Nainggolan può essere il banco di prova per il futuro del centrocampista serbo. Non è facile contenere il guerriero Batak, ma Sergej (come anche Jokić) ha mostrato di poter migliorare la sua attitudine difensiva e poter dunque diventare decisivo su entrambi i lati del campo. In questa occasione la forza del centrocampista giallorosso ha travolto il giovane biancoceleste, portando la Lazio a subire il goal del raddoppio nel derby d’andata (con la collaborazione di un Marchetti non esente da colpe).

I contrasti riusciti sono 2,1 in media, mentre i palloni intercettati 1,1: la sua crescita passa, dunque, anche da questo.

Il punto di svolta

Tutti i momenti della stagione del numero 21 biancoceleste sono legati ai Derby di Roma, nel bene e nel male. Mettersi in luce nelle partite più importanti dell’anno nella Capitale non è cosa da tutti. La doppia sfida di Coppa Italia può infatti essere considerato il momento di svolta nella stagione di Milinković-Savić: una testimonianza del definitivo salto di qualità. Due reti e un assist in 180 minuti per portare in finale la Lazio (poi persa) e vincere l’eterna sfida contro i cugini giallorossi.

Il punto più alto

Altro giro, altro derby, questa volta in campionato. Prima innesca Keita per la rete dell’uno a zero, poi firma la giocata più bella della partita con un doppio tunnel ai dannoidegli avversari. Vi abbiamo detto che i dribbling e gli uno contro uno vinti a partita sono quasi 3 di media a partita? Forza ed eleganza abbinate alla perfezione.

Most Improved Player?

Nikola Jokić è in corsa, con pieno merito, per vincere il premio di giocatore più migliorato in questa stagione in NBA, soprattutto pesando alla considerazione che si aveva di lui nel suo anno da rookie. Un premio che non viene ufficialmente assegnato in Serie A ma che, idealmente, potrebbe vedere vincitore proprio Sergej Milinković-Savić.

Passare da giovane di belle speranze a uomo franchigia (sempre pensando al basket americano) è impresa per pochi, e il centrocampista serbo ha mostrato di avere tutte le potenzialità per diventare, un giorno, anche l’MVP del campionato italiano. Per questo abbiamo deciso di premiarlo includendolo nel nostro CampoSette di fine stagione, complice l’obbligo di indicare sette giocatori appartenenti a sette squadre diverse.

A livello personale, reputo che Nainggolan e Hamsik hanno, forse, disputato delle stagioni migliori. Ma si parla di giocatori nel pieno della loro maturità calcistica. Le prestazioni di Milinković-Savić – giova ricordarlo, ha solo 22 anni – e i margini di miglioramento mostrati, inducono con certezza a pensare per lui un futuro da top player. Alla Lazio oppure altrove.

L’anno di Sergej in una foto

Gigante dal cuore buono

 

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