Seconda pelle: Cos’è NR per Nicola Raccuglia, oggi

Ricordate la Ennerre? Se la risposta dovesse essere negativa, vi invito a cercare tra gli archivi le fotografie del Napoli di Maradona, della Lazio di Chinaglia, della Fiorentina di Socrates e di Roberto Baggio. Anni gloriosi, durante i quali il calcio italiano ha saputo svettare nella vastità di un panorama calcistico europeo dalle qualità eleganti, sia in campo, sia per lo stile che per anni ha contraddistinto l’abbigliamento sportivo. Alla destra del logo societario delle squadre poc’anzi citate, era cucita la dicitura “NR”, marchio di uno dei più iconici e innovativi brand della storia del calcio nostrano.

NR come Nicola Raccuglia, “pronipote”, albero aziendal-genealogico alla mano, della griffe che nasceva appena 47 anni fa.
NR come Nicola Raccuglia, ex calciatore che – come poi si è autodefinito – non era solo un calciatore: esteta, prima che atleta, peculiarità intrinseca al suo essere, motrice per almeno tre decadi di notorietà.
NR come Nicola Raccuglia, che attraverso le sue parole ci ha permesso di vivere (o rivivere) la sua esperienza.
Pánta rheî, come un mondo, quello che a Nicola appartiene di diritto (dovesse esservi una Walk of fame settoriale, ne farebbe sicuramente parte) in costante mutamento, in cui tutto scorre, irrimediabilmente, a volte troppo velocemente, altre quasi per indolenza.
Comprendere accezioni, concetti e significati: cos’è stato NR per Nicola, cosa ha rappresentato il tentativo di Ennedue negli anni novanta, cosa sarà Nicola Raccuglia.

Età dell’oro

In un’era senza la propaganda dei social e con un’attenzione mediatica nei confronti del merchandising minore rispetto ad oggi, quali sono state le idee e le tappe fondamentali per l’ascesa nel vestiario del calcio degli anni ‘80?

“Uno dei motivi principali era l’assenza del cosiddetto “evento Cina”, determinante per le imprese che miravano al prodotto made in Italy. Da lì in poi hanno il mercato in mano solo quelle grandi aziende che, grazie a importanti finanziamenti, riescono a importare i prodotti dall’Oriente. Così, dopo un momento di pausa, abbiamo pensato di rilanciare la NR, ma non è stato facile, non lo è. All’epoca valeva il prodotto, tant’è che in quegli anni trattavamo con la maggior parte delle squadre sia di Serie A, che estere (come i Cosmos con Chinaglia, Pelè, Beckenbauer) fino ad arrivare addirittura alla Nazionale (che NR ha vestito per 6-7 partite). È stato un momento in cui, anche se i nostri concorrenti erano colossi come Adidas e Puma, fummo bravi a inserirci proponendo un buon prodotto. Inoltre, in Italia era più facile garantire un abbondante numero di personale. Cito due casi di sponsorizzazione odierna: il Milan, al quale talvolta fornimmo un po’ di materiale, adesso costa circa 15 milioni di euro, il Napoli chiede 9 milioni, la Lazio 6. E anche una squadra di B come il Pescara richiede cifre sui quattrocentomila euro. In questo modo non è più possibile entrare nel mercato come facemmo allora, per quanto stiamo cercando, con i giusti ritmi, di creare un interesse di nicchia”.

Del breve rapporto tra gli Azzurri e la NR eravamo ben consci.
Fu sorprendente l’espansione nel continente americano, specie considerando che la squadra più forte nella storia del calcio U.S.A. abbia talvolta vestito italiano. E usiamo il ‘talvolta’ perché i rapporti fra aziende d’abbigliamento sportivo e club calcistici sugli accordi di sponsorizzazione e di fornitura non erano definiti come adesso. La dicotomia fra le cifre richieste allora e quelle odierne, d’altronde, risulta abbastanza evidente dalle parole di Raccuglia. Dovremmo aggiungere che, in realtà, NR non fu l’unica firma italiana a vestire i N.Y. Cosmos: fino al 1984, infatti, l’abbigliamento degli yankees fu curato dalla perugina Ellesse.

Non fu, quindi, un vostro obiettivo proporre il brand attraverso un’intensa azione di campagna pubblicitaria?

Prima di avviare l’impresa fui un calciatore, ma smisi presto dopo aver intravisto la possibilità di inserimento nel settore dell’abbigliamento sportivo. E, in fondo, non ci fu nemmeno bisogno di una propaganda di sponsorizzazione nel momento in cui tutti vedevano il Napoli di Maradona, la Lazio, il Bologna o la Roma con addosso il nostro marchio. Fu quindi facile farsi conoscere. Ci chiamarono pure per fornire i materiali per i film sportivi di quegli anni, come “L’allenatore nel pallone”, per il quale ho anche assistito ad alcune riprese realizzate vicino Roma. Seguimmo la Nazionale Attori formata da Montesano, Verdone, Banfi e spesso giocavo anch’io assieme a loro.

NR, L'allenatore del pallone vestì il brand di Raccuglia
Lino Banfi nel film “L’allenatore nel pallone” (1984) vestito NR.

Amarcord

Cimeli, inossidabili, quelli indossati dai club fino ad ora citati.
Quale, per Raccuglia, quello di maggior valore? Quale, quello che avrebbe voluto portasse la firma di NR?

Le nostre migliori divise furono quella della Lazio con l’aquila stilizzata e quella della Fiorentina con la fascia bianca in orizzontale sul petto. Furono due squadre in cui importammo delle vere novità nel design, visto che la maglia del Milan, così come quella Napoli, prevedono l’imposizione di uno stile tradizionale. Fra le altre non realizzate da NR, ho sempre apprezzato molto la divisa da trasferta proprio del Milan, bianca con le strisce rossonere. È stato un bel periodo per l’abbigliamento sportivo, molto fertile verso l’innovazione, con calciatori di una certa rilevanza e caratura.             

E recentemente, Macron per la Lazio ha riproposto proprio il modello della maglia-bandiera con l’aquila stilizzata…

Sono stati scorretti. In buona fede, io non lo registrai (comunque il disegno attuale non è quello originale).
Può sembrare lo stesso, ma in realtà c’è più di qualche piccolo dettaglio che è modificato, ritoccato, rivisto.

 NR e la storica maglia-bandiera della Lazio | numerosette.eu

L’aquila di Casoni è riapparsa con Macron in più occasioni: dal gennaio 2015 – anno in cui la Lazio raggiunse il terzo posto – nella stagione 2015-16 per la divisa da trasferta, nera con il logo celeste, o nel completo total black destinato alle competizioni europee. Come da previsioni, la risposta del tifo è stata immediata. È evidente, d’altronde, che Macron stia tentando di puntare a un recupero del vintage, come dimostra la sobria maglia della scorsa stagione, o l’attuale seconda.

Negli anni ’90 ricordiamo Ennedue. Fu più difficile del previsto il reinserimento in un panorama sempre più mutevole?

Sì, fu più difficile del previsto. Il mercato era ormai dominato dalle importazioni della merce realizzata a basso costo in Oriente. Noi ci ritagliammo comunque il nostro spazio, ma fu dura.

NR, la divisa dell'Uruguay targata NR
Durante la prima metà degli anni ’90, Ennerre si adeguò alle nuove istanze tecniche proponendo modelli con tessuti translucidi. Anche il design era stato profondamente rinnovato, adesso più stravagante.

NR tra tradizione e innovazione

NR ha sempre mostrato un deisgn sobrio e attento alla tradizione, nonostante evidente innovazione. Come giudica dunque gli esuberanti e futuristici modelli proposti sempre più spesso dalle aziende sportive?

Anche nelle squadre più blasonate la tradizione sembra essere rimasta più sulla seconda maglia. Ad esempio, considero quella della Juventus davvero brutta: ha voluto cambiare del tutto look e lo ha fatto male, allontanandosi dallo stile tradizionale.

Al primo posto colloco la Nike. Hanno portato novità in ogni aspetto, dalle scarpe alle divise da gioco, e d’altronde parliamo di un colosso conosciuto in tutto il mondo. Anzi, a dirla tutta, i nuovi prodotti Ennerre si ispirano proprio ai modelli Nike. Purtroppo, però, nonostante la qualità, in Italia è difficile emergere ed essere competitivi a causa dei costi di produzione. 

Per finire, abbiamo notato con piacere che il brand NR continua a resistere.
Quali sono le sue prospettive a riguardo? Ritiene possibile un ritorno neii grandi palcoscenici calcistici?

Devo essere onesto: non posso nemmeno sperare che il brand ritorni a calcare i grandi palcoscenici del calcio italiano. Come dicevo, anche le squadre meno blasonate chiedono sui 400 mila euro, che per noi sono un’assurdità. Solo le aziende con un’enorme fatturato potrebbero permettersi un investimento così importante (alcune tra queste, tra l’altro, spinte dalle banche, sono costrette a investire sui club più costosi per non perdere terreno, economicamente parlando). Spero quindi di propormi ad una nicchia, con prodotti apprezzabili, per optare, in alternativa verso quei club giapponesi recentemente affacciatisi nel mondo del calcio.  Stiamo comunque lavorando per reintrodurre le riproduzioni originali delle divise delle squadre più importanti. Siamo a buon punto con quella del Napoli, prodotta proprio con le stesse macchine di allora, le stesse rifiniture. Sono stati in tanti ad aver riproposto in questi anni quel modello (stagione 1986-87, ndr), ma si tratta soltanto di copie non ufficiali. Squadre come Napoli, Roma e Lazio vantano club di tifosi in tutto il mondo e in tal senso si potrebbe svolgere un buon lavoro, anche per consentirci di trovare maggiori finanze. 

NR sulle maglie del Napoli campione d'Italia nel 1987 | numerosette.eu

Prodotti storici e uno sguardo rivolto al futuro, NR ha scritto una pagina indelebile nel campo dell’abbigliamento sportivo italiano e internazionale, vestendo anche il più grande di tutti.
Ci fosse stata la stessa attenzione mediatica al merchandising che abbiamo oggi, citando la prima domanda di quest’intervista, avrebbe sicuramente venduto milioni e milioni di magliette, esportando i suoi prodotti in ogni angolo del mondo.
Rivedere il marchio stampato sulle maglie dei top club italiani, benché appaia lontano, sarebbe davvero una bella storia, un po’ per la bellezza del made in Italy, un po’ per tutto quello che è stato.
Nicola Raccuglia ne è consapevole, e, ringraziandolo per la chiacchierata, noi gli auguriamo tutto il meglio per il futuro, che possa riservargli le stesse soddisfazioni del passato.

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