Quando le Arti incontrano la Serie A

Ci siamo. Oggi ricomincia la Serie A. E si parte subito forte: Inter-Fiorentina ad allietare la serata domenicale, e la Juventus capolista ad aprire le danze. Inutile negarlo: era da molti anni che non si respirava una simile attesa per il campionato italiano. Ci sono così tante scommesse e incognite da rimanere piacevolmente stupiti. Così, mentre gli analisti e i tifosi si interrogano sul possibile andamento della stagione, noi ci siamo permessi di andare oltre.

La Juventus rivincerà il campionato? Il Napoli raggiungerà uno storico scudetto? E che dire delle milanesi e delle romane, ognuna alle prese con speranze e incubi? Non è facile fare previsioni. E allora, invece di vestire i panni degli aruspici, ci siamo divertiti a creare dei parallelismi piuttosto curiosi tra la Serie A e le arti. La pittura, la letteratura, il cinema; partire da un titolo o da una cornice per dare spazio all’inventiva, la forma più pura dello spirito umano.

SERIE A – Il trono di spade

D. Beniogg, D.B. Weiss, G.R.R. Martin, 2011

La serie HBO campione di incassi è la metafora perfetta per qualsiasi campionato di calcio, in cui tutti, potenzialmente, possono ambire allo scudetto, al Trono di Spade. La vicenda degli eroi di Westeros è ormai arrivata alla settima stagione, e noi, in curiosa contemporanea, assisteremo al settimo assalto consecutivo, da parte della Juve, al titolo. Un parallelismo invitante, che ci fa ben sperare per i prossimi mesi. Come tante casate diverse, le squadre di serie A si daranno battaglia per vincere. Cori, stemmi, titoli, storia, tattica e schieramenti: c’è veramente tutto. Speriamo soltanto di non vedere troppo sangue, però.

Atalanta – La caduta di Icaro?

Jacob Peter Gowy, Madrid, Museo del Prado, 1636

L’anno scorso, i tifosi di tutta Italia si sono accorti che l’Atalanta aveva messo il turbo. O meglio, le ali. Salita in cima alla classifica, vi è rimasta fino in fondo, ottenendo uno straordinario quarto posto. Atalanta, nella mitologia, è la musa della velocità, e la scorsa stagione ne abbiamo avuto un assaggio. Ma, come insegna Icaro, volare vicino al sole può essere pericoloso. Quest’anno sapremo di che pasta sono fatte le ali della Dea: di cera (come lo sono state quelle del Leicester) o di solido acciaio? Gowy, partendo da un bozzetto di Rubens, ci ha regalato un capolavoro fiammingo; l’Atalanta, guidata dalla mano esperta di Gasperini, si trova ad affrontare un momento esiziale della propria storia recente. Affermarsi come club di alta fascia, o dimostrarsi una bellissima meteora.

Bologna – Si può dare di più

Gianni Morandi, Umberto Tozzi, 1987

Non si poteva non scegliere uno dei simboli di Bologna, Gianni Morandi, per cercare di capirci qualcosa in casa rossoblù. A Bologna sono reduci da un paio di stagioni oltremodo anonime, e la salvezza senza infamia e senza lode dello scorso anno ha lasciato scontenti molti tifosi. Dopotutto, il Bologna è un club di illustre tradizione e, forse, chiedere qualcosa di più alla squadra sarebbe lecito. Donadoni punta a consolidare il gruppo della stagione passata, sperando che Destro abbia risolto i suoi dubbi esistenziali. Dopotutto, Morandi e Tozzi cantavano: “Si può dare di più perché è dentro di noi / si può dare di più senza essere eroi”. Magari, il ct degli emiliani farà ascoltare questa canzone ai suoi nel pre partita, per dare loro una marcia supplementare.

Benevento – Le argonautiche

Apollonio Rodio, III sec. a.C.

Il Benevento si affaccia alla serie A con la sfacciataggine dell’ultimo arrivato, con la ribalderia di chi si è guadagnato tutto sul campo, costruendo da sé la propria fortuna. Per identificare la strega, avremmo potuto scegliere decine di capolavori artistici: ma forse nessuno rende l’idea quanto la storia degli argonauti alla ricerca del vello d’oro. Una storia pazza anche nelle sue versioni più equilibrate, che ci permette di immaginare molto chiaramente quale sia l’aria che si respira a Benevento: c’è l’impressione di essere arrivati sulla Luna, perché tra qualche settimana si potrà giocare contro Inter, Juve e Milan sul campo di casa, e non solo sulla Playstation. E il vello d’oro è lì, a portata di mano: tra il Benevento e la riconferma in serie A ci sono 38 partite, e questo sarà il viaggio degli argonauti. Che poi lo facciano a bordo di una nave o a cavallo di una scopa, sarà a loro discrezione. La strega riuscirà nel miracolo?

Cagliari – Cent’anni di Solitudine

Gabriel Garcia Marquez, 1967

Il capolavoro di Marquez è considerato una pietra miliare del Novecento e il capostipite del realismo magico sudamericano. E, in fondo, a Cagliari questa realistica magia è presente, forte, riadattata al panorama italiano. Perché sull’isola sono Italiani ma Sardi, e la mentalità da “non continentali” ha impregnato ogni cosa, squadra compresa. In bacheca c’è un solo scudetto nella sua storia (e il termine “isolato” calza a pennello) e da molti anni si è ormai consolidata come realtà calcistica in Italia. Certo, la (probabile) partenza di Borriello acuirà il senso di solitudine dei cagliaritani, ma qualche giocata in mezzo al campo si continua a vedere e non si devono mai sottovalutare dei Sardi amanti del pallone. Perché il Cagliari, come molte altre squadre, è sia realistica (leggi: puntare alla salvezza) che magica (ossia: di tanto in tanto, un po’ di divertimento non guasta).

Chievo Verona – Le cattedrali di Rouen

Claude Monet 1892-1894

Claude Monet dipinse per due anni la cattedrale di Rouen da una stessa angolazione, catturandone i colori in qualsiasi ora e sotto qualsiasi condizione atmosferica. A cambiare non era l’oggetto, ma la nostra percezione di esso: eravamo alle porte della rivoluzione pittorica del primo Novecento. Viene giustamente da chiedersi che cosa leghi una grande cattedrale gotica a un piccolo quartiere di Verona, la cui tifoseria è tacciata, citando in parte Schrödinger, di non esistere neppure. Beh, l’associazione salta subito all’occhio: gli anni passano, i giocatori invecchiano, ma il Chievo rimane in Serie A. Compatto, massiccio, duro. Proprio come la cattedrale di Rouen.

Crotone – Davide e Golia

Caravaggio, 1597-98

Sul finale della scorsa stagione, gli animi di molti tifosi e osservatori di calcio si sono focalizzati sull’impresa del Crotone, che, dato per spacciato a dieci giornate dalla fine, si è aggrappato con tutte le forze alla compassione della matematica ed è riuscito a strappare una salvezza che sa di impresa. Condannando l’Empoli alla serie B, i calabresi si sono guadagnati il diritto di giocare nella massima lega per il secondo anno consecutivo. Proprio come Davide, dovranno sfidare molti Golia, e non sarà facile neppure quest’anno. Qualcuno ironizza con un parallelismo ardito: il Leicester, dopo essersi salvato rocambolescamente, ha vinto la Premier League. Noi ridiamo e scherziamo, come è giusto che sia. Però anche Davide, armato di fionda, è riuscito a diventare Re delle Tribù di Israele.

 

Fiorentina – Inception

Cristopher Nolan, 2010

Nolan ci viene in aiuto per cercare di capire che cosa sta succedendo a Firenze. Sembra che qualcuno abbia innestato una folle idea nei fratelli Della Valle: vendere la società, privarsi dei pezzi forti per svalorizzare la squadra, e liberarsi una volta per tutte delle grane piantate dalla tifoseria. Sembra di trovarsi dentro Inception, e i tifosi viola si aggrappano ai loro talismani nella speranza di risvegliarsi comodamente nei propri letti. Le cessioni di Vecino, Borja Valero, Bernardeschi e (probabilmente) Kalinic fanno gridare al delitto. Tutti noi sappiamo quanto sia folle la storia calcistica (e finanziaria) della Fiorentina, e solamente la regia paranormale di un cineasta fuori dal comune potrebbero descrivere ciò che faranno i Viola la prossima stagione.

 

Genoa – Quadriga marciana

a Venezia dal 1204

A Genova la gente vive di calcio, e il derby della Lanterna è forse uno dei più appassionanti di tutto il mondo. Il tifo delle persone è straordinario, e non diminuisce neppure quando, alla fine di ogni stagione, la squadra viene privata degli elementi migliori. Questa è la storia recente delle genovesi: rossoblù e blucerchiati, da bravi cugini, continuano a vendere (con plusvalenze mostruose) alle squadre italiane più forti, Juventus e milanesi in primis. Per questo crediamo che la storia della Quadriga marciana di Venezia sia un po’ la storia del Genoa Football and Cricket Club (almeno degli ultimi anni). Si fa molta fatica per costruire una squadra, si fanno crescere giovani anonimi, e poi li si vede splendere sotto i colori di altre bandiere. Come la quadriga, trafugata durante la IV crociata e issata a bella posta tra le cupole di San Marco. Sofisticata forma di piacere, quella provata dai tifosi rossoblù.

Hellas Verona – Amleto, principe di Danimarca

W. Shakespeare, 1600-1602 

Essere o non essere. Cassano o non Cassano. Il Verona ha cominciato nel più singolare dei modi la sua avventura in Serie A. Dopo un anno di purgatorio tra i cadetti, i veronesi sono tornati alla carica ingaggiando alcuni pezzi grossi del calcio italiano: Pazzini, Cerci, Cassano. O forse no. L’immagine della società non è uscita di certo migliorata dalle bizze del talento barese, e anzi i dubbi amletici di Fantantonio sembrano essersi sparsi, per osmosi, a tutto l’Hellas. La rosa è formata da vecchi nomi della Serie A, e da alcune nuove promesse. Ma basterà per non trovarsi paralizzati di fronte alle grandi d’Italia? Storia da primissima letteratura, quella del Verona. Un passato glorioso (o glorificato), un presente indecifrabile e l’ultima cassanata a destabilizzare la preparazione e lo spogliatoio.

 

Inter – Al di là del bene e del male

F. Nietzsche, 1886

“Ciò che è fatto per amore va sempre al di là del bene e del male”, diceva il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Probabilmente, questo è il mantra che i tifosi nerazzurri si sono ripetuti per sette stagioni, in attesa di ritornare ai fasti del passato. Per molti anni la squadra si è espressa in modo aforismatico, alternando partite eccellenti a gare francamente sconcertanti. Proprio come Nietzsche, il dionisiaco e l’apollineo si sono alternati per molti anni, rasentando l’euforia e la follia. Nessuno riesce a spiegare la rara malattia di cui soffrono i tifosi interisti, che li porta a non perdere la speranza. Quest’anno, squadra riconfermata e stabilità sulla panchina sembrano le carte vincenti. I soldi cinesi arriveranno. Ma fin dove ci si potrà spingere? I più cauti si accontenterebbero di finire in Champions League. Quelli dal sogno facile vedono lo scudetto. A Spalletti è chiesto un compito ingrato e i tifosi stanno ormai esaurendo la pazienza.

 

Juventus

Napoleone che attraversa le Alpi (J.-L. David, 1801)/ Napoleone dopo Waterloo (P. De La Roche, 1845)

 

Due quadri, due raffigurazioni egualmente simboliche. Da un lato abbiamo il Napoleone di David, il pittore della Rivoluzione Francese. Monta un cavallo bianco, punta l’avvenire con sicurezza e fiducia. Questa è la Juventus che ci siamo abituati a vedere negli ultimi anni: una squadra abituata a vincere in modo sistematico e a giocare in modo sistemico. Ma, negli ultimi giorni, è comparso un nuovo quadro: un Napoleone affranto, sconfitto dopo Waterloo e rassegnato al triste esilio di Sant’Elena. Un corpo sfatto, emaciato, divorato dagli eventi e consunto dal tempo. Sembra la Juventus di fine ciclo, che lotta senza arrendersi per arrestare il tempo calcistico che, inevitabilmente, alza e abbassa i destini di tutte le squadre. La Juventus è il Napoleone della Serie A. Ma sarà la versione di Austerlitz o quella di Sant’Elena? Spetterà ai giocatori e ad Allegri deciderlo.

Lazio –L’alzaia

Telemaco Signorini, 1864

La Lazio è la squadra più verista d’Italia. Non esiste definizione più appropriata, e Telemaco Signorini sembra annuire col suo quadro macchiaiolo. Quattro lavoratori trainano un carro nella campagna assolata del centro Italia. Metafora perfetta del trend laziale negli ultimi anni: squadra compatta, che lavora sottotraccia e raggiunge buoni obiettivi senza dare nell’occhio. Dopo la vittoria in Supercoppa, si è parlato molto dei meriti di Simone Inzaghi: effettivamente, l’allenatore, da vero intenditore del Verismo, ha imparato a far rendere tutti i suoi giovani talenti nel migliore dei modi, costruendo una squadra già rodata che ha un grande vantaggio su tutte le altre: è costante. Non ha alti né bassi. Procede, come le operose figure di Signorini.

 

Milan – Il quarto stato

Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1901

Il quadro di Pellizza da Volpedo è sicuramente molto più famoso del suo autore, ed è stato usato in mille contesti diversi. A noi sembra rendere perfettamente conto del grande sommovimento popolare generato dalla facoltosa campagna acquisti del Milan. Dopo anni di giovani promesse e parametri zero, i nuovi proprietari cinesi hanno investito quasi 200 milioni per dare a Montella un 11 titolare sostanzialmente nuovo. Shevcenko ha tuonato contro questa scellerata campagna acquisti; ma a Milano, con Bonucci e André Silva a guidare la nuova brigata, l’obiettivo è quello di tornare in Champions League e provare a vincerla. Non c’è richiamo migliore per il tifoso rossonero, che di coppe dalle grandi orecchie ne ha viste sollevare sette e comincia ad avvertire una certa astinenza. Il record di abbonamenti e biglietti venduti testimonia il grande entusiasmo che accompagna la rinascita del Milan e, al di là del tifo, tutto ciò fa bene al calcio italiano.

 

Napoli – Statua di Pirro

età classica, II sec. d.C.

Pirro era un generale di epoca classica, imparentato con Alessandro Magno e dotato di un acume strategico fuori dal comune. Annichilì i romani in diverse battaglie, si alleò con Annibale nella speranza di sconfiggere la Repubblica nata sul Tevere e, alla fine della fiera, si ritrovò senza nulla tra le mani. A lui si deve l’espressione di vittoria pirrica, ossia un risultato conseguito pagando un prezzo troppo alto. Morti e feriti a parte, Pirro e il Napoli hanno molto in comune. Questo perché i partenopei giocano di gran lunga il calcio più bello d’Italia: la proiezione offensiva del Napoli ha trovato ordine e organizzazione sotto la guida di Sarri, che ha costruito una corazzata in grado di spaventare, anche se per poco, i marziani del Real Madrid. Il problema, però, sta nel fatto che del bel gioco non se ne fa nulla senza i trofei. Per scrollarsi di dosso l’ombra di Pirro, il Napoli dovrà imparare a vincere la guerra perdendo alcune battaglie, al posto di stravincere le battaglie e perdere, alla fine, la guerra. Squadra riconfermata, qualche acquisto di prospettiva, un preliminare di Champions da vincere: che sia l’anno buono?

 

Roma – La consolazione della filosofia

Boezio, VI sec. d.C.

Boezio era un uomo politico di Roma, che ebbe la doppia sfortuna di vivere quando l’Impero Romano non esisteva più e di essere messo in prigione dagli ufficiali barbari che ormai spadroneggiavano in Occidente. Tra le catene scrisse La consolazione della filosofia, testo impegnativo ma consigliatissimo per tutti i tifosi della Roma. Molti cuori non hanno – metaforicamente – retto dopo questi ultimi mesi: l’addio al calcio giocato di Totti, la cessione di Salah e Rudiger, l’esilio di Spalletti, il precampionato disastroso e il rischio di abbandonarsi ad una stagione anonima. Il testo di Boezio torna utile per ricordarci che tutto si stempera, e che non occorre fasciarsi la testa prima del tempo. In fin dei conti, la stagione è alle porte e non c’è nulla di prestabilito. Diamo tempo a Di Francesco e alla sua armata di giovani agguerriti, e tra otto mesi capiremo se ci sarà ancora bisogno di Boezio.

 

Sampdoria – Finzioni

J.L. Borges, 1935-44

Il presidente Ferrero deve essere un assiduo frequentatore dei testi di Borges, perché la gestione della sua Sampdoria è probabilmente l’attività più paradossale che esista nel calcio italiano di oggi. Su tutte la vicenda di Patrik Schick, gioiellino della squadra, che da oltre due mesi è al centro di un controverso ménage a trois in cui Inter, Juventus e visite mediche continuano a regalarci colpi di scena. Ormai promesso ai bianconeri, viene fermato da un problema cardiaco; l’Inter si avvicina e dichiara di poter risolvere il problema, e via discorrendo. Siamo ormai nella seconda metà di agosto, e Schick è ancora un giocatore blucerchiato. Tira aria onirica, a Genova; i tifosi lo sanno bene, e sperano che questa lucida follia possa aiutarli anche in campionato.

Sassuolo – Ladri di Biciclette

Vittorio De Sica, 1948

L’Emilia Romagna è la terra dei cineasti, e non potevamo non paragonare il Sassuolo alla più grande stagione del cinema italiano. Perché in fondo l’aria che tira in casa neroverde è la stessa che si respira in certi film neorealisti, dove si cerca di ricostruire tra le macerie, e un’inquieta speranza si agita in vista del futuro. Il Sassuolo riparte dopo l’addio di Di Francesco, ben sapendo che questi era stato l’unico tecnico a far giocare un discreto calcio agli emiliani (si pensi al terribile impatto di Malesani, con un punto nelle prime cinque partite). Bisogna ripartire da quel che c’è, rifare tutto daccapo; sembrano lontanissimi i tempi in cui il Sassuolo giocava in Europa League, ma non è così. Domenico Berardi sembra l’unica certezza, e non si è ancora capito se voglia diventare un simbolo della squadra o se voglia aspettare un altro anno per partire. Nel frattempo, come i personaggi di Ladri di biciclette, i tifosi del Sassuolo guardano le concorrenti e si consolano di fronte a un campionato alla loro portata.

Spal – L’Orlando Furioso

Ludovico Ariosto, 1516

Ferrara torna in Serie A. E lo fa con una squadra di soli italiani che ha ottenuto una promozione storica, a soli quattro anni di distanza dalla (ri)fondazione. La storia della Spal è purtroppo tristemente comune, in Italia: molte società, anche di lunga data, sono state costrette a ripartire dal semi-professionismo, affondate dai debiti e da una gestione scellerata delle risorse. Noi finalmente vediamo una società quadrata e sana che si guadagna la massima serie. Ma, nel profondo del cuore, speriamo che gli estensi si comportino come il capolavoro della loro città: furiosi, estroversi, imprevedibili. Solo così, col coraggio delle neopromosse, potremo mantenere interessante il campionato. Per maggiori informazioni chiedere al Crotone.

Torino – Radici

Alex Haley, 1976

Se la Lazio è la squadra più verista e l’Inter quella più viscerale, al Torino va il merito di essere la squadra più nostalgica d’Italia. Ultimamente si fa un grande uso di questo termine, che letteralmente significa malattia di casa, malessere fisico determinato dalla lontananza dal proprio luogo natio. Il Torino è nostalgico nel tempo e nello spazio, perché ricorda ogni anno i suoi morti di Superga (una delle squadre più forti della storia del calcio, che ci avrebbe quasi sicuramente portato a vincere il mondiale del 1950) e perché è finalmente tornata a giocare al Filadelfia, lo stadio storico della squadra, risistemato e reso un gioiellino urbano da preservare e venerare come una chiesa. Il Torino di Cairo è nostalgia, ma è anche avvenire: un modello di gestione finanziaria, una squadra in crescita costante, che è riuscita a fermare la diaspora dei talenti (nonostante Benassi sia andato alla Fiorentina) e che negli ultimi anni ha ritrovato l’Europa e una buona posizione in classifica. Il Torino ha ormai salde radici: fin dove si spingeranno i suoi rami, lo scopriremo a maggio.

Udinese – Il Gattopardo

Tomasi di Lampedusa, 1958

Perché tutto cambi, tutto deve rimanere uguale. Il nobile Tomasi di Lampedusa arrivò a questa verità osservando lo sfacelo politico dell’Italia postunitaria; a noi, la verità del Gattopardo torna utile per definire la squadra più camaleontica d’Italia. I friulani sono un popolo operoso e schietto, e per anni si sono identificati nella loro squadra. I bianconeri hanno il secondo stadio di proprietà d’Italia, e nel corso degli anni non hanno mai snaturato la loro filosofia: l’Udinese Calcio è una società che fattura, e come tutte le società che fatturano deve avere bilancio positivo. Quindi, poco spazio per colpi sensazionali e sentimentalismi fuorvianti. In Friuli ci vuole spigolosità e tenacia. Per questo, sotto il grande andirivieni di giocatori che ogni anno rimescolano la formazione dell’Udinese, la sostanza non cambia: salvezza, campionato tranquillo, quel che avanza ben venga. Negli ultimi anni, però, la qualità del gioco friulano è scesa e molti tifosi hanno l’impressione che le recenti salvezze siano arrivate più per demeriti altrui che per meriti propri. Di qui l’angoscia, il terrore per l’immobilismo che accomuna Tomasi di Lampedusa ai friulani. Non si chiede certo di ripetere le imprese di Guidolin, Sanchez e Di Natale, ma si spera almeno di non perdere la propria identità in nome del profitto.

 

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