Riccardo Saponara, La canzone dell’amore perduto

Ci sono certi giocatori che, solo a nominarli, evocano sensazioni romantiche, ma non nel senso storico di Romanticismo; romantiche nel senso che vengono quasi le farfalle nello stomaco, che quando se ne parla si sorride, e vengono in mente solo qualità positive. Giocatori soavi, leggiadri, di quelli che si assimilano alle arti più eteree e nobili che l’uomo conosca. Come quelle figurative, dalla pittura alla scultura.

La canzone è però il veicolo più romantico nel senso che intendiamo noi, e certi cantautori sono destinati a farci emozionare per l’eternità. Non è un caso, dunque, che in queste righe troverete accanto De Andrè, emblema della musica che ravviva le sensazioni d’amore, e (con le dovute proporzioni) Saponara, uno che coi piedi sa provocare solo una cosa: innamoramento.

 Si Magna, la palla si è appena trasfigurata oltrepassando il tuo corpo

 

Ricordi, sbocciavan le viole… 

In Primavera sbocciano i fiori, i colori si ravvivano, la natura si sveglia e inizia a comunicare: fruscii di foglie salde sui rami, cespugli rigogliosi e prati verdi sembrano rinvigoriti da una forza nuova.

E così Saponara è rinato, dalle ceneri di un Milan che lo ha cullato e mandato altrove per crescere. E il 22 Marzo del 2015, un giorno dopo l’equinozio di Primavera, Ricky si è definitivamente presentato alla Serie A, con due gol e un assist contro il Sassuolo. Ha vinto da solo una partita, l’ha fatto con grande classe e concretezza, due qualità che lo hanno reso fin da subito un devastante punto fermo.

E non è di certo facile diventare inamovibili con uno come Sarri, che lo ha fortemente (ri)voluto dopo i fasti della Serie B. Riccardo ha (ri)iniziato a danzare da trequartista, ruolo in estinzione, ma che non muore. Che sopravvive di giocatori come lui, capaci di infiammare le partite nella zona nevralgica della manovra offensiva, gli ultimi 25 metri. Sarri l’avrebbe portato volentieri con sé a Napoli, della serie non ci lasceremo mai, mai, e poi mai… ma il Milan lo ha lasciato all’Empoli così, senza rimpianti.

E sfidiamo qualsiasi rossonero ad accettare questa perdita, mentre la numero 10 viene indossata da Honda.

Milan e Napoli hanno così rinunciato a un giocatore che ha fatto del passaggio decisivo il suo manifesto poetico: tecnica sopraffina abbinata a una schiena dritta e una testa sempre alta, faro d’Alessandria per il suo destro perfetto come i terrazzamenti dei giardini pensili di Babilonia.

Il tunnel è per lui il virtuosismo perfetto, come il chiasmo è per uno scrittore di ballate, ma è uno dei pochi che non lo utilizza in modo barocco e autoreferenziale; Saponara fa tunnel se serve, per creare superiorità numerica, se è quella la giocata più sensata in quel preciso momento. Non per forza la giocata più semplice è quella più efficace, e questo assunto è ciò che differenzia un giocatore normale da un potenziale campione.

E Saponara, ovviamente, appartiene alla seconda categoria.

Motivo 1: 3 tunnel in 4 secondi sono un record olimpico.

Motivo 2: quando sei fuori dal campo e il tuo avversario smette di credere che esisti, ti ripresenti con un doppio tunnel per andare al cross pulito.

Vorrei dirti ora, le stesse cose…ma come fan presto amore, ad appassir le rose…

Vorremmo dirti anche adesso quanto di più bello si possa dire a un calciatore che ci ha sempre messo i brividi, ma non possiamo. Si, vorrei ma non posso… scusate, ho appena avvicinato una frase di De Andrè a J-Ax e Fedez, dovrei suicidarmi, lo so.

È che pensare a Saponara adesso, in effetti, si avverte un po’ di incertezza, si crea confusione nei nostri pensieri. Dove sei finito, Ricky?

Questa stagione è iniziata malissimo, in concomitanza (è un caso?) con i risultati poco brillanti dell’Empoli: zero acuti, zero reti e zero assist per 11 lunghe giornate, fatte di rimpianti e critiche pesanti. Si è arrivati a dire che Saponara stesse facendo apposta, che anche lui si fosse finalmente accorto di quanto Empoli gli stesse stretta.

Un amore perduto, quello tra lui e la tifoseria. Quello tra lui e la sfera di cuoio, sua perduta amante.

Una canzone dell’amore perduto, come intitolava De Andrè. Un sentimento che pareva eterno, inviolabile, per poi rivelarsi nient’altro che fatuo, caduco. Tutto finisce (rileggete con una piccola pausa tra l’una e l’altra parola).

E allora di Saponara, questa stagione, non ci è rimasto altro che qualche sporadica dimostrazione di superiorità, qualche scampolo di luce in un Inverno gelido.

Non resta che qualche svogliata carezza…

…e un po’ di tenerezza…

Aspettando che torni la Primavera; aspettando che La canzone dell’amore perduto finisca, per trascinare il cursore e riportarla a 0:00. E a quel punto ci ricorderemo di quando sbocciavano i fiori, la natura si svegliava e Saponara ci faceva innamorare.

Ricordi, sbocciavan le viole…

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