La revancha de Tonny

“Cerros Barcequillo, la Chacrilla de Campo Grande con animales y una capilla en Tapyhipery, hoy Capilla-kué”.

Tramite un miscuglio fra  spagnolo e guaranì, seconda lingua ufficiale del Paraguay, l’intellettuale Dionisio Gonzalez Torres descriveva così la città di San Lorenzo. Una comunità semplice, che però sta iniziando a essere orgogliosa di sé. Il motivo si chiama Antonio Sanabria.

Sanabria giramondo

E’proprio nell’universitaria San Lorenzo che, il 4 marzo del 1996, nasce Arnaldo Antonio Sanabria Ayala. Il nome completo palesa un’evidente discendenza iberica, Sanabria ha origini spagnole, e se da un lato ciò giocherà un ruolo fondamentale nella rapidità burocratica dei suoi trasferimenti, dall’altro, nel subcontinente degli apodòs, nessuno ne terrà conto.

I sudamericani non disprezzano i film gringos, fatto curioso dato i controversi rapporti con gli USA, e spesso i caratteristici soprannomi vengono affibbiati basandosi sui blockbusters. Lo storpiamento di tali abbreviativi è pressoché ovvio, ragion per cui, omaggiando Al Pacino in Scarface, Sanabria diverrà sin da subito “Tonny”.
Nonostante la matrice scolastica della sua cittadina, i banchi Sanabria li vede ben poco, preferisce il pallone. Per soddisfare la propria brama, comincia a calcare i campi a lui vicini ossia quelli dello Sporting Florida e della scuola calcio San Toñito.
Sanabria si affaccia al pallone forse nel miglior momento storico del futbòl paraguayo. In tutta la popolazione è ancora fresco il ricordo della Selecciòn che, con un assiduo zerozerismo e capitanata dal portiere-goleador Chilavert, andò a un passo dallo sconfiggere i padroni di casa della Francia agli ottavi del mondiale ’98. Nella nazione probabilmente meno sudamericana di tutte, vi è comunque una costante, identica per tutti gli stati latinoamericani. Che il calcio lo si pratichi o lo si ami dagli spalti, poco importa, il passaggio principale verso la maturità è la scelta ufficiale di una squadra del cuore, e se si tratta di stracittadine, è una decisione nodale.

Un giovane Sanabria con la maglia del San Toñito | Numerosette Magazine
Antonio Sanabria con la sua prima divisa calcistica, quella del San Toñito.

A casa solo di passaggio

Il dilemma di Sanabria era struggente, aveva un idolo, o meglio un modello al quale aspirare, Roque Santa Cruz. El Puntero aveva debuttato però, a soli 15 anni, nel Club Olimpia, la sua famiglia invece veniva dal Barrio Obrero, l’anima del Cerro Porteño di Asunción. Il Ciclón lo chiama a corte nel 2004, l’esperienza nella capitale definirà la personalità di Sanabria, un concentrato di esplosione nei 16 metri finali. Il sogno di disputare il Superclasico locale non si avvera, dopo tre anni si trova a ripetere all’inverso la tratta che percorsero i suoi avi, le esigenze lavorative costringono la famiglia Sanabria a trasferirsi in Spagna. Si stabilisce in Catalogna, precisamente a Sitges, dove riprende l’attività sportiva nel Blanca Subur. I 40 chilometri che separano la sua nuova dimora da Barcellona, sono azzerati dal suo talento, i blaugrana lo vogliono alla Masia. La crescita di Tonny nel settore giovanile catalano è esponenziale, al raggiungimento della maggiore età, arrivano le prime panchine fra i grandi. Gli addetti ai lavori considerano Sanabria una promessa, eppure deve ancora arrivare l’esordio ufficiale. Il battesimo tra i professionisti è datato 16 novembre 2013, in un match di Segunda Divisòn contro il Girona. Impiega una settimana per far capire la propria caratura, il primo gol in carriera segnato al Las Palmas è la dimostrazione del suo killer instinct. Ma al Camp Nou, per lui non c’è ancora spazio.

Sanabria con le giovanili del Barcellona |Numerosette Magazine
Nonostante le buone premesse fra le giovanili blaugrana, Sanabria ha patito la folta concorrenza dei grandi.

L’Italia può attendere, il presente è in Liga

Al contrario, pare essercene nel giovanile progetto del Sassuolo, i neroverdi lo tesserano in sinergia con la Roma per 4 milioni e mezzo di euro. Una cifra importante per un diciottenne, normale che si creassero aspettative su di lui. Inizialmente prevale la curiosità, quando il pubblico emiliano lo vede calcare il manto erboso del Friuli, sebbene al termine della stagione, Sanabria raccoglierà solamente due gettoni, gli stessi totalizzati l’anno successivo con la Roma di Rudi Garcia. Un vendittiano ritorno spagnolo sarà la chiave della sua consacrazione. Gli asturiani dello Sporting Gijòn hanno bisogno di un principe per tentare la salvezza in Liga, e nel 2015 eleggono unanimi Antonio Sanabria a tale carica. Basta un misero prestito annuale all’attaccante per conquistarsi la devozione dei suoi nuovi sudditi. Segna letteralmente a grappoli, realizzando una doppietta all’esordio contro il Depor, e due triplette ai danni di Real Sociedad e, ancora, ai canari. Agli ordini di Abelardo, Sanabria si afferma come un vero e proprio pivot, il cui unico pensiero è far insaccare la sfera alle spalle del portiere avversario, la maggior parte delle volte, di testa. Se nello spogliatoio biancorosso il leader del gruppo era Alberto Lora, una decade all’ombra del Molinòn, Sanabria impersonava la tecnica di cui necessitava il Gijòn per salvarsi. E quegli 11 sigilli firmati con accento paraguayo hanno difatti regalato la permanenza alla squadra.

Uno su tutti rimarrà nel cuore di Tonny, il meno spettacolare, un rigore a Valencia, che l’ha consegnato agli annali del gioco. La marcatura del Mestalla l’ha inserito nella ristretta classifica dei più giovani calciatori ad aver raggiunto la doppia cifra in Liga, ed essere il più giovane al cospetto di Agüero, Raùl, Torres e Messi, vuol dire avere il tempo dalla propria parte. L’ha capito inoltre la federazione paraguayana, ed ha deciso che è giunto il momento del passaggio di testimone. Le circostanze sono fortunose quanto fortuite, Sanabria stacca il pass personale verso la Copa America Centenario nell’unica maniera in cui non avrebbe voluto, ossia a causa dell’ennesimo infortunio di Roque Santa Cruz. E’ormai salito alla ribalta, ed è ora di slegarsi dai ricordi giovanili romani, l’Italia può aspettare.

Manque pierda

Piomba su di lui il Betis, riuscendolo a portare a Siviglia. L’ambientamento in Andalusia è difficile, e la concorrenza dell’inossidabile Ruben Castro non gli facilita il compito. Inaugurando il suo bottino addirittura a dicembre, comprende la strategia da utilizzare per diventare indispensabile nel progetto bètico, essere straordinario nell’ordinario. Il miglioramento è netto, basti guardare all’aspetto prolifico. Sotto la guida di Quique Setièn, Sanabria tocca gli 8 gol stagionali, il doppio di quelli realizzati la stagione precedente. Un’ascesa avviata dalla rete in casa del Real, e proseguita con un piazzamento generale da incorniciare. Sesto posto agguantato e frutto dell’idilliaca convivenza fra Sanabria e Sergio Leòn, tandem da circa 20 gol complessivi. Tuttavia, quella del Villamarin è un’altalena che riporta in basso Tonny, puntero smarrito nell’ultimo semestre.

|Numerosette magazine
L’arte del contromovimento. Insegna: Tonny Sanabria.

Crêuza de ma

Chissà se, quando in ottobre ha rimesso piede su un manto erboso italiano, per la precisione quello di Milano in occasione della sfida di Europa League, non abbia seriamente considerato un ritorno al suo passato. Il suono delle porte di Serie A udito dopo il gol al Milan, gli sarà piaciuto al punto da accettare la proposta genoana. Il peso dell’eredità di Piątek, della 9 del Grifone, pare invece motivarlo. Sanabria si è presentato con il suo cavallo di battaglia, saltando più in alto di tutti, oltre l’etichetta della classica stella incompiuta. Alla gradinata ha offerto un destro incrociato in stile Sanabria, spalle alla porta, voltandosi quando la Gradinata ha potuto asciugarsi le tristi lacrime di un addio per convertirle in speranzosi applausi. E’sempre dovuto sfuggire ai paragoni, adesso però è il momento di ricordare di quando era bambino, ed era per tutti il protagonista di Scarface. Tonny Sanabria, Marassi è tuo.

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