Russ, Klay e Giannis: elogio al ‘fai da te’

Le regole sono semplici: la palla deve finire dentro il canestro.”
“E qual è il canestro?”
“Quel grande cerchio con una reina intorno. Ogni volta che la palla finirà dentro, saranno due punti per la vostra squadra.”
“Solo due punti? Perché non tre?”
“Oh, ma per fare tre punti devi tirare da dietro questa linea, non è molto facile.”
“Lascia giudicare me coach.”

Se mai ci fosse stato, si potrebbe pensare che il primo allenamento nella vita di Klay Thompson sia andato proprio così. Una piccola digressione sulle regole, due tre parole sui movimenti di passi e di doppia, dopodiché un’infarinatura generale sui punti. Il campione è nato in quel momento, quando l’idea di voler fare più punti degli altri è balenata nella sua testa da cecchino, e ha cominciato a sparare a più non posso proiettili da fuori area.

L’ultima battuta di caccia ha visto come protagonisti i poveri Pacers di Paul George, sconfitti 142-106 da una prestazione straordinaria del cacciatore Warriors, che ha chiuso con 60 punti in ventinove minuti la sua personalissima partita a ‘lascia o raddoppia‘. E ha raddoppiato eccome. Ogni movimento soave poesia, ogni singolo rilascio della palla un accordo magistralmente suonato. Qualsiasi tentativo di descrivere la tecnica di tiro di Klay si trasformerebbe in eufemismo, perché ciò che è davvero stato non può essere spiegato, solo visto.

Così come non si può spiegare l’ennesimo viaggio sulla luna e ritorno di Russ Westbrook, che per la sesta notte di fila si è ritrovato a volare in quel limbo dove ondeggiano ancora i numeri di MJ, che il giocatore di OKC ha prepotentemente messo nel mirino, che sta riuscendo pian piano ad avvicinare e limare. Sia chiaro, Michael è Michael, il Dio di questo sport; ma Westbrook si sta seriamente candidando per prendere posto alla sua destra, perlomeno con la media di prestazioni che sta avendo quest’anno. 102-99 su Atlanta e quattordici vittorie raggiunte, praticamente tutte da solo, quasi mai aiutato in maniera decisiva e fondamentale da Kanter e Adams.

E per due giocatori che fanno vincere le rispettive compagini, un altro continua a far parlare di sé per il suo fisico imponente, per quelle braccia tanto lunghe quanto soffici, per quell’altezza chilometrica che inchioda qualsiasi avversario alla sua presenza. Giannis Antetokounmpo è questo, un ragazzo che non fa altro che divertirsi e divertire, regalando incredibili maestri che a vederle sembrano facili, che solamente a pensarle sarebbero impossibili. Nella notte i Bucks hanno perso con San Antonio, una delle candidate al titolo, ma solo di un punto, un misero punticino. Anche perché se Aldridge, Leonard e Gasol giocano tutti con la stessa canotta, batterli diventa davvero complicato; chiedere a Golden State per la conferma.

Ma nonostante questo il numero 34 greco ha lottato fino in fondo, sfiorando l’impresa, che sta comunque compiendo con i suoi compagni viste le 10 vittorie arrivate sinora, a fronte delle 9 sconfitte (forse un po’ troppe) maturate da inizio stagione. La potenza dei fulmini di Zeus nella mani di un ragazzo dal talento sconfinato, la raffinatezza del miele greco nei movimenti sinuosamente virtuosi. Un giocatore tutto da scoprire.

Mentre non è da scoprire minimamente James Harden, il barba, che non è andato in tripla doppia nella vittoria contro Boston (e questo fa gia notizia) ma che ha comunque segnato 37 punti in trentacinque minuti. Coach D’Antoni sembra esser riuscito a dare nuova linfa a un giocatore troppo altalenante, spesso impreciso e nervoso, che ora ha invece trovato la quadratura di un cerchio interiore prontamente levigato e trattato con bastone e carota da un allenatore che, a quanto pare, ancora sa farci con i roster americani.

Ed è in grado di mettersi in evidenza, come sempre del resto, anche un certo LeBron James, uno di quelli che sta lentamente andando verso la leggenda, su quell’Olimpo disegnato da nuvole dove solo chi è stato grande e chi, come lui, continua a esserlo, può permettersi di avvicinarsi al cancello. Insieme a Love e Irving stanno pensando a come difendere il titolo conquistato lo scorso anno con sudore e sacrifico, con un’insperata e meravigliosa rimonta che magari vorrebbero risparmiarsi in questa stagione. Per ora però pensano solo a godersi quei momenti in cui sono tutti e tre in campo, durante i quali si prendono applausi e sorrisi di un pubblico troppo innamorato da non poter esistere.

La storia conta i vincitori e i vinti. Fa di tutta l’erba un fascio, senza conoscere davvero la realtà che circonda ogni essere umano, senza pensare che ognuno ha una vita e una storia da raccontare. Per questo quelli che un tempo sono stati vinti si stanno trasformando in vincitori, perché la storia insegna a conoscere il passato per guardare al futuro, a prendere spunto da chi ha commesso errori tempo addietro, per far sì di non ripeterli; o cercando di migliorare ciò che è stato fatto, per scrivere il proprio nome tra le pagine del tempo.

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