Elogio alla genialità

Mettete insieme un ginocchio che malgrado tutto ha ancora voglia di lottare, una ciocca di capelli sempre più lunga delle altre e due piedi (il destro soprattutto) che riescono a legare anche le tifoserie più rivali. A tutto questo unite una ribellione educata ed una fantasia da lasciare a bocca aperta, ora avete Roberto Baggio.

La carriera di questo fantastico giocatore, nato quarantanove anni fa a Caldogno, un paese in provincia di Vicenza, è sempre stata caratterizzata da rinascite che hanno aumentato sempre più il valore delle sue giocate e della sua forza di volontà.

Roberto cresce nelle giovanili del Vicenza ed è proprio con questa squadra che esordisce in serie C1 a soli 16 anni. Nella stagione seguente viene aggregato alla prima squadra e trascina il Vicenza alla serie B, ma durante una delle ultime partite del campionato, subito dopo che aveva firmato per la Fiorentina, Baggio subisce un grave infortunio al legamento crociato anteriore e al menisco. Inizia il suo inferno.

La Fiorentina decide di aspettarlo e fa bene; Roberto rientra in campo in un derby toscano contro l’Empoli e si presenta con una doppietta. Il 21 settembre 1986 esordisce in serie A con la maglia Viola, ma la sfortuna è ancora con lui ed una settimana dopo soffre un altro infortunio al ginocchio, che lo terrà fermo fino alla fine della stagione, costringendolo ad una seconda operazione all’età di 20 anni. È durante questo periodo che Roberto Baggio decide di abbracciare la fede buddhista.

Il suo rientro è magnifico, imponendosi a Napoli a casa di Maradona nella stagione stessa, e poi costruendo piano piano insieme ad i suoi compagni un futuro roseo per i viola, culminando il tutto con la finale di Coppa Uefa nella stagione 1989-90. Qui il destino gioca un brutto scherzo e mette in finale come avversaria la Juventus, acerrima nemica della Fiorentina e pretendente per l’acquisto di Baggio, il quale, contro sua volontà, viene venduto proprio ai bianconeri. È una batosta troppo grande per i tifosi di Firenze, che insorgono con tumulti arrivando fino a Coverciano, sede del ritiro della Nazionale azzurra per i mondiali di Italia ’90.

Baggio vive malissimo questa situazione ma sa che ci saranno i mondiali in casa di lì a poco e non vuole farsi trovare impreparato, sta aspettando questo momento fin da quando era bambino. Lui aspetta, fino a che il momento giusto arriva e alla terza giornata, segna un gol da antologia contro la Cecoslovacchia, con una serpentina che rimane nei cuori degli italiani.

 

 

 

 

Veste la maglia bianconera per cinque anni e già dalla prima stagione si mette in mostra ed inizia a segnare molti gol con ottime prestazioni, ma il suo anno è alla terza stagione, quella del 1992-93. Baggio da capitano trascina la Juventus alla vittoria della Coppa Uefa e riceve il premio individuale più ambito da ogni calciatore al mondo, il pallone d’oro.

Dopo la Juventus e i mondiali negli Stati Uniti d’America, dove fu protagonista sia per i gol contro Nigeria e Bulgaria, sia purtroppo per il rigore sbagliato in finale contro il Brasile, il Divin Codino passa prima al Milan, poi al Bologna e all’Inter. Di queste stagioni si ricorda soprattutto quella con i nerazzurri dove seppur giocando poco a causa dei brutti rapporti, impreziosisce la sua carriera con una doppietta al Real Madrid in Champions League e segna una doppietta fantastica a Gigi Buffon in uno spareggio per la massima competizione europea di club contro il Parma.

 

 

Nell’estate del 2000 viene convinto da Carlo Mazzone a diventare giocatore e capitano del Brescia, con l’obiettivo conclamato di partecipare ai mondiali del 2002 in Corea e Giappone. Roberto gioca da favola e tra i tanti gol ricordiamo quello alla Juventus con uno stop a seguire fenomenale dove scarta il portiere Van Der Sar. Sembrano un meccanismo perfetto, lui ed il Brescia, ma la sfortuna ci vede bene ed il 21 ottobre del 2001 ritornano a sorvolare gli incubi sopra la sua carriera. Rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.

 

 

Riesce a recuperare in tempo record, solo 77 giorni ma non bastano, neppure come i suoi gol al rientro per salvare il Brescia: Giovanni Trapattoni non lo convoca per il mondiale.
Dopo la grande delusione continua per altri due anni e il 16 maggio 2004 gioca la sua ultima partita alla Scala del calcio contro il Milan, ricevendo la sua meritata ovazione finale.

Restano le gesta, gli scatti brevilinei, le accelerazioni fulminee e le sue punizioni perfette. Restano le sue esultanze e le sue disperazioni, resta il grandissimo uomo e si aggiungono gli auguri di buon compleanno, Raffaello.

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