Resurrección

Gerard Deulofeu ha esordito con la prima squadra del Barcelona il 29 Ottobre 2011, sul risultato di 4-0 per i blaugrana contro il povero Mallorca.

Ciò che sorprende non è tanto la tripletta di Messi in 30 minuti, quanto la rete di Isaac Cuenca, alla sua seconda presenza con la prima squadra dopo essere stato scovato tra i campetti di strada a fare trick e giri-del-mondo vari per un’agenzia di calcio freestyle. Quando Geri entra prova a scuotersi di dosso i timori di un ragazzino di 17 anni al debutto, puntando avversari, correndo e proponendosi in modo da lasciare, magari, un piccolo segno. Emblematico, in questo senso, è il definitivo 5-0 di Dani Alves: il brasiliano avanza, Deulofeu si allarga sull’esterno per ricevere palla ma è come invisibile, tanto che il tiro da distanza siderale del 2 di Guardiola si trasforma in un capolavoro di balistica che finisce sotto il sette. È ancora troppo presto per sbocciare.

Dettaglio: Cuenca quell’anno entra e segna all’esordio col Barça B, e giocherà tutta la stagione con il Barcelona dei grandi (titolare anche nel ritorno dei quarti di Champions col Chelsea, assist a Busquets). Deulofeu, invece, rimarrà praticamente sempre aggregato alla squadra filiale.

Presenze di Cuenca in blaugrana: 30.

Presenze di Deulofeu in blaugrana: 6 (zero da titolare).

Controdettaglio: Cuenca si è perso. Gerard Deulofeu, il cui nome completo termina con Lázaro, ha invece completato la resurrección. I richiami biblici si sprecano.

 Raro scatto di Deulofeu che apre la porta del sepolcro, appena risorto

 

Dopo 75 presenze complessive in tre stagioni e mezzo, spalmate con poca continuità tra Everton e Sevilla, lo spagnolo classe ’94 si è accasato con un prestito secco, in pieno stile Galliani, al Milan, che si era precedentemente privato di un suo omologo (almeno nel ruolo) come Niang, finito con la stessa formula al Watford.

Rumore? Zero. Domande? Fin troppe, per un giocatore dalle doti innegabili ma ingiustamente ignorato a lungo. Un feticcio per gli amanti delle giovani promesse provenienti dalla Masia, quasi sconosciuto ai più, confuso tra un Keita Baldé mancato e un Badelj che sarebbe stato necessario per rinfoltire il centrocampo.

Come ha fatto allora, Deulofeu, in così poco tempo, a prendersi indiscutibilmente e totalmente la scena di San Siro?

Tecnica e velocità made in Masia

Partiamo da una tautologia: Deulofeu è tecnica allo stato puro, che è come dire che l’acqua è acquosa o che 4 è uguale 2+2. Proprio nel senso che dire Deulofeu è come dare del tu al pallone, saperlo controllare come se si avesse la colla vinilica al posto degli scarpini, spostarlo a destra o a manca senza mai scoprirlo di fronte ai pressing avversari. Lo spagnolo ha mostrato alla Serie A come i fondamentali possano davvero fare la differenza, anche in un calcio prettamente fisico e tattico come quello italiano, in cui è sbarcato con l’obiettivo di scardinare le difese creando superiorità numerica.

Cresciuto nella cantera del Barcelona, Geri ha imparato da subito ad abbinare la dote innata alla velocità, sia di corsa che di esecuzione, due mantra che alla mitica Masia risuonano come preghiere o, laicamente parlando, messaggi subliminali. Nella struttura che cresce e plasma i giovani le pareti sono realmente tappezzate di frasi motivazionali, memento e pillole di vario genere, perché per diventare un giocatore del Barcelona prima bisogna pensare da Barcelona.

Deulofeu è il primo giocatore offensivo della nuova scuola blaugrana che arriva in Italia dopo Eto’o (che ci ha giocato e basta nel Barça, senza crescerci), e forse proprio per questo motivo ha impressionato da subito il suo modo di vedere e giocare il futbol, atipico e stucchevole (a primo impatto) non appena inserito nel contesto italiano.

Deulofeu ama partire larghissimo a sinistra in modo da avere una visione quasi totale della porzione di campo da attaccare, nella frazione di tempo che intercorre tra il passaggio e lo stop. Questo “pensare in anticipo” è l’espressione massima dell’intelligenza calcistica da canterano: in sostanza, sa sempre cosa fare ancor prima che il pallone gli arrivi addosso.

Qui sa già che potrà saltare D’Ambrosio in controtempo

Benché potenzialmente abbia le capacità di portarsi a spasso intere difese, come quia Deulofeu è stato insegnato che per essere pericolosi è necessario costruire figure geometriche con l’aiuto dei compagni. Nel concreto, Deulofeu sa capire se è il caso di provare a saltare l’avversario o se è più utile cercare il dialogo col compagno più vicino; ne sono uscite, in queste prime partite col Milan, le giocate più disparate, dai passaggi orizzontali che tanto si vedono fare al Barcelona negli ultimi 20 metri per aggirare l’avversario, alle triangolazioni in stile tiqui taca che ci hanno fatto ammirare il Guardiolismo.

Peccato che in Italia solo Sarri e la Juventus (soprattutto quando gioca Alves, guarda caso) abbiano nelle corde gli scambi sullo stretto, mentre Deulofeu si ritrova a duettare con Vangioni – che sembra non aver mai visto una partita alla televisione e cade goffamente, come giusto che sia.

Per Deulofeu così naturale, per Vangioni così imbarazzante…

In questo ampio calderone pieno di giocate dolci e delicate, Deulofeu ci aggiunge una coordinazione prodigiosa, costruita col tempo e aiutata da una statura bassa che permette alle gambe di macinare tantissimi passi in brevissimi spazi. Quando corre si nota come riduca al minimo i movimenti delle braccia, che rimangono quasi sempre attaccate al corpo, con le spalle leggermente incurvate; è come se, studiando fisica, avesse capito che se la superficie di impatto con l’aria diminuisce l’attrito cala e lui può quasi volare.

Meno romanticamente (perché alla Masia studiano, ma neanche troppo), è una postura per lui naturale, che si è portato con sé ovunque, e che gli ha permesso di sviluppare le caratteristiche che abbiamo elogiato finora.

Come riassumere Deulofeu?

Deulofeu è stato uno dei migliori in campo praticamente in tutte le partite giocate col Milan, dato che esalta la sua incisività e giustifica l’interesse del Barcelona di riportarlo a casa già dalla prossima stagione.

Abbiamo parlato del suo stile di gioco catalano, della sua velocità, che vengono completati da una grande capacità di destreggiarsi nello stretto. Quest’ultima caratteristica trova compimento nel 2-1 alla Fiorentina, prima rete con la maglia del Milan.

Deulofeu riceve palla in zona centrale, densa di giocatori. Lo spagnolo col primo controllo ruba il tempo a Vecino e Valero, ma il capolavoro lo fa quando apre il piatto destro: Rodriguez non esce dalla linea semplicemente perché non si aspetta che un giocatore possa fare così pochi tocchi per prepararsi al tiro. Geri invece aziona il piede d’appoggio non appena vede lo spiraglio per infilare la pallina in buca d’angolo, e con la gamba destra irrigidita come una stecca da biliardo la colpisce al centro. Il busto rimane fermo, per lui non c’è bisogno di inarcarsi.

P.s.: non è un tiro a giro sul secondo, è un passaggio forte e preciso verso il palo.

In 3,25s controlla, si orienta e calcia senza dover toccare più di tre volte il pallone

Il Deulofeu funambolo, imprendibile, erede di Messi o magari di CR7, perché paragoni con altri giocatori a oggi non se ne fanno, si è scatenato invece al Dall’Ara di Bologna, quando il Milan in 9 uomini riuscì clamorosamente a passare in vantaggio e a mantenerlo fino alla fine.

Inspiegabile? No, se in campo hai Deulofeu che salta continuamente in velocità gli avversari, prende traverse da calcio d’angolo e all’88’ su una palla alla bandierina (spalle alla porta) riesce a confezionare il gol decisivo con una facilità disarmante. Pasalic segna ma gli abbracci, ovviamente, se li prende tutti Geri.

A Deulofeu piace fare le cose difficili

Con l’Inter invece lo spagnolo ha giocato la sua miglior partita da quando veste rossonero, considerando il rapporto tra occasioni create, uscite di tacco su pressione avversaria e recuperi difensivi. Deulofeu, con Montella, sta interpretando il ruolo dell’ala vecchio stile, visto che risulta primo tra gli attaccanti per palloni recuperati in questo periodo. Prezioso dunque anche in fase di non possesso, benché coi nerazzurri abbia messo in imbarazzo la rapidità di D’Ambrosio, i raddoppi di Candreva e Gagliardini, oltre che il baricentro basso del Pitbull Medel.

Proprio nel duello col cileno Geri ha manifestato pregi e, ovviamente, difetti, di cui abbiamo parlato poco finora: dopo averlo saltato con disarmante tranquillità, Deulofeu si è presentato davanti ad Handanovic, che lo ha anticipato con una bella uscita bassa. Tuttavia, potevano essere serviti o Kucka a rimorchio o Bacca in area, e così l’occasione è sfumata.

Come ne sfumano tante, dopo che tante riesce a crearne.

Più palese forse è quella capitatagli dopo pochi secondi. Altro tu-per-tu, ennesima sterzata che permette alla difesa di rientrare e al portiere nerazzurro di prevedere il tentativo del 7.

Nonostante due reti, quasi fotocopia, Deulofeu ha un grosso limite, che è quello di peccare in fase realizzativa. Strascichi di barcelonismo? Probabilmente, visto che i catalani ci hanno abituato ad azioni in cui, prima di tirare, si deve dare precedenza al passaggio smarcante.

Ma è una piccola nota a margine di un calciatore che ha dimostrato, con o senza numeri a legittimarlo,di saper fare la differenza. Come non era riuscito a fare, completamente, nelle sue passate esperienze.

Ma si sa, in tempo pasquale il tema della resurrezione è ricorrente. E Gerard Deulofeu, che di nome fa pure Lázaro, sembra aver completato la propria personale resurrección. 

Non per mano di Gesù stavolta, ma della Madunina.

 Raro scatto di Deulofeu che esulta per la sua resurrezione

 

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