Recap #2

In Spagna siamo alla vigilia della sedicesima giornata, in Italia della diciassettesima, in Inghilterra ovviamente sono già più avanti e quindi alla diciottesima. Metà dei giochi sono stati quasi consumati e molti dei verdetti finali hanno già trovato la loro spiegazione in questa parte della stagione che nelle analisi finali spesso vengono, poi, dimenticate. E allora, proprio per questo, è giunto il tempo di fare un…

Recap

Tramite sette domande, in questo secondo appuntamento (qui, il primo) spazieremo nei tre campionati principali con l’intenzione di indagare il particolare e offrirvi la visione (nostra) di una parte del tutto. Sarete, quindi, voi con la conoscenza (vostra) a unire i pezzi di un puzzle che periodicamente comporremo insieme.

Prima ascoltiamoci un po’ di buona musica

Alcune scelte sono selvagge

1. Il Milan che non ti aspettavi

a cura di Alessandro Ranieri

Si è parlato spesso, in senso ironico, di “spostare gli equilibri”. Chi, effettivamente, ha spostato di più gli equilibri?

Il girone d’andata è quasi terminato e ci apprestiamo a vivere una seconda parte di fuoco. Non si vedeva da anni una Serie A così aperta, con tante contendenti serie per il titolo. Gli equilibri sono sottili, ma se l’Inter è ancora imbattuta e guida la testa della classifica contro ogni previsione iniziale, è lì che bisogna guardare. E per questo ritengo Milan Skriniar, fin qui, l’uomo copertina del campionato: il maggiore esponente di un reparto difensivo totalmente rivitalizzato, come confermano i soli 10 gol subiti. Lo slovacco è stato l’acquisto più discusso (25 milioni) della scorsa estate, dato che l’Inter è in piena ricostruzione e ci si aspettava in quel ruolo un nome di grande rilievo per ripartire. Beh, lo ha fatto. Inconsapevolmente, così in anticipo. Da giocatore da far crescere sotto la chioccia di Miranda, l’ex centrale blucerchiato ha zittito letteralmente tutti, compresi i tifosi più scettici, diventando il leader indiscusso della difesa di Spalletti. La giovane età poteva farsi risentire con il peso di una maglia cosi importante, ma è stata lo stimolo principale per conquistare una posizione imprescindibile, anche mediaticamente. Non ha sbagliato una partita in termini di prestazioni, magari ha commesso qualche leggera sbavatura, ma da tempo non si vedeva in casa interista un difensore così forte: sempre concentrato nelle partite che contano e in grado di guidare i propri compagni. Per me è lui l’ago della bilancia dei successi interisti, considerando anche la precisione nell’impostare l’azione e il lusso delle 3 reti in 16 partite. Se dovessimo vedere solo il lato più ironico di quella frase, beh non si mette bene per i milanisti.

2. Cercasi Vittoria ad Anfield

a cura di Paolo “Paul” De Angelis

Mercoledì, il Liverpool è incappato nel terzo pareggio interno consecutivo. Qual è il reale problema della squadra di Klopp?

È una grande squadra, ecco il problema. Proprio per la nomea e la pericolosità che la squadra di Klopp si è costruita, chiunque arrivi ad Anfield è consapevole che dovrà limitare il più possibile le proiezioni offensive dei Reds, ostruendo le linee di passaggio (il 4-5-1 di Pardew ha funzionato) e costringendo gli avversari a un possesso palla inconcludente. Basta un semplice dato a rafforzare la mia tesi: con WBA ed Everton il possesso palla oscilla tra il 71 e il 79%, almeno 700 palloni toccati. Eppure due soli punti portati a casa. Ma il possesso non basta, soprattutto se non gli si abbina un adeguato cambio di ritmo e manovra: ecco spiegato l’altro problema dei Reds, ovvero la non-totale maturazione mentale e tattica. Il Liverpool non l’ha ancora pienamente raggiunta, e lo si evince in due aspetti: la sovrabbondanza di occasioni gettate al vento e l’errata gestione del risultato. Chelsea ed Everton due gare pressoché identiche, in questo senso, con i Reds abili – anche se leggermente tardivi – a mutare la manovra di gioco spostando il raggio d’azione prevalentemente sul settore centrale del campo, proprio da dove è scaturito il momentaneo vantaggio di Salah. Sì, momentaneo, perché il Liverpool si è fatto ingenuamente recuperare evidenziando limiti difensivi tecnico-tattici: copione ripetutosi nel derby. Grande squadra, eppure manca qualcosa. Non so se dispongo di una maturità tale da poterlo spiegare.

Salah tra i protagonisti del Recap sul calcio internazionale | numerosette.eu
Intanto Salah (13 gol in 16 partite) si è aggiudicato il Pallone d’Oro africano 2017

3. Luis Muriel, ‘O Russ’

a cura di Angelo Mattinò

Il colombiano sarà un talento che resterà per sempre inespresso?

Luis Muriel è uno di quei giocatori che ti fa incazzare. Ha tutto per farti innamorare, ma ti tradisce quando la promessa diventa difficile da mantenere. In estate il Siviglia ha sborsato 20 milioni più bonus: l’acquisto più costoso della storia del club andaluso. In questa stagione, però, sono appena 3 le reti in 11 presenze di Liga. Berizzo prima, Marcucci poi, lo prediligono come terminale offensivo di un 4-2-3-1 per sfruttare il suo dinamismo estremo e rendere imprevedibile il centro dell’attacco. Nelle ultime partite, tuttavia, il Siviglia è passato al 4-3-3 con il colombiano che si alterna a Ben Yedder nel ruolo di attaccante centrale. Il confronto con il francese è impietoso: l’ex Tolosa ha segnato già 11 reti tra Campionato e Coppe. Inquadrare Muriel in un ruolo ben preciso è, e sarà, compito sempre più arduo: difficilmente dà ampiezza alla manovra, preferisce muoversi palla al piede piuttosto che senza, di fatto è ancora troppo anarchico. E, se con Giampaolo era più libero di spaziare con Quagliarella a fare i movimenti utili a favorire la manovra, in questa nuova posizione a Siviglia appare imprigionato in alcune dinamiche non propriamente consone alle sue caratteristiche. Stiamo parlando, inoltre, di un giocatore che ha perso qualche treno già in passato per la sua scarsa attitudine alla costanza negli allenamenti (e l’amore per il cibo) da cui ne è derivata una discontinuità cronica nel rendimento. In definitiva credo che trovando il feeeling giusto, tattico e, soprattutto, emotivo con la guida tecnica, Muriel possa dare un contributo sostanziale. Ma dovremo accontentarci di guardare la sua carriera come se fosse su delle montagne russe. E dovranno farlo anche i Nervionenses. Si dice che si possa godere lo stesso.

4. Miglior Attore da Commedia

a cura di Federico Sessolo

Kondogbia è uno dei perni del centrocampo di Marcelino. Come si spiega questa differenza di prestazioni rispetto a quelle in maglia nerazzurra? 

La metamorfosi di Kondogbia è risultato di un’addizione piuttosto semplice:
calcio spagnolo+ambiente da outsider=nuovo Kondogbia

Il calcio spagnolo. Kondogbia è stato ripudiato da Milano perché troppo macchinoso. O non si prendeva rischi, o se ne prendeva troppi. Risultato: subiva sempre gli avversari. Nel buen retiro valenciano, invece, si sta esaltando perché il calcio spagnolo nasconde i suoi difetti: da quelle parti i mediani hanno storicamente maggiore libertà d’azione, dato che il focus del gioco risiede nelle fasce. Kondogbia ha sempre un tempo di gioco in più e la sua calma lo rende un giocatore migliore. Questione di mentalità: se a Valencia può permettersi qualche azzardo lo fa perché le squadre spagnole, diversamente da quelle italiane, non sono speculative. Le vie nazionali al gol sono molteplici, e a Valencia il francese ha trovato l’Eden.

L’ambiente da outsider. Al Valencia gira tutto bene, e questa è una variabile che nel calcio conta. Ma la fortuna, di solito, si costruisce. Il Valencia è una squadra che non ha niente da perdere: è arrivata 14° l’anno scorso e ha in rosa molti giocatori in cerca di redenzione (Neto, Murillo, Guedes, Zaza). Marcelino ha avuto la geniale idea di metterli in campo tutti assieme: l’aggressività del Valencia manda tutti in crisi e, quando saltano gli schemi, Kondogbia diventa formidabile.

Geoffrey è un grande improvvisatore, ma va in difficoltà quando la manovra richiede precisione: Kondogbia è da Commedia dell’Arte, non da Melodramma.

Kondogbia e Zaza protagonisti del Recap sul calcio itnernazionale | numerosette.eu
Due dei simboli del Valencia di oggi: Kondogbia che si esalta nell’alta intensità e Zaza che, quell’intensità, ci va a nozze. Il secondo posto non è figlio del caso.

5. Don’t Burn It

a cura di Matteo Brambilla

Il Burnley è attualmente a pari punti con Liverpool e Tottenham al quarto posto. Eppure ad inizio veniva dato come un dei maggiori indiziati alla retrocessione, a cosa si deve questo incredibile rendimento?

Effettivamente è abbastanza inspiegabile.
C’è una strana magia che aleggia dalle parti di Turf Moor in questa stagione e il prestigiatore non può che essere Sean Dyche, che sta compiendo un vero e proprio miracolo sportivo. L’intelligenza di Dyche ha però fatto sì che una possibile stagione da incubo, come si pronosticava dopo gli addii di Keane e Gray, diventasse da sogno. La chiave è stata confermare buona parte del gruppo dello scorso anno con qualche miglioramento e individuare subito i sostituti di Keane e Gray. Anche puntare subito su una base di titolari con un modulo chiaro è stato fondamentale, da notare che son ben 4 i giocatori a non aver ancora saltato una gara in Premier, tra cui il sostituto di Keane, Tarkowski. I Clarets, inoltre, sono iper equilibrati e subiscono pochissimi gol: 12 , solo 1 in più di City e United, per dire. Una solidità che è anche e, soprattutto, mentale, come dimostrano le 8 vittorie su 9 arrivate con un gol di scarto, immagine di una formazione che non molla mai. La causa di questo incredibile rendimento è quindi la robustezza difensiva, esaltata anche dal modulo, il 4-4-1-1 che permette un’ottima copertura in tutte le porzioni focali di gioco.

Per continuare a sognare, sarà essenziale non perdere questa caratteristica anche perché, l’attacco, con i suoi miseri 16 gol, non offre molte garanzie. Ma nel frattempo siamo a dicembre, e il Burnley è salvo. Alla faccia di chi lo vedeva già retrocesso.

6. Fede nelle proprie Ali

a cura di Francesco Saverio Simonetti

Dopo la vicenda Immobile, Igli Tare ha richiesto maggior rispetto per una squadra che ha ambizioni importanti. Quali possono essere realmente gli obiettivi dei biancocelesti?

L’atto nello sport si consuma nella performance, ma si riverbera nella voce dei protagonisti. Ascoltarli, a volte risulta fondamentale. Le parole di Tare, Simone Inzaghi e Marco Parolo dopo il match contro il Torino mi hanno colpito un sacco. Per quel tono unanime che cela una consapevolezza che fino a quel momento era rimasta solo nell’ambiente Formello: la Lazio vuole dire con prepotenza la sua nella questione Scudetto. Non si tratta di utopia, ma di sognare in grande, o meglio volare alto. I biancocelesti esprimono un gioco totale in tutte le porzioni di campo, in grado di adattarsi a più fasi della partita e a diversi livelli di velocità. Nel poco del panorama italiano – bisogna dircelo – la Lazio dispone di un collettivo buono con individualità importanti sull’asse centrale: Strakosha è un portiere ultramoderno, de Vrij è un signor difensore, Milinkovic-Savic è dominante, Immobile è nel pieno della maturità tecnica e mentale (lunedì è stata un’eccezione). Tra tutti, poi, spicca Luis Alberto. Giocatore galvanizzato dal fluido Sistema WM di Inzaghi, tutto ruota intorno alla sua particolare intelligenza visiva (vedi gol vs Torino).

Se Inzaghi sarà bravo a superare questa fase di nervosismo collettivo, e riuscirà da febbraio a far ruotare i propri giocatori in maniera efficiente, questa Lazio andrà molto lontano. Qui, spetterà anche a Lotito e Tare: i due dovranno puntellare la rosa nel mercato di gennaio con almeno un innesto a centrocampo per far rifiatare Parolo e Milinkovic-Savic (solo se lo richiede lui) mentre negli altri reparti Inzaghi ha saputo far di necessità virtù, perché in casa Lazio tutto scorre in una direzione: la famelica consapevolezza di una situazione, quella dell’incertezza regnante, in cui gli aquilotti vogliono recitare il ruolo dei predatori.

Ed è tornato Felipe Anderson.

7. Bonus Team

a cura di Marco Fazio

Chi ha reso e sorpreso di più, fantacalcisticamente parlando, in questa prima metà di campionato?

Dopo aver provato a guidarvi con alternanza di successi e fallimenti, Fantasette si propone in versione espresso per fare il punto fantacalcistico circa la prima parte della Serie A. In che modo? Ovviamente, con il solito schieramento di sette uomini di sette squadre diverse.

In porta troviamo Samir Handanovic, il superman nerazzurro, la cui scelta è supportata da un dato: otto volte imbattuto, come il collega romanista Alisson, ma molto più operoso e incisivo. La solidità della pazza Inter spallettiana è stretta tra le mani dello sloveno.

In difesa ha il posto assicurato Aleksander Kolarov, tornato in Italia sull’altra sponda della Capitale col botto generato da due goal, tre assist e una media voto ben sopra la sufficienza. Al terzino serbo affianchiamo la rocciosità di Kalidou Koulibaly, anch’egli realizzatore di due reti ed elemento dall’alto rendimento stabile; il Napoli sta attraversando un periodo turbolento, ma il centrale franco-senegalese quasi mai si è fatto trovare impreparato.

Passando alla mediana, non potevamo di certo escludere quella che è probabilmente la più grande rivelazione di questo campionato, ovvero Bryan Cristante, sorprendente top scorer atalantino con cinque goal, destinati ad aumentare. A fargli compagnia lì in mezzo, mettiamo Suso: non stupisca la presenza dello spagnolo che, nonostante la brutta annata sin qui del Milan e un rendimento individuale inferiore a quella della scorsa stagione, si conferma macchina da bonus: cinque reti e tre assist che farebbero felice ogni fantallenatore.

In attacco dobbiamo escludere vergognosamente il capocannoniere Icardi per far fede alla nostra politica che prevede di rappresentare squadre tutte differenti (vedi sopra Handanovic), pertanto la nostra coppia d’attacco sarà composta da uno duo made in Campania: Immobile-Quagliarella. Il primo è il secondo bomber del torneo con 15 goal (conditi da cinque assist) e anima della Lazio guerriera condotta da Inzaghi, l’altro è il protagonista che non ti aspetti, che a 34 anni prende per mano la sua Samp e la trascina in zona Europa con nove realizzazioni e cinque assist.

Immaginateveli tutti insieme nel vostro fantacalcio

1
Handanovic
11
Kolarov
26
Koulibaly
4
Cristante
8
Suso
17
Immobile
27
Quagliarella
 

Recap #2 Track: Ride Slow (Russ, 2017, There’s Really a Wolf)

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