Razzi, maghi e speroni

Cos’hanno in comune queste tre cose, sta a chiunque legga deciderlo. A chi scrive è semplicemente concessa la facoltà di tratteggiare quei fili rossi lievi e appena accennati per far sì che si riesca a dare forma a un componimento tanto grande quanto spumeggiante. Grande come i razzi e i maghi in continuo mutamento e trasformazione, spumeggiante quanto il gioco sempre meraviglioso ed eccitante degli speroni.

Non è scontato il fatto che, dovunque vada, Mike D’Antoni faccia bene, eppure il carburante che mancava ai Rockets per spiccare il volo verso le stelle tra le quali dovrebbero stare è riuscito a portarlo proprio lui. Insieme a James Harden, sia ben chiaro. Ma la rivisitazione di un giocatore in una chiave di lettura ben diversa e soprattutto migliore di quanto dal #13 ci si potesse immaginare, è stata la geniale intuizione di un uomo che, a quanto pare, ancora ha tanto da insegnare e regalare al basket. E non pacchi dono semplicemente avvolti da carta colorata, bensì dei veri e propri desideri esauditi nei confronti dei tifosi di Houston, che forse ora a Babbo Natale cominciano a credere. Del resto, anche se la barba non è bianca, Harden sta lentamente macinando vittorie con la maglia rossa e bianca dei razzi, arrivando così alla trentacinquesima a fronte di sole 16 sconfitte.

E ora che hanno trovato il libro degli incantesimi, anche i maghi di Washington non vogliono fermarsi, non hanno nessun desiderio di ritrovarsi nuovamente invischiati in difficoltà e quant’altro, tanto che Wall e Beal sono ormai più che decisi a rimpolpare i loro tabellini di punti e doppie cifre, come quello della notte, arricchito avidamente contro New York. Con ventotto vittorie stanno lì, al quarto posto di Conference, a un passo da quei Raptors che nella notte passata hanno vinto a fatica contro i Pelicans, i ragazzi della città del jazz, stavolta con Anthony Davis presente sul parquet. Nonostante il ragazzo dal monociglio più famoso d’America abbia messo a referto 18 punti e 17 rimbalzi, New Orleans continua a ondeggiare in un mare in tempesta, quanto mai burrascoso, con quel traguardo delle venti vittorie a un passo, ma incredibilmente irraggiungibile.

Mentre gli Hornets si sono lentamente lasciati andare, con un’altra sconfitta maturata contro i Trail Blazers di un Lillard da recente ‘top three‘ in fatto di punti e assist maturati nelle prime 5 stagioni NBA, i Lakers stanno provando nuovamente a fare capolino, con una vittoria che lascia il tempo che trova contro i Nuggets di Danilo Gallinari. I suoi 17 punti, sommati agli stessi di Harris e ai 26 di Chandler, insieme ai vari spiccioli messi assieme dalle altre pepite di Denver, sembravano poter bastare per sconfiggere una franchigia che ha perso continuità e fiducia come quella dei Lakers. Ma LA è la città dei sogni, oltre che quella degli angeli, e così quando meno ci si aspetta il colpo di scena, ecco che prontamente un angelo custode veglia i suoi beniamini, portandoli in trionfo e regalando sia al roster, sia al coach Walton, un bella boccata d’ossigeno.

Lo stesso ossigeno che gli speroni comandati da Popovich hanno tolto a OKC, con un Westbrook troppo solo quanto stanco. Sì, fa notizia sapere che non ha messo a segno un tripla doppia ma ‘solamente’ una doppia doppia da 24 punti e 14 assist, ma 82 partite reggendo uno stesso ritmo, sarebbe troppo anche per un robot come lui. E così i Thunder si sono dovuti inchinare alla trentaseiesima vittoria di San Antonio, coriacea formazione che lotta per il titolo, come ogni anno da quando c’è Pop, che da troppo tempo manca però l’appuntamento decisivo. A parte Leonard e Aldridge decisamente sugli scudi, gli altri ragazzi dagli speroni d’argento si sono comportati molto bene, dando il loro apporto con spiccioli di punti che sono serviti eccome in termini di risultato finale.

E’ presto per tirare i remi in barca, così come è troppo prematuro il fatto di voler guardare più in là del proprio naso. Per ora è meglio camminare sul sentiero che ognuno di loro si è tracciato faticosamente, andando a confermare fino alla fine quanto di buono è stato fatto. I razzi devono tenersi pronti per decollare, i maghi devono lasciare il dito sul rigo dell’incantesimo giusto, mentre gli speroni devono lucidare bene gli stivali, tenerli stretti, per dare una spinta decisiva al cavallo. Tutti gli altri sono avvertiti.

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