Cappotto

Chi se l’aspettava?

All’inizio della stagione regolare NBA, a ottobre, nessuno avrebbe pronosticato l’ascesa di diverse squadre sorprendenti, tra cui quella dei Blazers, tantomeno la possibilità che arrivassero tra le prime quattro nel selvaggio West pieno di venditori di taglie, macchine da tripla-doppia e schiacciatori seriali. Portland era riuscita nel difficile quanto pesante intento di riempire il proprio salary cap senza avere una squadra neanche lontanamente competitiva per il titolo; una stagione fa con un roster molto simile era a malapena arrivata ottava a Ovest ed era caduta già dopo le prime quattro partite contro i futuri campioni di Golden State. Quest’anno coach Stotts ha compiuto un piccolo miracolo, che lo ha inserito di diritto nell’ideale listino degli allenatori dal quale a giugno verrà estratto colui che vincerà il premio come miglior tecnico della regular season. Lo ha fatto studiando in particolare un sistema difensivo camaleontico, in grado di modificarsi in base all’avversario di serata senza peggiorare in efficienza e portando così la squadra al terzo posto nella Conference. I Blazers hanno avuto la ottava migliore difesa della stagione (104.2 punti subiti ogni 100 possessi, come gli Warriors), concedendo solo il 44.7% dal campo agli avversari (quarti in questa graduatoria), e hanno così sopperito ad un attacco macchinoso e dipendente dal suo backcourt esplosivo formato da Lillard e McCollum. Nel corso della stagione hanno prodotto alcune strisce di vittorie esaltanti, come quella lunga più di dieci partite a marzo.

Avversari

Ai PlayOff la franchigia dell’Oregon si è trovata davanti i Pelicans, una formazione che emotivamente ha vissuto una stagione da montagne russe. Prima portata su dall’entusiasmo per una delle coppie di lunghi più belle della lega (Cousins-Davis) e per i relativi buoni risultati, poi giù dallo sconforto per l’infortunio dell’ex-Kings, infine un’ulteriore botta di adrenalina l’ha data il finale di stagione in maiuscolo di Davis e del nuovo sistema di gioco studiato da coach Gentry che li ha portati a tornare ai PlayOff, da cui mancavano dal 2015. Il quinto posto raggiunto a inizio aprile aveva sicuramente caricato l’ambiente e reso un’immagine della squadra molto più nitida di quanto non fosse pronosticabile dopo la rottura del tendine d’Achille sinistro di Cousins a fine gennaio.

In campo: Blazers-Pelicans

La serie tra Portland e New Orleans quindi sembrava tutto meno che qualcosa di ben definito e dall’andamento certo. I Blazers partivano stra-favoriti ad esempio per ESPN, i cui ventidue analisti avevano unanimemente profetizzato una vittoria di Lillard e compagni (“gufata” che il social media manager del team della Louisiana non si è fatto sfuggire); allo stesso tempo però le incognite che proprio i Blazers avevano disseminato sul terreno nelle ultime partite di regular season non erano poche (cinque vittorie e cinque sconfitte nelle ultime dieci prima dei PO). I Pelicans quindi partivano magari con meno pressione e hanno sfruttato anche questa caratteristica per lavorare meglio sulle debolezze degli avversari. Innanzitutto, coach Gentry sapeva bene che l’attacco di Portland si basa soprattutto sui pick & roll (21.6% delle volte attacca in questo modo) per creare vantaggio in favore di Lillard e McCollum, i due giocatori più pericolosi in fase offensiva. I Pelicans però possono vantare la presenza di un giocatore alto più di 2.10 metri, ma in grado di marcare una guardia come se avesse un fisico simile a livello di mobilità: i blocchi che includevano Davis non hanno mai portato qualcosa di buono per i Blazers (lo certifica ad esempio il dato che afferma che Lillard ha segnato solo 0.5 punti in 3.5 possessi a partita in cui è stato marcato dal lungo). L’efficienza nei pick & roll quindi è crollata: se in regular season la squadra di Stotts produceva quasi un punto per possesso e segnava col 44% in queste situazioni, nei PlayOff questi numeri sono scesi a 0.59 punti per possesso con il 32% dal campo. Le prestazioni difensive giganteggianti di Holiday e Rondo poi hanno fatto il resto, strozzando la coppia di guardie avversaria e costringendoli a mostrare i muscoli solo negli isolamenti, molto più dispendiosi dal punto di vista fisico. L’attacco dei Blazers quindi è peggiorato visibilmente, ma il vero tracollo si è verificato in difesa, dove il Defensive Rating è scivolato da 104.2 a 114: il dominio dei Pelicans si è incentrato in particolare sul perpetuo mismatch Davis-Nurkic, con il bosniaco che si è visto segnare in faccia 16 punti a partita dall’ex-Kentucky quando era affidato a lui in marcatura, subendo il suo dinamismo e la sua capacità di essere devastante anche lontano dall’area pitturata. Altri pilastri sui quali è stata costruita dal punto di vista offensivo l’incredibile vittoria per 4-0 nella serie sono stati Holiday (autore di una prestazione da 40+ e una da 30+ punti) e Mirotic, un giocatore che si è presentato sul parquet nella sua versione potenzialmente perfetta, con una combinazione di gioco da tre punti (46%) e protezione del ferro (2.5 stoppate a partita, 9.5 rimbalzi difensivi) che non si era per ora praticamente mai vista nella sua carriera.

E ora?

Una delle serie che doveva essere tra le più equilibrate di tutto il tabellone NBA si è conclusa con un cappotto netto, senza che il risultato venisse messo particolarmente in discussione: questo è lo sport e l’NBA ci ha abituato storicamente a situazione inaspettate e sorprendenti. I Blazers ora saranno costretti a fare importanti ragionamenti che coinvolgono il roster odierno e il futuro della franchigia, dato che per l’anno prossimo sono già stati assicurati 116 milioni di stipendi e lo spazio di manovra è molto poco. Le scelte sono due: continuare sul tragitto di questa aurea mediocritas, che permette di andare ai PlayOff e poco di più, oppure prendere la decisione più dolorosa: cedere uno dei due go-to-guy della squadra (Lillard era andato a colloquio privato con la dirigenza quando ancora la stagione sembrava essere fallimentare) e provare una complessa ricostruzione. I Pelicans invece sono arrivati dove nessuno pensava, scacciando le voci su una possibile trade con al suo interno Davis – voce che si sarebbe sicuramente fatta spazio nel caso di un’altra stagione finita a metà aprile per New Orleans – e permettendo a tutti gli osservatori di concentrarsi solo sul presente della franchigia che, se tutto andrà come deve andare, affronteranno gli Warriors nelle semifinali di Conference. Di trade, contratti e situazione del roster se ne riparlerà dopo la conclusione di questa stagione sopra le aspettative. Questi ragionamenti, invece, la franchigia dell’Oregon dovrà farli adesso: che sia l’ora dei conti per i Blazers?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *