Rafael van der Vaart, showtime

Io sono un istrione, ma la genialità è nata insieme a me, nel teatro che vuoi dove un altro cadrà, io mi surclasserò.

Charles Aznavour

Tra le varie definizioni del termine istrione, la migliore è sicuramente quella di “un attore che recita servendosi dell’enfasi per colpire il pubblico con effetti scenici”. Se considerassimo questa definizione, Rafael van der Vaart ne sarebbe la prova vivente.

La sua carriera calcistica è sempre stata caratterizzata e segnata dal bel gioco, cinico ma allo stesso tempo spettacolare. A soli 10 anni faceva già parte delle giovanili dell’Ajax, vera e propria fucina di talenti del pallone: proprio ad Amsterdam imparerà a calcare il terreno di gioco come se stesse recitando su un palcoscenico.

In silenzio in mezzo ai grandi 

Trequartista perfetto, ha sempre avuto il compito di servire gli attaccanti con preziosi assist, non dimenticandosi mai di come si possa gonfiare la rete con alcuni monologhi dalla distanza.

I primi 5 anni da professionista in prima squadra sono stati conditi da 52 gol in 117 presenze, numeri stratosferici che lo portano di diritto nelle migliori classifiche di giovani promesse nel mondo.

Se Amsterdam è una città di tutti i colori, un vero istrione dovrebbe recarsi almeno una volta al Teatro dell’Opera in quel di Amburgo, cosa che infatti accadrà: la squadra tedesca lo sogna, lo vuole e lo compra per una decina di milioni, ritagliandogli per l’occasione una parte da protagonista nel centrocampo poco esperto dei Rothosen.

È qui, sull’estuario dell’Elba, che trova il suo trampolino di lancio. Le stagioni a livello di squadra non sono esaltanti – raggiunge al massimo un quarto posto – ma con le spalle coperte dai due colossi difensivi Jérôme Boateng e Vincent Kompany riesce a far brillare tutto il suo estro, tutta la fantasia e la classe tanto cristallina quanto letteralmente di cristallo quando si parla di infortuni.

van der Vaart rende tutto più semplice

Sono gli anni d’oro della nuova generazione olandese quando il classe ’83 raggiunge i connazionali Wesley Sneijder ed Arjen Robben alla corte del Real Madrid, squadra che gioca in uno dei palcoscenici più belli del mondo, il Santiago Bernabeu, e che ha appena speso fior di quattrini pur di averli tutti sotto gli stessi riflettori. Tutti si aspettano spettacoli meravigliosi, grandi opere degne di un attore strepitoso quale il giovane Rafa, ma la storia non è sempre sorridente: a Madrid, purtroppo, è un sostituto dei veri protagonisti. Viene relegato in panchina il più delle volte e, soprattutto dopo la partenza di Sneijder e Robben, comincia a credere che quella fucina di talenti tutta colori e divertimento abbia per la prima volta fallito davvero.

“Camminate, camminate che forse ci notano”

 

Non è riuscito a ritagliarsi un ruolo importante nella trama madridista, per un attore come lui non se ne esce facilmente. Come tutti i più grandi fantasisti, geni e creativi che vivono il loro lungometraggio su un campo da calcio, non riesce a stare per molto tempo fermo nello stesso luogo. Van der Vaart ha bisogno di giocare, non può ancora stare seduto in panchina e quindi decide di esplorare un nuovo campionato: la Premier League lo aspetta, lui ha le valige pronte già da tempo.

Magic Rafa approda a Londra, sponda Tottenham. Le sue prestazioni sono esaltanti, sembra tornato ai livelli dell’Amburgo e viene persino inserito nella lista dei papabili per il Pallone d’Oro, la massima aspirazione per chi non potrà mai portarsi a casa un Oscar.

Il secondo anno riesce a trascinare la sua squadra al quarto posto in campionato nonostante i continui stop per fastidiosi e “provvidenziali” acciacchi muscolari, ma questo non basta per farlo restare.

La mancanza di continuità non piace mai agli allenatori, nemmeno ad Harry Redknapp che preferisce non puntare su di lui nella Fase a Gironi dell’Europa League nel 2011-12, cosa che il talentino non prese poi così bene.

Un’altro siparietto non male lo si ebbe al termine di un derby contro l’Arsenal, vinto proprio grazie ad una rete di van der Vaart, il quale tuttavia non apprezzò – per niente – la decisione del mister Harry Redknapp, reo di averlo spostato in una posizione troppo arretrata facendogli fare il lavoro sporco.

Un istrione come si deve non apprezza queste cose.

“Come giocatore vorrei sempre giocare nelle posizioni in cui rendo meglio, ma se devo lottare per il possesso della palla ogni volta non ho la libertà di muovermi in campo, che è ciò di cui ho bisogno”.

Rafael van der Vaart, 05/10/11

  Van der Vaart ed un giovane Gareth Bale.

Decide quindi di viaggiare di nuovo, ma questa volta ritorna nella sua seconda casa: l’Amburgo lo abbraccia per altri tre anni pagando 13.000.000 di Euro, prima di lasciarlo andare un’altra volta.

L’Amburgo non è più la squadra di qualche anno prima e la situazione economico-societaria lo mette di fronte ad una scelta importante: giocare per la squadra o per se stessi?

Rafa sceglie una giusta via di mezzo ma l’Amburgo non brilla più, con o senza di lui in campo – colpa ancora dei tanti stop – rischia comunque la retrocessione praticamente ogni anno, salvandosi per il rotto della cuffia. Van der Vaart ha ormai “perso” la voglia di farla da padrone, di recitare in campo, limitandosi ad un ruolo di gregario che non aveva mai provato negli anni in cui veniva considerato da tutti un attore sublime, non che non lo sia ancora.

Dopo la seconda volta in Germania, l’istrione olandese comincia ad essere influenzato nelle sue scelte dalle donne più importanti della sua vita. La prima squadra che sceglie dopo l’Amburgo è infatti il Betis Siviglia, squadra dell’Andalusia, terra di cui è originaria la madre di Rafael.

La stagione, che si prospetta ottima per il giocatore olandese, si rivelerà invece nuovamente un disastro. La squadra biancoverde ottiene una tranquilla salvezza, coronata da un ottimo decimo posto finale, ma van der Vaart gioca solo 7 partite senza mai lasciare il segno. Troppo poco per chi era arrivato con queste premesse.

Tranquilli, mi fermo poco

Dopo la malattia della sua ex-moglie durante il suo periodo al Real ed il successivo tradimento da parte di lei, l’olandese ammette la sua relazione con una giocatrice di pallamano olandese di nome Estavana Polman. Il calciatore cerca una nuova squadra e, ancora una volta, asseconda le volontà di un’altra donna al suo fianco. Rafa, per stare vicino alla sua Estavana, che gioca in Danimarca, accetta il corteggiamento del Midtjylland.

Il team danese, famoso per la pronuncia quasi impossibile del nome e per le recenti imprese in Europa League, ha già presentato il suo primo e più importante attore protagonista per la nuova stagione, con la consapevolezza di portare entusiasmo e giocate per palati fini nella poco ridente città di Herning.

Il Midtjylland è senza dubbio l’ennesima sfida accattivante da prendere al volo: a 33 anni Rafa van der Vaart vuole ancora dimostrare l’importanza di essere chiamato istrione, prima di salutare per sempre il calcio con la stessa leggiadria con cui ha stregato l’Olanda.

Prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi

Charlie Chaplin

 Ancora lui, sempre da protagonista

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