¿Quién es Denis Suárez ?

La Masìa è una casa colonica sorta nell’attuale zona ovest di Barcellona nel 1702. Nel 1966 diventa sede sociale del Barcelona Football Club, ma nel 1979 viene convertita come centro di formazione di giovani talenti.

Negli anni la Masìa è stata spesso nominata di pari passo alla cantera, ovvero quella che nella traduzione italiana è la “cava”. Una cava da cui estrarre del materiale prezioso per la prima squadra, con una divisione gerarchica di funzioni e ruoli, ideata in modo tale che i giovani possano sviluppare ogni aspetto fondamentale per la loro crescita, sia calcistica che culturale: tanto lavoro, senza però tralasciare l’importanza dello svago e del lato ludico per un adolescente, vedasi Play Station e altri giochi all’interno.

I successi, che negli ultimi venti anni hanno conferito un’aura d’imbattibilità al Barcelona, sono stati spesso e volentieri associati alla presenza della cantera, vero e proprio serbatoio da cui attingere nel tempo per prelevare del talento. Si è parlato molto della sua funzionalità ed organizzazione che fanno sentire il ragazzo – seppur giovanissimo – già parte del club; non come calciatore, dato che per uno che ne arriva molti altri non ce la fanno, ma come individuo facente parte di una specifica cultura portata avanti nel tempo e in continuo sviluppo, dall’arrivo di Crujiff e Michels fino ad oggi.

Immagino che ogni bambino che gioca a calcio sogni di entrare a far parte della cantera, un mondo all’avanguardia che conosce uno e un solo modo di fare calcio, espressione di una cultura ormai radicata e esempio per tutti di come l’innovazione e il lavoro nel tempo diano i propri risultati. La cantera non è altro che un filo rosso diretto con il presente e con il passato, nel ricordo delle figure che hanno reso grande il Barça in questi anni, prototipi ideali di calciatore per tutti i piccoli canterani.

L’aspirazione di tutti è diventare, un giorno, come le icone da cui si prende spunto, senza subirne alcun tipo di lontananza né spaziale, tanto meno ideologica, aspetto decisivo che segna una linea di demarcazione con altri modi di intendere il calcio.


Però non sempre è detto che ad un ambiente così ospitale ed innovativo corrisponda una reale soddisfazione del ragazzo: non può esser stato così per i vari Fabregas, Pique e Bellerin – che tuttavia fanno parte di quella cultura, vedere Pique e il suo ritorno da giocatore affermato ma anche le dichiarazioni al miele di Cesc -, emigrati in terra d’Albione per rendere concreta la loro aspirazione di diventare professionisti, così come per Sanabria e Balde Keita, approdati entrambi a Roma, uno sponda giallorossa, l’altro biancoceleste. Il livello di competizione negli ultimi anni è salito di pari passo con il potenziamento della prima squadra, così molti ragazzi hanno cercato giustamente fortuna altrove.

Ma per alcuni che partono ce ne sono altri che arrivano e così è stato per Denis Suarez che, compiendo il percorso inverso dei suoi predecessori, è approdato alla Masìa dal Manchester City. Arrivato a Barcellona che era già nel giro delle Under spagnole, e perciò già seguito dagli addetti ai lavori, Denis Suarez è stato subito aggregato alla squadra B, nella quale ha collezionato 36 presenze e 7 gol. La stagione molto positiva lo ha consacrato come uno degli elementi più interessanti della sua annata, tanto che il club ha deciso di mandarlo subito in prestito in una piazza come Sevilla, sperando in una sua esplosione ad alti livelli. L’alta competitività della rosa del Sevilla, che nel 2015 ha vinto la sua seconda Europa League, ha ritardato l’esplosione del talento spagnolo.

 Che comunque comandava a bacchetta nonostante la tenera età

Seppur giovane Denis Suarez ha finora dimostrato grande determinazione nel compiere le proprie scelte, indice della sua personalità forte e decisa, di un ragazzo che non ha paura di cambiare, che ha sempre aspirato a compiere un salto in avanti, non arenandosi mai di fronte a qualsiasi contingenza. Il ragazzo che nel 2011 da Vigo, città natia, si trasferì a Manchester in cerca di fortuna, non ha dimostrato timori quando si è trattato del suo futuro. Ed ecco che, da Sevilla, dopo non aver ricevuto le giuste garanzie da Emery, è partito verso Castellón, qualche centinaia di chilometri più a nord, trasferendosi alla corte di Marcelino, il Villarreal.

Al Villarreal Denis Suarez è stato protagonista di un’annata sensazionale, che ha contribuito a portare il Submarino amarillo al preliminare di Champions League, centrando il quarto posto.

 Anche a Villarreal comandava, a quanto pare

Fin da subito il rapporto con Marcelino è stato ottimo e sicuramente l’ambiente intorno al suo nuovo club, senza troppe pressioni mediatiche addosso, ha contribuito a rendergli semplice l’ambientamento e l’inserimento negli schemi offensivi. Il tecnico spagnolo lo ha reso fin da subito molto importante per le sue dinamiche di gioco offensivo: Denis Suarez agiva largo partendo la maggior parte delle volte da sinistra, ma con la possibilità di esser schierato anche a destra. Il gioco di Marcelino, diretto e veloce, ha messo in mostra alcune delle sue qualità migliori, soprattutto il suo repertorio legato alla velocità di pensiero e d’esecuzione. Gli scambi veloci con gli attaccanti e il 4-4-2 che in fase offensiva diventava un 4-2-4 lo hanno portato a giocare vicino alla porta, esaltando la sua lucidità nella scelta finale, che sia stata espressa sotto forma di un dribbling o un passaggio che metta nelle condizioni ideali il compagno. Non a caso il giovane spagnolo ha collezionato 12 assist, 5 gol e 58 key passes in 36 presenze, numeri non da poco soprattutto se si considera che tra i suoi compagni è stato di gran lunga il più produttivo in fase offensiva.

Numeri importantissimi che hanno convinto il ds del Barça, Robert Fernandez, a riportare a Barcelona il giovane galiziano, versando 3,25 milioni nelle casse del Villarreal.

Il Barça ha dimostrato di credere in lui, cosa non propriamente scontata vista la sovrabbondanza di talento da sempre presente in Catalogna, ma ancor di più dopo la campagna acquisti che ha visto approdare alla corte di Luis Enrique i vari Umtiti, Andre’ Gomes e Paco Alcacer.

Il ritorno al Camp Nou sarà probabilmente il passo in avanti più difficile e problematico da compiere per il giovane spagnolo. Se i trasferimenti, prima al Sevilla e poi al Villarreal, erano parte di un percorso di crescita, il ritorno alla casa-madre è un vero e proprio banco di prova in cui testare le proprie qualità, che gli potrebbe valere la definitiva consacrazione in uno dei palcoscenici più ambiti da tutto il panorama mondiale.

Il ragazzo ha ancora una volta confermato la propria determinazione, dichiarando e ottenendo di indossare la casacca numero 6 di Xavi che, dopo l’addio di Dani Alves, era rimasta senza padrone. Denis Suarez ha così dimostrato attaccamento alla maglia e alla storia del Barça, prendendo in eredità il numero di un giocatore decisamente ingombrante in Catalogna, uno di quelli che quando lo si vedeva giocare si aveva la percezione di vedere la storia in movimento, l’espressione più nitida di una cultura orgogliosamente rivendicata come tratto distintivo dei propri successi.

Per lui immagino sia stato un momento speciale ma anche un segnale verso l’esterno, per chi forse lo voleva far passare come un acquisto “minore”.

Al resto ci ha pensato Luis Enrique.  Il tecnico lo ha inserito tra i titolari fin da subito, complici anche le assenze dei vari Iniesta e Neymar. E’ stato impiegato come mezzala sinistra, al posto di Don Andrés, andando ad inserirsi nella catena di sinistra, che attualmente è composta da Jordi Alba dietro e Arda Turan nei tre d’attacco, al posto di Neymar.

Il cambio di contesto è stato fin da subito evidente: se prima giocava maggiormente in verticale, cercando scambi veloci con le punte e progressioni palla al piede, adesso è entrato nell’orbita del Messi-centrismo, a cui tutti e 10 i compagni del fuoriclasse argentino non possono esimersi di farne parte. L’incidenza di Messi nel gioco del Barça è probabilmente ai massimi storici e questo comporta che la maggior parte della creazione offensiva provenga dai piedi dell’argentino. La posizione che abitualmente è occupata da Messi è il centro-destra: da lì, con la sua capacità di creare calcio fuori da ogni standard umano, fa partire tutte le azioni offensive. Denis Suarez si trova leggermente defilato rispetto alla zona-Messi, anche se l’accentramento della Pulga lo fa avvicinare alla posizione del giovane galiziano, che in fase di costruzione va anch’esso spesso ad occupare una posizione dentro al campo. La maggior orizzontalità dei passaggi – 89% di precisione rispetto al 73% dello scorso anno, non a caso –  è dovuta proprio a questa ricerca senza sosta del numero 10, fac totum della manovra blaugrana.

Messi crea gioco come non mai ed è un dato di fatto appurato, ma i compagni devono esser bravi lo stesso a farsi trovare nella condizione giusta per poter finalizzare le idee dell’argentino. La posizione di Messi sul centro-destra provoca necessariamente un sovraccarico di avversari da quel lato, lasciando scoperto il lato debole del campo, zona in cui vanno proprio a finire le sue traiettorie che non hanno eguali per estetica e perfezione tecnica: Denis Suarez ne potrà giovare – e in parte lo sta già facendo –, potendo inserirsi nella zona di campo lasciata libera dai difensori che puntano gli occhi solo sul fenomeno.

Denis Suarez può solo che migliorare grazie ai suoi compagni: oltre ad essere diventato un giocatore maggiormente associativo, rispetto a quello visto la scorsa stagione sotto la guida di Marcelino, potrà decisamente aumentare il suo contributo offensivo in termini di gol, diventando un gran finalizzatore.

Sky Sport Uk ci viene incontro con questa grafica, in cui viene mostra l'importanza di Messi e il giovamento che ne potrà trarre Denis Suarez.
Sky Sport Uk ci viene incontro con questa grafica, in cui viene mostrata l’importanza di Messi e il giovamento che ne potrà trarre Denis Suarez.

L’ultimo aspetto su cui vale la pena concentrarsi è il contributo che può offrire in fase di ripartenza contro le squadre che pressano alto: superata la prima linea di pressione, gli spazi si aprono notevolmente e questo sarà molto d’aiuto a Denis Suarez, che ha fatto della velocità sia di conduzione che di passaggio il suo marchio di fabbrica a Villarreal.

Denis Suarez è capitato in un contesto totalmente diverso rispetto dai precedenti, molto più competitivo, ma non ha assolutamente paura della concorrenza, vista la determinazione con cui si è presentato e la consapevolezza nei propri mezzi che un numero 6 blaugrana deve necessariamente avere.

Prospettive di migliorarsi ci sono e Denis le ha fiutate, respingendo personalmente la richiesta di permanenza che gli era giunta direttamente da Roig, presidentissimo del Villarreal, per accettare di ritornare a Barcellona. Come da suo desiderio, da sempre esplicitato, senza timore reverenziale di niente e di nessuno.

Uno dei talenti più nitidi prodotti dal calcio spagnolo è in rampa di lancio. Ed esplodere in maglia blaugrana avrà sicuramente tutt’altro sapore.

 A Barcelona però, nonostante la “6”, dovrà sudare molto prima di poter comandare

 

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