Fantasia al potere

Ad un passo dall’eliminazione, la Colombia di Pekerman e James Rodriguez (con la collaborazione di un redivivo Juan Quintero) riesce a superare agilmente la resistenza di una Polonia troppo brutta per essere vera. Il 3 a 0 finale dimostra l’assoluta supremazia dei Cafeteros, non raccontando però fino in fondo il dominio tecnico mostrato dai due trequartisti colombiani (anche se etichettarli come tali è riduttivo).

Nella prima apparizione mondiale Pekerman aveva inizialmente fatto a meno di James, scegliendo proprio Quintero al suo posto in supporto all’unica punta Falcao. Il fantasista (attualmente al River Plate) aveva ripagato la scelta con la rete del momentaneo pareggio su punizione – con Kawashima evidentemente poco informato sull’esistenza della Goal-Line Technology – non riuscendo però a garantire la giusta continuità all’interno dei 90 minuti: il suo apporto alla manovra, nonostante la posizione centrale, è stato sostanzialmente nullo come dimostrano i soli 19 passaggi completati (dati Whoscored.com). Pekerman scelse dunque di sostituirlo al minuto 59 proprio con il numero 10, in una staffetta che idealmente, ma a parti invertite, si sarebbe potuta riproporre durante tutta la competizione.

Dominio tecnico e tattico

Il 4-2-3-1 è il modulo base scelto da Pekerman, ma a differenza della prima partita sulla fascia sinistra viene schierato James Rodriguez al posto di un deludente Izquerdo. Un ruolo ricoperto spesso dal trequartista colombiano anche con la maglia del Bayern Monaco. Ovviamente il numero 10 viene lasciato libero di svariare ed inventare, come dimostra il grafico sulle posizioni tenute in campo dai giocatori elaborato da 11tegen11.

James Rodrigueze la sua posizione in campo contro la Polonia | numerosette.eu

Nonostante sulla carta sia Quintero ad agire alle spalle di Falcao (autore di una prestazione incredibile per qualità e sacrificio), James è senza dubbio il fulcro offensivo della squadra. E non potrebbe essere altrimenti vista le sue immense doti tecniche. Il lato sinistro viene usato dalla Colombia per consolidare il possesso, vista anche la poca pressione da parte della Polonia, mentre il lato destro è affidato alle accelerazioni di Cuadrado ed alle sovrapposizioni di Arias per sfruttare lo spazio tra esterno sinistro e difensore avversario. Il 3-4-2-1 scelto da Nawalka è apparso davvero poco efficace: la mancanza di qualità a centrocampo (con Krychowiak autore di una pessima prestazione) ha impedito di risalire il campo velocemente, mentre in fase di non possesso la Polonia ha scelto di abbassare il proprio baricentro fin dentro l’area, optando per un 5-4-1 senza però riuscire a difendere con efficacia. Il solo Lewandowski, senza un uomo di fantasia a supporto, ha avuto pochissime occasioni di aiutare la squadra, anche se il suo atteggiamento è sembrato diverso rispetto a quello del suo collega Falcao, pronto a lottare su ogni pallone.

La Colombia ha dominato sotto il profilo del possesso palla (54%), della precisione dei passaggi (83% vs 76%), del numero di dribbling completati (14 per i colombiani, solo 4 per i polacchi): il 3 a 0 è la fotografia perfetta di un dominio costante, resosi ancora più evidente nel secondo tempo in cui la Polonia ha provato ad alzare il pressing (in maniera disorganizzata e non armonica) lasciando dunque campo aperto per le ripartenze e le transizioni degli uomini di Pekerman. La manifestazione mondiale dimostra, una volt di più, quanto sia essenziale la qualità tecnica a centrocampo per controllare non tanto il pallone quanto il ritmo delle partite. E poche squadre possono contare sull’apporto di due fantasisti come James Rodriguez e Juan Quintero.

Uomo Vitruviano

Deve esserci un rapporto speciale tra James Rodriguez e la competizione mondiale. Quattro anni fa le sue prestazioni – e la sua rete da Puskas Award realizzata contro l’Uruguay negli ottavi di finale – gli valsero la chiamata del Real Madrid per la faraonica cifra di 80 milioni di euro. In Brasile, James prese parte al 75% delle reti realizzate dalla squadra (sei reti e due assist su dodici realizzazioni) creando 2,2 occasioni a partita.

La sua esperienza al Real Madrid non può certo definirsi fallimentare. Con la maglia dei Blancos il colombiano ha infatti mostrato il suo talento ma il palcoscenico del Santiago Bernabeu si è rivelato forse fin troppo grande per lui, schiacciato dalla presenza in squadra di Cristiano Ronaldo (e chi non lo sarebbe). James ha trovato spazio soprattutto sotto la gestione Ancelotti, con una stagione da 13 reti e 13 assist spalmati in 29 presenze. Con l’arrivo di Zidane sulla panchina madrilena le cose sono però cambiate ed il suo impiego si è progressivamente ridotto fino all’esclusione dalla finale di Cardiff. Nonostante il tecnico francese abbia spesso optato per l’attacco a due punte con un trequartista a supporto, James non è riuscito a vincere la concorrenza di un altro pezzo da 90 come Isco.

Il trasferimento al Bayern Monaco è stato forse vissuto con rammarico ma non ha di certo influito sul livello delle sue prestazioni. Voluto fortemente da Ancelotti, con l’esonero del tecnico italiano e l’arrivo di Heynckes James Rodriguez è comunque riuscito ad imporsi ai massimi livelli del calcio tedesco ed europeo grazie alla sua innata visione di gioco, modificando leggermente la sua posizione in campo (da trequartista puro a mezz’ala o esterno d’attacco). Alcuni dei suoi assist sono semplicemente geniali.

Disegnare arcobaleni

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Anche nel match contro la Polonia il numero 10 colombiano ha dimostrato la sua straordinaria abilità nei passaggi, fornendo due assist in occasione del primo e del terzo goal della Colombia. Se il primo può essere considerato normale amministrazione per un sinistro come il suo, quello per la rete di Cuadrado rimane davvero inspiegabile. James si muove sulla linea laterale, inseguito da due avversari dopo averli superati con una semplice finta di corpo. Il filtrante per l’inserimento dell’esterno bianconero è perfetto per scavalcare Pazdan (rimasto nella terra di nessuno) e servire il compagno sulla corsa, senza possibilità di recupero da parte dell’esterno avversario.

A fine partita James Rodriguez è il giocatore con più passaggi completati (60) e che può vantare la migliore precisione (88%). Ad impressionare è però anche la sua dedizione tattica: spesso lo si ritrova sulla fascia sinistra ad aiutare Mojica in fase di non possesso, dimostrando un atteggiamento da vero leader (due contrasti vinti su tre tentativi). Quattro dribbling completati sue cinque tentativi completano il quadro di una partita sostanzialmente perfetta. Esistono giocatori schiacciati dalla pressione di giocare un Mondiale e di sentire il peso dei milioni di tifosi aggrappati ad una speranza. James Rodriguez, al contrario, in questo contesto sembra esaltarsi. Quando è lui l’uomo vitruviano al centro del sistema, il numero 10 colombiano non delude mai. Forse è proprio questo ciò che è mancato nella sua esperienza al Real Madrid.

Sprazzi di luce

Questo è probabilmente uno dei pochi ricordi che gli appassionati di calcio italiani conservano di Juan Quintero. Nella stagione 2012/2013 infatti un giovane trequartista colombiano si affacciò per la prima volta sul palcoscenico europeo, prelevato dal Pescara in prestito con diritto di riscatto dal’Atletico Nacional. Il suo è un nome intrigante per una piccola realtà come quella della squadra abruzzese, tornata in Serie A dopo anni di purgatorio: un mancino educato che promette di regalare goal e assist ai tifosi. La sua fama inizia a crescere come possibile sorpresa. Le aspettative resteranno però deluse dalle sole 17 presenze in campionato. La rete su punizione al Bologna è l’unica messa a segno durante la stagione, mentre il giovane (19 anni) centrocampista resta vittima della triste stagione dei biancazzurri, ultimi a fine stagione. Il talento si intravede, ma imporsi nel campionato italiano è impresa fin troppo ardua per un ragazzo di belle speranze.

Gli scout del Porto dimostrano però di credere in lui, prelevandolo a titolo definitivo. Da qui in poi la sua immagine viene sempre più associata a quella di un giocatore incapace di compiere il salto di qualità. Una promessa mai mantenuta. Il club portoghese lo utilizza a fasi alterne e Quintero non riesce mai ad imporsi definitivamente con la maglia dei Dragoni. Troppo offensivo come mezz’ala nel 4-3-3, troppo portato verso il centro del campo come esterno destro: la sua natura di enganche mal si sposa con i dettami tattici ed i ritmi del calcio europeo, in cui difficilmente ad un singolo giocatore viene concessa la libertà di dettare il ritmo offensivo della squadra. Il ritorno in Sud America con la maglia del River potrebbe dunque giovare alla crescita di un giocatore ormai maturo anagraficamente (25 anni) ma ancora non in grado di trovare il suo posto nel mondo.

La partita di ieri potrebbe rappresentare il punto di svolta per una sua possibile rinascita. Schierato inizialmente come trequartista da Pekerman, Quintero ha dimostrato di sapersi muovere molto bene per il campo, consapevole di dover lasciare spazio a James Rodriguez arretrando di tanto in tanto il proprio raggio di azione. Alla sua innata qualità tecnica Pekerman è riuscito ad abbinare una stabile collocazione sul terreno di gioco: anche dopo l’uscita dal campo per infortunio di Aguilar, Quintero si è mostrato pienamente a suo agio come centrocampista di qualità davanti alla difesa. Senza però mai snaturare la sua indole offensiva, portato a cercare il passaggio chiave verso gli attaccanti.

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Primo esempio. Il passaggio nello spazio per l’inserimento di Cuadrado è praticamente perfetta – complice l’atteggiamento passivo della retroguardia polacca, poco reattiva nello “scappare” indietro su palla scoperta – e crea i presupposti per una situazione di netta superiorità. A fine partita i passaggi completati saranno 47 (il terzo per numero dietro James Rodriguez e Cuadrado) con una precisione dell’81%. Il più importante è senza dubbio l’assist per il goal del raddoppio di Radamel Falcao.

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Descrizione: Due tocchi ed imbucata perfetta

Il Mondiale è da sempre una vetrina perfetta per giocatori in cerca di riscatto. Chissà che la nuova carriera di Quintero non possa partire proprio dalla prestazione di ieri sera. Non è mai troppo tardi.

Con due trequartisti così, la Colombia può sognare. Non è detto che il Senegal, avversario nella prossima partita, sia d’accordo.

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