Il Napoli è stato in Purgatorio

La partita contro l’Arsenal è stata sin da subito indicata come il punto cruciale della stagione del Napoli. Con lo scudetto divenuto irraggiungibile – probabilmente non lo è mai stato in questa stagione – e la prematura eliminazione dalla Coppa Italia ad opera del Milan, l’Europa League è infatti l’unico obiettivo della formazione partenopea in questo finale di stagione per coltivare la speranza di sollevare un trofeo a fine stagione. Un banco di prova necessario anche a dare indicazioni sulla prima stagione di Carlo Ancelotti sulla panchina azzurra, finora caratterizzata da un andamento altalenante; il sorteggio non ha certamente aiutato (ancora una volta), mettendo di fronte una delle più accreditate rivali per la vittoria finale.

La sconfitta per due a zero rimediata all’Emirates Stadium ha dimostrato i limiti di un Napoli potenzialmente in grado di far male agli avversari. Le speranze di rimonta, però, sono ridotte ad un lumicino alla luce delle difficoltà palesate nella sfida contro gli uomini di Emery – soprattutto nei primi, terribili, quarantacinque minuti. Il Napoli appare, una volta di più, bloccato in un Purgatorio senza fine: qualitativamente superiore alla media del campionato italiano e quindi sicuro di un posto in Champions League ma incapace di compiere quel passo decisivo per affermarsi tra le grandi d’Europa. Basteranno sette giorni per espiare i propri peccati?

La più grande pena del purgatorio è l’incertezza del giudizio.
Blaise Pascal

Inferno

Il modulo scelto da Ancelotti è il classico 4-4-2 asimmetrico con Zielinski e Callejon sulle fasce a dare un’interpretazione completamente diversa del ruolo: il centrocampista polacco è infatti naturalmente portato ad entrare dentro il campo mentre lo spagnolo agisce per vie laterali. In attacco la scelta è di rinunciare a Milik per affidarsi alla coppia Insigne-Mertens e provare a sorprendere in velocità la retroguardia avversaria composta da Koscielny, Nacho Monreal e Papastathopoulos (da qui in poi Sokratis). In difesa l’assenza di Albiol priva il tecnico di una variante tattica proposta spesso negli impegni europei: Maksimovic viene schierato in coppia con Koulibaly al centro della difesa e non come (finto) terzino, componendo una classica difesa a quattro con Hysaj e Mario Rui sulle fasce. L’Arsenal sceglie invece di affidarsi al 3-5-2 (o 3-4-1-2) con Ozil a supporto di Lacazette e Aubameyang mentre viene lasciato agli esterni Kolasinac e Maitland-Niles il compito di allargare il campo.

Come hanno giocato Napoli e Arsenal | Numerosette Magazine
Le posizioni medie dei giocatori di Arsenal (in arancione) e Napoli (in blu). Fonte Whoscored.com

Come evidenziato dal grafico elaborato da Whoscored.com è soprattutto Insigne a venire incontro per giocare il pallone tra le linee mentre a Mertens è deputato il compito di attaccare la profondità. Sin dai primi minuti di gioco è evidente l’intenzione dell’Arsenal: pressione asfissiante sulla costruzione bassa del Napoli per forzare errori e, di conseguenza, palle perse. Ramsey e Torreira dettano i ritmi del pressing a centrocampo e sono bravi ad accorciare in avanti. Il Napoli prova a far girare palla coinvolgendo i propri terzini; la scelta di Emery è di lasciare maggior libertà di impostare a Hysaj, notoriamente meno bravo tecnicamente rispetto ai suoi compagni di reparto: basti pensare che a fine partita il terzino albanese sarà il primo giocatore per passaggi tentati (77). La pressione ed il ritmo alto tenuto dall’Arsenal è testimoniato anche dal numero di lanci lunghi cui è costretto Meret (10/24, 41%), un dato nettamente in controtendenza con quello raccolto in campionato (3,24/14, 23%): il portiere è stato chiamato in causa più volte rispetto al solito proprio per alleggerire la pressione degli avversari.

Il pressing dell'Arsenal sul Napoli | Numerosette Magazine
Il pressing induce all’errore Hysaj creando una palla gol.

In fase di non possesso il Napoli nel primo tempo ha provato diverse volte ad alzare il proprio baricentro ma la qualità del palleggio messo in mostra dall’Arsenal ne ha subito scoraggiato l’ambizione, preferendo dunque schierarsi con due linee da quattro nella propria metacampo e lasciando a Insigne e Mertens il compito di una blanda pressione sul possesso dei centrali dei Gunners. La posizione di Kolasinac ha creato diversi problemi a Callejon, preso in mezzo tra l’avanzata del centrale (Monreal) e il movimento alle spalle dell’esterno bosniaco, sempre puntuale nei movimenti senza palla.

Il tema tattico pensato da Ancelotti è stato il lancio lungo dall’esterno verso il movimento in profondità degli attaccanti per cogliere di sorpresa i centrali avversari, non prontissimi nella copertura dello spazio alle loro spalle. Da un errore nell’esecuzione di questa idea – che sarà poi ripetuta diverse volte durante la partita, con alterne fortune – nasce la rete del vantaggio dell’Arsenal. Mario Rui decide di cercare il lancio lungo per Insigne ma sfortunatamente viene intercettato con il corpo da Ramsey: la transizione è letale grazie alla qualità di Ozil nel gestire il pallone e sarà lo stesso centrocampista gallese a battere Meret.

L'errore del Napoli | Numerosette Magazine

Il prematuro vantaggio non cambia però il tema della partita: il Napoli prova ad impostare ma l’Arsenal continua con un primo pressing molto efficace e con delle transizioni ad altissima velocità.

La ripartenza dell'Arsenal subita dal Napoli | Numerosette Magazine

In questo caso il Napoli era riuscito a riconquistare palla in zona avanzata grazie ad una buona riaggressione, ma una volta ripreso il controllo del pallone i Gunners hanno dimostrato la loro propensione ad attaccare il campo in verticale, arrivando con precisione a creare i presupposti per un azione pericolosa. In occasione del raddoppio firmato da Torreira – con deviazione decisiva di Koulibaly –  è ancora il pressing alto dei Gunners a pagare i suoi dividendi: l’errore di Fabian Ruiz è certamente evidente, ma Hysaj doveva scegliere un’altra opzione rispetto a quella dello spagnolo circondato da tre avversari. Il Napoli non riesce a reggere i ritmi dettati dagli avversari che, pur lasciando spesso il controllo della palla, riescono a comandare spazio e tempo delle giocate. Gli uomini di Ancelotti sembrano mancare di intensità e qualità tecnica.

La rete del 2 a 0 dell'Arsenal contro il Napoli | Numerosette Magazine
A palla coperta i giocatori dell’Arsenal sono pronti a salire per aggredire in avanti, forzando l’errore di Hysaj e Ruiz.

Come sottolineato in questo articolo di Michael Cox su ESPN, la coppia di centrocampo scelta da Emery ha permesso ai Gunners di dominare sia dal punto di vista dell’intensità sia tecnicamente, con Ramsey – che probabilmente sapeva quanti tifosi bianconeri stessero guardando la partita ed ha deciso di presentarsi al suo meglio – che ha mostrato le sue doti in inserimento e messo in difficoltà Allan, indeciso se coprire i movimenti alle sue spalle di Ozil o contrastare l’avanzata del centrocampista gallese. I loro movimenti hanno costretto il Napoli ad arretrare più che risalire il campo, come dimostrato dal numero di passaggi indietro (258, cento più dell’Arsenal). La scelta forzata – visto l’infortunio di Xhaka – è stata la chiave di volta di un match deciso nei primi 25 minuti.

Peccati capitali

Sono contento al 50% del risultato. Le due frazioni di gara sono state molto diverse. Nel primo tempo abbiamo controllato la partita con il pallone e con il posizionamento, il secondo tempo è stato diverso: loro hanno spinto di più, hanno preso il controllo con la palla e avuto più possesso

Le parole di Unai Emery a fine partita ben riflettono l’andamento del match. Il primo tempo si chiude infatti con una grande occasione da rete per Insigne su un ottimo attacco della profondità da parte di Callejon: è solo il primo della lista dei rimpianti del Napoli, capace nel secondo tempo di creare diverse occasioni pericolose – pur concedendone altrettante agli avversari.

Le occasioni del Napoli | Numerosette Magazine

Secondo la grafica e i dati elaborati da Infogol, l’Arsenal ha prodotto 2,29 Expected Goald (0,88 per il Napoli) ed è solo grazie a Meret e all’errore sotto porta di Ramsey al minuto 80 che il discorso qualificazione si può ritenere ancora aperto. In generale in questa stagione il Napoli ha dimostrato una tenuta difensiva non all’altezza della scorsa stagione: in campionato le reti subite sono 27 a sette giornate dalla fine (29 in 38 giornate l’anno scorso) ma a preoccupare è la maggiore qualità delle occasioni concesse. Secondo le statistiche raccolte da Understat.com il Napoli ha concesso 28,54 xG in 31 partite, circa tre in più rispetto al numero registrato all’ultima giornata della scorsa stagione (25,27 xGA). In generale l’impressione – senza basarsi solo sui freddi numeri – è che il Napoli non si muova in fase difensiva con la stessa sincronia che le permetteva, pur mantenendo un baricentro altissimo, di tenere spesso la propria porta inviolata. Ed in diverse occasioni è stato proprio Meret – unico promosso della partita di ieri –  a salvare la propria squadra. L’Arsenal può certamente recriminare pensando alle tante occasioni sprecate che avrebbero di fatto chiuso il discorso qualificazione. A tenere accesa la speranza è soprattutto il secondo tempo in cui il Napoli ha dimostrato di poter far male alla linea alta dell’Arsenal poco reattiva a scappare all’indietro sui movimenti in profondità degli attaccanti.

Con le spalle al muro e abbandonate le paure iniziali – complice un fisiologico abbassamento dei ritmi da parte degli avversari – il Napoli ha iniziato a giocare il suo calcio, alzando il baricentro e creando i presupposti per accorciare le distanze, mostrando una maggiore precisione nella gestione del pallone. nel secondo tempo il possesso palla è stato nettamente a favore degli azzurri (65%) così come la precisione nei passaggi (84% contro il 74% degli avversari), con l’Arsenal pericoloso soprattutto in ripartenza.

Un'azione del Napoli | Numerosette Magazine

In questo caso il lancio di Hysaj è perfetto per servire lo smarcamento di Callejon alle spalle dei centrocampisti e dare il via ad un’azione potenzialmente pericolosa. Nel primo tempo superare la prima pressione dell’Arsenal è stato quasi impossibile per il Napoli anche a cause di numerosi errori tecnici – a volte basilari. Nell’esempio riportato sotto possiamo notare come il pressing dell’Arsenal sia nettamente calato e permetta al Napoli di risalire il campo in maniera più agevole. Mario Rui cerca però ancora una volta il lancio lungo per sorprendere i centrali invece di assecondare il movimento ad allargare di Zielinski (che, come vediamo, si muove in posizione ancora più centrale rispetto al primo tempo).

Costruzione dal basso del Napoli | Numerosette Magazine

Con l’ingresso di Mkhitaryan e Iwobi al posto di Ozil e Lacazette, Emery ha scelto di puntare quasi esclusivamente sulle transizioni per provare a far male al Napoli e diverse discese di Kolasinac sulla fascia hanno messo in difficoltà la retroguardia partenopea. L’occasione più grande per accorciare le distanze capita sul piede di Zielinski al minuto 71: l’ennesimo attacco della profondità di Insigne coglie di sorpresa la non perfettamente allineata linea difensiva dei Gunners ma il polacco in scivolata non riesce a battere Cech spedendo il pallone sopra la traversa. La scelta di affidarsi all’attacco leggero è stata pensata proprio in virtù di queste situazioni ma due gravi errori sotto porta hanno fortemente compromesso le speranze di qualificazione.

Grandi rimpianti

Nonostante le numerose occasioni concesse agli avversari (impossibile non citare il rigore in movimento capitato sui piedi di Ramsey all’80°) il Napoli torna a casa con diversi grandi rimpianti. I primi 45′ sono infatti stati troppo brutti per essere veri: poco precisi nella gestione del pallone e schiacciati dalla pressione avversaria. In generale i ritmi alti da calcio inglese non sembrano alla portata del calcio italiano, nemmeno per gli uomini di Carlo Ancelotti che più volte hanno dimostrato di saper controllare le partite – in maniera diversa rispetto a quanto accadeva con Sarri. Non dimentichiamo che in questa stagione sono riusciti a tenere testa a PSG e Liverpool.

Nell’ultima settimana gli azzurri hanno incassato la sconfitta esterna contro l’Empoli ed il pareggio casalingo contro il Genoa, dimostrando forse di aver mentalmente staccato la spina. Vincere aiuta a vincere, ma è vero anche l’opposto: perdere aiuta a perdere. Non è facile ritrovare la concentrazione a intermittenza: se una delle critiche mosse a Maurizio Sarri era quella di non conoscere altro modo di vincere le partite se non dominandole adesso il Napoli si trova a metà strada tra voglia di diventare grande e mancanza di quei meccanismi automatici che ne hanno in passato esaltato le qualità dei suoi giocatori migliori. La semplificazione tattica portata da Ancelotti – affidandosi alle interpretazioni dei singoli giocatori piuttosto che a giocate codificate – ha portato ad una più ampia valorizzazione degli elementi in rosa ma, dal punto di vista dei risultati e del gioco espresso, ad un passo indietro per il Napoli. Bloccato in un purgatorio senza uscita.

 

 

 

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