Pione Sisto, Prova a prendermi

Vi ricordate di Prova a Prendermi, film del 2002 diretto da Steven Spielberg, in cui un giovane e privo di Oscar Leonardo DiCaprio viene inseguito da un Tom Hanks versione agente FBI perché si spaccia per un pilota di volo e incassa assegni fasulli? Ecco, possiamo paragonare la pellicola di Spielberg con il mondo del calcio, in cui la parte del falsario è assegnata a Pione Sisto, mentre gli agenti dell’FBI sono i giocatori della squadra avversaria; l’unica differenza con il film, è che il giovane danese d’origine africana non lo prendono mai.

 Catch me if you can, Srna!

Il ragazzo è un classico esempio di migrazione dal continente africano verso i paesi dell’Europa: a soli due mesi d’età, un Sisto ancora in fasce si trasferisce con i genitori in Danimarca.

Invece che fra le savane e le foreste pluviali africane, il giovane ghepardo compirà le sue sgroppate nella buia atmosfera danese, sulle coste dei freddi mari del Baltico e del Nord. Abbandonati pannolini e ciuccio, Sisto infatti inizia a giocare a calcio, nelle giovanili del Tjørring, modesta squadra di quarta categoria danese, per arrivare nella più prestigiosa scuola calcio del Midtjylland, la migliore in Danimarca – Simon Kjaer ha iniziato qui – poiché reputata la migliore nel trovare e sviluppare giovani talenti. Anche stavolta ci hanno preso. 

Da subito titolare nella formazione dell’allenatore Glen Riddersholm, Sisto dimostra le sue grandi capacità nel ruolo di trequartista o preferibilmente ala sinistra, da cui spesso inventa la giocata o si accentra per tentare la conclusione con il destro. I suoi pezzi forti sono facili da individuare: quali doti migliori per un ghepardo di Kempala della velocità e della rapidità nei movimenti?

Sisto è abile nel dribbling e nella conduzione del pallone, spesso risulta imprendibile durante la progressione sulla fascia, proprio come il felino slanciato del continente nero; non assicuriamo sui 120 km/h in meno di tre secondi, però. Se volessimo trovargli un punto debole, potremmo dire che la sua statura e corporatura rappresentano uno svantaggio, soprattutto per un attaccante come lui: non essendo né tanto alto né tanto robusto, si trova in difficoltà nella fase di difesa del pallone o nel momento in cui è spalle alla porta. Poco male, a calcio si gioca in 11, mica deve fare tutto lui.

Molti i dribbling e gli assist ai compagni, ma non poche volte Sisto si è tolto la soddisfazione della gioia personale, sia in campionato che in coppa internazionale. Prendiamo l’Europa League del 2015-16: Sisto ed il suo Midtjylland approdano ai sedicesimi superando i gironi come secondi, alle spalle del Napoli; l’avversario è nientepopodimeno che il Manchester United di van Gaal, che all’andata dovrà arrendersi al clima invernale ed al clamoroso 2-1 in favore dei padroni di casa. Il pareggio è opera proprio del giovane danese, che si ripete anche al ritorno, siglando il momentaneo 0-1 ospite, prima della capitolazione del Midtjylland che perderà 5-1.

Ma almeno per quei 5 minuti, Pione Sisto ha gelato i quasi 76.000 dell’Old Trafford, e non è cosa di tutti i giorni.

Le richieste per questo giovane gioiellino non sono mancate, dall’Italia in particolar modo Juventus e Napoli si sono dimostrate interessate a Sisto. Alla fine dell’estate 2016, sarà invece il Celta Vigo di Berizzo a catturare l’imprendibile ghepardo del Baltico, che nel frattempo ha ottenuto la cittadinanza danese e non risulta più un elemento extracomunitario; arriva infatti anche la chiamata della Nazionale Under 21, a cui Sisto si presenta con una tripletta ed un assist in amichevole: ci sono tutte le premesse per un futuro con la maglia biancorossa della Danmarks fodboldlandshold. Tranquilli, non è una maledizione in celtico, è solo il nome danese di Danimarca.

Sisto si presenta in punta di piedi in un campionato difficile e divertente come la Liga spagnola: schierato nel suo ruolo preferito, l’ala sinistra in un 4-3-3, sta trovando pian piano una grande intesa con la punta di ruolo, che sia Iago Aspas o Bongonda, ricominciando da dove aveva lasciato, dalle sue sgroppate in Danimarca, dove faceva sognare con la sua rapidità e la sua eleganza sulla corsia, dove difficilmente si lasciava prendere. A Vigo, adesso, stanno trovando quello che un ghepardo solitario come lui non aveva mai provato seriamente in precedenza, la consapevolezza di un gioco di squadra in cui tutti sono utili e nessuno è indispensabile. La combinazione vincente che ha portato al primo dei tre gol all’Osasuna ne è la prova più convincente: recupero palla, colpo di tacco e botta potentissima; premio Oscar al casting Sisto – Rossi – Bongonda.

L’avventura in Spagna potrà risultare decisiva per la carriera di Pione Sisto, giocatore rapido ed elegante come un ghepardo, pronto a diventare un ruggente leone.

Ma se poi rimane ghepardo, andrà bene lo stesso. Finché continua ad azzannare così…

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