Petrolul nu moare

Storie di un calcio minore come questa sono mosse dalla passione, dalla curiosità, da una flebile speranza che a volte questo sport sa regalare in contesti dove per combattere la noia devi inventarti qualcosa. E cosa succede se quel qualcosa svanisce, si dissolve sul più bello, quando hai finalmente trovato il modo di riempire di orgoglio la tua città? Nella maggior parte dei casi resta il ricordo, un gemito nostalgico di un tempo che non tornerà più, un metro di paragone scomodo per tutto quello che verrà.

Cosa accade invece, quando in una realtà di provincia dell’Europa post-sovietica, questo ricordo si trasforma in energia positiva in un presente inesistente falcidiato dagli eventi? Quello che si sono chiesti Damiano Benzoni e Gianni Galleri quando sono andati a Ploiești, 230.000 abitanti nel sud-est della Romania, una delle tante città apparentemente insignificanti nella mappa est-europea, desolata e dimenticata.

Capital de ulei

Ulei è una parola di questi tempi abbastanza importante nella mappa geopolitica globale. Ulei significa petrolio, e le quattro petrolifere presenti a Ploiești permettono alla sua carente economia di tenersi in piedi. Il prezzo da pagare è piuttosto alto: quell’odore permanente di oro nero che pervade l’atmosfera e marca sensibilmente i connotati del suo agglomerato urbano. Oltre alle conseguenze sulla salute dei suoi abitanti che ne porta. A smuovere Damiano Benzoni e Gianni Galleri, due documentaristi improvvisati patiti di tutto ciò che respira calcio, e non, ad Est del continente, è una piccola storia ultras. Quella del Petrolul, nome sintomatico: la squadra locale della città.

Petrolul stadio | Numerosette Magazine
L’Ilie Oană Stadium, lo stadio del Petrolul Ploiești. Intitolato a uno dei giocatori più rappresentativi del club, americano emigrato in Romania durante la seconda guerra mondiale.

Il documentario è stato girato in un solo pomeriggio, nella maniera più autentica possibile, nelle parole e nei volti di chi ha sposato il club come parte importante della propria vita. Curioso come le emozioni e le sensazioni sono contenute da quell’atteggiamento freddo e distaccato tipico dei caratteri est europei dei suoi protagonisti: in questo caso tifosi. Non traspare molta emotività, una storia del genere in un paese mediterraneo sarebbe stata contornata da una veracità passionale diversa. Senza filtri barocchi, la passione in questo contesto si manifesta nella concretezza spontanea di un attaccamento alla propria terra, quasi come un gesto dovuto e che non assume contorni epici.

Il Petrolul ha il giallo nei colori sociali: l’unico colore acceso che si può incontrare a Ploiești, città industriale e disarmonica, che negli anni ha visto una diaspora giovanile elevata. Chi se ne è andato a Bucarest a cercare fortune o ha lasciato i confini con la speranza di tornare dopo essersi programmato una vita migliore altrove.

C’è vita a Ploiești

Come sarà la mia vita senza Petrolul?

Si chiede Dragoș, il principale attivisti della Usp, l’associazionismo del club. La sua è stata una missione, tanto soddisfacente quanto contraddittoria nel tentativo di risollevare un club che appena 3 anni fa era di fatto scomparso dai radar per l’ennesima volta a causa del fallimento e dell’arresto del suo presidente Dan Capră. Per capire bene la situazione, bisogna ampliare il raggio, fino al contesto strutturale sui cui vige il calcio rumeno. Instabile, pericolante e soprattutto povero e corrotto.

Basti pensare al glorioso Steaua Bucarest, al quale è toccata più o meno la stessa sorte, dovendo rinunciare alla nomenclatura storica per dare spazio alla nuova FCSB, per il quale è in corso una controversia con l’esercito che ne deteneva il nome in modo illecito. Ma non solo, lo scenario paradossale in cui versa il campionato rumeno è che molte delle squadre che lo hanno vinto negli ultimi anni sono fallite e sprofondate negli abissi del dilettantismo. Squadre che abbiamo sentito magari perchè comparse di competizioni europee, che però in patria hanno grande storia e tradizione. Possiamo citare fra le altre il Rapid Bucarest o l’Universitatea Craiova, avversaria del Milan un paio di stagioni fa in Europa League.

Tifosi Petrolul | Numerosette Magazine
Damiano e Dragos durante le riprese sugli spalti.

Di fatto, la seconda divisione del calcio rumeno è interessante al pari, se non più, del campionato principale, proprio perchè ne partecipano squadre storiche che stanno tentando di tornare grandi. Tra queste, la più conosciuta è il Cluj, che ha disputato un paio di edizioni della Champions League, per altro ben figurando.

Passato vivo, presente incerto

La storia del Petrolul sembra scritta da una sceneggiatore sadico ed autolesionista, per una squadra che a cavallo tra anni ’50 e ’60 ha toccato l’apice vincendo due campionati e sconfiggendo il grande Liverpool di Bill Shankly in casa nella Coppa dei Campioni del ’67, nei sedicesimi di finale. Fausti gloriosi e cadute a picco, un elettrocardiogramma impazzito come quello della sua gente che supporta la squadra da generazioni. Nella prima stagione della sua più recente rinascita vi hanno giocato molti ragazzi, figli di ex giocatori del club, oltre a molti ragazzi che hanno fatto da comparsa, magari per una sola partita, per poi non presentarsi più. Qualcosa che ora sta accadendo nella nostra Serie C a livello professionistico in modo abbastanza preocuppante.

L’ultimo fallimento fu molto doloroso, guarda caso perchè appena due anni prima il Petrolul tornò a sollevare un trofeo dopo molti anni: la coppa di Romania vinta nel 2013. In quell’occasione fu fatto registrare un record: l’esodo calcistico più grande del paese, con 33.000 tifosi a supporto della squadra per giocare la finale a Bucarest.

Immagine correlata
Adrian Mutu nel 2014, con la maglia del Petrolul di Ploiești.

I gravi problemi di sostenibilità finanziaria sono sorti nell’era post Sovietica, situazione che ha coinvolto molti dei grandi club dell’Est Europa. Così il Petrolul si è visto privato della sua identità, si è fuso con altri club, ha dovuto condividere case non sue e ha visto i suoi tifosi esasperarsi per un futuro grigio, ma che non ha mai realmente sbiadito il coinvolgimento dei cittadini di Ploiești. In quarta divisione hanno fatto registrare 12.000 tifosi, numeri difficilmente replicabili in massima serie.

Petrolul nu moare

Ciò che ha spinto Gianni e Damiano a raccontare questa realtà ha un momento ben preciso nel corso degli eventi. Nell’estate 2016 la società ripiomba negli inferi della quarta divisione, ed è allora che giocatori storici del passato e le due principali fazioni del tifo giallo-blu decidono di prendersi in spalla il Petrolul e farlo rinascere dalle sue ceneri. Tavi Grigore a Ploiesti è un’istituzione: record man di presenze con il club, nel 2016 diventa allenatore ad interim supportato da Cristi Vlad, a capo della dirigenza. Assieme a loro Dragoș Machițescu, il presidente della Usp – Uniunea Suporterilor Petroliști – e da Alin, Robi e Grana, facenti parte della Peluza Ilie Oană, gruppo ultras storicamente in contrasto con la Knot Latina, di cui Dragoș ne è di fatto il capo gruppo. Questi ultimi tre, incontrati ed intervistati in un bar senza averlo programmato, lasciando spazio all’imprevisto che ha dato quel tocco naturale e naif al documentario.

Petrolul rinasce dai tifosi | Numerosette Magazine
Bonus track: il bar che vedete vanta una medaglia olimpica, quella del suo proprietario Leonard Doroftei, nato a Ploiești, campione di box ai tempi di Barcelona 1992.

Nonostante un clima apparentemente tornato idilliaco, nel dna di questo club resta uno spiccato senso di volatilità. A fare da sfondo questioni politiche interne, che rischiano di rovinare quanto di buono è stato fatto nell’ultimo triennio. Le divergenze tra la Presidenza Usp e il gruppo Peluza Ilie Oană stanno crescendo a causa di un partner finanziario francese – il gruppo energetico Veolia – che ha fatto sorgere contrasti a livello decisionale. Lo stesso partner che ha contribuito in maniera vitale alla scalata del Petrolul. Non sarà facile mantenere i nervi saldi in un ambiente abituato a vedere sfaldarsi tutto sul più bello.

Da un’idea folle di Gianni Galleri e Damiano Benzoni, un racconto calcistico poco romantico, poco emotivamente coinvolgente se visto da fuori, ma abbastanza singolare per non lasciarne traccia.

Soundtrack:

Floare de Maidan –  Cred că sunt extraterestru

Dintr-o lume în alta lume –  Supcarpații

Pentru inimi –  Șuie Paparude

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *