Pausa: whats’up in Championship?

La sosta dovuta agli impegni delle nazionali ha concesso alla Championship un periodo di relativo “riposo”, lo stesso che viene concesso alle squadre dei campionati maggiori in giro per il mondo. Succede spesso, per quanto si tratti comunque di una lega minore, che alcuni giocatori vengano “chiamati alle armi” nella selezione del proprio paese: in questo caso, sono soprattutto le nazionali del Regno Unito e della Repubblica D’Irlanda ad usufruirne, ma non mancano anche chiamate d’oltreoceano (come quelle di Jedinak dell’Aston Villa e Mooy dell’Huddersfield Town, entrambi nei Socceroos australiani). Arrivati a novembre, quindi, è giunto il momento di tirare le somme riguardo a quel che è stata la Championship fino ad adesso, tra conferme, delusioni e sorprese.

Chi è andata dritta al punto è stata (che lo dico a fare) il Newcastle United. Le due sconfitte nelle prime due giornate sono servite a plasmare i veri Magpies, la squadra immortale del Tyneside che ha fatto innamorare milioni di spettatori negli anni passati; da quel momento, infatti, i bianconeri hanno polverizzato la concorrenza infilando 12 vittorie su 14 partite disponibili, quasi tutte nel segno di Dwight Gayle (11 gol) e di un Benitez che è stato eletto Manager Of The Month di ottobre, mese che lo ha visto trionfare sempre (17 gol fatti, appena due subiti).

6 vittorie in 6 partite, 17 gol fatti e 2 subiti: Rafa Benitez è il miglior manager di ottobre.

Ad inseguire è in primis il Brighton & Hove Albion, che vorrebbe concludere gloriosamente un ciclo vincente a metà iniziato negli scorsi anni che non lo ha mai portato più in là dei playoff: la miglior difesa del campionato, per ora, è quella costituita da Duffy e Dunk, con il puntero evergreen Glenn Murray in spolvero.

Zona playoff ricca di sorprese: difficile da prevedere sarebbe stato l’accesso temporaneo di Huddersfield Town, che ha mantenuto addirittura la vetta per undici giornate, e di Leeds United, che fino ad un mese fa sembrava avere problemi di gioco abbastanza evidenti, con Garry Monk alla prima esperienza lontano da Swansea che ha saputo rigirare la frittata e vincere diverse partite più con la grinta che con la spettacolarità. Anche Jaap Stam, alla prima “vera” esperienza, ha saputo giostrare il Reading nel modo che voleva, immettendo nella squadra quella che era la propria cattiveria sul rettangolo di gioco e arricchendola con l’innesto di giovani promesse come Swift e Evans (dal vivaio di Chelsea e Manchester City); in calo, rispetto alle prime uscite, è apparso invece il Norwich City, con un Alex Neill in versione Zeman, visto il secondo miglior attacco e la seconda peggior difesa del campionato: una “caratteristica” negativa che verrà comunque sistemata dal manager scozzese già a partire da questa sosta.

Poco da dire su Birmingham City, Fulham e Bristol City che, a seconda dei risultati delle “vicine”, oscillano in continuazione tra la parte alta e quella centrale della classifica: i Robins potranno però contare, per il prosieguo, su un Tammy Abraham in forma smagliante, alla prima esperienza professionistica lontano dai Blues di Londra: siamo certi che il Chelsea non di dimenticherà di lui, vista la giovane età e la grande classe. Più in alto del previsto sono andate, invece, Preston North End e Barnsley: i Lilywhites hanno iniziato terribilmente e solo da un mese e mezzo a questa parte sembrano tornati quelli dell’ultima parte della scorsa stagione; i Tykes, invece, hanno fatto pochissimi cambiamenti rispetto all’anno scorso, e questo probabilmente li ha avvantaggiati: un po’ come è successo al Burton Albion, tre punti più sotto. Si “salvano”, sul filo del rasoio, anche l’Aston Villa, che sembra aver assaporato una nuova vita con Steve Bruce in panchina e con Kodjia finalmente decisivo (e convocato con la Costa d’Avorio); il Brentford, decisamente “appannato” rispetto a ciò che potrebbe realmente dare, sempre orfano di Judge e di Lasse Vibe, non al meglio dopo le Olimpiadi con la Danimarca; lo Sheffield Wednesday, con una delle rose più forti che però non riesce proprio a funzionare a dovere; l’Ipswich Town e il Derby County.

The Bees (le api), questo è il soprannome dei giocatori del Brentford. Proprio giocando su questo,la società bianco-rossa ha plasmato quello che sarà il nuovo stemma del club a partire dal prossim'anno.
The Bees (le api), questo è il soprannome dei giocatori del Brentford. Proprio giocando su questo,la società bianco-rossa ha plasmato quello che sarà il nuovo stemma del club a partire dal prossimo anno.

Passiamo, ora, alle noti dolenti. In un campionato equilibrato come la Championship, dove può succedere di tutto, ci si poteva aspettare il capitombolo del QPR, da sempre squadra abbastanza lunatica, capace di alternare bello e brutto da un sabato all’altro. Si capisce davvero, guardando gli Hoops, il perché dell’esonero di Jimmy Floyd Hasselbaink, plasmatore di una rosa che senza Chery e Idrissa Sylla sarebbe ancora più in basso (ma ora, con Ian Holloway, cambierà tutto).

La stessa cosa è successa al Nottingham Forest, galleggiante sopra la zona retrocessione al pari di Wolverhampton Wanderers e Cardiff City, entrambe contraddistinte dall’esonero dell’head coach con cui avevano iniziato il campionato ad agosto: l’allontanamento di Zenga, probabilmente neanche troppo onesto visto che con lui gli Wolves erano a metà della League Table, fa male a qualsiasi italiano; ben più giusto quello di Russel Slade, con il subentrante Neil Warnock che ha saputo cambiare le carte in tavola. Ora come ora, le peggiori risultano Wigan Athletic, Blackburn Rovers e Rotherham United: la squadra di Will Grigg è forse la più indiziata, tra le tre, a sperare in un salvataggio, purché diventi veramente on fire. Anche se troppo presto per dirlo, sembrano davvero spacciati i Rovers, poiché Sam Gallagher è troppo giovane per caricarsi sulle spalle la così pesante responsabilità di far mantenere la categoria alla sua squadra, e i Millers, che peggio di così non potrebbero davvero stare. Ma, come diciamo sempre, la Championship è imprevedibile, e può succedere tutto. Ai posteri l’ardua sentenza, insomma.

Un papavero rosso sul prato del New York Stadium di Rotherham. Anche i Millers hanno onorato l'armistice day, come praticamente tutto il calcio d'oltremanica.
Un papavero rosso sul prato del New York Stadium di Rotherham. Anche i Millers hanno onorato l’armistice day, come praticamente tutto il calcio d’oltremanica.

LA CLASSIFICA

classifica xhampionship 16 fiornata 2016

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