Sognare è lecito

Non ha un retaggio antico l’amore che provo per il Padova e per la città in generale. Quando si è infanti il nonno, il papà, lo zio, timorosi che il bimbo o la bimba possano prendere strade calcisticamente inaccettabili, procedono ad una continua ed esilarante opera di persuasione su questa o quella squadra. Quasi sempre la scelta ricade sui tre squadroni del Nord e la mia storia, infatti, non ha un epilogo diverso. Se non fosse che, una mattina di fine agosto di cinque anni fa, il mio cuore, interamente tappezzato di bandiere nero azzurre, subì un sussulto il cui eco riecheggia ancora oggi. Trasferitomi a Padova per motivi di studio, divenni cliente fisso del Crocodile Pub. Non nascondo che il motivo, all’inizio, fosse interamente ascritto alla malsana passione per le birre artigianali. Ma in realtà qualcos’altro mi spingeva a recarmi in quel buffo ma accogliente bar. Il titolare, conosciuto da tutta la città come Gianpi, era un grandissimo sostenitore del Padova. Si mormorava che sarebbe stato disposto a barattare il suo matrimonio per un goal, al Verona, del suo idolo di sempre, Giuseppe “Nanu” Galderisi. Il locale era interamente tappezzato da cimeli del Padova:  gagliardetti, la foto della squadra promossa in Serie A nel 1994, la maglia appesa sopra il bancone di un giovanissimo Alessandro Del Piero, un bandierone enorme con lo stemma bianco scudato, simbolo della compagine patavina. Tra quelle quattro mura si respirava calcio, anzi, si respirava Padova. Fu così che tra le gesta di Nereo Rocco e la leggenda dell’americano volante Alexi Lalas, quasi inconsapevolmente, divenni a mia volta un spassionato tifoso del Padova.

È costituita col nome di Associazione del Calcio Padova una società avente lo scopo di incrementare la pratica e la diffusione del Gioco del Calcio in particolare e degli altri sport atletici in genere col fine della educazione fisica della gioventù. (Primo articolo dello Statuto della nuova società).

Fu così, mi raccontava un quasi commosso Gianpi, che il grande affetto nutrito dai cittadini padovani, verso la loro città, si concretizzò il 29 gennaio 1910 presso il bar Borsa in Piazzetta Garzeria. Da quel momento l’incrollabile amore per la propria terra si è trasformato in un impeto di orgoglio e passione, manifestato ogni domenica pomeriggio, sugli spalti dello Stadio Appiani prima e dell’Euganeo poi, per la squadra di calcio cittadina: Il Padova Calcio.

Nell’articolo che segue analizzerò l’ascesa della compagine patavina, i nuovi beniamini dei tifosi e le certezze, derivanti dalla guida tecnica, di un big della categoria come Mister Bisoli.

Dal fallimento alla serie B

La festa del Presidente del Padova calcio dopo la promozione in B | Numerosette Magazine
Bonetto, Presidente del Padova Calcio

Un giorno infausto quel 15 Luglio 2014: il Padova Calcio è ufficialmente fallito. La sera prima mi ero congedato con un “forza Padova” dal solito bar. Mai avrei pensato che poche ore dopo ci sarebbe stato l’atto finale di una storia lunga 104 anni.

È l’inizio della fine – pensai – ma il calcio concede sempre una seconda occasione. Da dove ripartire, quindi, se non da quei tifosi che mai hanno cessato di sostenere la loro squadra del cuore all’ombra del Santo?

La risposta fu davvero incredibile: nonostante la squadra si veda costretta a ripartire dalla Serie D, vengono staccate più di 3000 tessere, segno, ancora una volta, dell’amore incondizionato del popolo biancorosso verso i propri colori. È vivo in me il ricordo di un raggiante Gianpi che, con l’abbonamento fresco di rinnovo, mi sorrise dicendomi: “L’anno prossimo saremo già in Serie C”. E così fu.

A febbraio 2017 l’ultimo giro d’orologio segnò la mia dipartita dalla città che tanto ho amato. Non c’era recupero per me. Con le lacrime agli occhi e un groppone in gola bevvi l’ultima birra e salutai nel modo più affettuoso possibile il mio amico. Ci lasciammo con l’augurio di vedere il Padova in serie B.

La realizzazione del sogno avvenne l’anno dopo: Padova in Serie B dopo quattro lunghi anni; e, come direbbe Gianpi, i magna gatti (Vicenza) in Serie C.

Un progetto ambizioso

Le promesse contano. Me ne sono accorto frequentando i sostenitori bianco scudati che, inizialmente diffidenti verso la nuova proprietà dopo retrocessioni e fallimenti, hanno entusiasticamente dovuto ricredersi a fronte dei risultati sul campo. Sfogliando Il Mattino venni inoltre a sapere dell’entrata in società di Oughourlian, che lo scorso dicembre ha acquistato il 20% del pacchetto azionario di Viale Rocco. Temetti l’ennesimo compratore fasullo anche e soprattutto per il nome quantomeno bizzarro ma, dopo febbrili ricerche, constatai dell’infondatezza delle mie preoccupazioni. A questo proposito furono un’iniezione di adrenalina pura le parole del Presidente Bonetto che invitò tutto l’ambiente ad approcciarsi alla categoria con umiltà, ma anche ricordando il blasone della società. Dichiarazioni che fanno trapelare un cauto ottimismo che in Viale Nereo Rocco non si percepiva da tempo.

Il giusto mix tra difesa e centrocampo

Il giorno della presentazione di Nico Pulzetti a Padova | Numerosette Magazine
Il futuro capitano del Padova Nico Pulzetti

Grazie alla sapiente regia del dg Zamuner è stata allestita una rosa estremamente competitiva. Senza dar vita ad eccessivi sconvolgimenti, la società ha confermato la maggior parte della rosa promozione con l’aggiunta di alcuni giovani di ottime prospettive e di vecchi veterani di assoluta affidabilità.

La difesa aveva traballato non poco lo scorso anno. Il primo acquisto estivo è stato quindi un difensore, Daniele Capelli. Classe 1986, arriva dallo Spezia, con un passato in Serie A nelle file dell’Atalanta. La conferma inoltre di un vero e proprio idolo da queste parti, Trevor Trevisan (presente nello spareggio per la Serie A del 2013) e del giovane Ravanelli (autore già di due reti in campionato) vanno a completare un reparto difensivo veramente di alto livello.

Le chiavi del centrocampo sono rimaste prerogativa del capitano Nico Pulzetti, giocatore eccelso per la categoria e leader indiscusso del Padova, sia dentro che fuori dal campo. La cerniera centrale è completata dall’acquisto di Della Rocca, trentenne mediano dalla Salernitana, altro prospetto che molto bene conosce la serie B. Completano il reparto le conferme dei giovani Zambataro e Cappelletti.

Si aggiunge a questi Giampiero Pinzi che, nonostante i 37 anni, darà un fondamentale apporto di grinta e sapienza tattica ai Patavini, oltre alla sua esperienza.

Un attacco dal potenziale decisivo

Qui giungiamo alle note più positive, perché oltre alle scontate conferme dei gemelli del goal Guidone-Capello, veri e propri beniamini dell’Euganeo, fanno seguito gli acquisti di Bonazzoli, e Clemenza. A dispetto della giovane età Bonazzoli (il rammarico per non avergli dato fiducia all’Inter è enorme), prelevato dalla Sampdoria, vanta già diverse presenze in serie A mentre Clemenza si era messo in mostra a luglio, quando vestiva la maglia della Juve, con uno strepitoso goal contro il Benfica, in una delle tante amichevoli estive. Inutile che vi dica che l’acquisto dei due bomber abbia portato a sfondare il muro dei 5000 abbonati. Numeri con non si vedevano da vent’anni da queste parti.

La sensazione è che la coesistenza tra i due non sia in discussione, ma è la scaramanzia che la fa da padrone tra i supporters patavini. Sono ancora freschi i  ribaltoni improvvisi e le sconfitte al limite dell’incredibile che mi hanno, evidentemente, aiutato a capire la follia insita nel DNA di questa squadra. Se si dovesse creare la giusta sinergia tra l’elegante Bonazzoli e l’imprevedibile Clemenza – sperando che per loro la gavetta non sia logorante – il Padova potrebbe davvero aspirare a qualcosa di più che la semplice salvezza, indicata come obiettivo stagionale da società ed allenatore. I tifosi se lo augurano, ma non osano dirlo.

La garanzia per il Padova è Pierpaolo Bisoli

Bisoli, allenatore del Padova | Numerosette Magazine
Tutta la grinta di Pierpaolo Bisoli

Bisoli, allenatore classe 1966 originario di Poretta Terme (Bologna), potrebbe essere il profilo perfetto per l’ambizioso Padova. Certo, se dovessimo guardare alla sola Serie A ci sarebbe poco da stare allegri. Esonerato dopo poche partite quando allenava Cesena; Bologna e Cagliari. Ma nella sua giusta dimensione, senza dimenticare che l’anno scorso era lui alla guida del Padova condotto in Serie B, potrebbe convincere anche il tifoso più scettico. I risultati sono dalla sua.

Tecnico che predilige la concretezza al calcio spettacolo, ha sempre dimostrato un’indiscussa abilità nel gestione dei giovani riuscendo, in molti casi, a valorizzare i calciatori passati sotto la sua gestione tecnica. In questo senso bisogna bussare ai vari Giaccherini, Parolo, Alino Diamanti a Prato e Cacciatore a Foligno. La speranza è che il mister riesca a tirar fuori le qualità soprattutto di Clemenza e Bonazzoli; l’Euganeo aspetta, Bonetto ci spera.

Comunque tutti sono concordi (una rarità) nel riconoscere l’esperienza di Bisoli come l’arma in più rispetto alle altre squadre . Allenatore che abbiamo già visto l’anno scorso, fa della grinta e dell’agonismo il suo marchio di fabbrica, caratteristiche che si riscontravano anche quando giocava. Si vocifera di Pierpaolo come il futuro Mourinho dei Colli Euganei; i riscontri per ora sono solo nella fantasia dei tifosi, ma poco importa.

Sono sicuro che se Bisoli riuscisse a trovare la quadratura perfetta alla squadra e infondere la giusta dose di stimoli e fiducia ai giocatori, il Padova potrebbe tranquillamente essere tra le accreditate per un posto finale in zona play off.

Pronti via ed è subito Derby!

Il derby è una partita a sè mi diceva sempre Gianpi. “Quelli là hanno blasone, poco ma sicuro, ma noi siamo il Padova, è meglio che se lo ricordino”. Come scordare il ghigno che prese forma sul primo dei tifosi padovani quando mi ricordò le gesta di Aniello Cutolo. Fu un suo tiro a giro agli incroci dei pali che ammutolì il Bentegodi in un Verona-Padova di qualche hanno fa. Apoteosi diceva Gianpi, apoteosi.

Vi potete immaginare la mia faccia quando, scrutando i calendari appena ufficializzati, mi accorsi dell’esordio a Verona e del Venezia alla seconda. Pensai che la sfortuna non molla mai questa squadra, ma la carica del Presidente si è rivelata subito decisiva.

Cosa avrei dato per vedere la partita, questo quantomai malinconico Padova-Venezia, al Crocodile Pub. Per un momento l’idea mi aveva anche sfiorato, a dire il vero, ma, pochi giorni dopo, una notizia a dir poco traumatica mi apparve sulla bacheca di Facebook. Gianpi avrebbe cessato la sua trentennale attività di barista e il suo locale avrebbe chiuso, sostituito da una chupiteria. Preso dallo sconforto più totale osservai lo schermo luminoso del computer. Mi sforzavo di credere che ci fosse stato un errore, impossibile che potesse chiudere il bar più antico di Padova. Fu così che venni a sapere della chiusura di un luogo che aveva segnato la mia vita universitaria. Affetti, ricordi, istantanee se ne erano andati per sempre, nell’arco di una manciata di minuti, il tempo di realizzare che fosse tutto finito.

La partita, alla fine, la vidi comunque. Come potevo non farlo? Ma non la guardai per il risultato, in quel momento non mi interessava. I novanta minuti che seguirono furono come un viaggio a ritroso nel tempo. Un vorticoso girovagare tra i più bei ricordi che quell’esperienza avessero portato in dote.

Finita 1-1.

Padova e l'amore dei suoi tifosi | Numerosette Magazine
La tribuna “Fattori”, cuore pulsante del tifo padovano

Il derby è stato anche la prima partita in casa e la prima vittoria. A deciderla è stato ancora Ravanelli, prospetto da tenere d’occhio. Comunque un derby è sempre tale; ma le rivalità con Vicenza e Verona sono di ben altro spessore.

Mi piacerebbe un giorno vedere una partita all’Euganeo. Non chiedetemi come sia possibile ma nei tre anni a Padova non sono mai andato. Giusto per un concerto.

È lecito sognare

Gianpi non l’ho più rivisto da allora e, purtroppo, nemmeno il suo pub.

Panta rhei diceva Eraclito; come avrei voluto succedesse il contrario. Probabilmente seguire il Padova è l’ultimo romantico tentativo di rimanere aggrappato ad una realtà che ormai è svanita. Non si trattava solo di calcio, ora l’ho capito. Non importa se il Padova retrocederà, perderà un campionato o vincerà la Champions League. L’emozione che provo nel leggere quel nome, ovunque esso sia, mi accompagnerà come il più dolce dei ricordi per tutta la vita.

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