Outsider

La griglia dei Playoff NBA ha voluto che LeBron James incontrasse ancora una volta “l’amatoLance Stephenson e i suoi Indiana Pacers al primo turno della Post Season.
Nate McMillan, coach dei Pacers, ha svolto un ruolo determinante nello sviluppo inaspettato della sua squadra, passata dalle prospettive di tanking d’inizio stagione, al quinto posto nella Eastern Conference.
Il grande merito che gli si riconosce è di essere riuscito a giostrare un roster quasi rivoluzionato e rendere il nuovo arrivato Oladipo protagonista del suo gioco. Non si è accartociato su se stesso per quanto riguarda la gestione delle rotazioni, soprattutto con giocatori come lo stesso Stephenson, atleta che sul campo mette più emotività che tecnica, e questa serie contro il suo storico rivale, lo confermerà. L’idea di McMillan idealizza un gioco non troppo frenetico, ragionato e che punta a rimanere in partita fino alla fine. In attacco, l’obiettivo è catturare più rimbalzi possibili e cercare di scovare le migliori posizioni per rilasciare tiri a colpo sicuro. Mentre nella fase difensiva, giocano con un pressing asfissiante che forza l’avversario in soluzioni difficili e disperde molte energie. Sono queste le principali chiavi tattiche che i Pacers hanno messo in atto alla grande in Regular Season e cercheranno di mantenere nei Playoff.
Finora i risultati, gara-1 contro i Cavs compresa, hanno dato ragione a Indiana e hanno lasciato ottime conferme sui ragazzi di McMillan.

Nella prima partita dei PlayOff, la sensazione che vibrava nell’aria sin dall’inizio era che i Pacers avrebbero giocato senza alcun timore, ma prendendo fin da subito il pallino del gioco. Victor Oladipo si è confermato il leader indiscusso dei suoi, dopo una stagione da protagonista, in cui ha viaggiato a 23,1 punti di media, essendo anche il primo tra i suoi per rimbalzi, assist e palle rubate. In Gara-1 ha messo a segno 32 punti, 4 assist e 4 palle rubate, numeri incredibili pensando al giocatore che era solo un anno fa. Queste statistiche però non bastano per far capire quanto sia importante la sua presenza in campo e quanto abbia influito nel mettere in difficoltà tutta la difesa di Cleveland. La sua incredibile prestazione è stata infatti composta da colpi imprevedibili ed eseguiti a grande velocità, elementi che hanno creato tanta confusione nella difesa avversaria.
Molte volte, abbassandosi per prendere un pick&roll con Myles Turner, riusciva a penetrare in area, oppure creava spazio per un eventuale alley-oop del compagno o costringeva i restanti due difensori ad accerchiarlo, lasciando di conseguenza due suoi compagni liberi di poter colpire.

 

Pacers oltre ogni aspettativa, Cavs male

L’exploit degli Indiana Pacers ha sorpreso tutti, ma i più attenti sapranno che con la vittoria di domenica hanno trionfato in 4 delle 5 sfide stagionali contro la franchigia dell’Ohio. Un caso?
In questo momento si dovrebbe assolutamente dire di no.

LeBron James, con questa sconfitta, ha invece interrotto una serie di 12 vittorie consecutive nelle prime partite del primo turno. Inutile dire come il numero 23 sia stato l’unico ad aver tentato di arginare la straripante forza dei Pacers, ma senza grandi risultati.
Del resto la Cleveland versione 2017/18 è una squadra dall’equilibrio precario, a partire da coach Tyronne Lue. L’enorme aura che aleggia sulla figura del “Prescelto” ha sempre creato un grande divario tra lui, i suoi compagni e lo stesso Lue. Quest’ultimo passa spesso in secondo piano, non riuscendo a portare nella testa dei suoi ragazzi ciò che vorrebbe realmente anzi, quando LeBron è in campo, avviene quasi il contrario. Tant’è che spesso si vede LBJ indicare manualmente i movimenti da effettuare ai suoi compagni, rendendosi il vero punto di riferimento della squadra, ma a volte tutto questo non basta.

Tuttavia c’è anche da dire che ogni anno i Cavs, appena si ritrovano in un periodo di crisi o in situazioni non proprio felici, vengono surclassati da giudizi negativi che quasi valgono come delle sentenze. Non scordiamoci però che hanno vinto un titolo rimontando una serie sul 3-1, sottovalutarli in questo momento è proprio ciò che non si dovrebbe fare, perchè queste cocenti sconfitte sono il motore della risalita per LeBron e compagni. Sembra quasi paradossale, ma negli ultimi tempi è sempre stato cosi.
D’altro canto, queste spiegazioni sulla loro sconfitta non devono assolutamente sminuire la vittoria di Indiana che sta giocando una grandissima pallacanestro. I Pacers sono più che presenti e hanno dimostrato tutto l’anno di saper coltivare un gioco maturo ed efficace.

 

Con la difesa si vincono i campionati

Prima di entrare in campo, coach McMillan ha catechizzato i suoi sulla fase difensiva, facendoli entrare in campo con le idee chiarissime.
I risultati sono stati eccellenti, i Cavaliers hanno tirato con il 38,5% dal campo, il 23,5% su 3 punti e hanno segnato 32 punti nel “pitturato“. L’aggressività di Turner, Bogdanovic e Stephenson ha messo in atto una difesa fisica e logorante dal punto di vista mentale. Stephenson si è concentrato ossessivamente su James e lo ha messo in grande difficoltà con giocate molto dure.
Forse, per modo di giocare al limite delle regole e con estrema cattiveria agonistica, è secondo solo a Draymond Green. Il suo gioco e la sua caparbietà potrebbero essere un fattore fondamentale per continuare a vincere nella serie.

Il successo tattico e tecnico della difesa dei Pacers risiede, senza alcun dubbio, nel lavoro che McMillan ha fatto su Trevor Booker e Glenn Robinson III per renderli pronti ai PlayOff. Ha cercato di ridurre al massimo i problemi di mismatch per Robinson e ha tenuto i Cavs ad 80 punti finali, il secondo punteggio più basso della stagione, con un sistema difensivo quasi perfetto.

Finalmente Oladipo

Dopo l’addio di Paul George, la personalità di spicco per diversi anni dei Pacers, sembrava non esserci speranza per rimpiazzarlo a dovere. Una squadra non proprio giovanissima senza una guida. L’arrivo di Victor Oladipo all’inizio non ebbe molto clamore, perchè effettivamente nessuno si aspettava che potesse rendersi protagonista delle stagione e far dimenticare George. Oladipo si ritrovava quasi in un limbo e, dopo aver trascorso una stagione in chiaroscuro a OKC, pareva impossibile vederlo subito ad un così alto livello.

Victor era già passato in Indiana, Bloomington precisamente, quando frequentava il college. Ritornare nel posto che lo ha formato come giocatore e come uomo è stato un grande punto a favore della sua rinascita. Ora, ha trovato un posto che lo accoglie come merita e dove si trova a suo agio. Durante tutta la stagione ha giocato sul velluto, con la sicurezza dei giocatori migliori e l’incontro con McMillan è stato di vitale importanza per entrambi. Sin da subito, si è instaurato un rapporto quasi di padre e figlio, quindi pervaso di fiducia e stima reciproca. La gestione di Oladipo, giocatore ad inizio stagione da rivitalizzare completamente, aveva innalzato qualche dubbio su questo nuovo corso. Come visto però, ogni insinuazione è caduta durante questa Regular Season e Oladipo ha preso le redini dell’intero spogliatoio.

Leadership consolidata con discrete prestazioni.

I dati parlano chiaro: con Oladipo in campo, i Pacers hanno una pericolosità offensiva nettamente superiore. Nelle prime 52 partite della stagione, viaggiava con una media  di 24,4 ppg e ha colpito con il 48,4% dal campo, il 38,1% da 3 punti. Le statistiche più alte della sua carriera, che demarcano la sua notevole crescita e il grande lavoro soprattutto nel tiro dall’arco, una delle sue armi principali.

Mantenersi su tali livelli, sarà fondamentale per avere qualche chance di eliminare il Re. Ad oggi è impossibile dire se potranno farcela, e l’unica cosa che possiamo fare è aspettare le prossime gare per capire se sia trattato di un fuoco di paglia o se i Pacers confermeranno le ottime prospettive mostrate in questa stagione.

 

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