Oltre il Lipsia

Wirtschaftswunder, in tedesco significa “miracolo economico”, ed è quello che ha compiuto la Germania federale nella seconda parte del ‘900 sino ai giorni nostri, in cui la nazione teutonica è diventata modello di crescita e sviluppo economico, a cui ispirarsi per sperare di riprendersi dal nefasto momento di crisi globale che ha investito gran parte degli stati europei. Momento che per molti paesi si è trasformato in una situazione stagnante, che ha messo a repentaglio tutti i principi etici e democratici instaurati dopo la caduta del nazismo.

Se la parte ovest della Germania sta godendo dei benefici della risalita economica del paese, non si può dire lo stesso della parte est. Segnale preoccupante di una divisione sociale più che politica, ma che fa presto a diventarlo a causa delle evidenti disuguaglianze economiche che nel corso degli ultimi anni si sono intensificate a dismisura.

Se il Marco non viene da noi, saremo noi ad andare dov’è il Marco.

Così recitava uno slogan molto sentito ad est, pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino. L’ex DDR aveva perso il suo potere politico, e un’ampissima fetta della sua popolazione scappava ad ovest. Di lì a poco l’unificazione: per la precisione il 3 ottobre 1990, che di fatto fu più un’annessione, quella della DDR che si sciolse per formare la nuova Repubblica federale tedesca.

La riunificazione della Germania | numerosette.eu

Lipsia ha messo le ali

Wirtschaftswunder è anche ciò che hanno compiuto a Lipsia, ma non si tratta di politica nazionale, bensì di pallone.
Era dal 2001 che una squadra della parte est del Paese non partecipava a coppe europee, 16 anni fa l’Union Berlino disputava la vecchia Coppa Uefa.
A rompere questo tabù è stata la RB Lipsia, che con uno straordinario secondo posto ha centrato la qualificazione ai gironi di Champions League.

La chiave di questo storico risultato ha origini in Austria, per mezzo di un’azienda che produce bevande energetiche dalla fine degli anni ’80 e che ha metaforicamente messo le ali alla squadra sassone, citando un suo celebre spot pubblicitario. Quest’azienda – anche se tutti avete già capito di chi si tratta – si chiama Red Bull e da qualche anno è entrata prepotentemente nel calcio con le notevoli risorse economiche di cui dispone.

La squadra ha nella sua denominazione le iniziali della nota marca, ma per la normativa del calcio tedesco le società calcistiche non possono avere denominazioni a scopo commerciale.
La multinazionale austriaca ha deciso di adottare uno stratagemma davvero geniale: la r sta per rasen, la b per ballsport, che in tedesco sta a significare banalmente “sport della palla su prato”.

Lo stadio del Lipsia | numerosette.eu
La Red Bull Arena, la casa calcistica di Lipsia

Curioso come la Red Bull abbia deciso di investire su una squadra della vecchia Germania Est, in cui il mondo del calcio è uno specchio che riflette perfettamente le condizioni economiche di questa fetta di nazione, e risulta assente dai grandi palcoscenici da ormai trent’anni.

Oltre la RB il vuoto, come la sensazione che si respira facendo un giro in quelle zone, uscendo dal circondario della regione della Sassonia, l’unica realtà vibrante che l’ex DDR ha consegnato alla Repubblica federale nel 1990. Una Germania calcistica dimenticata dai radar, che fa a spintoni per restare a galla nel mondo professionistico; in cui il fenomeno Lipsia sembra destinato a restare un caso isolato che non porta alcuno stimolo al movimento sportivo del territorio, perché derivante da capitali stranieri che hanno scelto una città in modo quasi del tutto casuale per rappresentarsi nel calcio.

L’Energie Cottbus e un tifoso speciale

Prima di tornare in Sassonia ci dirigiamo verso est al confine con la Polonia per fare un salto a Cottbus. Questa cittadina di 100mila abitanti del Land di Brandeburgo ospita l’Energie Cottbus, l’unica realtà della zona est antecedente al Lipsia ad aver militato in Bundesliga negli scorsi anni, facendolo con disponibilità finanziarie ben più limitate rispetto al colosso bibitaro. L’ultima delle sei apparizioni nella massima categoria risale al 2008-2009, ma ciò che sorprende di questa società è che i suoi risultati sono stati migliori nel periodo successivo all’unificazione della Germania rispetto a quello in cui faceva parte della DDR, un evento del tutto unico tra le squadre che hanno fatto parte del blocco socialista.

L’Energie ha un tifoso speciale ed è l’attuale cancelleria tedesca Angela Merkel, la quale è persino diventata membro onorario del club. La simpatia per i colori bianco-rossi nasce durante i suoi studi universitari di Lipsia, che sono proseguiti con un lavoro da ricercatrice che le hanno costruito un passato consistente vissuto nella DDR. Fa di certo riflettere il suo percorso politico, che in Germania tutt’ora è oggetto di polemiche soprattutto nel territorio orientale, rea di aver trascurato le esigenze sociali e strutturali di quella parte del paese.

Angela Merkel e l'Energie Cottbus | numerosette.eu
La Merkel con la 10 del Cottbus. Vedere per credere

Declino a Dresda

Proseguendo a sud di Cottbus si arriva a Dresda, capolouogo della Sassonia al confine con la Repubblica Ceca. A Dresda il calcio è sinonimo di Dinamo, la denonimazione del club della città che fino alla disgregazione della DDR ha vissuto grandi fasti tra gli anni settanta e la fina degli anni ottanta.

La Dinamo Dresda è stata anche artefice di una delle partite più importanti della storia del calcio tedesco: nella Coppa Campioni del 1974 affrontarono infatti il Bayern Monaco negli ottavi di finale della competizione, in quella che fu la prima storica partita fra una squadra del blocco socialista e quella del blocco occidentale. Un incontro emozionante diviso fra andata e ritorno, con il Bayern vittorioso in casa per 4-3 e che al secondo round a Dresda andò sotto di due reti prima di raggiungere un sofferto pareggo che gli consentì la qualficazione al turno successivo.

Non è un caso che l’ultimo risultato degno di nota della società sia stato la vittoria del campionato est del 1990, di cui la Dinamo Dresda vanta 8 trofei. Con l’unificazione del paese la squadra venne annessa alla neonata Bundesliga ma il club, che disponeva di risorse ben più limitate rispetto alle squadre dell’ovest, sopravvisse appena 4 stagioni prima di retrocedere nella seconda divisione del calcio tedesco. Un lento declino che dura fino ai giorni nostri, un purgatorio altalenante fra la Zweite Liga e la terza divisione che sembra destinato ad essere la reale dimensione del club.

Quel che resta

Quel che resta oggi della Dinamo, attualmente militante nella Zweite Liga, è la sua tifoseria dagli animi bollenti che continua a sostenere la squadra facendo registrare medie di 25mila spettatori al DDV Stadion. Una platea che meriterebbe per passione e dedizione ai colori giallo-neri del club di ricalcare il palcoscenico della Bundesliga che manca dal 1995.

Ma a regnare sugli spalti purtroppo c’è soprattutto la frustrazione, quella di una parte di Germania che non riesce a stare al passo, che rientra nei virtuosi dati statistici, nei freddi calcoli dei tassi e di sviluppo del paese senza però beneficiare della situazione. Come spesso accade il calcio diventa strumento di sfogo e di instabilità sociale e la frangia più estrema dei tifosi della Dinamo – chiamata K-Block – si è resa protagonista di spiacevoli episodi negli ultimi anni.

Nell’agosto del 2016, in occasione dell’incontro contro il Lipsia in Coppa di Germania, alcuni elementi della K-Block lanciarono una testa di toro mozzata verso la curva del settore ospiti. Emblematica la scelta del gesto e il richiamo alla nuova ricca proprietà austriaca degli storici rivali.

Il culmine di questo clima di astio e rancore è stato raggiunto nel maggio scorso quando la tifoseria composta da circa 2000 individui ha invaso la città di Karlsruhe in occasione di un incontro di Zweite Liga. Tutti i membri presenti della K-Block si si sono presentati in tuta mimetica muniti di fumogeni e bombe carta provocando 36 feriti fra poliziotti e steward. Molti dei tifosi hanno indossato una maglia con la scritta Football Army Dinamo Dresden esponendo uno striscione nel quale dichiaravano letteralmente guerra alla Federazione calcistica tedesca.

Tifosi del Dresda in tuta mimetica | numerosette.eu

Frustrazione e disagio che ora trovano un preoccupante consenso politico nell’Afd – Alternative für Deutschland – partito di estrema destra che nelle ultime elezioni politiche tenutesi poco più di una settimana fa in Germania li hanno visti emergere come terza forza parlamentare. A sconcertare è proprio la rappresentazione simbolica della manifestazione dal sapore di una vera e propria guerriglia urbana svoltasi a Karlsruhe: un fantasma che riecheggia silenzioso nell’aria, quello dell’invasione militare e dell’ombra nera di un passato buio che imperversa nella parte meno sviluppata della Germania.

 

 

 

 

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