Il nome Birsa, che deriva dal greco Βύρσα, era un tempo il nome della cittadella dell’antica Cartagine, patria dell’ambizioso generale Annibale e città tra le più importanti dell’antichità, almeno prima che venisse rasa al suolo dai Romani. Inoltre la parola Βύρσα era usata dai greci per indicare la pelle di animale: secondo un’antica leggenda la fondatrice di Cartagine Didone, giunta in Africa, pattuì con gli indigeni che avrebbe preso tanto terreno quanto ne avesse potuto coprire con una pelle di bue; dopo aver tagliato numerosi pezzi di pelle sottilissimi, creò lo spazio dove sarebbe sorta la capitale punica.
Non sappiamo se Valter Birsa abbia remotissime origini nord-africane – gli occhi azzurri ed i capelli biondi direbbero il contrario -, ma è sicuramente l’uomo del momento in casa Chievo dopo aver affossato l’Inter del nuovo allenatore Frank De Boer con una pregevole doppietta: nel primo gol mette a sedere sia Ranocchia sia D’Ambrosio per poi fulminare il connazionale Handanovic; la seconda rete, ancora più bella, è un missile da fuori area potentissimo. Tra l’altro entrambe le reti sono state messe a segno con il destro, il piede “debole” del fantasista clivense.
Con questo esordio si è meritato l’attenzione di moltissimi appassionati anche se Valter è ormai una vecchia conoscenza del nostro campionato, essendo in Italia dal 2011. In quell’anno il Genoa lo acquistò con moltissime speranze perché il ragazzo era considerato all’epoca una grande promessa, un giocatore già maturo con ampi margini di miglioramento. Tutto dipendeva dal suo sinistro.
Dopo essersi fatto notare in patria con la maglia dell’ ND Gorica, segnando 21 gol in due anni, approda nella Ligue 1 nel 2006 per poco più di un milione, a Montbèliard, città che ospita il Sochaux. In Francia cambia ruolo, da punta passa alla trequarti campo, segna di meno ma le prestazioni sono ottime. La prima stagione è positiva e si conclude con un settimo posto in classifica e una finale di Coppa di Francia persa contro il Marsiglia. Le soddisfazioni più grandi, però, arrivano l’anno seguente con il trasferimento all’Auxerre, squadra che nel 2009 sorprende tutti e, anche grazie al sinistro velenoso dello sloveno, si classifica terza in campionato qualificandosi per i preliminari di Champions League.
Dopo aver eliminato proprio nei play-off il ricchissimo Zenit ai francesi spetta un girone durissimo con Ajax, Milan, e Real Madrid. L’esperienza europea non è esaltante: i francesi terminano ultimi con soli 3 punti ma Birsa, anche in questa competizione, riesce a mettersi in mostra col suo sinistro, con una meravigliosa punizione contro gli olandesi dell’Ajax dove allora militava un certo Luis Suarez.
In League 1 però non si distingue solo per le giocate e per il mancino particolarmente educato; durante il match Marsiglia-Auxerre l’ivoriano Bakary Konè viene espulso per una presunta gomitata ai danni del trequartista. Dopo qualche minuto di vivaci consultazioni Valter si avvicina all’arbitro e spiega che il fallo era del tutto involontario: parità numerica ristabilita e grande gesto di fair play da parte di Birsa che si dimostra un signore anche all’interno del rettangolo da gioco.
Nel 2011, come già detto, l’approdo a Genova, un’esperienza poco fortunata un po’come tutta la prima parte della sua carriera in Italia. Nella prima stagione con i rossoblù colleziona solo 9 presenze, facendosi notare più per un incidente con la sua Ferrari, dove per fortuna non riporta nessun danno. L’anno seguente passa al Torino in prestito; sotto la Mole trova più spazio, mette a segno due gol ma ancora una volta non bastano a consacrarlo.
Torna così al Genoa in estate ma non ha nemmeno il tempo di disfare le valigie che già deve ripartire. La destinazione è Milano, sponda rosso-nera: trasferimento sorprendente sia per i tifosi che, probabilmente, per lui. Dopo un inizio esaltante in cui segna i gol decisivi per la vittoria contro Sampdoria e Udinese, entrambi bellissimi, finisce nel dimenticatoio. Sempre la stessa storia.
La sua avventura italiana sembra ormai una maledizione: tre piazze diverse in tre anni e poche, pochissime gioie. Ad aiutarlo a cambiare rotta ci pensa il Chievo Verona, una società che si dimostra spesso un locus amoenus per giocatori smarriti che hanno voglia di ricominciare.
Durante il primo anno a Verona è quasi sempre titolare, tanto minutaggio ma nemmeno una rete, strano per uno con piedi come i suoi. La stagione successiva è molto più produttiva, sarà per il ruolo di trequartista che lo ha sempre esaltato, ed i risultati si vedono: 6 reti e 7 assist. Birsa a trent’anni appena compiuti sembra aver trovato la sua ” isola felice”, rivelandosi un giocatore fondamentale per il gioco dei veronesi: rigorista, addetto a punizioni e corner, assist-man e tiratore da fuori area, il tutto condito da quella classe che lo ha sempre caratterizzato.
L’uomo tutto tecnica e fantasia a disposizione della squadra più operaia della Serie A: sembra un paradosso e invece è proprio Birsa.
Dopo la prima giornata, con cui è tornato prepotentemente sotto i riflettori di tutti i calciofili, Valter vuole continuare a fare bene mantenendo questa continuità dopo alcune stagioni molto cupe. Forse è troppo tardi per provare a fare il salto di qualità, quello che ci si aspettava da lui nei primi anni della sua carriera, ma Birsa è ancora in tempo per riprendersi qualche rivincita e magari provare a far rimpiangere le squadre che non hanno creduto abbastanza in lui.
La Fiorentina di mister Sosa che lo affronterà domenica è avvisata: meglio iniziare a studiare un metodo per provare ad arginarlo.
Be cool, be nice, Birsa.
