Storie: nuvole bianche

Premessa: chi ha cercato di ripercorrere le gesta del grande Leeds non ha avuto la fortuna di seguirlo dal vivo, pertanto spera di riuscire a riprodurre un breve ma efficace quadretto bucolico della squadra che fece sognare una città intera con la sola forza dell’immaginazione e servendosi di fonti appropriate.

Leeds, 9 Maggio 2001

“Il sogno bianco mandato in frantumi dal Valencia” titola un noto giornale britannico, nel day after di una serata triste e dolorosa per tutti gli amanti delle favole.

Il tema che aveva tenuto banco per tutta la settimana di vigilia era stata la squalifica di Lee Bowyer, elemento fondamentale della squadra sorpreso a commettere una “gross unsporting conduct” nei confronti dell’avversario Juan Sanchez – attaccante ben piazzato e difficile da sopportare – durante la gara d’andata nella bolgia chiamata Elland Road.

David O’Leary ci aveva visto lungo: il giorno prima, dopo essersi detto sgomento per la squalifica del suo centrocampista di fiducia, rivelò come e quanto i Los Che avrebbero potuto creare problemi – non pochi – al termine del candido ma combattuto 0-0 maturato dalla prima sfida.

“Mi devo immaginare che vogliano segnare – disse il tecnico irlandese di Stoke Newington – ma nei meandri della loro mente dovrebbero sapere che anche noi possiamo farlo fuori casa”. 

“Sottolineiamo come noi non dovremo necessariamente vincere” concluse, cosa che prontamente non accadde.

La partita fu infatti un disastro: proprio l’uomo ‘aggredito’ da Bowyer, ovvero Sanchez, mise a segno una doppietta prima che Gaizka Mendieta chiudesse la porta ad ogni possibile tentativo di sommossa da parte della squadra più popolare e seguita del momento. Non che il Valencia di Hector Cuper fosse meno colorato e vivace, ma se ti chiami Leeds United e arrivi in semifinale di Champions League fai sicuramente più scalpore.

Tutto andò storto quella sera; el payaso Aimar sembrava non dovesse partire dall’inizio ed invece giocò, tradì le aspettative e punì gli Whites. Il cartellino rosso mostrato nel recupero ad Alan Smith, autore di un fallaccio sul funambolo Vicente, non mandò negli spogliatoi solamente il biondino capace di bucare la porta ben 5 volte in quell’edizione ma catapultò virtualmente sotto la doccia tutta la squadra.

L’undici di partenza della stagione 2000-2001 resta comunque un vero e proprio capolavoro, vedi la coppia VidukaKewell o il futuro pilastro difensivo della nazionale Rio Ferdinand, senza dimenticarsi di Lucas Valeriu Radebe, vera e propria icona senza limiti. Olivier Dacourt? I tifosi di Roma ed Inter dovrebbero conoscerlo piuttosto bene.

La sciagurata semifinale del Leeds non svanirà mai, arrivata a 10 anni di distanza dalla storica ed ultima vittoria in Premier League, che nel 1991 veniva ancora chiamata First Division dal popolo. Il rapporto con le semifinali è sempre stato piuttosto travagliato, considerato che l’anno precedente avevano avuto la peggio contro il Galatasaray in Coppa Uefa, che a sua volta ancora non si chiamava Europa League. La partita venne macchiata indelebilmente dalle morti di due supporters inglesi, casus belli per una rivalità ancora oggi viva e pericolosa. Il numero 10 australiano Kewell, dal canto suo, decise qualche anno dopo di far infuriare i suoi ex-tifosi volando proprio in Turchia per vestire la maglia gialloarancio.

Chiusi e rimasti fra le barricate del nuovo millennio, i beniamini di Elland Road riuscirono nella brillante impresa di sovrastare le barriere del pregiudizio nei confronti delle beneamate ‘mediopiccole’.

Elland Road è lo stadio che ti incute più timore in Europa

Alex Ferguson

Purtroppo i bilanci ed il futuro misero in luce come i sogni impossibili spesso debbano tornare nel cassetto del comodino, fatto sta che ragazzi di O’Leary segnarono in ogni caso un’era, ne delinearono tanto la fine quanto un nuovo inizio, una nuova epoca nella quale le squadre più importanti porteranno via, pian piano, tutti i migliori giocatori.

Poco alla volta. Uno alla volta.

Anni prima Eric Cantona, ora Rio Ferdinand ed Alan Smith.

La parabola discendente degli uomini in bianco partì proprio poco dopo quegli anni; si passò così da affrontare il Milan e il Barcellona in autunno all’accoppiata Derby County-Wigan, con cui dovrà vedersela nelle prossime settimane la squadra oggi guidata da Garry Monk.

Dopo la storica semifinale del Mestalla la squadra riuscì a resistere ancora un anno ad altissimi livelli, poi sopraggiunse il suo lento ed inesorabile declino.

In un libro chiamato Le 50 squadre che spaccarono, scritto da David Hartrick in collaborazione con Iain Macintosh, ho trovato una frase che rispecchia meglio di tutte le altre la situazione in cui si ci si trovò nello Yorkshire alla fine del Marzo 2004:

“Quando controllai le cifre rimasi sbalordito, non ci potevo credere. Pensavo che avrebbero dovuto trovare da qualche parte 40 milioni di sterline per riprendersi, ma mi sbagliavo: gliene sarebbero serviti almeno 50”

Bill Gerrard, economista (non centrocampista, ndr)

Proprio la cessione di Rio Ferdinand al Manchester United portò il manager del popolo O’Leary a rassegnare le dimissioni: pare che anche lui avesse avuto modo di controllare i bilanci del Leeds, restandone colpito negativamente. La società era quasi sul lastrico, nonostante i 30.000.000 di sterline incassati si andò incontro ad un periodo pieno di sorprese – questa volta negative – che fece piovere a dirotto sulle casse societarie e sui risultati in Premier League. Già, ora i tempi erano cambiati per davvero, persino il nome della massima serie.

In un campionato non più per loro, gli Whites cedettero soltanto nella stagione 2003-04, quando il 19esimo posto significò retrocessione immediata in Championship, che con la Champions League non ha davvero nulla da spartire. Nel giro di due anni il Leeds capitolò persino nella serie ancora più bassa, riuscendo in un paio d’anni a risalire la china fino a piazzarsi stabilmente nel centro classifica della cadetteria inglese, zona in cui oggi naviga senza particolari preoccupazioni né ambizioni.

Championship

“Con l’inizio della nuova stagione 2014-2015, il portiere Paddy Kenny non prende parte al ritiro del Leeds per decisione del presidente Massimo Cellino, che lo esclude dalla rosa per motivi scaramantici, in quanto il portiere è nato di giorno 17” si legge: penso non serva aggiungere altro.

Se il presente, che parla in parte italiano, di fatto non dice molto, meglio riguardare al passato lucente con gli occhi di chi spera, un giorno, di rivederne anche soltanto un bagliore.

I ragazzi di quegli anni sono quasi tutti però rimasti nell’ombra, ricordati quanto basta per mantenere un’aura di splendore in patria ma poco noti alla maggior parte di aspiranti giornalisti sportivi nel mondo. Il Leeds di David O’Leary è stato il primo grande esempio di realtà, la prova provata che la forza di gravità vince sempre su tutto e su tutti. Magari non sul Valencia, nemmeno sull’economia, ma per gli abitanti di Elland Road resteranno loro gli eroi del nuovo millennio. Uomini capaci di trasportare una città intera su una nuvola, candidamente bianca, ricadendo come pioggia battente in maniera dimessa e silenziosa qualche anno dopo.

Anche se per poco però, anche se solo per un anno, loro possono dire di essere arrivati lassù in cima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *